Early Music Stories

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Early Music Stories episodes

  • Intervista con Gianfranco Salvatore & PassiSparsi | CD Apra finestra Apra finestra! Canzoni moresche
    Gli enigmi delle moresche rivelati

    Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.

    Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.

    Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.

    Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.

    Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.

    Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    26 min
  • Intervista a PassiSparsi | CD Apra finestra! Canzoni moresche
    Gli enigmi delle moresche rivelati

    Un repertorio affascinante e ancora in parte enigmatico, sospeso tra musica, teatro e storia sociale: è quello delle moresche rinascimentali, al centro del lavoro dell’ensemble vocale PassiSparsi, nato a Firenze nel 2019.

    Dopo aver affrontato le villanelle di Orlando di Lasso, il gruppo ha scelto di dedicarsi a queste particolari canzoni del Cinquecento, costruendo nel tempo un progetto culminato nel primo disco, che raccoglie tutte le moresche presenti in una dozzina di fonti a stampa pubblicate tra il 1555 e il 1588.

    Un lavoro di riscoperta che include anche brani mai registrati prima, e che mette in luce la complessità di un repertorio dai testi spesso ambigui, legati alla presenza di schiavi africani nella Napoli rinascimentale.

    Nella prima parte del podcast, Martha Rook, Lorenzo Tosi e Neri Landi, tre dei fondatori dell’ensemble, raccontano il percorso del gruppo e il fascino teatrale delle moresche, costruite attorno a figure ricorrenti che alternano serenate amorose e invettive grottesche, in una dimensione sospesa tra comicità e provocazione.

    Nella seconda parte, il musicologo Gianfranco Salvatore approfondisce il contesto storico e culturale in cui queste composizioni sono nate, evidenziandone la dimensione performativa e teatrale, e restituendo il quadro di una Napoli rinascimentale attraversata da incontri, tensioni e contaminazioni culturali.

    Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    20 min
  • Intervista a Emmanuel Daumas & Orchestra Fondazione Arena di Verona | L'Olimpiade di Vivaldi, Verona
    L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona

    Un’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. 

    La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.

    L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.

    Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.

    Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    24 min
  • Intervista a Giulio Prandi & Orchestra Fondazione Arena di Verona | L'Olimpiade di Vivaldi, Verona
    L’olimpionico Vivaldi invernale a Verona

    Un’Olimpiade tutta musicale, tra mito antico e attualità: al Teatro Ristori di Verona, nell’ultima settimana di febbraio, è andata in scena L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, su libretto di Pietro Metastasio, in un allestimento che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. 

    La produzione riprende lo spettacolo firmato da Emmanuel Daumas per il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, riportando sul palcoscenico un dramma in cui le competizioni atletiche dell’antica Grecia fanno da sfondo a una trama fitta di amore, amicizia, inganni e riconoscimenti finali. Una storia che mette alla prova i valori di lealtà e virtù, fino al sacrificio, tra colpi di scena e tensioni emotive tipiche del teatro metastasiano.

    L’opera è stata eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, diretta da Giulio Prandi, con un cast che comprende Christian Senn, Loriana Castellano, Josè Maria Lo Monaco, Nicolò Balducci, Benedetta Mazzucato, Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi. Nella prima parte del podcast, Giulio Prandi approfondisce le caratteristiche musicali dell’opera, mettendo in luce il virtuosismo delle arie vivaldiane e il legame tra scrittura vocale e sviluppo drammaturgico dei personaggi.

    Nella seconda parte, il regista Emmanuel Daumas racconta le scelte sceniche e il suo rapporto con la cultura italiana, che ha fortemente ispirato questo allestimento.

    Podcast realizzato e curato di Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    23 min
  • Intervista a Sarah Jeffery | REMA Early Music Day 2026
    Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.

    Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.

    Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.

    La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.

    Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. Due storie diverse che condividono la stessa energia e lo stesso entusiasmo per un repertorio che continua a ispirare interpreti e ascoltatori di ogni generazione.

    Un podcast del: giornale della musica
    In collaborazione con: REMA – Early Music Network
    Ospiti: Sarah Jeffery, Lucie Horsch
    Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia

    17 min
  • Intervista a Lucie Horsch | REMA Early Music Day 2026
    Due musiciste, un solo strumento e una passione condivisa per la musica antica: sono Sarah Jeffery e Lucie Horsch, le ambasciatrici della 14ª edizione dell’Early Music Day, la giornata internazionale promossa dal REMA – Early Music Network, che riunisce oltre duecento istituzioni, ensemble, conservatori e centri di ricerca attivi in ventinove paesi.

    Entrambe suonano il flauto dolce, lo strumento simbolo del movimento di riscoperta e valorizzazione della musica antica, e rappresentano la vitalità delle nuove generazioni di interpreti capaci di comunicare con il pubblico anche attraverso i media digitali.

    Di formazione eclettica, l’inglese Sarah Jeffery, residente ad Amsterdam, è nota per il suo progetto online Recorder Team, una seguitissima serie di video su YouTube dedicata alla storia, alla tecnica e alla pratica del flauto dolce, che ha contribuito ad avvicinare migliaia di persone a questo strumento semplice e accessibile.

    La flautista olandese Lucie Horsch, appartenente alla Generazione Z, è stata invece un’enfant prodige e oggi è una delle interpreti più apprezzate a livello internazionale. Accanto al flauto dolce, suona il pianoforte e canta come mezzosoprano, affiancando all’attività concertistica una discografia già importante.

    Nel podcast, diviso in due parti, le due musiciste raccontano il loro percorso artistico, la formazione musicale e il modo in cui si sono avvicinate alla musica. Due storie diverse che condividono la stessa energia e lo stesso entusiasmo per un repertorio che continua a ispirare interpreti e ascoltatori di ogni generazione.

    Un podcast del: giornale della musica
    In collaborazione con: REMA – Early Music Network
    Ospiti: Sarah Jeffery, Lucie Horsch
    Realizzato e curato da Paolo Scarnecchia

    15 min
  • Intervista a Emiliano Pellisari | Le Carnaval, Teatro Comunale di Ferrara
    Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.

    L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.

    Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.

    L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.

    Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.

    Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    16 min
  • Intervista a Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci | Le Carnaval, Teatro Comunale di Ferrara
    Un caleidoscopio di musica, danza e meraviglia barocca: al Teatro Comunale di Ferrara è tornata in scena, per la prima volta in tempi moderni, la mascarade Le Carnaval di Jean-Baptiste Lully, composta nel 1675.

    L’opera è stata eseguita dall’ensemble Modo Antiquo e dal coro I Musici del Gran Principe, diretti rispettivamente da Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci, con un cast vocale formato da Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo.

    Le dieci entrées che compongono Le Carnaval rappresentano una sorta di summa del teatro musicale di Lully per la corte francese. Assemblate secondo la pratica del pastiche, riuniscono scene tratte da diversi generi – ballet, mascarade e comédie-ballet – provenienti da spettacoli su testi di Molière, Benserade e Quinault. Ne nasce un mosaico scenico che riflette pienamente l’immaginario spettacolare del Seicento francese.

    L’allestimento ferrarese è stato firmato dal regista Emiliano Pellisari, che insieme a Mariana Porceddu ha curato le coreografie affidate ai danzatori della compagnia NoGravity Theatre, ricreando la meraviglia visiva del barocco attraverso giochi di illusioni ottiche e movimento scenico. Nella prima parte del podcast Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci raccontano la struttura e il significato di questa mascarade, mettendo in luce il ruolo centrale di Lully nella storia della musica del Seicento.

    Nella seconda parte Emiliano Pellisari descrive la concezione scenica dello spettacolo e il modo in cui la dimensione spettacolare barocca viene reinterpretata per il pubblico di oggi. La produzione è stata trasmessa in diretta sul canale Opera Streaming, la piattaforma che raccoglie le principali produzioni liriche dei teatri dell’Emilia-Romagna, dove è disponibile in visione online.

    Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    24 min
  • Intervista a Ottavio Dantone, Alessandro Tampieri & Accademia Bizantina | IUC Istituzione Universitaria Concerti
    Lectio magistralis di anatomia musicale barocca alla Sapienza

    Una vera e propria lectio magistralis di anatomia musicale barocca: così si può definire il concerto dell’Accademia Bizantina all’Aula Magna della Sapienza, nell’ambito dell’81ª stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma.

    Sotto la direzione di Ottavio Dantone, l’ensemble ha posto al centro del programma il Concerto Brandeburghese n. 5 di Johann Sebastian Bach, affiancandolo a pagine scelte per affinità timbriche e per ragioni storiche: il Concerto triplo in la minore dello stesso Bach, un concerto in mi minore di Georg Philipp Telemann e un Trio di Carl Philipp Emanuel Bach. Un percorso che illumina il Brandeburghese da prospettive diverse, mettendone in evidenza la rete di relazioni stilistiche e generazionali.

    Il progetto si inserisce nel più ampio ciclo “Baroque Anatomy”, con cui Dantone intende incorniciare e contestualizzare progressivamente tutti e sei i Concerti brandeburghesi, sia attraverso una serie discografica – il primo volume, dedicato al Quinto, è appena uscito – sia con un itinerario concertistico che ne approfondisce la struttura e il contesto.

    Nella conversazione che accompagna questo episodio, Ottavio Dantone e Alessandro Tampieri, primo violino dell’ensemble, raccontano la genesi dell’iniziativa e la logica delle scelte di programma.

    Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono stati registrati durante le prove del concerto alla Sapienza.

    POdcast curato e realizzato del Paolo Scarnecchia per il gironale della musica
    28 min
  • Intervista a Giulio Prandi & Arianna Art Ensemble | Valletta Baroque Festival
    Al Valletta Baroque Festival 2026, nello storico Teatro Manoel – uno dei più antichi teatri ancora in attività in Europa – è andata in scena Pelopida, opera del compositore settecentesco Girolamo Abos, figura di rilievo della scuola napoletana.

    Il festival maltese, che ogni anno valorizza luoghi di straordinario fascino architettonico, ha offerto in questa occasione una produzione capace di restituire l’energia teatrale e la raffinatezza musicale del Settecento italiano.

    Pelopida si inserisce in quel filone operistico in cui tensione drammatica, virtuosismo vocale e ricchezza orchestrale riflettono il gusto internazionale della Napoli musicale, crocevia culturale dell’Europa del tempo. In questo episodio raccontiamo il significato di questa riproposta in epoca moderna, il contesto storico dell’opera e il valore della sua esecuzione nel quadro del festival, con esempi musicali tratti dalle registrazioni realizzate in occasione della rappresentazione al Teatro Manoel.

    Podcast realizzato e curato da Paolo Scarnecchia per il giornale della musica
    24 min

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