FILM GARANTITI - Il meglio del cinema

FILM GARANTITI - Il meglio del cinema

By BastaBugieTV & FilmFilm Reviews
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FILM GARANTITI - Il meglio del cinema episodes

  • La Passione di Cristo***** (2004) - Il film di Mel Gibson è pienamente cattolico
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=24

    IL FILM DI MEL GIBSON E' PIENAMENTE CATTOLICO di Padre Di Noia
    Diversi alti ufficiali del Vaticano hanno assistito ad una proiezione privata del film 'La Passione' di Mel Gibson e ne sono rimasti entusiasti. Componenti della Segreteria di Stato del Vaticano, del Pontificio Concilio delle Comunicazioni Sociali, e della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gruppo che supervisiona le questioni dottrinali cattoliche, hanno espresso unanime approvazione e apprezzamento del film. Quella che segue è un’intervista esclusiva di ZENIT ad uno
    degli spettatori, il Padre Domenicano Augustine Di Noia, sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Padre Di Noia ha insegnato teologia a Washington D.C., per 20 anni e ha prestato servizio come teologo per la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti prima di venire a lavorare per il cardinale Joseph Ratzinger presso la Congregazione dottrinale, poco più di un anno fa. Il film dovrebbe uscire nelle sale nel 2004.

    'LA PASSIONE DEL CRISTO' DI MEL GIBSON HA FATTO NOTIZIA DA MESI, MOLTO PRIMA DEL PERIODO PREVISTO PER L’USCITA NELLE SALE. IN QUALITÀ DI SPETTATORE, QUAL È LA SUA IMPRESSIONE GLOBALE SUL FILM?
    Guardare questo film, costituirà un’esperienza profondamente religiosa per molti. Per me lo è stata. Una cinematografia eccezionale e una recitazione altrettanto brillante, combinate con la profonda introspezione spirituale del regista sul significato teologico della passione e morte di Cristo: tutto ha contribuito ad una produzione di squisita sensibilità artistica e religiosa.
    Chiunque veda questo film, credente o non credente, sarà costretto a confrontarsi con il mistero centrale della passione di Cristo e in definitiva con il Cristianesimo stesso: se questo è il rimedio, quale dovrà essere stato il male?
    Il Curato d’Ars sostiene che nessuno possa avere cognizione di cosa Nostro Signore abbia sofferto per noi; per capirlo, dovremmo conoscere tutto il male causato dal peccato, e questo non lo potremo sapere fino al momento della nostra morte.
    Solo come una grande opera d’arte può fare, il film di Mel Gibson ci aiuta a cogliere qualcosa che è quasi al di là della nostra comprensione.
    All’inizio, nell’Orto del Getsemani, il diavolo tenta Cristo con la domanda inevitabile: come può qualcuno sopportare i peccati del mondo intero?
    È troppo. Cristo quasi soccombe all’idea, ma poi prosegue con convinzione per portare avanti esattamente questo: per accogliere su di sé, secondo la volontà del Padre, i peccati del mondo intero. È davvero impressionante. Vi è un forte senso, presente per tutto il film, del dramma cosmico del quale siamo tutti parte. Non c’è possibilità di rimanere neutrali, e nessuno può semplicemente restare spettatore di questi eventi.
    La posta in gioco è davvero molto alta: qualcosa che, a parte Cristo stesso, è intuita chiaramente solo da Maria sua madre e dal demonio sempre presente.
    Gradualmente lo spettatore si unisce ai personaggi in una progressiva comprensione di questo, mentre che l’azione si sposta inesorabilmente dal Monte degli Ulivi verso il Monte Calvario.

    IL FILM È FEDELE ALLA NARRAZIONE DELLA PASSIONE DI CRISTO DEL NUOVO TESTAMENTO?
    Bisogna tener presente che vi sono quattro racconti della passione di Cristo nel Nuovo Testamento, che si concentrano soprattutto sul significato religioso degli eventi.
    Nel 'La morte del Messia' (probabilmente il più completo ed equilibrato racconto della Passione) Padre Raymond Brown ha dimostrato che, pur essendovi alcune differenze tra i Vangeli, essi sono in generale sostanzialmente univoci.
    Il film di Mel Gibson non è un documentario ma un’opera di artistica immaginazione.
    Il regista ha incorporato elementi dalla Passione raccontata da Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ma rimane fedele alla struttura fondamentale comune ai quattro Vangeli.
    Entro i limiti possibili in una ricostruzione immaginifica della passione di Cristo, il film di Gibson e pienamente fedele al Nuovo Testamento.

    CHE COSA L’HA COLPITA DI PIÙ RIGUARDO A QUESTO FILM?
    Vuole una risposta semplice? Jim Caviezel e Maia Morgenstern. Il ruolo di Cristo deve essere uno dei più difficili ruoli da interpretare. Sono stato molto colpito dall’intensità con cui Caviezel ha rappresentato Cristo. Non è facile da ottenere senza manifestare una sorta di autocoscienza intrusiva. Caviezel, e sicuramente anche Gibson, comprendono che Gesù è il Figlio di Dio incarnato, ed è al contempo pienamente umano. Ripensando al film, mi pare che Caviezel ottiene questo principalmente mediante il suo sguardo, anche quando guarda direttamente noi e quelli che lo circondano con il suo occhio sano.
    Caviezel rende, in modo pienamente convincente ed efficace, il Cristo che sopporta la passione e la morte volontariamente, in obbedienza al Padre suo, in riparazione della disobbedienza del peccato. Assistiamo a ciò che la Chiesa chiamerebbe la 'sofferenza volontaria' di Cristo.
    Richiama le parole di San Paolo: 'Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti' (Romani 5,19).
    E non è solo questione di obbedienza, ma è principalmente questione di amore. Cristo compie tutto per amore al Padre - e a noi. Questo emerge tecnicamente in maniera lampante nell’eccezionale interpretazione di Cristo da parte di Jim Caviezel.
    Ma la Maria di Maia Morgenstern è egualmente efficace. Mi ha ricordato qualcosa che Sant’Anselmo aveva detto in un’omelia sulla Madre Benedetta: Senza il Figlio di Dio, nulla potrebbe esistere; senza il Figlio di Maria, nulla potrebbe essere redento.
    Ammirando l’interpretazione della Mrogenstern, si sente fortemente che Maria 'lascia andare' il suo Figlio affinché lui possa operare la salvezza, e unendosi alle sue sofferenze diventa la Madre di ogni redento.

    ALCUNI HANNO SOSTENUTO CHE IL FILM È ECCESSIVAMENTE VIOLENTO. LEI CHE NE PENSA?
    Più che violento direi che è brutale. Cristo è trattato in modo brutale dai soldati romani. Ma non vi è violenza gratuita. La sensibilità artistica all'opera è chiaramente più quella del Grünwald e del Caravaggio, piuttosto che quella del Beato Angelico o del Pinturrichio.
    Stiamo parlando di un film, certamente, ma Gibson ha chiaramente subito l'influenza della raffigurazione delle sofferenze di Cristo della pittura Occidentale. Il corpo di Cristo estremamente malridotto (graficamente ritratto in questo film eccezionale) deve essere posto in questo contesto di artistica rappresentazione. Ciò che molti artisti meramente suggeriscono, Gibson ce lo vuole mostrare. Pienamente in linea con la Tradizione teologica cristiana, Gibson ci rappresenta il Figlio incarnato che è capace di sopportare ciò che una persona ordinaria non può: sia in termini fisici che di tormento mentale. Il corpo rovinato di Cristo deve essere contemplato con gli occhi del profeta Isaia che descrive il Servo sofferente sfigurato e irriconoscibile.
    La bellezza fisica di Jim Caviezel serve ad accentuare l'impatto generale della progressiva deturpazione che Cristo subisce sotto i nostri occhi: con il terribile risultato che, come il Servo sofferente, 'Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto' (Isaia 53,2).
    Richiede gli occhi della fede per vedere che lo sfiguramento del corpo di Cristo rappresenta lo sfiguramento spirituale e il disordine causato dal peccato.
    La raffigurazione di Gibson del Cristo flagellato, dal quale molti spettatori potrebbero essere tentati di volgere via lo sguardo, presenta graficamente ciò che San Paolo disse nella seconda lettera ai Corinzi: 'Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio' (5,21).
    Quando guardiamo il corpo rovinato di Cristo in questo film capiamo cosa significa 'lo trattò da peccato'.

    NEL CORSO DEGLI ANNI, MOLTI REGISTI SI SONO CIMENTATI CON FILM SU GESÙ O SULLA PASSIONE. RITIENE CHE IL FILM DI MEL GIBSON SIA PARTICOLARMENTE ORIGINALE?
    Non sono un critico cinematografico. Saranno i critici a giudicare il film di Gibson e a confrontarlo con ad altre grandi descrizioni della vita e della passione di Cristo, quali quelle di Pasolini e di Zeffirelli. Come gli altri registi, Mel Gibson apporta la propria sensibilità artistica all'argomento, e in questo senso il film è assolutamente originale. Certamente, 'La passione del Cristo' è più intensamente incentrata sulla sofferenza e la morte di Cristo che la maggior parte di altri film del genere. Ma, come reazione iniziale, tre cose del film di Gibson mi colpiscono per essere alquanto particolari.
    Una è la rappresentazione del diavolo, che libra sullo sfondo, e a volte in primo piano, come una costante e sinistra presenza minacciosa. Non mi viene in mente un altro film che abbia ottenuto questo effetto con tale drammatica efficacia.
    Un altro elemento è la solitudine di Cristo: In qualche modo, anche se circondato dalle folle, il film mostra Gesù realmente da solo nel sostenere la terribile sofferenza.
    Infine, la rappresentazione dell'Ultima cena con una serie di flashback inseriti nell'azione del film. Quando giace sul pavimento insanguinato dopo la flagellazione, Cristo guarda i piedi cosparsi di sangue di uno dei soldati e i film torna in modo significativo alla lavanda dei piedi durante l'Ultima cena.
    Simili flashback nel corso della passione e crocifissione ci riportano allo spezzare del pane e al bere dal calice. Gli spettatori, attraverso gli occhi di Cristo, assistono alle parole: 'questo è il mio corpo' e 'questo è il mio sangue'. Il significato sacrificale e quindi eucaristico del Calvario è raffigurato mediante questi persistenti flashback.
    23 min
  • La Passione di Cristo***** (2004) - Chi ha ucciso Gesù?
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=26

    CHI HA UCCISO GESU'? di Antonio Socci

    1° ERRORE: LEGGERE LE SCRITTURE COME SE FOSSERO UN RACCONTO STORICO E FATTUALE DI QUANTO È SUCCESSO AL TEMPO È UN ERRORE: LA CHIESA RICONOSCE IL SUCCO DI QUANTO C'È SCRITTO NELLE PAGINE CHE RACCONTANO LA PASSIONE, CIOÈ CHE GESÙ È STATO UCCISO.
    RISPOSTA: Riconosce "il succo cioè che Gesù è stato ucciso"? Sembra quasi che la Chiesa non sappia e non dica come è stato ucciso Gesù. Sarà stato investito da una biga? Sarà stato avvelenato da un oste disonesto? Il Concilio Vaticano II (Dei Verbum n. 19) afferma: "La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo".

    2° ERRORE: CRISTO È MORTO PER I NOSTRI PECCATI, MA LO SPETTATORE NON HA COLPA PER QUELLO CHE GLI VIENE FATTO VEDERE NEL FILM. COME PUÒ LA MEDIOCRITÀ DEI MIEI PECCATI AVER AVUTO UNA RESPONSABILITÀ NELLE COSE ORRIBILI CHE CI FA VEDERE IL FILM?
    RISPOSTA: Mi rallegro per l'autoassoluzione di chi dichiara di avere solo peccati da nulla. Buon per lui. Ma a tutti noi, massa di peccatori incalliti, noi povera umanità "cattiva", come dice Gesù stesso nei Vangeli, capaci di malignità oltre ogni immaginazione, lasci dire che noi sì, noi abbiamo crocifisso Gesù, il Figlio di Dio.
    Chi ha veramente ucciso Gesù? Personalmente ho una risposta pronta e certissima: sono stato io. Io ho piantato accanitamente quei chiodi sulla Sua carne divina (com'è commovente che Gibson abbia voluto interpretare nel film proprio la parte di colui che martella quei chiodi.), io ho crudelmente arato profondi solchi col flagello sulla Sua schiena, colpi su colpi, ossessivamente ho torturato il corpo (e l'anima) dell'Uomo-Dio, fino a che non gli è rimasto - come dimostra la Sindone - neanche un centimetro quadrato di pelle integra addosso. Io Gli ho conficcato in testa quel derisorio casco di spine che gli è penetrato fino al cranio provocandoGli dolori lancinanti, io l'ho deriso, io Gli ho sputato in faccia. Questo insegna la Chiesa, da sempre. Questo confessano tutti i cristiani da sempre. Io, non "gli ebrei" o "i romani" o "gli italiani". Io e tutto il popolo di poveri peccatori che da secoli mendica nelle chiese il Suo perdono. E ci tengo a riconoscermi responsabile perché a me - come a Giuda - nel momento del più infame tradimento è rivolto quel Suo sguardo e quella Sua parola accorata: "amico mio". È quello sguardo e quella parola che non si può più dimenticare e che ti fa struggere il cuore. E a me è rivolto il Suo perdono, pronunciato dalla croce. Da dove regna sui nostri cuori per sempre, fino alla fine della storia, vero e unico Re del Cielo e della Terra, unico senso della nostra barcollante esistenza, perno attorno al quale ruota tutta la storia umana che infatti non riesce più a dimenticarlo, non riesce a distogliere lo sguardo da Lui. Così nelle Sue sofferenze diventano visibili e vengono redente dalla compassione di Dio tutte le sofferenze umane, tutti gli strazi, di tutti i popoli, di tutte le madri, di tutti i figli, di tutti i padri, di tutti gli abbandonati e i tormentati. Di tutti noi. Gibson esagera con le atrocità? Obiezione assurda. Le atrocità subite da Gesù e le atrocità del mondo, nel corso dei secoli, sono ben maggiori di quelle rappresentate nel film.
    Ha scritto Bernanos: "verrà un tempo in cui, quando parleranno di Gesù, gli uomini non potranno trattenere le lacrime". Che sia questo? Spero che il film di Gibson elargisca a milioni di persone quello che i mistici chiamano "il dono delle lacrime". La più alta e sublime delle preghiere (il pianto di Pietro). Fissando lo sguardo sulla Sua macellazione - di silenzioso agnello sacrificale - è impossibile non commuoversi.
    Solo il Figlio di Dio, che "annichilì se stesso facendosi uomo", poteva essere capace di sopportare tutto questo dolore per me, capace di tutto questo amore per me, di questo inaudito perdono, infine capace di risorgere dalla morte.
    Lui, il Verbo di Dio attraverso cui tutto è stato fatto, il Logos che è la consistenza di tutte le cose, che si è fatto uomo e ha preso su di sé tutto il dolore del mondo e il dolore di Dio. Per me, perché al mio nome, al mio volto, alla mia storia pensava in quelle lunghe ore di tortura e di strazi, che accettò per riscattarmi dal mio male e abbracciare la mia sofferenza. Per divinizzare noi poveri mortali, dalla vita bestiale. Per donarci la felicità per sempre.
    7 min
  • La Passione di Cristo***** (2004) - Un Dio fatto carne, senza sconti e senza omissioni
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=25

    UN DIO FATTO CARNE, SENZA SCONTI E SENZA OMISSIONI di Mario Palmaro
    Mentre davanti ai miei occhi scorrevano le immagini del film che racconta in due ore e sei minuti la passione di Cristo dal Getsemani alla resurrezione, ho subito pensato che quest'opera sarà bersagliata da critiche durissime. Non tanto per le reazioni del mondo ebraico, né per le opposizioni dei non credenti o dei fedeli di altre religioni. Il vero pericolo per Mel Gibson e per il suo film sarà rappresentato (sembra un paradosso) dal mondo cattolico.
    Perché c'è una porzione di teologi autorevoli e influenti, d'élite ma tutt'altro che marginali, che non potranno perdonare all'attore-regista australiano di credere così fermamente alla storicità dei Vangeli. Quando i dotti teologi di cui sopra vedranno sullo schermo Pietro che taglia un orecchio a Malco nel tentativo di impedire l'arresto di Gesù, e poi vedranno che Cristo compie un miracolo riattaccando l'orecchio e guarendo completamente lo sconcertato servitore, e quando quegli stessi teologi demitizzanti vedranno la terra tremare dopo la morte di Cristo in croce; beh, la loro sorpresa e il loro sconcerto sarà grande e rumoroso.
    Per farsi un'idea basta leggere come in questi giorni una delle agenzie di stampa cattoliche italiane stia trattando il film di Gibson: una pagina intera di giudizi negativi, di critiche dal sapore surreale e un po' fantasioso. Si obietta a Gibson, nell'ordine, di aver dato troppa importanza al Calvario nella vita di Cristo (sic), di aver ridotto la sua resurrezione a un fatto egoistico e privato (ma nel sepolcro non risulta che ci fosse una platea ad assistere all'evento come in un moderno reality show), e ancora, testuale, che Gesù "ha donato la sua vita e nessuno gliel'ha tolta".
    Perché tanto accanimento? Dove è finito quel mondo cattolico dialogante e pronto a trovare semi preziosi di fede anche in pellicole che offrono un'immagine caricaturale e negativa della Chiesa e della sua fede? Possibile che Pasolini o Fellini siano sdoganati, e il povero Mel Gibson (che fa del suo meglio per far rivivere a milioni di persone le ore più decisive della storia) sia sommerso di critiche senza appello? Purtroppo, il nostro uomo è vittima di un pregiudizio: poiché frequenta ambienti tradizionalisti, è scattato nei suoi confronti un fuoco di sbarramento a prescindere. La sensazione è che non si giudichi tanto la pellicola, ma il suo autore. Alla base di tutto vi è una concezione teologica che ha messo per anni l'accento sul "messaggio", sulla "parola", sul "libro", quasi che "il Verbo si fosse fatto carta".
    Mel Gibson ci strappa, a questa beata tiepidezza intellettualistica e ci costringe a vedere un Dio fatto carne, una carne dilacerata e sanguinante, senza sconti e senza omissioni. È un realismo, una crudezza per intenderci, che ritroviamo in certe pellicole che hanno efficacemente descritto la Shoah, e in quel caso nessuno fra i cattolici gridò allo scandalo.
    4 min
  • Goool!* (2014) - La forza della passione sportiva
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6964

    GOOOL! LA FORZA DELLA PASSIONE SPORTIVA
    Amadeo è preoccupato perché suo figlio Matías gioca spesso con il suo tablet, allontanandosi da lui. Una sera decide quindi di raccontargli una storia prima di dormire, nella speranza di rinsaldare il loro legame.
    Nel racconto si vede Amadeo da ragazzino, il quale lavora in un bar di un paese dove eccelle nel gioco del calcio balilla lì presente. Vi ha giocato così tante volte da aver personalizzato i componenti della sua squadra preferita. Una sera, dopo aver mostrato il proprio talento a Laura, ragazza di cui è innamorato, viene sfidato da un coetaneo molto arrogante. Amadeo lo batte facilmente, scatenando la sua ira.
    Molti anni dopo Amadeo continua a lavorare nel bar. Laura un giorno gli dice che sta per andare in Europa a studiare. Proprio in quel momento ritorna nel paesino il ragazzo che Amadeo aveva sconfitto molti anni prima. Il ragazzo è diventato un calciatore professionista, molto ricco e molto famoso, noto come "Grosso", un giocatore che non ha mai perso una partita, eccetto quella partita a calcio balilla molti anni prima. Grosso è tornato nel paesino per vendicarsi, ha comprato il paese per far distruggere il bar e costruire al suo posto uno stadio di calcio, come a voler cancellare quell'unica macchia nella sua carriera. Amadeo cerca di salvare il calcio balilla dalle macerie del bar, ma riesce a salvare solo un piccolo giocatore di piombo: il capitano della squadra con cui aveva giocato e vinto tante partite. Amadeo, triste per la distruzione del bar e del suo calcio balilla inizia a piangere e lascia cadere una lacrima sul volto del capitano della squadra di calcio balilla. Il piccolo calciatore di piombo prende vita e insieme ad Amadeo inizia a cercare i propri compagni, che nel frattempo sono finiti nella discarica insieme alle macerie del bar.
    Amadeo e il piccolo capitano della squadra riescono a salvare altri due giocatori della squadra nella discarica e anche il capitano della squadra avversaria. Nel frattempo scoprono che gli altri giocatori sono stati portati in un luna park. Riescono dopo tante avventure ad arrivare al luna park, dove salvano altri piccoli giocatori di piombo. Nel frattempo gli altri vengono portati nella dimora di Grosso, che intende trasformarli in tacchetti per le sue scarpe da calcio.
    Amadeo riesce a salvare anche questi ultimi giocatori e sfida il professionista ad una rivincita della partita di calcio balilla. Grosso accetta la rivincita, ma sapendo di non poter vincere sfida Amadeo ad una partita a calcio, in un campo vero. Grosso giocherà con la squadra di professionisti con cui ha giocato e vinto tante partite, gli "Assoluti". Amadeo invece con una squadra dilettante, costituita da alcuni abitanti del paese. Laura alza la posta: se Amadeo dovesse vincere il professionista dovrà cedere la proprietà del paese che ha comprato.
    Incorniciato in una storia raccontata da un padre a un figlio, il film d'animazione "Goool!" è semplice, divertente e appassionante. La morale dell'unione che fa la forza, della passione e della lealtà che bisogna mettere in ogni cosa (gioco e vita vera) e dell'amicizia che sostiene le imprese, passano con efficacia. Insomma un film per bambini, ma che diverte anche gli adulti: meglio se, gli uni e gli altri, appassionati di calcio. E anche di calcetto, o meglio calcio balilla o biliardino che dir si voglia.
    5 min
  • Overcomer*** (2019) - Overcomer, il film dove si impara a correre per ricominciare
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=337

    OVERCOMER, IL FILM DOVE SI IMPARA A CORRERE PER RICOMINCIARE
    Dopo Fireproof, Courageous e War Room, l'ultimo film di Alex Kendricks mira a lasciarti pieno di speranza, ispirato a sognare e ti pone questa domanda: cosa permetti che ti definisca? (VIDEO: trailer)
    di Cesare Balbo
    Nella vita come nello sport ci sono tanti modi per risultare vincenti sulle avversità. A ricordarcelo ci pensa un film di ispirazione cristiana Overcomer (il vincitore). È la storia di un allenatore di basket che, dopo aver dovuto «giocoforza» lasciare il college, viene spinto ad aiutare un'adolescente nella specialità di corsa crosscountry (fuoristrada) di lunga distanza. Tutto sembrava perduto per l'allenatore John Harrison quando il suo sogno di vincere il campionato con la sua squadra di basket liceale andava a infrangersi con la dura realtà della crisi lavorativa: il grande impianto di produzione della città del profondo Sud viene chiuso e centinaia di famiglie iniziano a trasferirsi altrove. Ciò porta John a dover fare i conti con nuove sfide sia a livello personale sia a livello sportivo.

    I RIFERIMENTI
    Spinto dal preside della scuola verso uno sport che non conosce e non gli piace, John si sente frustrato e rimette in discussione il suo valore fino a quando non incrocia una studentessa, Hannah Scott, alle prese con i propri problemi di salute. Il film (come nei precedenti Fireproof, Courageous e War Room, diretti sempre da Alex Kendricks) trova la svolta dei protagonisti nella fede. [...] Peraltro si avvale per la sceneggiatura del Nuovo Testamento da cui trae il messaggio a «Non tirarsi indietro» ("perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio" Atti 20,27) come pure viene richiamato «il combattimento del cristiano» contro le forze negative che lo contrastano. Ed anche della seconda lettera di San Paolo agli Efesini segnatamente all'inizio la trama del film trae spunto ("Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli" 2Efesini 2,1-2). Infatti è una vicenda di caduta e di riscatto a unire i due protagonisti, come quello cercato da Hannah alle prese con le sue crisi di asma che la condizionano ("Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?" 1Giovanni 5,4-5).

    ATLETI E LETTERATURA
    Le crisi asmatiche non sono rare nei campioni podistici, ne sa qualcosa Salvatore Antibo, tuttora primatista italiano dei 5000 metri dopo essere stato detronizzato del record italiano sui 10000 metri di recente da Crippa ai mondiali di Doha, il cui nome Yeman in aramaico significa «braccio destro di Dio». La storia di Hannah come promessa dell'atletica è quindi molto credibile anche se si tratta di fiction. [...] Pur partendo dal respiro corto, appunto l'asma della protagonista, il film dimostra al contrario di avere un ampio respiro in quanto riporta l'atletica a un livello letterario: oltre a San Paolo viene citato Omero, il primo a usare il termine asmatico per Ettore, il campione dei Troiani, anch'egli afflitto dall'atroce soffocamento che fa svenire e sputare sangue sul campo di battaglia come pure di atletica.
    Il film Overcomer mira a lasciarti pieno di speranza, ispirato a sognare, e ti pone questa domanda: cosa permetti che ti definisca?
    5 min
  • Le cronache di Narnia** (2005) - Il viaggio del veliero
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=31

    LE CRONACHE DI NARNIA: IL VIAGGIO DEL VELIERO
    Le cronache della conversione

    Esce oggi sugli schermi il film "Il viaggio del veliero", terzo episodio della saga cinematografica de "Le Cronache di Narnia", tratta dall'omonimo capolavoro dello scrittore anglo-irlandese C.S. Lewis. [...]
    È innegabile che l'opera di Lewis, al pari del Signore degli Anelli del suo grande amico Tolkien, è una grande epica religiosa e cristiana. Il Ciclo di Narnia prese il via con il romanzo Il leone, la strega e l'armadio, seguito da Il Principe Caspian, e quindi - tra il 1950 e il 1956 - furono in tutto sette i libri che uscirono, e che ebbero uno straordinario successo in tutto il mondo. Da allora generazioni di lettori, giovani e non solo, hanno attinto a tutta la bellezza e il fascino delle imprese dei quattro fratelli, del leone Aslan, e di altri indimenticabili personaggi, come quell'Eustachio Scrubb protagonista del Viaggio del veliero la cui vicenda rappresenta, con un simbolismo in realtà molto intuibile, il cammino della conversione e la salvezza rispetto alla triste sorte - diventare draghi, ovvero mostri - che ci riserverebbe l'essere schiavi del peccato.
    Un tema che era molto caro al suo autore: C.S. Lewis, irlandese protestante di Belfast, nel nord dell'Irlanda, ferocemente anti-cattolico, poi ateo militante, infine convertito al Cristianesimo, nella Chiesa Alta Anglicana, grazie al suo migliore amico, il fervente cattolico J.R.R. Tolkien. Il suo itinerario spirituale fu complesso e tormentato, e quando infine giunse all'ammissione dell'esistenza di Dio, si definì il «convertito più riluttante di tutta l'Inghilterra». Ben presto tuttavia divenne uno degli scrittori cristiani più apprezzati della sua generazione, un'apologeta acuto quanto appassionato, autore di testi famosissimi come Le Lettere di Berlicche.
    Lewis divenne un appassionato apologeta del Cristianesimo, e il modo che scelse per raccontare la propria conversione non si limitò alla saggistica, ma trovò il luogo più appropriato nell'allegoria, nel racconto fantastico. Questo tipo di narrativa offrì a Lewis la possibilità di descrivere, con il linguaggio del mito, lo scenario complesso, contraddittorio ma affascinante, della condizione umana, così come andava facendo il suo amico Tolkien. Entrambi avevano intrapreso il cammino della Mitopoiesi, ovvero della costruzione di miti, descrivendo mondi che, all'interno del romanzo, hanno una loro piena coerenza.
    Lewis si affidò alla ragionevolezza delle fiabe in un mondo apparentemente razionale ma in realtà solo razionalistico, e più folle e intriso di male e di ingiustizia di qualsiasi racconto di orchi e draghi o streghe. Quella contenuta nelle favole è d'altra parte una ragionevolezza e una saggezza antica: queste storie meravigliose collocate nel magico reame del «c'era una volta» e della narrativa per l'infanzia hanno le loro radici nei racconti popolari. Dietro l'apparenza del racconto per ragazzi si cela un ciclo epico in cui si fondono grandi temi: un mosaico di miti e di simboli, che correttamente decifrati svelano al lettore più accorto come ogni elemento narrativo sia funzionale alla rappresentazione grandiosa e terribile dell'eterna lotta tra il Bene e il Male, tra Dio e il Nemico. Nell'opera di Lewis l'intento non è affatto equivocabile: prendere profondamente sul serio questa evidenza, prendere cioè sul serio il Cristianesimo stesso.

    Per approfondimenti e per vedere il trailer de IL VIAGGIO DEL VELIERO e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it
    5 min
  • Le cronache di Narnia** (2005) - Il leone la strega e l'armadio
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=29

    LE CRONACHE DI NARNIA: IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO
    Un valido aiuto per parlare del cristianesimo

    "Il leone, la strega e l'armadio", il primo film della serie "Le cronache di Narnia" può offrire un'ottima opportunità di parlare della fede. I bambini potranno gustarselo anche se non coglieranno subito i temi cristiani contenuti nella pellicola.
    La storia racconta le avventure di Peter, Susan, Edmund e Lucy, quattro fratelli che durante la seconda guerra mondiale scoprono il mondo di Narnia, al quale accedono attraverso un armadio magico mentre giocano a nascondino nella casa di campagna di un vecchio professore.
    A Narnia scopriranno un mondo incredibile abitato da animali che parlano, folletti, fauni, centauri e giganti che Jadis, la Strega Bianca, ha condannato all'inverno eterno dove, come nei regimi anti-cristiani come l'Arabia Saudita, è proibito festeggiare il Natale. Con l'aiuto del leone Aslan, il nobile e vero sovrano, i bambini lotteranno in una spettacolare battaglia per vincere il potere che la Strega Bianca, usurpatrice, esercita su Narnia e per riuscire a liberarlo dalla maledizione del freddo.
    L'autore delle "Cronache di Narnia" è C.S. Lewis nato a Belfast, nell'Irlanda del Nord. Convertito al cristianesimo grazie all'amico J.R.R. Tolkien (il cattolico autore del Signore degli Anelli) è stato capace di comunicare il messaggio del Vangelo in modo accessibile.
    Ci sono molti parallelismi in questo libro:
    - il leone Aslan che rappresenta Gesù;
    - la rottura della lapide e la distruzione della legge antica;
    - è inverno ma mai Natale e il Natale non arriva finché non arriva Aslan;
    - Aslan muore per un peccatore, un bambino che rappresenta qualsiasi persona, e prende su di sé i suoi peccati.
    Nella scena precedente al sacrificio di Aslan per il bambino Edmund, la Strega Bianca dice: "Perché ha peccato, è mio" e intende uccidere Edmund. E Aslan dice: "Ma io mi posso offrire al suo posto". Interessante anche che il capo-gruppo dei fratelli è Peter con riferimento a S. Pietro, capo degli Apostoli.
    Penso che la pellicola sia un valido aiuto per parlare del cristianesimo. La gente leggerà Lewis di cui io consiglio l'ottimo libro "Le lettere di Berlicche" dove un diavolo esperto consiglia suo nipote diavolo su come fregare gli uomini per farli andare all'inferno.

    Per approfondimenti e per vedere il trailer de IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO e per leggere le schede dei migliori film, visita il sito FilmGarantiti.it
    4 min
  • Le cronache di Narnia** (2005) - Il principe Caspian
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1033

    IL PRINCIPE CASPIAN: ECCO IL PRIMO FILM DEL 2008 DEGNO DI ESSERE VISTO SECONDO L'OSSERVATORE ROMANO di Gaetano Vallini
    Non delude le attese la seconda puntata cinematografica de Le cronache di Narnia, la saga fantasy scaturita dalla penna di Clive Staples Lewis e portata sul grande schermo dalla Disney. L'episodio Il principe Caspian - che uscirà nelle sale italiane il 14 agosto e che sarà presentato in anteprima al Fiuggi family festival il 28 luglio - ripropone, ampliandole in una dimensione decisamente più epica, le caratteristiche narrative che hanno fatto apprezzare il precedente Il leone, la strega e l'armadio, vincitore di un Oscar. Insomma, un kolossal in piena regola, che regala un po' di verve a una stagione avara di titoli di rilievo.
    Grazie a un ritmo più serrato e soprattutto a un più accentuato ricorso ai sofisticati effetti di animazione digitale, il regista Andrew Adamson - lo stesso del primo episodio - confeziona un prodotto che sarà apprezzato dai fan di Narnia. Tuttavia non saremo sui numeri di analoghe produzioni, perché il richiamo dei maghetti ha più presa su un pubblico di giovanissimi e alcune saghe, come Il signore degli anelli, possono contare su una comunità di lettori e appassionati ben più ampia e radicata. E proprio tra gli appassionati lettori di Lewis forse alcuni storceranno un po' il naso, visto che le libertà rispetto al testo sono numerose e a volte significative. Ma è il prezzo che si è costretti a pagare nelle trasposizioni cinematografiche, anche se in questo caso il risultato di compromesso appare comunque accettabile.
    Negli Stati Uniti l'uscita del film non ha riproposto gli stessi commenti che hanno accompagnato il primo capitolo, quando Lewis venne di fatto assoldato tra le file dei cosiddetti neocon, divenendo l'alfiere di una campagna religiosa per teen-ager. Ma al di là di disquisizioni ideologizzate condite con letture semplicistiche e fuorvianti, anche questo lavoro ripropone, seppure in maniera meno forte, i temi cari a Lewis, che definiva se stesso il "convertito più riluttante di tutta l'Inghilterra". Lo scrittore - vissuto in gran parte in Inghilterra, ma irlandese di Belfast e di famiglia protestante visceralmente anticattolica - lasciò il protestantesimo per abbandonarsi all'ateismo prima di abbracciare la religione cristiana, optando per l'anglicanesimo.
    Una scelta chiara e definitiva: "Viviamo in un territorio occupato dal nemico: ecco cos'è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato - sbarcato potremmo dire in incognito - e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio". Nel mondo di Narnia - abitato da centauri, fauni, minotauri, giganti, nani, animali parlanti e alberi semoventi, le cui caratterizzazioni spesso sono lo specchio di virtù e vizi fin troppo umani - questo concetto è esplicitato da un marcato simbolismo cristiano, in un racconto ricco di allegorie e metafore evangeliche.
    Al pari di Tolkien - inglese dalla profonda fede cattolica, la cui amicizia influì molto sulla sua conversione - Lewis attinse dagli antichi miti e dai grandi classici della narrativa fantastica per esaltare i temi della trascendenza. Egli era convinto dell'esistenza di un legame tra il linguaggio simbolico caratteristico della letteratura di genere e lo sguardo concreto della fede sulla storia. Nei suoi lavori emerge la nostalgia del paradiso perduto, la molla che spinge l'uomo a riconquistarlo e a ricercare nuovamente, con coraggio e fiducia, la Verità. Questa ricerca è un'intrigante chiave di lettura de Le cronache di Narnia, un mondo in cui il bene è bene e il male è male, senza possibilità di compromessi. Una distinzione forse fin troppo manichea, ma che deriva da una visione del cristianesimo che non ammette sconti: "Cristo non ha mai fatto discorsi vaghi, idealistici. Quando dice "siate perfetti" dice sul serio". Allo stesso modo anche i suoi personaggi devono fare una scelta definitiva. La stessa che è chiamato a compiere il giovane principe Caspian, legittimo erede al trono di Narnia, del quale anche nel film si apprezza, sia pure in modo meno marcato che nell'opera letteraria, il tormentato itinerario interiore: per questo la sua è una storia che parla anche della perdita dell'innocenza.
    La trama del film è incentrata sulla sua figura. Ma insieme con lui riprendono vita i quattro fratelli Pevensie, Peter, Edmund, Susan e Lucy, che nel precedente capitolo erano stati proiettati a Narnia, divenendone i sovrani. Ancora una volta sono magicamente trasportati in quel mondo. Non c'è più l'armadio, la strega bianca è morta, Aslan - il re leone - è scomparso da milletrecento anni, anche se per loro sono trascorsi appena dodici mesi. A Narnia l'età dell'oro è finita: scoprono un mondo completamente diverso, che riserva loro una nuova avventura, in cui la loro fiducia e il loro coraggio vengono messi duramente alla prova. C'è un altro nemico da affrontare, gli uomini di Telmar, guidati dal perfido Miraz, zio di Caspian, che occupa illegittimamente il trono che appartiene a quest'ultimo. A Caspian si affidano gli abitanti di Narnia, costretti da secoli all'oblio, affinché ritornino pace e serenità e si costruiscano rapporti fraterni con i figli di Adamo e di Eva. I quattro sovrani giunti dal passato gli daranno una mano e lo stesso Aslan, nel primo episodio raggiante metafora di Cristo, tornerà a schierarsi con le forze del bene (con una voce più appropriata dopo quella insostenibile del pur bravo Omar Sharif).
    Più matura - del resto sono cresciuti - la prova dei quattro giovani attori che impersonano i fratelli Pevensie: Skandar Keynes (Edmund), William Moseley (Peter), Anna Popplewell (Susan) e Georgie Henley (Lucy), sicuramente la più efficace nel rendere l'indole del personaggio, chiamata a incarnare la bambina costretta ad affrontare lo scetticismo degli altri, ma alla quale si svelano per primi i misteri di Narnia. Tuttavia la vera star del film è Ben Barnes, nei panni di un principe Caspian piuttosto impacciato, colpa di una sceneggiatura che non gli rende del tutto giustizia. Infine Sergio Castellitto, che dà vita a un Miraz sufficientemente odioso e credibile.
    Contro di lui, personificazione del male che travolge quel mondo, il sovrano Peter incita alla battaglia: una battaglia che va combattuta senza paura, con la speranza di riconquistare quella sorta di giardino dell'Eden, dove ristabilire un regno di amore e di fratellanza. Il metatesto cristiano in questa pellicola appare meno evidente, lasciando spazio alla fascinazione di un mondo medievaleggiante, con il suo codice cavalleresco. La stessa figura di Aslan, centrale nel primo episodio, appare meno significativa pur mantenendo il suo alone di sacralità. Così con un'ambientazione che non disdegna stavolta tonalità più cupe e in un rincorrersi di misurate citazioni cinematografiche - da Guerre stellari per i personaggi a Il signore degli anelli per gli scontri armati che tuttavia non riescono a raggiungere lo stesso coinvolgimento nonostante le intenzioni - i centoquarantacinque minuti di proiezione scorrono via piacevolmente, lasciando comunque significativi messaggi: il valore del sacrificio e della lealtà, il senso dell'amicizia, la potenza del perdono, il significato della misericordia.
    Ma la parola fine chiude solo un capitolo, perché la Disney ha già avviato la realizzazione del terzo episodio, Il viaggio del veliero. Il regista stavolta sarà diverso, ma si tornerà in quella terra "governata da una più grande magia, che distingue il bene dal male e determina il nostro destino".
    11 min
  • The renegade* (2021) - Gli abusi subiti dai cattolici irlandesi
    VIDEO: The Renegade - Trailer italiano ufficiale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=JRVZplbCFE8&list=PLolpIV2TSebXA9xYikH3yOYlHE6Ls-eQC

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6643

    GLI ABUSI SUBITI DAI CATTOLICI IRLANDESI di Rino Cammilleri
    In Italia siamo abituati all'eversione dei titoli di film stranieri, ma di solito si tratta di traduzioni strampalate o di autentiche levate d'ingegno (il massimo lo si raggiunse col Jeremiah Johnson diventato Corvo rosso non avrai il mio scalpo, del 1972, di Sidney Pollack con Robert Redford, da subito un cult). Ma questa volta si sono superati: Black 47 è diventato The renegade. Sempre inglese e col merito di non far capire più niente. Il «rinnegato», infatti, è proprio l'opposto, e diciamo subito perché.
    Il film narra di Martin Feeney, un irlandese che, per mangiare, si è arruolato nell'esercito britannico ed ha combattuto in Afghanistan e in India. Torna a casa nel 1847 anno che è «nero» (Black 47) per due motivi. Gli occupanti inglesi, che trattano gli irlandesi papisti come feccia, hanno introdotto la tassa sugli affitti, che i lord latifondisti intendono scaricare sugli affittuari. Così, chi non può pagare viene sfrattato. La cerimonia consiste nello scoperchiare i tetti di paglia rendendo le case (già catapecchie) inabitabili. Per giunta, in quel fatale anno, la malattia delle patate, principale quando non unico alimento di quel disgraziato popolo, aggiunge la morte per fame. Si calcola un milione di morti e altrettanti emigrati in America. Mentre il poco grano che c'è viene dirottato verso l'Inghilterra.
    Il nostro reduce trova sua cognata e i figlioletti scalzi in pieno inverno (non hanno neanche le scarpe), sua madre è morta di febbri perché senza medicine, suo fratello è stato impiccato in quanto cercava di opporsi allo sfratto. Qualcuno a questo punto ricorderà che questo film l'avevo già recensito qui due anni fa, quando uscì. Ma allora avevo dovuto vederlo in lingua originale e fare acrobazie di interpretazione perché nel film gli irlandesi parlano tra loro in gaelico (cosa che autorizza un giudice inglese a condannare uno che neanche sa di cosa lo si incolpa). Solo adesso è uscito doppiato in italiano e lo ri-consiglio perché è davvero bello. Tra i protagonisti c'è Hugo Weawing, già Elrond re degli Elfi ne Il Signore degli Anelli e anche, con la maschera del papista Guy Fawkes, in V for vendetta), che è stato compagno d'armi del reduce e ora, da poliziotto, deve dargli la caccia. Infatti, quando Feeney trova la cognata e i suoi nipotini morti assiderati nella casa privata del tetto, capisce che deve farsi giustizia da solo.
    In una scena si vede un funerale con bara "ecologica": per risparmiare legno, i morti di serie B (cioè gli irlandesi) vengono portati sulla fossa comune in una bara il cui fondo si apre lasciando cadere il cadavere e può essere riutilizzata. Questa cosa è storica e non avveniva solo in Irlanda, ma perfino nell'impero austriaco dell'«illuminato» Giuseppe II. In un'altra scena gli affamati (cioè i più) possono lucrare di una scodella di zuppa calda offerta da un pastore protestante. A patto che prima recitino l'atto d'abiura nei confronti del cattolicesimo, sennò nisba.
    Anche il nostro Sud, col Risorgimento, subì trattamenti del genere e qualche film nostrano lo ammette. Salvo, però, mostrare che le ragioni e i torti devono essere equamente divisi, e via salvando la mitologia nazionale. Nel film irlandese no: i cattivi sono solo gli inglesi senza se senza ma. Perché è questa la verità, e i numeri della loro emigrazione parlano chiaro. Solo quelli della nostra non parlano affatto, e i sudisti devono continuare ad applaudire una forma statale che per loro è stata solo una camicia da forza. Gli irlandesi sono riusciti a sfilarsi la loro perché non hanno mai dimenticato di averla. Vabbè, pace. Ma non perdetelo, il film, è davvero bello.
    5 min
  • L'uomo senza volto** (1993) - Il primo film con la regia di Mel Gibson
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=107

    L'UOMO SENZA VOLTO, IL PRIMO FILM (DEL 1993) CON LA REGIA DI MEL GIBSON
    Un maestro ed il suo allievo, questi i personaggi protagonisti del racconto. Due esistenze particolari ed in qualche modo ferite da fatti e condizioni diversi ma che alla fine trovano una somiglianza ed una comunanza. Il ragazzo ha un desiderio: diventare pilota dell'esercito come suo padre prematuramente scomparso di cui egli ricorda poco e ne fa quindi un personale eroe, un mito. Per accedere all'accademia militare bisogna superare degli esami molto difficili e nella sua famiglia nessuno crede alle sue possibilità e reputano il suo desiderio un sogno irrealizzabile.
    Il contesto dove vive il ragazzo è assai fragile: una sorellastra più grande con la quale condivide un rapporto di reciproco odio, una sorellina troppo intelligente che gli ricorda continuamente la sua superiorità intellettiva ed infine una madre che fatica a tenere le briglia della sua famiglia ed è alla costante ricerca di un marito. Per una serie di circostanze il ragazzo arriva a conoscere l'altro protagonista della storia, quello che diventerà il suo Maestro: un personaggio presentato all'inizio come un essere misterioso pieno di loschi segreti. Una serie di dicerie che nascono dal suo aspetto fisico: un volto deturpato a metà per via di un incidente. Inoltre conduce una vita ritirata e solitaria e perciò, sapendo poco di lui, gli abitanti del piccolo centro imbastiscono strane storie a suo riguardo, tutte dettate da una immaginazione malata.
    Il ragazzo, scoprendo nella vita del misterioso personaggio un passato da insegnante, gli chiede di fargli da tutore. La cosa avviene, ma in modo tutt'altro che facile: le lezioni all'inizio saranno dure e severe attraverso un rapporto quasi di sfida da parte dell'insegnante; ma nel tempo per l'allievo tutto diventerà prezioso, sarà per lui lo spalancarsi di nuove porte e l'avverarsi di molte promesse sopite. Egli studia, impara e, soprattutto, gusta in un presente e scopre che le cose che apprende lo riguardano e cresce la stima in se stesso. Tutto grazie al maestro che sa condurlo con pretesa e fiducia. Parallelamente al rapporto importante che si instaura tra i due accadono altri avvenimenti che mettono a dura prova la bellezza del loro incontro.
    Il film, nell'arco della sua durata, sa testimoniare con precisione le attese di un adolescente e la risposta libera dell'adulto quando è capace di credere nell'altro. Gli altri adulti presenti nel film evidenziano una inadeguatezza rispetto alle esigenze del mondo adolescente che tutt'al più rimanda allo psicologo (come si vede in alcune scene): ovvero, tutto ciò che nei ragazzi appare come naturale crisi e inquietudine da attraversare diventa un problema allarmante da esaminare ed analizzare. Non è invece quello che fa il tutore nel film: non analizza il suo discente, né lo esamina ma lo prende con se così com'è, perché sa che in quel volto pieno di domande c'è un destino e nell'istante della comunicazione di sé (attraverso l'insegnamento) esso si rivela, senza rimandi. Molto importante è notare che il film finisce come inizia: le prime immagini mostrano un sogno che si trasforma in un incubo, le scene finali sono le stesse ma si tratta del sogno avverato con la certezza di una presenza costante nell'avventura della vita.
    5 min

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Quando il grande schermo produce capolavori. Recensioni a cura del sito FilmGarantit.it