Farmacia letteraria: pillole di scrittura creativa

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Farmacia letteraria: pillole di scrittura creativa episodes

  • 008 - Quando funziona una storia
    Pillole di scrittura creativa per scrittori asintomatici. Ogni giorno alle 18 le risposte omeopatiche di Paolo Restuccia ai disturbi di chi scrive.
    Argomento della puntata: che significa quando ti dicono "quello che scrivi non funziona".
    2 min
  • 006 - I luoghi di ispirazione
    Pillole di scrittura creativa per scrittori asintomatici. Ogni giorno alle 18 le risposte omeopatiche di Paolo Restuccia ai disturbi di chi scrive.
    Argomento della puntata: I luoghi di ispirazione
    3 min
  • 005 - Passeggiare e scrivere
    Pillole di scrittura creativa per scrittori asintomatici. Ogni giorno alle 18 le risposte omeopatiche di Paolo Restuccia ai disturbi di chi scrive.
    Argomento della puntata: Una buona passeggiata può portare buoni spunti?
    2 min
  • 004 - L'editor psicologo
    Pillole di scrittura creativa per scrittori asintomatici. Ogni giorno alle 18 le risposte omeopatiche di Paolo Restuccia ai disturbi di chi scrive.
    Argomento della puntata: l'editor è una figura molto vicina allo scrittore. Molto, molto vicina.
    2 min
  • 003 - Ammalarsi di scrittura
    Paolo Restuccia ci si può ammalare scrivendo qualcosa?

    La storia della letteratura è piena di personaggi, di scrittori, di autori che si sono ammalati scrivendo. Naturalmente, non è che si fossero tutti ammalati proprio perché scrivevano, qualche volta era la postura di fronte ai testi. Scrivere significa stare seduti, e magari, con la testa piegata sulle "sudate carte" come diceva Leopardi, uno di cui, si dice che si sia, se non ammalato, comunque, che abbia peggiorato la sua situazione proprio perché ha passato troppo tempo a studiare e a scrivere. Alcuni personaggi sono impazziti, magari, ma non è detto sia stata la scrittura. E per alcuni, è la scrittura proprio, che è una malattia, qualcosa a cui non si può rinunciare, proprio perché, spinti da una specie di demone, che potrebbe essere anche semplicemente l'ambizione oppure la voglia. Qualche volta invece, la scrittura può essere pure la cura, ecco. Molti utilizzano la scrittura per curare, anzi, è diventata quasi una moda. Alcuni, anche nostri amici, alcuni nostri autori, si occupano di fare questo, cioè di spingere le persone a scrivere per avere miglioramenti del proprio stato, diciamo, mentale, per capirsi meglio, per comprendere meglio quello che stanno facendo, come stanno vivendo. Ecco, io preferisco pensare alla scrittura più come una cura, che come una malattia. Però vedi io, per esempio, adesso sto passeggiando in campagna e credo che, una cosa naturale per l'essere umano, sia quello di stare all'aria aperta, di lasciarsi andare, quindi consiglio a tutti quelli che stanno scrivendo molto, anche di passeggiare molto, e possibilmente all'aria aperta.
    2 min
  • 002 - I cliché
    Paolo Restuccia, secondo te, i cliché possono essere definiti un’erbaccia infestante?

    È una bella definizione. In effetti i cliché sono un'erbaccia infestante, perché spuntano quando non li vuoi generalmente. Qualche volta, qualche cliché può essere pure previsto, per esempio nei generi letterari più spinti, è difficile che in un rosa non ci sia un principe azzurro, o in un noir non ci sia un efferato assassino, però generalmente è vero che sono da combattere. Anzi diciamo che tutta la lotta dello scrittore per diventare originale, per essere autentico, è una lotta contro i cliché. I cliché di tipo drammaturgico, e cioè quelle storie che si ripetono sempre uguali; una delle più terribili sono quelle che comprendono un personaggio che si sveglia alla fine del racconto e si accorge che è stato tutto un sogno. Ecco, per esempio, chi ha avuto quell'idea all'inizio ha avuto un'idea geniale, ma se uno la ripete oggi, è soltanto un autore di poca fantasia; oppure uno che si sveglia la mattina e non sa se ha sognato, oppure se è vero quello che è successo rimanendo sempre nell'ambito del sogno. Questi sono i cliché più terribili, ma ci possono essere anche dei cliché meno visibili, tipo, per esempio, le citazioni colte, perché, l'autore mettendo una citazione al punto giusto fa vedere quanti libri ha letto. Anche questo è un cliché e devo dire tra i più terribili.
    2 min
  • 001 – Bestemmiare in letteratura
    Paolo Restuccia secondo te in letteratura è giusto bestemmiare?

    Vediamo cosa significa bestemmiare allora, perché detto così bestemmiare significa tutto e niente. Significa non nominare il nome di Dio invano. È quell'invano il punto perché è quello il peccato, quello di nominare il nome di Dio invano. Se la mettiamo così, il più grande e famoso bestemmiatore della letteratura è stato Dante Alighieri, che nomina Dio costantemente nella sua opera. Ma nessuno può dire, che l'abbia nominato invano. E quindi, se tu lo nomini, ma non è stato nominato invano, ma c'è un motivo profondo, non bestemmi in realtà. Stai facendo, cioè bestemmi ma non fai il peccato di nominare il nome di Dio invano. Anzi chiami in causa Dio nelle cose degli uomini. La letteratura è piena di imprecazioni, di parolacce, e anche qualche volta di bestemmie. È un male, è un bene? Dipende sempre, appunto, da quell'invano che c'è anche dentro i Dieci Comandamenti. Se uno scrittore non ne può fare a meno vuol dire che non è invano. Poi sarà il gusto, e anche le orecchie di chi ascolta, perché magari può essere offeso, a decidere se leggere oppure no un certo testo.
    2 min

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