Early Music Stories

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Early Music Stories episodes

  • Intervista a Thomas Zehetmair e Mathis Huber | Festival Styriarte di Graz
    “Una Ciaccona di Bach può salvare il mondo?”

    In questa puntata vi portiamo a Graz, nel cuore della 40ª edizione del Festival Styriarte, per un viaggio nella memoria e nella potenza simbolica della musica.

    Il violinista Thomas Zehetmair ha inaugurato il festival con una pagina storica: la Partita in re minore di Johann Sebastian Bach, culminante nella celebre Ciaccona, la stessa eseguita quarant’anni fa per l’inizio della manifestazione.

    Accanto a lui, la riflessione di Mathis Huber, oggi direttore artistico del Festival, che ripercorre il senso profondo di questa lunga avventura culturale attraverso il suo discorso “Può una ciaccona di Bach salvare il mondo?”, interpretato dall’attrice Christiane Willms.

    Un episodio intenso, tra musica, ricordi e attualità, che racconta come la bellezza possa diventare memoria condivisa, resistenza civile e visione del futuro.

    Produzione e montaggio: Paolo Scarnecchia
    14 min
  • Intervista ad Antonio Greco & Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona
    Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole

    Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.

    A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.

    Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.

    Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.

    A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.

    Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
    24 min
  • Intervista ad Andrea Bernard & Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona
    Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole

    Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.

    A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries.

    Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole. Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva.

    L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard. Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione.

    Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese. A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo.

    Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.

    Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
    Registrazioni audio: Prova generale, Monteverdi Festival di Cremona 2025
    15 min
  • Intervista a Andrea Bernard & Cremona Antiqua | Monteverdi Festival Cremona
    Ercole amante – L’eredità veneziana sulla scena del re Sole

    Dopo aver preso le mosse da Il ritorno di Ulisse in patria, il Monteverdi Festival di Cremona ha trovato il suo compimento ideale nel segno di Francesco Cavalli.

    A chiudere la 42ª edizione è stato infatti uno dei suoi capolavori più grandiosi: Ercole amante, opera composta per la corte francese e rappresentata per la prima volta nel 1662 nella sfarzosa Salle des Machines del Palais des Tuileries. Pensata come omaggio per le nozze di Luigi XIV con Maria Teresa d’Asburgo, l’opera si articolava secondo la struttura tragica italiana – prologo e cinque atti – ma fu arricchita, tra un atto e l’altro, da sontuose entrées de ballet con musiche di Jean-Baptiste Lully, danzate dallo stesso re nelle vesti mitologiche di Marte, Plutone e del Sole.

    Se all’epoca le preferenze di corte si orientarono verso lo stile brillante del giovane Lully, oggi – a oltre tre secoli di distanza – l’arte teatrale di Cavalli risplende per profondità drammatica, ricchezza armonica e libertà inventiva. L’esecuzione al Teatro Ponchielli ha visto impegnati l’Orchestra e Coro Monteverdi Festival – Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, con la regia visionaria di Andrea Bernard.

    Un cast numeroso ha dato voce e corpo alla molteplicità di dèi, eroi e figure allegoriche che abitano quest’opera monumentale: da Renato Dolcini (Ercole) a Hilary Aeschliman (Iole), da Paola Valentina Molinari (Venere, Bellezza, Cinzia) a Theodora Raftis (Giunone), fino ai tanti personaggi minori che intrecciano i fili della narrazione. Nel podcast, articolato in due parti, il direttore Antonio Greco introduce la genesi storica e musicale dell’opera, soffermandosi sulle peculiarità della scrittura cavalliana e sul contesto della committenza francese.

    A seguire, il regista Andrea Bernard riflette sul valore simbolico e creativo dell’opera barocca nel presente, sottolineandone la forza teatrale e la capacità di parlare, ancora oggi, all’immaginario contemporaneo. Gli esempi musicali inseriti nel podcast sono estratti dalla prova generale e offrono uno spaccato sonoro della vivacità drammaturgica che ha animato l’allestimento cremonese.

    Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
    15 min
  • Intervista a Christophe Rousset & Les Talens Lyriques | Monteverdi Festival Cremona
    Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva

    Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.

    Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.

    Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.

    Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.

    Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
    Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025
    16 min
  • Intervista a Marco Angioloni & Il Groviglio | Monteverdi Festival Cremona
    Monteverdi e Cavalli: maestro, erede, memoria viva

    Nel fine settimana conclusivo del Monteverdi Festival di Cremona, la musica ha celebrato non solo il “divin Claudio”, ma anche la figura del suo più diretto continuatore: Francesco Cavalli, compositore che della lezione monteverdiana fu interprete, rielaboratore, in alcuni casi persino superatore.

    Due concerti distinti – per ambientazione, organico e prospettiva – hanno gettato luce su questa relazione artistica complessa e fertile, e fatto da preludio ideale all’ultima rappresentazione in programma: Ercole amante, l’opera cavalliana che ha chiuso la 42ª edizione del Festival.

    Il primo concerto, intimo e raccolto, ha avuto luogo nel cortile del seicentesco Palazzo Guazzoni Zaccaria. Il tenore Marco Angioloni, accompagnato da Marco Crosetto al clavicembalo e da Rebeca Ferri al violoncello e flauto, ha offerto un itinerario vocale che ha intrecciato arie scelte dal repertorio operistico dei due compositori, sottolineando – nella selezione e nell’esecuzione – la centralità espressiva della voce tenorile nel Seicento veneziano.A seguire, in uno spazio acustico e simbolico del tutto diverso – l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino – i soprani Apolline e Thaïs Raï-Westphal, accompagnate dall’ensemble Les Talens Lyriques diretto da Christophe Rousset, hanno dato vita a un confronto tra madrigali a due voci e celebri arie monteverdiane (L’incoronazione di Poppea) e pagine meno note del teatro di Cavalli (Veremonda, Il Ciro), evocando con eleganza il passaggio da una poetica degli affetti a una grammatica dell’emozione più espansa e teatrale.

    Nel podcast, la voce degli interpreti guida l’ascolto e lo approfondisce: Marco Angioloni, nella prima intervista, riflette sul ruolo della voce tenorile e sulla varietà delle arie che hanno animato le scene veneziane; Christophe Rousset, nella seconda, ricostruisce i legami tra Monteverdi e Cavalli e la fortuna delle loro opere nella Napoli barocca, punto di arrivo e rilancio per la tradizione operistica italiana.A completare il racconto, gli esempi musicali registrati dal vivo durante le prove: suoni, respiri e silenzi che raccontano un'eredità viva.

    Podcast ideato e curato da Paolo Scarnecchia
    Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025
    12 min
  • Intervista a Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia | Monteverdi Festival Cremona
    Il canto del divin Claudio – Radici antiche e nuove ispirazioni

    Nell’intenso fine settimana conclusivo della 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona, il Ridotto del Teatro Ponchielli ha ospitato un momento di riflessione che va oltre il calendario degli spettacoli: il convegno Il canto del divin Claudio: radici antiche e nuove ispirazioni, promosso dal Comitato per la salvaguardia del canto lirico italiano.

    Presieduto dal cantante Federico Sacchi, il comitato è stato protagonista nel 2023 del riconoscimento Unesco che ha iscritto la pratica del canto lirico italiano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. Questo incontro, parte integrante dello spirito del festival, ha voluto sottolineare l’importanza della parola – e della lingua – come elemento vivo, incarnato nella voce e nel corpo del cantante, a partire proprio dall’esperienza monteverdiana.

    La musica di Claudio Monteverdi, fulcro generativo dell’opera moderna, è stata indagata attraverso la lente della “seconda prattica” e del recitar cantando, mettendo in evidenza la forza espressiva della parola intonata e la complessità degli affetti evocati dalla sua scrittura.

    Il convegno ha offerto così uno spazio di ascolto e pensiero critico su una tradizione viva, da tramandare e reinventare. Nel podcast che proponiamo, i temi affrontati nel convegno vengono ripresi nella conversazione tra Francesco Bellotto, Carmelo Di Gennaro e Rosanna Savoia, riflessione che si intreccia idealmente con i contributi degli altri relatori presenti all’incontro, Antonio Greco e Paolo Fabbri.

    La parola parlata si alterna agli esempi musicali, che fanno da controcanto e memoria sonora di quanto ascoltato dal vivo durante il festival: registrazioni realizzate nel corso delle prove e affidate a interpreti d’eccezione come La Fonte Musica diretta da Michele Pasotti, le sorelle Apolline e Thaïs Raï-Westphal con l’ensemble Les Talens Lyriques guidato da Christophe Rousset, e Marco Angioloni accompagnato da Marco Crosetto e Rebeca Ferri.

    Un ascolto che unisce la voce della ricerca, quella dell’interpretazione e quella dell’eredità.

    Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia
    Registrazioni dal vivo: Monteverdi Festival di Cremona 2025
    25 min
  • Intervista a Mauro Borgioni e Margherita Sala | Monteverdi Festival Cremona
    ​lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025

    La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.

    Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.

    A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.

    Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.

    Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. 

    Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.

    Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.

    Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia
    Montaggio audio: Paolo Scarnecchia
    18 min
  • Intervista a Michele Pasotti & La Fonte Musica | Monteverdi Festival Cremona
    ​lI ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025

    La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.

    Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.

    A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.

    Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.

    Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. 

    Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.

    Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.

    Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia
    Montaggio audio: Paolo Scarnecchia
    29 min
  • Intervista a Davide Livermore & La Fonte Musica | Monteverdi Festival Cremona
    l ritorno di Ulisse in patria al Monteverdi Festival 2025

    La 42ª edizione del Monteverdi Festival di Cremona si è aperta il 14 giugno con un ritorno carico di memorie e significati: Il ritorno di Ulisse in patria, dramma in musica in un prologo e tre atti, composto da Claudio Monteverdi nel 1640 su libretto di Giacomo Badoaro.

    Quest’opera – parte della cosiddetta trilogia veneziana – affonda le radici in un’unica fonte manoscritta conservata a Vienna, ed è oggi riproposta in un nuovo allestimento che coniuga filologia e visione teatrale.

    A guidare la scena è Davide Livermore, qui per la prima volta alle prese con la regia monteverdiana e protagonista sul palco nei panni di Iro, il mendicante. Il personaggio, secondario nel poema omerico, trova nuova profondità drammatica nella penna di Monteverdi e nella lettura di Livermore, che ne fa un archetipo tragicomico: simbolo di decadenza ma anche di tenace vitalità.

    Il valore affettivo di questo ritorno a Cremona è forte: proprio in questa città, trentatré anni fa, Livermore vinse un concorso di canto dedicato a Monteverdi. Ed è con questo spirito di ritorno – personale e musicale – che nasce questo podcast. La direzione musicale di Michele Pasotti, alla guida de La Fonte Musica, si dimostra sensibile e profonda.

    Dopo anni di esperienza nel repertorio trecentesco, Pasotti affronta Monteverdi con rigore ma senza nostalgia, esaltando il dramma degli affetti e l’immaginazione sonora del compositore. 

    Nel ruolo di Ulisse, Mauro Borgioni si conferma interprete ideale, tornato a vestire i panni dell’eroe dopo l’edizione 2022. Accanto a lui, l’intensa Penelope di Margherita Sala, il Telemaco vibrante di Jacob Lawrence, la Minerva luminosa di Arianna Vendittelli e un cast ricco di voci che danno corpo e anima alla partitura monteverdiana.

    Il podcast si articola in tre episodi. Le voci di Davide Livermore, Michele Pasotti, Mauro Borgioni e Margherita Sala ci accompagnano dietro le quinte del progetto, intrecciandosi con gli estratti musicali registrati durante la prova generale. Più che un racconto, un attraversamento: tra memoria, creazione e ascolto.

    Podcast ideato e curato da: Paolo Scarnecchia
    Montaggio audio: Paolo Scarnecchia

    24 min

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