Early Music Stories

Early Music Stories

By Giornale della MusicaMusicMusic Interviews
Download on the App Store

Early Music Stories episodes

  • Intervista a Marcello Di Lisa e Samuel Mariño
    Il primo recital italiano di Samuel Mariño intitolato Vivaldi & Co. si è svolto a febbraio nell’Aula Magna della Sapienza di Roma organizzato dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’ambito della sua 79° stagione musicale. Il sopranista venezuelano accompagnato dagli archi del Concerto de’ Cavalieri diretti da Marcello Di Lisa ha eseguito arie d’opera di Vivaldi, e di Caldara e Alessandro Scarlatti, conquistando con l’agilità della sua voce l’ammirazione e la simpatia del pubblico che lo fatto tornare in scena più volte per continuare ad ascoltarlo. Tra le diverse arie, di tempesta, di bravura, di dolore e di diletto, l’ensemble ha eseguito tre concerti per archi di Vivaldi e un concerto grosso di Corelli creando un perfetto equilibrio nella alternananza tra composizioni vocali e musiche strumentali,  che ha contribuito alla riuscita di questo concerto che rappresenta la prima tappa della collaborazione con il cantante, che proseguirà sia in Italia che all’estero con impegni già programmati nel corso del 2024 e del 2025.  

    In questa amichevole e spontanea conversazione, Marcello Di Lisa e Samuel Mariño commentano il programma che hanno elaborato per questa occasione, raccontando anche dell’incontro dal quale è nata la loro collaborazione. Sia l’intervista che gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati nel corso della prova generale prima del concerto.                                                                        Paolo Scarnecchia
    11 min
  • Intervista a Gianni Trovalusci, Alvise Vidolin, Gianluca Ruggeri & Ready-Made Ensemble
    Nel programma della stagione musicale 2023-2024 della Istituzione Universitaria dei Concerti si è ricordato il centenario della nascita di Luigi Nono attraverso un progetto intitolato “L’Ascolto e lo Spazio”, consistente in un particolare concerto dedicato alla sua composizione Das atmende Klarsen che era stata eseguita sotto la sua direzione nell’Aula Magna della Sapienza nel 1982.

    In questa conversazione i curatori del progetto Gianni Trovalusci (flauto basso), Alvise Vidolin (concetto e regia del suono) e Gianluca Ruggeri, direttore del Ready-Made Ensemble, riflettono sul ruolo dello spazio acustico nell’esperienza dell’ascolto  e sull’accostamento tra la musica di Nono e la polifonia antica della Messe de Notre Dame di Machaut che risuonò originariamente nella cattedrale di Reims, e il mottetto Nuper rosarum flores di Dufay che venne eseguito solennemente in Santa Maria del Fiore a Firenze, proposti attraverso la mediazione di una “amplificazione trasparente” di otto altoparlanti distribuiti nella sala dell’Aula Magna, tesa a simulare l’acustica dei luoghi nei quali queste musiche vennero pensate e ascoltate rispettivamente nel XIV e nel XV secolo.  

    Le loro voci e quelle del Ready-Made Ensemble sono state registrate nel corso delle prove del concerto durante la messa a punto del programma e della regia del suono.  

    Paolo Scarnecchia
    21 min
  • Intervista a Stéphane Fuget in occasione della rappresentazione Alceste ou le triomphe d’Alcide
    La seconda opera di Lully presentata in forma di concerto nel teatro della Reggia di Versailles a fine gennaio è Alceste ou le triomphe d’Alcide del 1674, eseguita dal Choeur de l’Opéra Royal e dalla ‘compagnie lyrique’ Les Épopées diretti da Stéphane Fuget.

    Nei giorni immediatamente precedenti alla sua esecuzione nel teatro dell’Opéra Royal, i musicisti hanno lavorato nella Grande Salle des Croisades alla registrazione di Alceste che verrà pubblicata nella serie dedicata all’opera francese dell’etichetta discografica Château de Versailles Spectacles. Gli interpreti vocali protagonisti della storia della figura mitologica simbolo della virtù e dell’amore coniugale, sono Véronique Gens (Alceste), Nathan Berg (Alcide), Cyril Auvity (Admète), Guilherm Worms (Lycomède, Charon, Un Homme désolé), Camille Poul (Cephise, Nymphe des Tuileries), Léo Vermot‐Desroches (Lycas, Phérès, Alecton, Apollon), Geoffroy Buffière (Cléante, Straton, Pluton, Eole), Claire Lefilliâtre (La Gloire, Une Femme affligée), Cécile Achille (Une Nymphe, Une Ombre, La Nymphe de la Seine) e Juliette Mey (Proserpine, Diane, Thétis, La Nymphe de la Marne).

    Questa tragédie lyrique è considerata il primo capolavoro di questo genere di teatro musicale, anche se preceduta da Cadmus et Hermione, e fa parte della lunga serie di opere frutto della collaborazione tra il compositore di origine italiana e il poeta e librettista Philippe Quinault.
    La partecipazione del coro all’azione drammatica è di notevoli proporzioni e questo ben si addice alla vicenda ispirata dalla tragedia di Euripide. Nel libretto si narra del sacrificio di Alceste che dopo essere stata rapita da Lycoméde e liberata da Alcide (Hercule), pur di salvare il suo sposo Admète ferito in battaglia e morente si offre di scomparire negli inferi al suo posto per mantenerlo in vita. Alcide che è innamorato di lei si offre di scendere nell’Ade per riportarla alla luce ma a condizione di poterla sposare coronando il suo desiderio d’amore. Adméte accetta pur di rivedere viva la sua Alceste e Alcide trionferà sulla morte ma alla fine magnanimamente rinuncerà al suo proposito di fronte al sincero e intenso sentimento d’amore tra Alceste ed Adméte.

    Come nelle altre tragédies lyriques di Lully, al prologo spetta il compito di tessere gli elogi del suo magnifico committente, Luigi XIV, e in questo caso nel suo quadro allegorico iniziale si confrontano i due grandi elementi che risaltano e risuonano poi anche nei cinque atti dell’opera, quello delle imprese belliche e della guerra e quello dei piaceri e dell’intrattenimento, rispettivamente rappresentati da La Gloire e dalle ninfe guidate da quella della Senne, della Marne e delle Tuileries.

    Sulla base della sua precedente esperienza della esecuzione e registrazione dei Grands motets di Lully nella Chapelle Royale, con la sua concertazione di Alceste Fuget ha messo in grande evidenza sia l’elemento marziale che quello amoroso così come i colori timbrici dei due principali gruppi orchestrali, gli archi e i fiati, e in questo podcast descrive le caratteristiche principali dell’opera sia dal punto di vista drammaturgico che da quello compositivo.
    Gli esempi musicali presenti nell’intervista, tranne quello monteverdiano, sono stati registrati dal centro della platea dell’Opéra Royal nel corso di una prova abbreviata, il cosiddetto ‘raccord’, nel quale si provano rapidamente soprattutto gli attacchi e i passaggi e le transizioni tra i brani delle diverse scene musicali dell’opera.
    Paolo Scarnecchia
    18 min
  • Intervista a Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart alla Reggia di Versailles (parte seconda)
    Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.

    I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati in occasione di festival, stagioni musicali e allestimenti operistici, e il pubblico della storica sala li aveva già ascoltati individualmente, ma non l’uno a fianco all’altro come in occasione del recital intitolato Les trois contre-ténors ou le concours de virtuosité des castrats.
    Nelle stagioni musicali organizzate da Château de Versailles Spectacles, dirette da Laurent Brunner, vengono eseguite numerose opere barocche e i controtenori sono di casa sia nel teatro che nei diversi saloni della Reggia, e già in precedenza il virtuosismo dell’era dei castrati era stato evocato attraverso l’incontro e il confronto tra voci diverse in formazione ternaria.

    In questo senso vedere e ascoltare giovani cantanti già affermati alle prese con arie di diversa natura, da quelle di bravura più brillanti e pirotecniche a quelle più pacate ma cariche di intenso pathos, offre l’opportunità di conoscere non solo il loro talento ma anche la varietà degli affetti e degli accenti di una irripetibile età dell’oro dell’opera di cui i castrati sono stati protagonisti assoluti.

    Il loro incontro era un’occasione da non perdere anche perché si tratta di artisti di origini diverse, e la chiacchierata tra un brasiliano, un italiano e un francese si è svolta in inglese, lingua che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro. Il podcast è stato realizzato nel corso delle prove del concerto, con Bruno, Nicolò e Théo seduti attorno a un tavolo, ed è diviso in due parti. Nella prima li ascoltiamo conversare amichevolmente e scambiarsi riflessioni e sensazioni sulle loro esperienze di formazione, su come si sono avventurati sulle scene musicali, e sulla propria realizzazione artistica. Nella seconda parte il racconto dei tre cantanti si concentra sulle rispettive cosiddette arie ‘da baule’ scelte pensando a questa interessante occasione.
    Anche gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, con gli inevitabili rumori ed eventuali errori, che restituiscono quei preziosi momenti nei quali si vive intensamente il lavoro di preparazione di un concerto.

    nota: “Bella etade avventurosa” è il titolo di una delle arie in programma cantate da Bruno de Sá e Nicolò Balducci e proviene dalla serenata a due voci del 1725 intitolata Marc’Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse.
    20 min
  • Intervista a Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart alla Reggia di Versailles (parte prima)
    Bruno de Sá, Nicolò Balducci e Théo Imart hanno cantato per la prima volta insieme nel teatro della Reggia di Versailles accompagnati dalla Orchestre de l’Opéra Royal diretta da Stefan Plewniak.

    I tre artisti si conoscevano già per essersi incrociati in occasione di festival, stagioni musicali e allestimenti operistici, e il pubblico della storica sala li aveva già ascoltati individualmente, ma non l’uno a fianco all’altro come in occasione del recital intitolato Les trois contre-ténors ou le concours de virtuosité des castrats.
    Nelle stagioni musicali organizzate da Château de Versailles Spectacles, dirette da Laurent Brunner, vengono eseguite numerose opere barocche e i controtenori sono di casa sia nel teatro che nei diversi saloni della Reggia, e già in precedenza il virtuosismo dell’era dei castrati era stato evocato attraverso l’incontro e il confronto tra voci diverse in formazione ternaria.

    In questo senso vedere e ascoltare giovani cantanti già affermati alle prese con arie di diversa natura, da quelle di bravura più brillanti e pirotecniche a quelle più pacate ma cariche di intenso pathos, offre l’opportunità di conoscere non solo il loro talento ma anche la varietà degli affetti e degli accenti di una irripetibile età dell’oro dell’opera di cui i castrati sono stati protagonisti assoluti.

    Il loro incontro era un’occasione da non perdere anche perché si tratta di artisti di origini diverse, e la chiacchierata tra un brasiliano, un italiano e un francese si è svolta in inglese, lingua che utilizzano abitualmente per comunicare tra loro. Il podcast è stato realizzato nel corso delle prove del concerto, con Bruno, Nicolò e Théo seduti attorno a un tavolo, ed è diviso in due parti. Nella prima li ascoltiamo conversare amichevolmente e scambiarsi riflessioni e sensazioni sulle loro esperienze di formazione, su come si sono avventurati sulle scene musicali, e sulla propria realizzazione artistica. Nella seconda parte il racconto dei tre cantanti si concentra sulle rispettive cosiddette arie ‘da baule’ scelte pensando a questa interessante occasione.
    Anche gli esempi musicali sono stati registrati durante le prove, con gli inevitabili rumori ed eventuali errori, che restituiscono quei preziosi momenti nei quali si vive intensamente il lavoro di preparazione di un concerto.

    nota: “Bella etade avventurosa” è il titolo di una delle arie in programma cantate da Bruno de Sá e Nicolò Balducci e proviene dalla serenata a due voci del 1725 intitolata Marc’Antonio e Cleopatra di Johann Adolf Hasse.
    22 min
  • Intervista a Marc Labonnett Don Quichotte chez la Duchesse a l'Opera Royale Versailles (parte seconda)
    Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del Don Quichotte chez la Duchesse di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743. Definito “opéra-ballet” in tre atti per la sua alternanza di parti recitate e di parti cantate si può inquadrare fra la tradizione delle precedenti comédie-ballets e la fiorente opéra comique.

    Il Don Quichotte chez la Duchesse è uno dei cavalli di battaglia dell’ensemble vocale e strumentale Le Concert Spirituel fin dalla sua fondazione, e oltre alle numerose esecuzioni, e dopo una prima incisione discografica del 1997, lo scorso anno è stata pubblicata una nuova versione registrata per l’etichetta Château de Versailles Spectacles.

    Purtroppo il libretto originale di Favart è andato perduto ma sono sopravvissute le arie e le danze scritte dal compositore attorno alle quali la coppia di registi e attori Corinne e Gilles Benizio (noti con i nomi d’arte di Shirley e Dino), con l’esperienza di una precedente messa in scena del 2017 nel teatro dell’Opéra Royale di Versailles, hanno creato una giocosa rielaborazione di alcuni episodi della storia del celebre cavaliere errante inventato da Cervantes.

    Così nel corso delle tre nuove rappresentazioni di fine gennaio, tra diversi colpi di scena e invenzioni varie, l’opera di Boismortier è divenuta un teatro nel teatro nel quale sia il direttore dell’ensemble Le Concert Spirituel, Hervé Niquet, che l’insieme dei musicisti, sono entrati a far parte del gioco di squadra attraverso scambi di battute e di gesti in una sorta di continuità tra scena, podio e fossa d’orchestra, provocando frequenti risate del pubblico.

    Nel cast, oltre ai cantanti Mathias Vidal (Don Quichotte), Chantal Santon Jeffery (Altisidore, La Reine du Japon); Marc Labonnette (Sancho Panza), Nicolas Certenais (Montesinos, Merlin), Lucie Edel e Charles Barbier (deux amants), Gilles Benizio (Le Duc, Le Japonais), Corinne Benizio (La Espagnole), erano presenti anche i danzatori della compagnia La Feuille d'Automne che hanno eseguito le coreografie di Philippe Lafeuille, con le originali scenografie di Anaïs Heureaux and Charlotte Winter.

    Il podcast, realizzato in questa occasione, è diviso in due parti. Nella prima Niquet esalta il buonumore musicale di Boismortier, visto come un rimedio antidepressivo che dovrebbe essere dispensato dal servizio sanitario nazionale, mentre nella seconda il baritono Marc Labonnette nella veste di Sancho Panza racconta della sua collaborazione con il direttore di Le Concert Spirituel e del suo ruolo in questa divertente opéra-ballet.

    Paolo Scarnecchia
    8 min
  • Intervista a Hervé Niquet in occasione della rappresentazione di Don Quichotte chez la Duchesse a Versailles (parte prima)
    Difficile immaginare uno spettacolo nel tempio del teatro musicale barocco, l’Opéra Royale di Versailles, più buffo e divertente del Don Quichotte chez la Duchesse di Joseph Bodin de Boismortier rappresentato per la prima volta nel 1743. Definito “opéra-ballet” in tre atti per la sua alternanza di parti recitate e di parti cantate si può inquadrare fra la tradizione delle precedenti comédie-ballets e la fiorente opéra comique.

    Il Don Quichotte chez la Duchesse è uno dei cavalli di battaglia dell’ensemble vocale e strumentale Le Concert Spirituel fin dalla sua fondazione, e oltre alle numerose esecuzioni, e dopo una prima incisione discografica del 1997, lo scorso anno è stata pubblicata una nuova versione registrata per l’etichetta Château de Versailles Spectacles.

    Purtroppo il libretto originale di Favart è andato perduto ma sono sopravvissute le arie e le danze scritte dal compositore attorno alle quali la coppia di registi e attori Corinne e Gilles Benizio (noti con i nomi d’arte di Shirley e Dino), con l’esperienza di una precedente messa in scena del 2017 nel teatro dell’Opéra Royale di Versailles, hanno creato una giocosa rielaborazione di alcuni episodi della storia del celebre cavaliere errante inventato da Cervantes.

    Così nel corso delle tre nuove rappresentazioni di fine gennaio, tra diversi colpi di scena e invenzioni varie, l’opera di Boismortier è divenuta un teatro nel teatro nel quale sia il direttore dell’ensemble Le Concert Spirituel, Hervé Niquet, che l’insieme dei musicisti, sono entrati a far parte del gioco di squadra attraverso scambi di battute e di gesti in una sorta di continuità tra scena, podio e fossa d’orchestra, provocando frequenti risate del pubblico.

    Nel cast, oltre ai cantanti Mathias Vidal (Don Quichotte), Chantal Santon Jeffery (Altisidore, La Reine du Japon); Marc Labonnette (Sancho Panza), Nicolas Certenais (Montesinos, Merlin), Lucie Edel e Charles Barbier (deux amants), Gilles Benizio (Le Duc, Le Japonais), Corinne Benizio (La Espagnole), erano presenti anche i danzatori della compagnia La Feuille d'Automne che hanno eseguito le coreografie di Philippe Lafeuille, con le originali scenografie di Anaïs Heureaux and Charlotte Winter.

    Il podcast, realizzato in questa occasione, è diviso in due parti. Nella prima Niquet esalta il buonumore musicale di Boismortier, visto come un rimedio antidepressivo che dovrebbe essere dispensato dal servizio sanitario nazionale, mentre nella seconda il baritono Marc Labonnette nella veste di Sancho Panza racconta della sua collaborazione con il direttore di Le Concert Spirituel e del suo ruolo in questa divertente opéra-ballet.

    Paolo Scarnecchia
    10 min
  • Intervista a Christophe Rousset in occasione dell'uscita dell'album Atys di Lully
    Nella seconda metà di gennaio la musica di Lully è risuonata due volte nello splendido teatro dell’Opéra Royal di Versailles. Una prima volta con la tragédie-lyrique Atys del 1676 eseguita da un nutrito cast vocale e dal Choeur de Chambre de Namur e Les Talens Lyriques diretti da Christophe Rousset.

    Gli interpreti della storia raccontata nei versi di Philippe Quinault, ispirati dalla inesauribile fonte delle Metamoforsi e dei Fasti di Ovidio, hanno reso intensa e palpitante la storia d’amore tra il giovane pastore di origine divina e la ninfa figlia del fiume frigio Sangario, attorno alla quale ruota e si snoda la trama dell’opera: Reinoud Van Mechelen (Atys), Marie Lys (Sangaride, Flore), Ambroisine Bré (Cybèle), Philippe Estèphe (Célénus), Romain Bockler (Idas), Gwendoline Blondeel (Doris, Iris), Olivier Cesarini (Le fleuve Sangar), Phobétor, Le Temps), Kieran White (Le Sommeil, Un Zéphir), Nick Pritchard (Morphée), Antonin Rondepierre (Phantase), Apolline Raï-Westphal (Mélisse, Melpomène), e Vlad Crosman (Un Songe funeste).

    Atys è stata la tragédie-lyrique prediletta da Luigi XIV a giudicare dalla definizione di “opéra du roy” coniata dal letterato e musicografo del XVII secolo Le Cerf de la Viéville e ripresa poi dalla storiografia musicale, e tra i lavori di Lully-Quinault è uno dei rari casi privi di lieto fine ma forse proprio per questo di più intenso spessore drammatico.

    In prossimità della sua esecuzione in forma di concerto, Château de Versailles Spéctacles ha programmato l’edizione del cofanetto di tre CD (numero 19 della collezione “Opéra Français), che contiene la registrazione dell’opera fatta nei mesi precedenti nella storica e prestigiosa sala, e dalla quale sono tratti gli esempi musicali presenti nella intervista a Rousset che passo dopo passo si sta avvicinando alla meta della edizione integrale delle tragédies-lyriques del musicista protagonista assoluto del Grand Siècle.

    Paolo Scarnecchia
    14 min
  • Intervista ad Angelo Rusconi per l'uscita del libro Il silenzio del cielo
    Il libro di Angelo Rusconi ricostruisce la memoria del culto di San Michele Arcangelo sviluppato dalla chiesa milanese nella Milano longobarda del VII secolo, attraverso una serie di canti che comprendono inni, antifone e responsori di epoca precarolingia.Lo studio e l’analisi dei canti è corredato dalle immagini di manoscritti e di miniature che rivelano gli attributi del santo guerriero, principe delle schiere celesti, taumaturgo e messaggero del cielo.

    La chiesa di San Michele oggi non esiste più ma era stata eretta nell’area episcopale dove poi è stato edificato il Duomo, vicina a a quella che era la chiesa invernale di Santa Maria e al palazzo dell’arcivescovo di Milano, e la memoria della sua dedicazione è presente nel formulario liturgico-musicale di cui si parla approfonditamente in questo studio.

    Nella conversazione sui contenuti del libro, Rusconi racconta alcuni aspetti del culto micaelico diffuso dall’Oriente in Europa, invitando ad adottare una prospettiva multidisciplinare per comprendere il particolare valore di questo insieme di canti e preghiere dedicate all’Arcangelo.Gli esempi musicali presenti nel podcast sono eseguiti dall’ensemble More Antiquo diretto da Giovanni Conti e corrispondono a quelli descritti dall’autore di questa monografia pubblicata dalla casa editrice Vox Antiqua.

    Paolo Scarnecchia
    16 min

About Early Music Stories

From the publisher's feed

Scopri il ricco e affascinante mondo della musica antica con Early Music Stories, una serie podcast che racconta il lavoro di musicisti, ricercatori e artisti impegnati per riportare in…