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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Un giorno il pescatore se ne stava pensieroso seduto sulla sua barchetta vicino alla lenza, ad aspettare che qualche pesciolino abboccasse all’amo. Quel giorno il mare era calmo, anche più del solito, tanto che il povero pescatore divenne triste e pensò che anche quel giorno non avrebbe pescato nulla. Arrivò la fine della giornata, e il pescatore, triste come sempre si accinse a raccogliere la lenza dal mare. D’improvviso sentì tirare la lenza dal fondo del mare. Qualcosa doveva aver abboccato e dato che tirava forte egli pensò che fosse qualcosa di molto molto grosso. E infatti, quando tirò su la lenza vide che all’amo aveva abboccato un meraviglioso e grosso pesce.
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C’erano una volta tre piccoli porcellini che se ne andavano in giro per il mondo soli e soletti a cercar fortuna e una casa dove poter dormire. Il primo porcellino trovò un contadino che trascinava una grande balla di paglia. “Per favore contadino. Per favore contadino… contadino per favore… oh, contadino! o’ contadino ma c’hai la paglia nelle orecchie?”
“eh, sì che c’è?” rispose il contadino.
“per favore contadino, me la daresti quella balla di paglia?, vorrei costruirmi una casa calda e bella, tutta di paglia”
E l’uomo contadino, che era buono e generoso, che fece? gliela regalò. Il porcellino allora si costruì una casetta tutta di paglia e andò a dormire al calduccio. La mattina dopo, appena spuntò il sole, il porcellino sentì bussare alla porta.
adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Un grande lupo aveva come prigioniera una volpe. La obbligava a fare quel che voleva, minacciandola di divorarla poiché essa era la più debole. La povera volpe avrebbe tano desiderato liberarsi della sua padrona, ma non sapeva come fare. Un giorno mentre attraversavano il bosco, il lupo disse: -Pelorosso, ho fame, o mi trovi qualcosa da mangiare, o io mangio te, sbrigati!- La volpe rispose: -Conosco una fattoria, signor venerando lupo, dove vi stanno due agnellini incustoditi; se vuoi possiamo prenderne uno-.
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adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Doveva dirgli: -Cuoci la pappa, pentolino!- e il pentolino cuoceva una buona pappa dolce di miglio; e quando diceva: -Fermati, pentolino!- il pentolino smetteva di cuocere. La fanciulla lo portò a casa a sua madre: la loro miseria e la loro fame erano ormai finite, ed esse mangiavano pappa dolce ogni volta che volevano. Un giorno che la fanciulla era uscita, la madre disse: -Cuoci la pappa, pentolino!-.
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
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C’era una volta un Re e una Regina che non avevano figliuoli e pregavano i santi, giorno e notte, per ottenerne almeno uno. Intanto consultavano anche i dottori di Corte.
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
C’era una volta una povera donna che aveva due bambini. Vivevano tutti in una casa di campagna, e in quel tempo, era calato l’inverno, e faceva tanto freddo.
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Una fiaba donata dal papà Giulio ai piccoli Alessandro e Lorenzo
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
C’era una volta una donna che faceva la fornaia e aveva una figliuola, che era brutta assai e nera, come un tizzone di carbone. Tant’è che la chiamò Carbonella. Madre e figliuola campavano infornando il pane, e Carbonella stava sempre lì a lavorare, dalla mattina alla sera, senza riposare quasi mai. Eppure Carbonella era sempre di buon umore. Un mucchio di fuliggine, i capelli arruffati, i piedi nudi e sporchi di fango, e con in dosso due stracci che gli cascavano a pezzi; ma le sue risate risuonavano da un capo all’altro della via. – Carbonella fa l’uovo – dicevano ridacchiando le vicine.
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Una fiaba donata dal papà Giulio ai piccoli Alessandro e Lorenzo
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Un’ombra però oscurava il suo carattere: in fondo in fondo al suo cuore, il principe pensava che tutte le donne fossero perfide e infedeli; anche la più virtuosa gli sembrava ipocrita, superba, nemica spietata, sempre ansiosa di tiranneggiare sull’uomo disgraziato che le capitasse a tiro. La storia vera del mondo, dove tanti sono i mariti ingannati o ridotti in schiavitù, confermò quest’odio profondo. Giurò dunque, il principe Alcibiade, che mai e poi mai egli avrebbe preso moglie. Così, ogni giorno, dopo avere impiegato la mattina con gli affari di stato, se ne andava a caccia per il resto del giorno, dove i cinghiali e gli orsi, per feroci che fossero, non gli davano così tanto fastidio quanto una donna gli potesse dare. Perciò le evitava, peggio che la peste.
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Una fiaba donata dal papà Giulio ai piccoli Alessandro e Lorenzo
Una fiaba donata dal papà Giulio ai piccoli Alessandro e Lorenzo
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Isotta doveva starsene vicino ai piedi della mamma, proprio in fondo alle coperte e guai, guai a dire un solo lamento.
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