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L’intelligenza artificiale non si limita più a elaborare informazioni: seleziona dati, costruisce risposte, interpreta problemi e sempre più spesso media il nostro rapporto con la realtà.
In questa intervista a Valerio Capraro, professore di Psicologia all’Università di Milano-Bicocca e autore di The Economics of Language, il punto di partenza è proprio questo: che cosa succede quando affidiamo a un sistema di AI non soltanto una ricerca, ma una parte crescente del nostro giudizio?
Il confronto parte dal rischio di omologazione. Se milioni di persone interrogano gli stessi modelli, potremmo ottenere decisioni più efficienti, ma anche risposte più simili e una minore varietà di pensiero. E quando l’AI sbaglia, il problema non riguarda soltanto l’errore del modello, ma la nostra disponibilità ad accettarne la risposta senza metterla davvero in discussione.
Da qui si passa ai bias. L’intelligenza artificiale può aiutarci a riconoscere alcune distorsioni cognitive, ma può anche incorporarne altre attraverso i dati con cui viene addestrata e le scelte con cui viene successivamente raffinata. La vera questione diventa quindi capire se stiamo costruendo strumenti capaci di correggere i nostri errori o sistemi che rischiano di renderli più difficili da riconoscere.
Un altro tema centrale è il linguaggio. Capraro studia come le parole influenzino i comportamenti e mostra perché l’AI introduce una novità profonda: la possibilità di adattare il messaggio alla singola persona, alle sue preferenze, ai suoi timori e ai suoi valori. La persuasione esiste da sempre, ma con l’intelligenza artificiale può diventare molto più personalizzata e scalabile.
Nella parte finale l’intervista torna alle decisioni economiche e finanziarie. L’AI potrebbe aiutarci a mantenere memoria dei nostri obiettivi e del nostro orizzonte temporale, ma potrebbe anche assecondare la nostra impazienza e rafforzare il present bias. La qualità delle decisioni dipenderà quindi non solo dalla tecnologia, ma dal modo in cui sceglieremo di usarla.
Il punto che attraversa tutta la conversazione è semplice: più l’AI diventa capace di parlare con noi, più diventa importante capire quando ci sta aiutando a pensare e quando, invece, sta iniziando a pensare al posto nostro.
Approfondisci questi temi attraverso i video articoli disponibili su ProfessioneFinanza.com.
Per decenni l’ordine internazionale si è retto su un equilibrio relativamente stabile: leadership americana, alleanze, commercio globale e regole condivise.
Oggi quel sistema si sta indebolendo.
In questa puntata di FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia, Jonathan Figoli ne parla con Edoardo Campanella, Direttore e Chief Editor dell’Investment Institute di UniCredit e coautore con Marta Dassù di L’età della prepotenza.
La conversazione parte dalla fine della Pax americana e dal concetto di “non ordine”: una fase nella quale nessuna potenza sembra davvero in grado di costruire un nuovo equilibrio stabile, mentre forza, tecnologia, energia, materie prime e finanza diventano sempre più strumenti di potere.
Si parla del ruolo degli Stati Uniti, dell’ascesa della Cina, dei limiti dell’Europa e di un sistema globale sempre più frammentato, nel quale le alleanze diventano più flessibili e la competizione economica si intreccia con quella geopolitica.
Ma il confronto entra anche nelle conseguenze finanziarie: de-dollarizzazione, centralità ancora fortissima dei mercati americani, concentrazione degli investimenti e vulnerabilità di un sistema che continua a dipendere dal dollaro proprio mentre cambia il ruolo degli Stati Uniti nel mondo.
La domanda finale è quindi inevitabile: se il vecchio ordine non tornerà e quello nuovo non è ancora nato, chi sosterrà il costo economico e finanziario di questa lunga fase di transizione?
Approfondisci questi temi attraverso i video articoli disponibili su ProfessioneFinanza.com.
Per decenni gli Stati Uniti sono stati molto più di una grande potenza economica e militare: hanno rappresentato il centro di un sistema costruito su alleanze, mercati finanziari, dollaro e fiducia nella stabilità delle istituzioni americane.
Oggi quel rapporto sembra essersi incrinato.
In questa puntata di FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia, Jonathan Figoli ne parla con Alessandro Lubello, editor di economia di Internazionale, partendo da una domanda centrale: quanto può durare il potere americano se si indebolisce la fiducia su cui è stato costruito?
La conversazione affronta il cambiamento dei rapporti con gli alleati, il ruolo del dollaro, la dipendenza europea dagli Stati Uniti e il modo in cui il resto del mondo sta iniziando a ripensare il proprio rapporto con Washington.
Si parla anche di midterm e della tenuta delle istituzioni americane, perché il tema non riguarda soltanto la politica estera, ma anche la capacità degli Stati Uniti di continuare a essere percepiti come un riferimento stabile e prevedibile.
La questione, quindi, non è solo quanto l’America sia ancora forte, ma quanto il mondo sia ancora disposto a fidarsi di lei.
Approfondisci questi temi attraverso i video articoli disponibili su ProfessioneFinanza.com.
La denatalità viene spesso raccontata come un problema di numeri: meno bambini, meno giovani, una popolazione che invecchia.
Ma il cambiamento è molto più profondo.
In questa puntata di FinanceTV Talks - Le Voci dell'Economia, Jonathan Figoli ne parla con Alessandra Minello, docente di Demografia all’Università degli Studi di Padova e autrice di Senza figli. Scelte, vincoli e conseguenze della denatalità.
La conversazione parte dalla trasformazione della famiglia italiana: nuclei più piccoli, meno figli, più persone sole, percorsi di vita meno lineari e una crescente sovrapposizione tra generazioni.
Si parla poi di lavoro, salari, welfare, servizi, genitorialità e di come stiano cambiando le condizioni che influenzano la scelta di avere figli.
Ma soprattutto emerge una domanda più ampia: come deve cambiare una società costruita per famiglie numerose quando le famiglie si restringono e la longevità aumenta?
Perché la denatalità non riguarda soltanto chi nasce. Riguarda anche chi si prenderà cura degli anziani, come verranno distribuite le risorse, quali generazioni sosterranno il welfare e quali nuove forme familiari dovranno essere riconosciute e supportate.
Una riflessione su demografia, economia e futuro della società italiana.
Approfondisci questi temi attraverso i video articoli disponibili su ProfessioneFinanza.com.
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo, ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere più a lungo in piena autonomia.
In questa puntata di FinanceTV, Jonathan Figoli ne parla con Chiara Ryan, ricercatrice dell’Area Consumi, Mercati e Welfare del Censis, partendo dai dati sulla longevità, sull’invecchiamento della popolazione e sui nuovi bisogni assistenziali.
La conversazione affronta un cambiamento destinato a incidere profondamente sulle famiglie italiane: più anziani, nuclei familiari più piccoli, più persone sole e una crescente pressione sui sistemi di cura. Il tema non riguarda soltanto la sanità, ma anche il patrimonio, la casa, il welfare e la capacità di preservare l’autonomia nelle fasi più avanzate della vita.
Nel corso dell’intervista si parla anche di solitudine, telemedicina, assistenza di prossimità, senior housing e passaggio generazionale della ricchezza, fino al tema dell’“imbuto dei patrimoni”: meno figli significa anche meno eredi e una diversa concentrazione delle eredità.
La vera domanda, quindi, non è soltanto quanto vivremo, ma come riusciremo a finanziare, organizzare e proteggere una vita più lunga.
Approfondisci questi temi attraverso i video articoli disponibili su ProfessioneFinanza.com.
L’Italia è ancora un Paese ricco, ma da decenni fatica a crescere. La produttività ristagna, i salari reali non aumentano, i giovani qualificati cercano opportunità all’estero e la popolazione in età lavorativa diminuisce. Sono problemi separati oppure le conseguenze di un declino strutturale che si alimenta nel tempo?
Nella nuova puntata di FinanceTV, Jonathan Figoli intervista Guido Ascari, economista e coautore insieme a Riccardo Trezzi di Fotografia di un declino, un’analisi basata sui dati delle trasformazioni dell’economia italiana.
La conversazione parte dalle radici della stagnazione economica, mettendo in relazione produttività, demografia, capitale umano, investimenti e debito pubblico. Un intreccio di fattori che rende difficile affrontare il declino attraverso singoli interventi o politiche di breve periodo.
Un passaggio centrale riguarda la crisi demografica: il calo della popolazione in età lavorativa modifica la capacità di innovazione del Paese e pone nuove questioni sulla sostenibilità del sistema pensionistico.
Il confronto si sposta poi sul rapporto tra produttività, salari e patrimonio. Se il lavoro permette sempre meno di accumulare ricchezza, quanto diventa importante il patrimonio della famiglia di origine? E quali conseguenze produce una società nella quale l’eredità pesa sempre di più sulle opportunità delle nuove generazioni?
Spazio anche all’intelligenza artificiale e alla trasformazione tecnologica: l’AI può offrire nuove opportunità di crescita, ma il ritardo europeo nell’innovazione e la concentrazione del potere economico nelle grandi aziende tecnologiche aprono interrogativi sul futuro del lavoro e sulla distribuzione della ricchezza.
Infine, la fuga dei cervelli. Per Ascari il problema non è soltanto che i giovani italiani vadano all’estero, ma che l’Italia non riesca ad attrarre un flusso equivalente di competenze, capitali e imprese innovative.
Una conversazione per comprendere perché l’Italia abbia perso terreno rispetto alle altre economie avanzate e quali condizioni strutturali siano necessarie per recuperare produttività, capacità di innovazione e opportunità di crescita.
Per approfondire questi temi, guarda i videoarticoli e le interviste disponibili su www.ProfessioneFinanza.com.
#EconomiaItaliana #Produttività #Demografia
Per trent’anni l’Occidente ha pensato che il resto del mondo sarebbe diventato più simile a lui: più mercato, più democrazia, più globalizzazione.
Oggi il dubbio è quasi opposto: e se fosse stato l’Occidente, almeno in parte, a cambiare?
Nella nuova intervista di FinanceTV, Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera e autore di Imperi allo specchio. Dovevamo cambiare la Russia, la Russia ha cambiato noi, parte proprio da questa provocazione per leggere la crisi del modello occidentale e gli equilibri che stanno ridisegnando il rapporto tra politica, ricchezza e potere.
La conversazione attraversa il ruolo di Trump nella trasformazione degli Stati Uniti, la concentrazione della ricchezza, la crisi della democrazia liberale e il parallelo con il disfacimento del sistema sovietico. Da qui il confronto si sposta sul dollaro, sul debito pubblico americano e sulla capacità degli Stati Uniti di continuare a sostenere il ruolo di potenza che garantisce mercati e rotte commerciali aperte.
Nella seconda parte, il focus passa all’Europa: ricca ma fragile sul piano strategico, tecnologico e militare, stretta tra la guerra in Ucraina e una competizione globale sempre più dura. Infine, il rapporto con la Cina mostra quanto il nuovo equilibrio internazionale sia ormai fatto non solo di rivalità, ma anche di dipendenze reciproche, compromessi e leve economiche.
Un confronto per capire come stanno cambiando gli imperi, le istituzioni e il denaro, e perché leggere la geopolitica significa sempre di più capire anche il futuro dell’economia e dei mercati.
Per approfondire questi temi attraverso video, analisi e articoli, visita ProfessioneFinanza.com.
Gli italiani risparmiano ancora. Ma stanno costruendo il patrimonio giusto per il futuro?
Gli italiani continuano a essere grandi risparmiatori, ma il modo in cui accumulano e conservano la propria ricchezza è ancora adatto a una società che vive più a lungo, fa meno figli e deve affrontare nuove esigenze previdenziali?
Nella nuova puntata di FinanceTV, Jonathan Figoli intervista Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, per approfondire i risultati dell'Indagine sul Risparmio 2026, realizzata con Intesa Sanpaolo e intitolata Le tre dimensioni del risparmio: tecnologia, consapevolezza e disciplina.
La conversazione parte dalla tradizionale preferenza degli italiani per liquidità, immobili e sicurezza finanziaria, per affrontare un cambiamento più profondo: non basta più chiedersi quanto riusciamo a mettere da parte, ma occorre capire se quel patrimonio sarà in grado di sostenere i nostri bisogni futuri.
Il confronto approfondisce anche il rapporto dei giovani con il rischio. Redditi più bassi, accesso tardivo all'eredità e crisi economiche ripetute condizionano le scelte di investimento proprio delle generazioni che avrebbero più tempo per beneficiare dell'accumulo di lungo periodo.
Un passaggio centrale riguarda la longevità e il trasferimento della ricchezza: la casa resta uno strumento importante per lasciare patrimonio ai figli, ma può anche diventare una risorsa per integrare il reddito durante la pensione. Come cambiano le scelte familiari quando si vive più a lungo e l'eredità arriva sempre più tardi?
Si affrontano inoltre previdenza complementare, coperture sanitarie, Long Term Care e difficoltà di pianificare economicamente una vecchiaia più lunga, soprattutto in un Paese in cui le reti familiari si stanno restringendo.
Infine, spazio alla tecnologia e all'intelligenza artificiale: gli strumenti digitali semplificano l'accesso ai servizi finanziari, ma il rapporto umano continua ad avere un ruolo centrale quando si tratta di prendere decisioni sul proprio patrimonio.
Una conversazione sul futuro del risparmio italiano, tra trasformazioni demografiche, nuove esigenze di protezione e ruolo della consulenza finanziaria.
🎥 Per approfondire questi temi, guarda i videoarticoli e le interviste disponibili su www.ProfessioneFinanza.com.
#Risparmio #Investimenti #FinanceTV
L’Italia è un Paese ricco di patrimonio, ma questo non significa automaticamente essere un Paese capace di creare nuova ricchezza, aumentare la produttività o offrire le stesse opportunità alle nuove generazioni.
Nella nuova intervista di FinanceTV, Giulio Centemero affronta tre nodi strettamente collegati: il rapporto sempre più importante tra reddito e patrimonio di partenza, la difficoltà di trasformare il risparmio privato in capitale capace di sostenere imprese ed economia reale e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività e sul lavoro.
La conversazione parte da una domanda sempre più centrale: quanto conta ancora il lavoro, se il patrimonio familiare pesa sempre di più sulle opportunità individuali? Da qui il confronto si sposta sulla ricchezza degli italiani, ancora fortemente concentrata in immobili e liquidità, e sul ruolo che educazione finanziaria, incentivi e accesso ai mercati possono avere nel renderla più produttiva.
Nella parte finale, il focus passa all’intelligenza artificiale: una tecnologia destinata ad aumentare la produttività, ma che apre interrogativi importanti su salari, competenze e futuro del lavoro, soprattutto per le professioni intermedie.
Un confronto che mette insieme ricchezza, crescita, opportunità e tecnologia, per capire come sta cambiando il rapporto tra patrimonio personale ed economia del Paese.
Per approfondire questi temi attraverso video, analisi e articoli, visita ProfessioneFinanza.com.
Il mondo finanziario sta cambiando più velocemente delle regole con cui abbiamo imparato a investire.
Con Giuseppe Semerano, founding partner di Stone Capital, una conversazione su cosa significhi oggi costruire un portafoglio in un contesto in cui alcune certezze del passato stanno diventando meno solide.
Si parte dal debito pubblico americano e dal ruolo dei Treasury: quanto possono continuare a essere considerati un safe asset, chi finanzierà il crescente fabbisogno degli Stati Uniti e cosa cambia se Giappone ed Europa tornano ad avere rendimenti domestici più interessanti?
Da qui il ragionamento si sposta su Wall Street. Tassi più elevati e rendimenti governativi più competitivi possono creare un effetto sostituzione rispetto all’equity, proprio mentre una parte importante della crescita dei mercati resta concentrata su pochi titoli e sull’intelligenza artificiale.
La conversazione entra poi nella costruzione concreta del portafoglio: concentrazione dell’MSCI World, necessità di guardare davvero dentro ETF e fondi, ruolo di oro e Bitcoin e limiti dell’idea di un portafoglio valido “per tutte le stagioni”.
Infine l’intelligenza artificiale, non soltanto come tema di investimento, ma come tecnologia destinata a trasformare il lavoro stesso di portfolio manager e gestori, accelerando analisi, programmazione e costruzione degli strumenti finanziari.
Una riflessione su come investire quando il passato non basta più per spiegare il futuro.
Per approfondire questi temi attraverso video e articoli, visita ProfessioneFinanza.com.
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