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Madiha è una giocatrice professionista di League of Legends, capitana del primo team interamente femminile mai creato in Medio Oriente. Nel 2022 è stata persino nominata dal governo degli Emirati Arabi Uniti per ricevere il Golden Visa, un permesso speciale solitamente riservato a imprenditori, investitori, professionisti, scienziati e figure di spicco, la prima atleta esports a riceverlo. La sezione Middle East di Forbes l’ha così inserita tra i 30 under 30 da tenere d’occhio della regione. Ma chi è Madiha Naz e perché è una figura così importante?
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Con il loro tredicesimo titolo i G2 Esports hanno confermato di essere il club di League of Legends più titolato al mondo per trofei continentali, assomigliando sempre più al Real Madrid del calcio.
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Zinčenko, giocatore dell’Arsenal, ha esordito negli esports investendo come proprietario nel team ucraino Passion UA. Da qualche mese, però, si diverte anche a giocare con loro.
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Innamorarsi nel mondo esports non è raro, anzi: alcuni eventi vengono ormai sfruttati per dichiararsi o addirittura per proporre il passo decisivo del matrimonio.
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“Player of the decade” per ESL, S1mple è tornato a parlare del suo ritorno nella scena competitiva, probabilmente dopo il Major di Copenhagen. Ma non sarà certamente con dei giocatori russi.
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Sono stato a Katowice per raccontare dal vivo l’esports dell’Intel Extreme Masters: una breve panoramica di un evento di risonanza mondiale, un assaggio dell’esports nudo e crudo di Counter-Strike.
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Nei pressi del confine sud-occidentale della Polonia, vicino a Slovacchia e Repubblica Ceca, risiede una cittadina di poco meno di 300.000 abitanti. Si chiama Katowice e una volta l’anno diventa l’arena dell’esports globale con i migliori videogiocatori che si sfidano sul palco principale.
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Storicamente i Paesi Bassi hanno avuto un approccio molto cauto verso gli esports e il gaming in generale. Hanno sempre permesso di operare nel paese alle realtà competitive, in alcuni casi anche grazie a incentivi dedicati al comparto digital, ma governo e parlamento non hanno mai approfondito la questione. Uno degli aspetti più importanti del riconoscimento e della regolamentazione degli esports riguarda la possibilità per i player professionisti, per coach e per gli addetti ai lavori del settore, di potersi muovere tra un paese e l’altro in modo semplice e non macchinoso, svincolati dai classici e lunghi percorsi burocratici solitamente richiesti. Oggi i Paesi Bassi hanno un visto per gli esports: e il merito è dei Team Liquid.
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Da almeno due anni l’Arabia Saudita ha messo gli occhi sui videogiochi e sugli esports. Il paese governato dal principe Moḥammad bin Salmān Āl Saud ha preparato a tavolino un piano di investimenti per trasformare il regno in un vero e proprio hub per il gaming competitivo entro il 2030 come parte del progetto di diversificare l’economia del più importante esportatore di petrolio al mondo.
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Nell’immaginario collettivo Blizzard è stata per anni considerata la “mamma” degli appassionati di gaming e esports: ha sempre ascoltato la propria community, l’ha coccolata, lasciando un’impronta profonda e riconoscibile nel tessuto dell’industry globale. Oggi, però, la Blizzard è in grande difficoltà a causa di scandali mediatici, di operazioni discutibili e di scelte scellerate che ne hanno condizionato la credibilità e la reputazione, oltre alla sempre meno attenzione alle richieste della community che l’avevano invece contraddistinta nei primi due decenni di vita. Adesso è necessario cambiare rotta e tentare di tornare alle origini. Per farlo hanno deciso di affidarsi a una donna: Johanna Faries.
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