Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO

Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO

By Ente del Turismo GermaniaSociety & CulturePlaces & Travel
Download on the App Store

Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO episodes

  • Complesso ebraico di Erfurt & Wartburg – Lettere dal passato
    Si trovarono delle lettere, conservate quasi per errore, sicuramente per caso, in una piccola cassa di quercia nella parte più alta del mio castello, qui da me a Wartburg, vicino Eisenach. Lettere di un commerciante di sale, che ogni tanto riusciva a mettere le mani anche su qualche spezia o stoffa pregiata; erano composte da numeri, conti, stralci di biografia, commerci con Erfurt e altre lettere di mano differente, altra scrittura e ritmo.
    In una di queste lettere si raccontava del rapimento di Martin Lutero da parte di Federico III di Sassonia: una farsa, seppur a fin di bene, quando il salvacondotto del monaco non gli garantiva più la sicurezza, minacciata dall’editto di Worms e la conseguente taglia sulla sua testa. Il commerciante, sembra, fu testimone dell’evento, guardò gli emissari su cavalli dal manto lucido che lo presero, gentilmente, un invito, e lo accompagnarono da me, a Wartburg, nel mio castello; lo stesso luogo dove la sfortunata e in seguito canonizzata Elisabetta di Turingia passò la maggior parte della sua corta vita da vedova. Lo sistemarono in una cella, racconta la lettera, o per meglio dire in una piccola stanza, diventata poi celebre come la Lutherstube, dove in quel periodo d’esilio Lutero si dedicò alla prima traduzione in tedesco del Nuovo Testamento, dalla versione greca. Fu un dicembre freddo ma produttivo. Così produttivo che, si legge in un’altra lettera, la stanza divenne meta di pellegrinaggio di diversi fedeli protestanti, felici di ritrovare il mio castello nelle vesti di casa della loro nuova guida spirituale, dopo averne ascoltato le lodi in taverne illuminate da candele, quando strumenti improvvisati accompagnavano opere e leggende dei grandi poeti Walther von der Vogelweide e Wolfram von Eschenbach.
    Le stesse opere venivano descritte anche in un’altra lettera, accennate, riprese durante il resoconto di una serata a Erfurt, diventata, secoli dopo, capitale della Turingia. Una serata trascorsa con la comunità ebrea, che dopo aver concluso baratti e affari per la prima volta assieme, l’aveva invitato a passare del tempo con loro.
    Erano rimasti in pochi in città, dopo i pogrom degli anni precedenti, e i loro luoghi sacri erano ora abbandonati, travestiti, sommersi o nascosti.
    Il commerciante non conosceva nulla di loro, e in tutti i suoi viaggi, fino a quel momento, non se n’era interessato. Così fece domande e s’incuriosì. Diverso di questo materiale si ritrova sia nei resoconti che negli stralci biografici, dove approfondisce il suo punto di vista sui fatti che perseguitarono quegli ebrei, e che lascerò giudicare a voi, in privato. Qui riporto le piccole e a volte toccanti descrizioni che fa di quei luoghi, e della gente che glieli illustrò.
    Prima la Vecchia Sinagoga, utilizzata come magazzino, ristorante e sala da ballo. La più antica dell’Europa centrale, le cui parti più antiche risalgono all’XI secolo, dove la cantina ha rappresentato l’ultima speranza di salvezza per i grandi tesori di un ebreo disperato e ucciso durante il pogrom del 1349.
    Con la sinagoga anche la Mikvah di Erfurt era caduta nell’oblio. Spiegarono al commerciante dei rituali che lì avvenivano: un bacino d’acqua utilizzato specialmente dalle donne per purificarsi dopo aver toccato i morti, il sangue o altri oggetti religiosamente impuri. Dopo l'emigrazione forzata nel 1453, fu riempito e trasformato in una cantina.
    C’era poi un edificio chiamato la Casa di Pietra, quello nel complesso d’edifici del Benediktsplatz, con i suoi portali, il soffitto a travi, il timpano della scala principale e le travi del tetto. Un edificio eretto nel 1200 che testimonia la convivenza tra cristiani ed ebrei già a quell’epoca. I resoconti vanno avanti, descrivendo la vita quotidiana e i nomi di chi ne faceva parte.
    Ci sono poi altre lettere, sempre nello scrigno di quercia, scritte su carta più recente, alcune a macchina addirittura. Una parla della Piccola Sinagoga costruita nel XIX secolo, degli sforzi del dottor Ephraim Salomon Unger per dare un luogo rituale alle famiglie della città, e della costruzione, pochi decenni più tardi, della Grande Sinagoga a Kartäuserring, aggiungendo come quella piccola fosse stata trasformata in deposito di botti e liquori, fatto che la salvò dalla distruzione durante la grande guerra.
    Un’altra ancora cita il Vecchio Cimitero Ebraico, di quello Nuovo vicino all'attuale Thüringenhalle e parla di come il riposo dei morti duri per sempre. Null’altro.
    Lettere scritte per non dimenticare, un resoconto cominciato con un commerciante di sale, continuata dai suoi discendenti e portata avanti dalla storia, tanto qui da me, a Wartburg, quanto in tutto il resto dei luoghi nel mondo.
    Erfurt e Wartburg si trovano all'interno dell'ITINERARIO DELLA FEDE presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
    6 min
  • Colonia, Augustusburg, Aquisgrana - Venti e cattedrali
    Le correnti d’aria si muovono in alto, sopra le montagne e gli sguardi. Hanno il colore di un vetro pulito, ma i loro effetti sono più che tangibili, soprattutto quando si avvicinano al suolo, quando sradicano alberi e li accarezzano, quando fanno volare i fazzoletti dalle mani dei miei cittadini e quando s’infrangono sulle finestre delle mie case, dove si fanno avvertire con soffi e vibrazioni.
    Io, Aquisgrana, mi sento una città vecchia, o per meglio dire saggia, e nel raccogliere questa saggezza ho assistito, accolto e respinto molti di questi venti, ancor prima della nascita del Figlio di Dio, quando i primi insediamenti si stanziarono tra le foreste e le sorgenti termali che mi circondano. Un giorno, poi, arrivò Carlo, detto il Magno, che mi scelse come casa, seguì gli insegnamenti di quel Figlio, cristianizzò i pagani e, nel Natale dell’800, fu incoronato Imperatore da Papa Leone III, nella basilica di San Pietro, a Roma. Una basilica maestosa, sembra, e quella maestosità volle riportarla anche qui da me, a suo modo: in soli 10 anni mi donò una Cattedrale con la benedizione della Santa Maria, che nel corso dei secoli si ampliò, rimanendo, ad oggi, uno dei migliori edifici conservati di quel periodo, riconosciuta poi tra i primi patrimoni UNESCO mondiali, a più di mille anni dalla sua costruzione.
    Una costruzione magica, con quel suo altare ruotato di 38 gradi verso est rispetto alla struttura delle vie romane, che diede in seguito vita a diverse piazze triangolari nella zona confinante; il trono, costruito si dice, con il marmo del santo sepolcro di Gerusalemme, e il tesoro, fatto di 130 opere, tra manoscritti, rilegature, casule, dipinti e sculture.
    Ricordo quel periodo e il vento di novità che portava l’imperatore. Con lui divenni il centro culturale e intellettuale d’Europa, ambita meta di pellegrinaggio, soprattutto alla cadenza dei sette anni, quando ai viaggiatori era permesso ammirare il lenzuolo e il tovagliolo di Gesù, l’abito della Vergine Maria e il panno per la decapitazione di Giovanni Battista, reliquie ricevute in dono da Carlo Magno e conservate nella pietra della Cattedrale.
    Sempre dall’Italia, poi, arrivò un altro vento, che cominciò a soffiare a Milano e, grazie all’ecclesiastico Reinald von Dassel, portò le ossa dei Re Magi a Colonia. Per la città cominciò tutto così, il cantiere eterno di Dio: un susseguirsi d’arcivescovi che, a partire dal 1248, costruirono anche là una cattedrale; un processo che durò più di 600 anni, dove si partì con l’altare maggiore, imprescindibile, con una lastra monolitica di calcare nero, la più grande tra le chiese cristiane; ci furono poi gli stalli del coro in legno di quercia, proprio dietro quell’altare, circondati dalle 14 statue a pilastro; verticalmente, a riparare dai venti, fu installato il ciclo di vetrate colorate più esteso d’Europa, che si dice possa rendere tangibile l’onnipotenza di Dio durante i racconti biblici, in mezzo alle tombe dei 12 arcivescovi lì sepolti.
    In cima ai soffitti e ai tetti, invece, Decke Pitter, la campana grassa, la campana di San Pietro, 24 tonnellate di metallo che risuonano in occasioni speciali e festività. Qui, anche i venti più forti faticano a farla oscillare.
    La corrente che soffia a sud di quelle abitazioni, invece, a sud di Colonia, porta all’area dei castelli, dove svetta il Palazzo Brühl, residenza preferita dell'Elettore di Colonia e Arcivescovo Clemens August, della Casa di Wittelsbach. Una delle prima creazioni di rilievo del rococò tedesco, dove, tra i molti artisti, vi lavorò anche il grande architetto Balthasar Neumann, che diede vita allo scalone d’onore, opera dinamica ed elegante.
    E seguendo la scia brillante di quel rococò, a una romantica passeggiata di distanza dal Palazzo, lo stesso arcivescovo fece costruire la Palazzina di Caccia di Falkenlust, sempre sotto la direzione del più corteggiato architetto del momento, il belga François de Cuvilliés. Là, dove la posizione della prima pietra venne determinata dalla traiettoria degli aironi, cavalieri d’aria e prede della falconeria, scommesse di vita in volo nel loro tragitto verso il Vecchio Fiume, a Wesseling.
    E alcune delle loro piume, ogni tanto, risalgono il Reno, le sento da qui, da Aquisgrana, sono sollevate dal vento e trasportate sopra le montagne, invisibili tra le correnti, mentre a terra la vita continua, e la città di Carlo Magno, immortale, accoglie pellegrini e turisti da tutto il mondo.
    Colonia, Aquisgrana e Augustusburg si trovano all'interno dell'ITINERARIO FAMILY presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
    6 min
  • Augusta, Ratisbona e le Grotte Sveve – Racconti d’acque e ghiaccio
    “Chiamatemi Martel”, gracchiava sempre, invece di salutare, mentre si accomodava nel suo angolino del bar, solo, troppo sobrio per aver a che fare con la gente. Diceva di essere un pirata in pensione dalla salsedine marina, ed effettivamente ne aveva l’aria. Era da anni che lo vedevo in una delle mie taverne che affacciavano sulle rive del Danubio, ospite, ormai figlio, adottato da me, Ratisbona, come tanti altri prima di lui.
    Una birra dopo l’altra si avvicinava alle persone, lanciando frasi alla ricerca d’appigli, finché, stufo d’aspettare, cominciava con le sue storie ad alta voce.
    Iniziava sempre con me, raccontando del periodo del Sacro Romano Impero e di come ne fossi il centro politico, di come venni fondata dai romani, quelli veri, quelli vecchi, e di come fossi un importante snodo commerciale, centrale, maestrale e prolifico per tutte le vie che arrivavano all’Italia, la Boemia, le terre russe e l’oscura Bisanzio. Alla quarta birra elencava i monasteri di St. Emmeram, la Cappella Vecchia, la Porta Praetoria, Niedermünster e St. Jakob, il Ponte di Pietra, la Cattedrale di San Pietro e il municipio tardo gotico, immaginando di rispondere a qualche turista di passaggio che chiedeva cosa visitare. Parlava della Mura di Castra Regina, dove si accampavano le legioni di Marco Aurelio, di come proprio loro, i romani, quelli veri, avessero scelto una posizione strategica, sopra il Danubio, come confine del proprio impero, e di come, oggi, io sia la città medievale meglio conservata della Germania!
    Ogni tanto, poi, il pirata cadeva in silenzio, lo sguardo fisso, la mente persa in vecchie avventure, le notti in cella leggendo una vecchia copia di un classico inglese, imparando la lingua.
    “Martel, ma tu dove sei nato?”, chiedeva qualcuno, sprovveduto, mentre chi lo conosceva già alzava gli occhi al cielo.
    “Non qui a Ratisbona”, rispondeva lui, anche se ormai io lo pensavo davvero come un figlio, da proteggere. A volte anche da sé stesso.
    A forza di indovinare il suo luogo di nascita si passava a parlare di Augusta, a ventinove ore di cammino da lì, e sì, lui le aveva fatte tutte, durante quei sei mesi in cui una voce gli impediva di navigare le acque. Gli era piaciuta molto, Augusta, parlava sempre dell’ingegno di quei tipi là, di come avevano creato una città di canali dividendo i tre fiumi, Lech, Wertach e Singold; “Dominano l’acqua quei tipi”, diceva sempre, con mulini e magli e stazioni di pompaggio costruite ancora nel Medioevo. “Un gran centro industrializzato, già”, recitava dandosi qualche aria, “sapete che ha ben 530 ponti? Più di Venezia, esatto”.
    Parlava poi dell’acquedotto di Hochablass, pioneristico e di una bellezza grandiosa, e della centrale di Gersthofen, sul Lech, che fu il primo a fornire energia elettrica a livello nazionale. “Sapete che nel “72 la fiamma olimpica venne accesa proprio là?” concludeva, aspirando una pipa ormai morta e cercando di richiamare l’attenzione del barista.
    “Martel, quindi sei nato là ad Augusta?” gli chiedevano.
    “Mai,” esclamava, una pausa, e poi ululava: “io vengo dai ghiacciai!”.
    Sapevo di cosa stesse parlando, erano luoghi lontani da Ratisbona, più distanti ancora di Augusta, vicino alle Alpi Sveve.
    Non so se fosse la verità, ma gli piaceva raccontare di essere nato tra quelle capanne, la stessa zona dove, 40000 anni prima, nelle grotte delle valli di Ach e Lone , vicino a Ulm, gli artisti dell’Era Glaciale avevano creato le prime opere d’arte figurativa, insieme a dei flauti in osso e avorio, i più antichi strumenti musicali dell’umanità.
    “Io discendo da coloro che hanno scolpito la Venere di Hohle Fels e l’Uomo-Leone dell'Hohlenstein-Stadel!”, esclamava, serrando il pugno e barcollando.
    A quel punto il proprietario riusciva ad afferrarlo per il bavero e trascinarlo in un taxi, ficcando una lauta mancia in mano al conducente. Il silenzio, quindi, calava su quella riva del Danubio, i miei cittadini potevano riposare. Ripenso a Martel e all’amore che ha per me, Ratisbona, madrina acquisita, e sorrido, pregando non finisca mai di raccontare le sue storie da pirata, i suoi viaggi, le acque navigate e i chilometri passeggiati.
    Ratisbona si trova all'interno dell'ITINERARIO CULTURALE presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
    6 min
  • Bamberga e Würzburg - Una partita a dadi
    Due ragazzi giocavano a dadi. Avevano deciso che il vincente sarebbe diventato un giardiniere, mentre al perdente non sarebbe aspettato nulla, o meglio, una qualche libertà di scelta futura, vaga. Erano nati nei miei quartieri, a Bamberga, e fin da piccoli erano inseparabili, uno a destra e l’altro a sinistra, orizzontali, mai verticali. Uno nato nel quartiere di Bergstadt, l’altro nell’Inselstadt. Per completare il centro storico mancava solo la zona di Gärtnerstadt che, per l’appunto, era quella dei giardinieri.
    Avvertivo il ticchettio dei cubetti numerati che rimbalzavano sul marmo della piazza, nello stesso punto in cui Enrico II, attorno all’anno 1000, decise, passeggiando con la consorte imperatrice Cunegonde, che sì, sarei diventata una città vescovile, lo meritavo. Lo stesso identico punto dove, negli anni, le punte delle scarpe delle grandi signore, in visita nella città, inciampavano puntualmente (maledetto scalino), e a forza d’inciampi e raschiature, quando le mani cercavano appigli improvvisati e ogni tanto i nasi finivano sul muro, lasciando addirittura, in rari casi, qualche o molte gocce color vermiglio, a forza di incespicare si era creato un leggero solco, dove ora rimbalzavano quei piccoli cubi intagliati nell’astragalo di pecore e bovini, un osso compatto e regolare, ideale per essere trasformato in dado.
    I due ragazzi le guardavano, queste grandi signore, mentre facevano il giro dei 1300 monumenti risalenti ai secoli precedenti, con ciceroni a fianco, in posizione di segugi, che mi definivano la Roma Francone, costruita su sette colli come la vecchia italiana. Le guardavano arrivare dalla Cattedrale Imperiale di San Pietro e San Giorgio, imponente con le sue quattro torri, passare dal quartiere dei Pescatori, chiamato la Piccola Venezia, dove tutte, ma proprio tutte, si tappavano il naso, e spesso si appoggiavano ai segugi per paura di scivolare, sia mai che si caschi nell’olezzo. Poi le guardavano passeggiare nel Gärtnerstadt, proprio là, dove tutte le famiglie si dedicavano alla terra e l'odore non era tanto migliore, però dovevano passarci per forza, perché solo al di là del quartiere potevano essere prelevate dalla carrozza che le avrebbe poi portate al Castello di Altenburg, la casa dei vescovi fuori dalla città, dove prima di cena si sarebbero cambiate d’abito.
    Il primo ragazzo, padrone della capra da cui vennero ricavati i dadi, perse. Uomo e animale non avevano mai avuto un buon rapporto in passato, e la cosa proseguiva. Così rimase in città, aspettando una qualche libertà di scelta futura. L’altro, il vincitore, mi lasciò, la sua città natale, Bamberga, per finire alla Residenza di Würzburg, dove cercavano anche giardinieri.
    Stavano completando l’edificio, dev’essere stato intorno al 1780, costruito sorprendentemente nell’arco di una sola generazione, ispirato a città che il ragazzo conosceva solo come parole trasportate da un vento lontano, che passava da Vienna, Genova, Amsterdam, Venezia e Parigi. L’architetto, il dotato Balthasar Neumann, gestiva il tutto come un’orchestra, ammaestrando e curando artisti del calibro di von Hildebrandt, Guthmann, de Cotte, oltre agli italiani Antonio Bossi, genio dell’ornamento, e il più grande pittore veneziano del Settecento, Giovanni Battista Tiepolo. Risultato ne fu il rococò di Würzburg, versione tra le più esuberanti di tutto il paese.
    Il ragazzo venne poi affidato e sottoposto all’artista di giardini, il boemo Mayer, che divise abilmente le aree esterne in tre parti uguali: giardino orientale, meridionale e vivaio. Tutte abbondavano di topiati, siepi, graticci, piante in vaso e passeggiate a pergolato. Il Giardino dell’est iniziò con una grande parterre circolare di broderie, quello del sud era caratterizzato da otto grandi tassi su un bacino d’acqua circolare, mentre le figure decorative del giardino di corte provenivano dal laboratorio dello scultore Wagner.
    Il ragazzo rimase lì per anni, completò il giardino, un dado nella tasca, mentre l’altro era rimasto all’amico, e ci mise molto a tornare a casa da me, a Bamberga, troppo, perché l’amico aveva infine scelto di andare a lavorare fuori città, e così ora toccava a lui aspettare l’altro, per tornare insieme a tirare dadi nel solco della piazza, sotto lo sguardo di signore arrossate e segugi ben disposti.
    Bamberga si trova all'interno dellITINERARIO CULTURALE presente sul sito ufficiale dellente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
    6 min
  • Hildesheim - La Rosa Millenaria e lo stabilimento di Alfed Fagus
    Non c’è mai stata una verità, ma quello che provo a raccontare, a tramandare, è ciò che più vi si avvicina. La memoria veste i panni dell’inganno, si costruisce e modifica a seconda delle volontà, e più si allunga più si confonde nell’orizzonte. Giudico onesto ciò che riporto qui, accettando gli errori e la soggettività della mia testimonianza, che potremmo intitolare Hildesheim e la Rosa.
    Sono stata una città da sempre al servizio della Chiesa, sin da quando divenni diocesi nel 815; a quel preciso anno risale la prima verità, quando l’imperatore Ludovico il Pio tenne una messa durante una battuta di caccia nella foresta d’Ercinia, e un suo cappellano dimenticò un reliquario della Vergine Maria appeso a un cespuglio di rose. Al loro ritorno, il reliquario non poté essere rimosso, l’imperatore lo interpretò come un segno e nacque così la cappella dedicata alla Santa Madre.
    Mezzo secolo più tardi cominciarono i lavori alla cattedrale, sotto la guida del vescovo Altfrid: tre navate, pianta a croce, edificio occidentale a due livelli. Si alternarono poi, nel tempo, diversi successori, come Hezilo e Azelin, ci furono modifiche e ampliamenti, torri d’incrocio e interni riccamente decorati, una nuova facciata neoromanica e la cripta Laurentius.
    La seconda verità arriva da quel cespuglio là, una pianta che già nel 1500 veniva ritenuta tra i fiori più antichi del mondo. La Rosa Millenaria di Hildesheim. Ancora oggi la osservo, come tutti i volti a bocca aperta che vi passano vicino, mentre si arrampica sull’abside della cattedrale. Nonostante i brutali bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, quando quasi tutta la cattedrale fu distrutta, e i suoi interni barocchi perduti per sempre, le radici del roseto resistettero alle bombe, ricrescendo tra le rovine, portando con sé la prosperità della cittadina.
    Un’altra verità su Hildesheim riguarda poi la Chiesa di San Michele. Al contrario della Cattedrale, vicina di terreno, questa chiesa venne risparmiata dai secoli e dal tempo, dalle maledizioni e l’ingordigia di certi vescovi: solo le bombe, pochi anni fa, riuscirono a scalfirla, e solo dalle grondaie in su. Risalente a 1000 anni fa, testimonia con orgoglio l’arte romanica ottoniana della vecchia Sassonia: il soffitto ligneo e gli stucchi dipinti, le famose porte di bronzo e la colonna di Bernward. Tesori a cui negli anni si uniranno la corona di luce del vescovo Hezilo e le fonti battesimali del vescovo Conrad, e di queste verità rimango sicura, memoria o meno, grazie agli scritti ritrovati, soggettivi, certo, ma dove si intravede e riconosce la realtà dei fatti.
    Ce n’è poi un’altra, verità, di cui rimango sicura, fatti avvenuti più recentemente, a sud, nella cittadina di Alfeld. Erano gli anni che precedevano di poco quelle bombe che tentarono di cancellare i miei edifici, quando germinavano idee pericolose nell’aria e diversi cambi erano imminenti.
    Uno di questi cambi stava accadendo nella testa di un uomo, Walter Gropius, che di lì a qualche anno avrebbe rivoluzionato l’architettura creando il movimento del Bauhaus, a Norimberga. Qualcuno aveva capito il suo talento, e quel qualcuno era Carl Benscheidt, lungimirante e innovativo fondatore dell'azienda Fagus, che gli affidò la costruzione della fabbrica di scarpe portata a termine nel 1911. Requisiti d’aria, luce e chiarezza che si fondono con l’utilizzo innovativo d’acciaio e vetro, dove l’architettura e il design, per la prima volta, diventano fattore critico per la qualità della vita dell’uomo.
    Una qualità della vita che tra le mie vie, a Hildesheim, viene sostenuta da musica nell’aria e luci che si arrampicano sulle facciate in graticcio, dove nei secoli si sono collezionate storie, racconti e verità, tutte da aggiungere alla mia testimonianza, alle memorie di una città protetta da un roseto millenario, all’ombra di una cattedrale, insensibile alle forme del male.
    Hildesheim si trova all'interno dell'ITINERARIO VIAGGIO NEL TEMPO presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    6 min
  • Rammelsberg, Goslar, Harz e Quedlinburg – Fossati, miniere e case a graticcio
    Mille anni fa nacque un messaggero. Nessuno ne aveva la certezza ancora, come potevano: un messaggero diventa tale solo nell’attimo in cui la prima lettera affidatagli abbandona la sua mano, raggiungendo il destinatario o chi ne fa le veci. Però, al tempo, si sapeva, sarebbe stato proprio un messaggero. Tra le mille vie, allora, si sparse la voce che finalmente Quedlinburg avrebbe avuto qualcuno a cui affidare le proprie lettere, e si sa, le parole sono il primo passo verso la vita eterna.
    Erano gli albori della storia tedesca, quando il duca sassone Enrico ricevette la corona reale, ai piedi della collina del mio castello. In seguito alla morte del duca, l’amata regina Matilde, poi diventata Santa, avrebbe istituito un convento, inizialmente per pregare il defunto marito, poi trasformato in casa di suore per oltre 900 anni.
    Il messaggero, nel frattempo, si era fatto uomo, o quasi, e arrivò il primo incarico: una lettera, discorsi di soldi e mercanti, e al suo interno però, vista in controluce, una busta più piccola, e il messaggero s’immaginò fossero parole d’amore, così custodì con molta cura la lettera fino a destinazione. Essa si trovava nell’Alto Harz, a un giorno e mezzo di cavallo, una zona con 60 stagni e chilometri e chilometri di fossati e corsi d’acqua, a cui, nel tempo, si sarebbero aggiunti quelli creati dai vari minatori. Più avanti, quando i figli e i nipoti del messaggero sarebbero passati da lì, le acque avrebbero servito anche come risorsa energetica per tutta la zona limitrofa.
    Nel frattempo, io, Quedlingburg, crescevo: c’erano ormai 2000 case a graticcio generosamente decorate, in cui ancora oggi mi ritrovo; costruirono poi anche il Municipio, dal cuore gotico, e che negli anni guadagnò aggiunte di stile rinascimentale; cominciarono ad affiorare le prime chiese, e ciascuna di loro rappresenta, ancora oggi, un’epoca particolare del mio passato, a partire dalla cappella di San Giovanni e la vecchia chiesa di Bad Suderode.
    Intanto, la dinastia del messaggero continuava, ed era una delle poche, all’epoca, in cui anche le donne rivestivano il ruolo, e così la famiglia si muoveva nel tempo e nello spazio dell’impero tedesco.
    E cos’è un messaggero, se non un esploratore con un compito in più? Il movimento è naturale, la curiosità pure, ed è così che, anche secoli dopo la nascita del primo messaggero, quando c’era da consegnare un messaggio a Goslar, si andava a Goslar, si apprezzava il cibo e le tante case a graticcio, allo stesso tempo familiari e sconosciute, si dava un’occhiata attraverso le tende delle finestre, curiosi su cosa si poteva sbirciare, oltre ai vicoli misteriosi e i tetti d’ardesia. Poi, una volta passate una o due notti lì, si andava ad ammirare le miniere del Rammelsberg, dove già da millenni si estraevano rame, zinco, argento e piombo. Enormi buchi nel terreno, dove l’energia per l’estrazione arrivava grazie alla gestione delle acque dell’Alto Harz. Uno di quei luoghi che verranno per sempre ricordati come culle della civiltà tedesca, una delle testimonianze principali dell’antica storia industriale del Paese.
    Oggi sono cambiate tante cose rispetto a quell’epoca, anche qui da me, a Quedlinburg, dove fossati e torre di guardia, seppur perfettamente intatti, rimangono come decorazioni. La zona dell’Alto Harz è balneabile, le miniere di Rammelsberg sono diventate musei, Goslar non fa che migliorare. Sono cambiate tante cose, tutte noi siamo diventate patrimonio UNESCO, ma non è cambiato il valore che da sempre ci portiamo dentro, fin dalla nascita del primo messaggero, fin dalla nostra nascita.
    Rammelsberg, Goslar e il sistema idrico dell'Alto Harz si trovano all'interno dell'ITINERARIO CULTURALE INDUSTRIALE presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    5 min
  • Città termali – Tra arte, acque e imperatori
    Avete mai praticato il Go? Si dice sia stato creato più di 4000 anni fa, quando l’imperatore cinese Yao ebbe bisogno di un gioco per tenere a bada l’animo maledetto del figlio. Pietre bianche contro pietre nere, il vincitore avrebbe dominato il mondo.
    Alcuni dei grandi giocatori tedeschi, anche a distanza di molti anni, hanno sostato nelle mie acque termali, qui a Bad Ems, sulle rive del Lahn, tra i fiumi più puliti d’Europa. È con loro che mi sono innamorata di questa pratica. Fritz Dueball, Hans Pietsch, Jürgen Mattern, ne parlavano non come un gioco ma quanto più come una forma d’arte, dove la creatività si fondeva alla mistica. Una pietra dopo l’altra, alla ricerca della bellezza divina, alla ricerca di una sbirciata nella mente di Dio.
    Guardavo queste tavole quadrate su cui praticavano e mi ci rivedevo: nell’angolo in alto a destra le prime pietre, la SPA House della Principessa di Nassau-Orange, dove soggiornò anche l’imperatore Guglielmo I; appena sotto, la Sala dei Marmi, che insieme al teatro Kurtheater e al casinò, forma il Kursaal, il pittoresco edificio sulle rive del Lahn; a destra, avrei piazzato la Sala delle Fontane, parte della SPA House, famosa per le sue sorgenti curative, dove i bagnanti, armati di bicchieri, si spostano lungo la Brunnenhalle, tra una fontana e l’altra, dissetandosi dove preferiscono.
    Tac, tac, tac, tac. Puntini bianchi sulla tavola, spazio conquistato e la visione di una città termale che prende vita, e qui io, Bad Ems, rinasco ancora.
    Questi giocatori, nel descrivere le varie mosse, utilizzavano termini che mi affascinavano: scale, nodo di bambù, punta di stella, pinzare, salto della scimmia. Occhi grandi, alti e piccoli. Venivano da partite di secoli addietro, a volte millenni, come nel caso di un’altra città termale, quella di Baden-Baden, a sud. Là, sembra che già i romani avessero costruito intorno a quelle acque, iniziatori della tradizione; una partita poi continuata nei secoli da svariati popoli. Le sorgenti che nascono dal parco del Florentinerberg. Tac. Il quartiere delle terme Friedrichsbad, e il balineum romano, tra i complessi termali romani meglio conservati del Baden-Württemberg. Tac. Il centro storico. Tac. I quartieri di ville Beutig-Quettig e Annaberg. Tac tac. Pietre nere acquistano territorio, nasce Baden-Baden, quella che verrà poi definita la Capitale estiva d’Europa.
    Un’altra partita, un’altra città termale, invece, si svolse a est. Una città, quella di Bad Kissingen, lanciata sul piano politico e internazionale nel XX secolo grazie alle svariate visite del cancelliere von Bismarck, anch’esso giocatore a inconsapevole.
    In questo spazio lungo la Fränkische Saale, tra foreste e natura, le pietre utilizzate hanno dato vita a un puzzle di dimensioni immense, dove al centro troviamo il Rathaus, l’ex castello diventato municipio, dove gli antichi arredi rimandano a tempi di charme e incanto; pietra a fianco è Regentenbau, l’edificio in classico stile Art Noveau inaugurato dal re Ludwig III, che può arrivare a ospitare fino a 1000 persone; ci sono poi l’Arkadenbau per l’intrattenimento nei giardini. Tac. Lo stabilimento balneare di Luitpoldbad. Tac. La particolare Scala Verde e il piú grande porticato o la piú grande Wandelhalle d’Europa. Tac tac.
    Una volta imparata l’arte del Go, è complicato non guardare il mondo attraverso la sua griglia, i suoi sentieri e le meraviglie che ne possono scaturire. E io, Bad Ems, ne sono caduta vittima. Vittima di una disciplina sacra e antica come le acque termali di queste città, che parla una lingua comprensibile a tutti, ma che solo a pochi rivela tutto il suo potenziale.
    Bad Ems e le città termali tedesche si trovano all'interno dell'ITINERARIO WELLNESS presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    6 min
  • Amburgo e Mare dei Wadden – Quadri e vichinghi
    Il mare era spesso presente nei suoi quadri. Credo di ammirarlo in modo particolare per questo, anche se siamo sempre stati distanti: io, Amburgo, nel vecchio continente, lui, Rob Gonsalves, figlio di zingari emigrati nel Nuovo Mondo, sulle sponde bagnate dall’Ontario. Eppure, dicevo, l’acqua ci accomuna. Nei suoi quadri funge da tappeto su cui poggiano scene surrealiste, fatte d’illusioni, umanità e specchi. Ce n’è uno in particolare, intitolato Sun Sets Sails, dove, durante quello che può essere un tramonto, un’alba, o entrambi, il bianco delle vele si trasforma gradualmente nello spazio vuoto di archi sotto un acquedotto romano. Ecco, in quella fusione, in quella trasposizione di spazi e costruzioni, rivedo spesso l’Elbphilharmonie, la sala da concerti che ricorda proprio una vela issata, un’onda, un cristallo di quarzo. Meravigliosamente blu.
    Si staglia al centro dell’Hafen City, un quartiere che ho visto nascere e svilupparsi in questi ultimi anni, un quartiere che ha preso il posto del vecchio porto sull’Elba, che rappresenta me, Amburgo; una riqualificazione cominciata con la palificazione dei ponti di Kibbelsteg, che sta continuando e che tra poco terminerà, e allora il sipario verrà dischiuso ufficialmente su quest’opera d’arte.
    Sempre all’interno dell’Hafen City, poi, si trova la Speicherstadt, zona di musei e storia, il cui passato è diviso tra case di lusso e quartieri operai, uniti nella condivisione della vita attorno al porto. Proprio tra queste vie mi fermo ogni tanto, osservo il Castello sull’Acqua, rivedo Rob e una o più delle sue opere, la luce riflessa e il mondo che si capovolge, realismo magico che prende vita.
    In quei frangenti mi lascio andare nell’Elba, occhi chiusi come nel quadro The Phenomenon of Floating, risalgo le acque e imparo dalle stelle, sfocio nell’oceano, mi tengo vicina alla terraferma e passo tra le isole Frisone, poco più a ovest, nel Mare dei Wadden: piane fangose formate dalle maree di secoli addietro. Qui, uccelli migratori, focene, pesci e crostacei convivono in un ecosistema intertidale tra i più importanti in Europa. Aree salmastre che ospitano migliaia di esemplari tra flora e fauna, dove il tempo non esiste se non per i cicli stessi della natura.
    E scopro poi, che io, Amburgo, sono cuspide, insieme al Mare dei Wadden, di un triangolo completato dal sito archeologico di Hedeby, a nord, vicino la Danimarca, sulla linea di fortificazione del Danevirke, linea di confine tra la penisola dello Jutland e la terraferma europea. Resti di una città commerciale che risale a 2000 anni fa, mura e fossati, insediamenti e cimiteri, confine tra l’impero franco e il regno danese, testimone dell’eccezionale espansione della rete commerciale e degli scambi interculturali negli anni. Casa di naufragi e memorie, Hedeby è circondata da un bastione semicircolare protetto da un forte collinare, tra l’altro importante testimonianza dell’era vichinga.
    Una definizione, questa, con etimologia differente da quella moderna, dove il termine vichingo era usato per definire i viaggiatori del mare, come decifrato dalle pietre runiche rinvenute, e che rappresentava commercio, incursioni e guerre avvenute lontano da casa.
    E lontano da casa, coscientemente o meno, doveva sentirsi anche Rob. Guardo i suoi quadri, e ciò che mi trasmettono è la ricerca, paesaggi in evoluzione, il viaggio, elementi che rappresentano anche me, Amburgo, dove acque in movimento prendono vita, danzano, come nel dipinto Water Dancing, si muovono per evocare, scoprire, un tormento che regala emozioni vivide, subliminali, terrene e sognatrici.
    Amburgo e il mare dei si trovano all'interno dell'ITINERARIO COSTIERO presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    5 min
  • Stralsund e Wismar – Sorelle e racconti
    Avrebbero potuto scambiarci identità, nessuno se ne sarebbe accorto. Sorelle di mare, città portuali, tetti colorati e mete mercantili. Come spesso accade, non si può stabilire una data precisa, le cose accadono nel tempo, ma ci sono dei primi documenti, quelli sì, dove veniamo citate: io, Wismar, la maggiore, insediamento nato a poca distanza dal paese dei pescatori wendish, a qualche chilometro dal centro degli Obodriti slavi, anno di menzione: 1229; mia sorella, Stralsund, la minore, fondata da pescatori arrivati su traghetti, collegata all’isola di Rügen con cui iniziò i commerci, anno di menzione: 1234.
    Porti naturali, protetti, accarezzati dal Mar Baltico, cinte murarie venivano erette per proteggere il nostro valore, mentre all’interno l’assetto della legge di Lübish dettava strade e piazze.
    A essere onesta, c’era poi anche Lubecca, intorno a cui ci raggruppammo noi e altre città sotto lo stemma della Lega Anseatica. Non posso negare che quello fu il periodo di maggior splendore, dei nostri mercanti se ne parlava in tutto il mondo, la gente li tirava dalle maniche per far affari con loro, il numero sotto quello stemma arrivò a 200 città! Tra queste, io, Wismar, e Stralsund indicavamo la luce da seguire tra quelle acque nordiche.
    Fummo le prime a commerciare le aringhe della Scania, esatto, lo dovete a noi, e quello, soprattutto nel Medioevo, non era affatto poco; ci fu poi il luppolo, la prosperità e la guerra con l’avido re danese, conclusa vittoriosamente con la Pace di Stralsund. Una vittoria che riempì d’orgoglio e stima tutta la Lega, e questo sentimento andò poi a riflettersi nei municipi e nelle forti mura attorno, nelle porte, nelle torri e persino negli arredi interni.
    Si apprezza la bellezza solo quando messa in pericolo, e in pericolo cadde la nostra libertà, anzi, fu proprio soverchiata durante il periodo svedese, iniziato nel XVII secolo quando entrambe cademmo sotto il Regno di Svezia; tre secoli di limbo, guerre e tentativi ribelli, alternati a periodi di pace dove imparammo a conoscere quella nuova cultura, apprezzarne le doti e il candore, l’architettura, l’artigianato delle maioliche e un inaspettato successo delle carte da gioco.
    Solo all’inizio dello scorso secolo io, Wismar, riuscii a riunirmi alla Dieta tedesca, mentre mia sorella Stralsund, anche attraverso Napoleone, era arrivata allo stesso risultato cent’anni prima.
    Ci guardiamo indietro, oggi, conversiamo, valutiamo quello che è rimasto di tutta questa storia; io le parlo del Grube di Wismar, quel corso d’acqua medievale sopravvissuto fino a oggi, che miracolo, le dico, no? Quello e poi il “Vecchio Svedese”, la casa più antica della città, nominata in ricordo di quei secoli forestieri; e il Fürstenhof, l’antica residenza estiva dei duchi di Meclemburgo, dove lo mettiamo?
    Stralsund sorride, concorda, elogia anche la mia Piazza del Mercato, la più grande d’Europa mi rammenta. È vero, è vero, quasi me ne dimentico. Poi passiamo a lei, al Sentiero dei Mattoni Gotici, che porta tra i resti delle mura cittadine, le due porte, le case a capanna e l’imponente municipio. Una tonalità rossa che caratterizza i vecchi tracciati medievali, le chiese e molti altri edifici.
    E poi, così, smettiamo di parlare, ci guardiamo intorno, le acque del Baltico in perenne movimento su cascate di ricordi, città create dalla storia, sorelle diventate pietre preziose sulle mappe di viaggiatori, mercanti, dinastie e racconti.
    Stralsund e Wismar si trovano all'interno dell'ITINERARIO COSTIERO presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    5 min
  • Sassonia – Tele naturali e argenti preziosi
    Il mio nome, Sassonia, deriva dalla gente di spada, guerrieri, forze bellicose li definì Carlo Magno; i popoli dei Cherusci, dei Cauci e degli Angrivari, uniti in una confederazione che guardava avida il Mare del Nord, eternamente in lotta con i Franchi.
    Ci fu poi il primo Ducato di Sassonia, e da lì il mio nome cominciò a ricoprire territori differenti, spostandosi dal mare alla terra, il vento salino sostituito dalle nevi delle montagne, in quelle terre attraversate dall’Elba, dove più si scende e più si sale in altitudine.
    Nei secoli di battaglie successive i confini variarono, i popoli si spostarono, crollarono imperi e sorsero nuove famiglie di rango. Da una di queste, fiorì un viaggiatore, artista, narratore di terre che non gli appartenevano, che pubblicò anche diversi libri, nascosto, non so se per un imbarazzo personale o sociale, sotto lo pseudonimo di Semilasso.
    Il principe Herman von Pückler-Muskau però, era soprattutto un architetto di paesaggi. Ispirato dalla geometria e perfezione inglese, dai loro castelli e palazzi romantici, una volta tornato a casa si ritrovò ettari di terreno lasciategli dal padre. Cominciò a dipingere. La sua tela era il paesaggio, le piante e gli orizzonti, il fiume Neisse, gli elementi architettonici e naturali su entrambe le sue sponde.
    Impiegò 30 anni a dare vita al Parco Muskau, oggi patrimonio UNESCO, 830 ettari che dalle mie terre si estendono alla Polonia. Linee immaginarie che hanno preso vita dai fogli del principe, dalla Pietra di Pückler ai viadotti sull’Herrenberg, alberi secolari che accompagnano la Sarah’s Walk. Al centro del parco, il Palazzo Nuovo, imponente e accattivante nel suo stile barocco, risalta colorato tra il verde delle piante locali e l’immagine riflessa nel fiume. Qui, si specchiava anche il principe, creatore di nuovi approcci e punti di vista, che riuscì nell’imprevedibile azione di trasformare l’architettura paesaggistica in una disciplina.
    E mentre la famiglia Muskau nasceva, molto prima che il principe decidesse di rivoluzionare i parchi del mondo, sempre qui da me, in Sassonia, si cominciava ad estrarre l’argento dal cuore della terra. Questo, un po’ più a sud, nella regione di Krušnohori, tra valli fluviali uniche e piccoli villaggi minerari conosciuti solo a chi ci viveva, nascosti tra i Monti Metalliferi oggi condivisi, in veste di sito UNESCO, con la Repubblica Ceca.
    Dei molti territori di valore, alcuni appartengono oggi al territorio Ceco, ma la maggior parte sono qui in Germania: la fabbrica di vernici blu di Schindler, che ha primeggiato in Europa per diversi anni, la città d’argento di Freiberg, il centro minerario di Hoher Forst e la storia di Marìenberg, ispirata dal Rinascimento italiano.
    Una storia radicata anche nelle celebrazioni e nelle tradizioni, tra le parate dei minatori e l’arte dell’intaglio del legno, hobby degli operai che sedevano fuori le case, dopo il turno di lavoro, dopo aver tolto polvere e carbone da scarpe, mani e orecchie, e scolpivano, pazienti, personaggi reali o inventati; nel periodo natalizio, in particolare, ancora oggi si vedono piramidi e candelabri, archi e schiaccianoci, oggetti che sono arrivati a rappresentare il Natale non solo qui in Sassonia, ma in gran parte dell’Europa.
    Oltre all’intaglio, poi, posso fregiarmi di avere i migliori orologiai e i più costosi artefatti della Germania, a Glashütte, e ancora la grande tradizione della porcellana a Meissen.
    E dalla cima del Castello di Augustusburg, tra i più belli in Europa, si può ammirare tutto il mio territorio, quello della Sassonia, l’Elba che si snoda, le vette dei Monti Metalliferi e i nuovi orizzonti del Parco Muskau, dove echeggiano vecchi ducati e sospiri di guerrieri, i piccoli villaggi custodiscono tesori e nascono esploratori impavidi che, viaggio dopo viaggio, non possono poi fare a meno di tornare, qui nella loro terra madre.
    Il Parco Muskau si trova all'interno dell'ITINERARIO ATTIVO presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    6 min

About Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO

From the publisher's feed

La scena culturale tedesca è vivace, sorprendente e profondamente variegata. Tra città d’arte, architetture iconiche, paesaggi culturali e tradizioni secolari, la Germania si conferma una destinazione imperdibile per chi desidera conoscere un Paese attraverso la sua storia, la sua creatività e il suo patrimonio.