Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO

Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO

By Ente del Turismo GermaniaSociety & CulturePlaces & Travel
Download on the App Store

Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO episodes

  • Norimberga in un miglio
    A breve, saranno passati mille anni. Forse è anche un traguardo che ho già raggiunto, inconsapevole. Mi piace però il suono di questa parola. Mille.
    Io, Norimberga, sono nata con la parola, con le parole scritte per la precisione, e con la serva Sigena, con il documento che sancì la sua liberazione il 16 Luglio del 1050! Come fui contenta di vedere Sigena libera mentre si muoveva tra le mie vie, e come fui contenta a vedere per la prima volta il mio nome, di assistere alla mia nascita, l’inchiostro nero che gettava luce sulla mia esistenza. Norimberga. Il mio battesimo.
    Mille anni dopo sono ancora qui. Usano il movimento della Terra per dirmi quanto sono vecchia, è buffo, ma più divento vecchia più divento grande, importante, a volte cado, ma poi qualcuno mi aiuta sempre a rialzarmi.
    La gente si muove tra le mie vie, tra le quali Weißgerbergasse, con le sue antiche case a graticcio dei conciatori, che pure loro sono vecchie, anche se non quanto me. Loro rimangono medievali. A quel tempo c’era molto movimento qui, mercanti andavano e venivano, bussavano e passavano le mura, tutti volevano venire a trovarmi. Anche oggi c’è movimento, anche se diverso, fatto di bar, ristoranti, rumore di piatti e chiacchiericci.
    E più le persone passavano più io crescevo, sgomitavo e mi allargavo. Ci sono così tanti luoghi della città ora, punti importanti e di cui sono orgogliosa, che a volte è difficile vederli tutti. Pensando proprio questo, nel 2000 tracciarono una linea, prima con l’inchiostro, usando la mappa, poi però questa linea prese vita tra le mura, sulle vie. Un percorso. Il miglio di Norimberga. Mille passi per farmi conoscere, mostrarmi e comprendermi. Mille passi che portano nei luoghi più significativi, per me, qui dentro le mura.
    C’è la Kaiserburg, un castello dove risiedevano gli imperatori Saliani e Hohenstaufen, insieme ai loro ospiti di terre lontane, con i suoi pozzi e le torri sopra le rocce, dove per secoli le bandiere sventolavano alte e gialle, con un’aquila nera a due teste e una corona; c’è poi, proprio sotto il castello, una piazza,
    Tiergärtnertorplatz, dove si trova anche una lepre, fatta di bronzo, gli occhi gialli e rivolti al cielo, verso il suo creatore, l’artista Dürer che tanto ha fatto per me e che abitava proprio lì, nello stesso spazio. Un luogo dove oggi si riuniscono giovani e vecchi, all’ombra delle mura, il naso all’insù, come la lepre, alla ricerca delle torri più alte del castello.
    C’è poi anche una fontana, su quei mille passi, la Fontana Bella la chiamano, quella della filosofia e delle arti, dei quattro evangelisti e dei sette elettori, di Mosè e dei profeti. Qui le persone si fermano, l’ammirano, alta e imperiosa, alcuni fanno qualche passo indietro, poi si riavvicinano e girano l’anello. Una sola volta per esaudire tre desideri, tre volte se si desiderano molti figli.
    Poi via, a disperdersi nella piazza del mercato principale, l'Hauptmarkt, di ritorno sul miglio di Norimberga, verso altre fontane, mercati, il Ponte del Boia e l’antica armeria. Seguono il percorso e le tracce lasciate dal tempo, condividono la mia passione e celebrano, come la bella Sigena, la rinnovata bellezza di queste mie vie.
    Norimberga si trova all'interno dell'ITINERARIO CULTURALE presente sul sito ufficiale dell’ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
    5 min
  • Patrimonio materiale UNESCO in Germania
    Tra i primi paesi al mondo per numero di patrimoni riconosciuti dall’UNESCO, l’offerta della Germania è ricca, variegata e incredibilmente vivace.
    I suoi 52 patrimoni materiali si estendono dalle acque del Nord fino al profondo entroterra bavarese, a sud, in una collezione di natura, cultura e arte che, se si potesse incapsulare in museo, rappresenterebbe una nicchia da cui difficilmente si vorrebbe uscire.
    Tra i requisiti fondamentali per entrare a far parte della lista UNESCO ci sono l’eccezionalità universale del sito e la rappresentazione di un capolavoro del genio creativo umano, e all’ingresso di questo museo, sull’arco in marmo, ci aspetteremmo quindi di veder rappresentato Venere, pianeta della bellezza, dell’arte, del sentimento e della creatività.
    Dopo la hall d’ingresso, partirebbero corridoi e sale a diramarsi per chilometri, costellati di paesaggi brillanti, sculture e nature, porte segrete che si aprono su mondi a noi estranei, giornate luminose fatte di una non-materia unica.
    Nelle prime sale, quelle dedicate alla natura, vedremmo subito il Parco Muskau, metà tedesco e metà polacco, tra i più belli d’Europa, dove ci si può perdere tra le aiuole in stile inglese e dove l’atmosfera, insieme a castelli laghi e ponti, fa rivivere un tempo che avevamo dato per passato. In lontananza, al confine con la Repubblica Ceca, i Monti Metalliferi, coperti da manti di faggete che hanno contribuito a creare un’identità su diverse zone del territorio tedesco. Da quelle vette ci si gode la vista del firmamento, limpido, quasi acerbo nella sua genuinità, si vedono le stelle e pure Venere, e là, più lontano, appena sotto Francoforte, s’intravede il Pozzo di Messel, dove in un tempo ormai andato si riflettevano le infinite luci del cielo, ma che poi, quando l’acqua se ne andò, si trasformò prima in miniera e poi in uno dei più importarti siti geologici e scientifici mondiali.
    Poco più avanti, in una sala circolare fatta di specchi, punteremmo lo sguardo a nord, oltre i confini terreni, dove il Mare di Wadden ospita piante e animali unici, dove si vedono studiosi e giovani passeggiare su quelle distese fangose lunghe migliaia di chilometri, all’interno di un ecosistema unico nel suo genere.
    Seguendo poi il percorso, si vedrebbero le prime tracce umane, con una tappa a Quedlinburg, nel Land della Sassonia-Anhalt, per poi arrivare a Wartburg, al centro della Turingia, dove fu costruito il primo castello tedesco scelto dall’UNESCO.
    E sempre all’insegna di Venere e della bellezza, dello spettacolo e della creatività, come potrebbe mancare Bayreuth e il suo Teatro dell’Opera dei Margravi, che ogni anno ospita il festival dedicato a Wagner, immenso compositore che passò propria nella città della Baviera i suoi ultimi anni di vita. E a pochi passi, nella sala accanto, i sussurri dei pennelli, delicati sulla tela, un dipinto di Weimar, la Duchessa Amalia che passeggia di fronte al Wittumspalais, diretta a teatro, mentre viene superata dal garzone intento a correre veloce verso casa Goethe, dove i bigliettini per l’amico Schiller si stanno accumulando.
    C’è poi un passaggio, più stretto, attraverso la città dei sette colli, no, non Roma, ma Bamberga, nell’alta Franconia, con il Duomo Imperiale, il Municipio Vecchio e l’Abbazia di San Michele, a cui arrivano religiosi da diverse parti del mondo, molte volte proprio dalla stessa Germania, più precisamente dalla Chiesa del pellegrinaggio di Wies, quella dove il Cristo ligneo perse una lacrima e che a sua volta richiama fedeli da tutti gli angoli.
    La Cattedrale di Aquisgrana, poi, con un’ala costruita appositamente per lei, catturata nel momento in cui il sole le soffia un vento di tramonto e i colori si accendono, mentre la voce possente del suo creatore, l’architetto Oddone da Metz, echeggia ancora nella notte, quando il silenzio regna sovrano.
    Le sale continuano, si possono vedere Brema e il suo municipio, capeggiato all’esterno dalla grande statua dell’eroe Rolando, con lo scudo dorato dell’impero stretto al petto; c’è poi la Museuminsel di Berlino, un’isola al centro della rete illuminata della città, un complesso di cinque musei dell’epoca prussiana più il moderno James-Simone Galerie, oppure ancora Brühl, centro del Rococò tedesco, con il suo Castello Augustusburg e il casino di caccia Falkenlust.
    Una visita che, come accennato all’inizio, potrebbe durare all’infinito ma mai troppo, quando è impossibile stancarsi di un’abbondanza divina, benedetta da Venere e dalla Luna, creatrici e madrine di quel materiale impavido e resistente, quella bellezza impossibile da far svanire, ma che sfuma dolce, spostandosi da un luogo all’altro.
    6 min
  • Patrimonio immateriale UNESCO in Germania
    La Germania è una terra ricchissima di patrimoni UNESCO, molti di questi tesori, tra l’altro, nascosti o sconosciuti ai molti.
    I suoi beni materiali, al momento arrivati a 52, possono risultare verdi, monumentali, sorprendenti o visivamente spettacolari, ma rimangono pazienti, statici, immobili nella loro eccezionale sedentarietà. Monumenti, paesaggi, architetture e piazze che attendono d’essere ammirate.
    Ad arricchire questo patrimonio ci sono anche i beni immateriali. Rappresentazioni, espressioni di sapere e capacità, strumenti, artigianato, prodotti e spazi culturali che mirano a garantire un senso di identità, incoraggiando il rispetto per la diversità culturale, la creatività umana e lo sviluppo sostenibile. Uno spirito, il loro, che rimane nomade, segreto, verace nella sua abilità di presentarsi in punta di piedi, aleggiando nelle stanze di signori e contadini, a loro insaputa mezzi, avatar in carne e ossa di una diversità culturale che, fino solo a qualche decennio fa, sopravviveva grazie a racconti e pettegolezzi, canti e serate di comunità.
    Proviamo ad immaginare, quindi, di ritrovare tutti questi beni immateriali nella dimora che è la Germania, immaginiamo questo grande museo dove, appena oltre l’entrata, sulla destra, si vedrebbe subito lo Zwiefacher, il ballo di radici boeme che saltella tra i tre quarti del valzer e i due quarti del dreher, noto soprattutto in Baviera e anima di quelle serate, le cui melodie dal carattere identitario fondano sull’esplorazione creativa dei partecipanti. Sui tavoli, prima delle danze, il frutto di creatività e ingegno di secoli di panettieri tedeschi, che hanno dovuto adattarsi a scarsi raccolti, epidemie e guerre, tornando poi anche a lavorare su grani antichi come Einkorn, farro e spelta.
    Accanto al pane, in pinte da birra dalla copertura in metallo, il frutto di luppolo, malto e lievito, una tradizione che risale a primi secoli dell’epoca comune, quando i monasteri, per primi, cominciarono a prendere note e appunti sui vari processi di fermentazione e produzione di birra.
    Dall’altro lato della stanza, attraversando gambe saltellanti e fronti madide, su un mobile incastrato tra due perfetti esempi di porcellana dipinta a mano, una di Meissen e l’altra di Berlino, si trovano diversi decanter, calici appesi a testa in giù e una collezione di bottiglie le cui etichette risultano ordinate, quasi regali, mentre enunciano la loro provenienza: da Pfalz a Bahen, da Rehingau a Nahe, una cultura e una cura del vigneto con pochi pari al mondo.
    Proprio nella cantina, poi, ci sono le bottiglie antiche, quelle coccolate a cui è dedicata una zona della dimora; quindi, per i palati più delicati si scende dalle scale in legno, un piano e poi un altro. Nel ritorno, si passa davanti alla porta chiusa a chiave, al momento quieta, se non per il sovrapporsi dei ticchettii che scivola sotto l’uscio e che accarezza quella zona di corridoio: all’interno, il patrimonio di migliaia di aziende orologiere la cui specialità sono lancette e ingranaggi, fogli che documentano l’invenzione della molla e i complicati display dei movimenti planetari. Qui, si trovano anche le visioni di Franz Ketterer, inventore del primo orologio a cucù secondo la credenza popolare, nel cuore della Foresta Nera, che dal quel momento divenne punto di riferimento mondiale di queste creazioni, oggetti senza tempo, e che arrivò ad ospitare, dal 1997, l’Eber Clock, il più grande orologio a cucù del mondo, sei tonnellate incastonate in una graziosa casetta dell’Eble Uhren Park. Mastri di un’arte delicata. Qui conviene entrare sobri.
    Tornando su, un altro ritmo attrae, un’altra stanza, le porte che si aprono e l’avanguardia del XX secolo che tende la mano, accompagnata dai ritmi della danza moderna mitteleuropea in continua evoluzione, le cui basi rimangono però solide e ancorate a quel periodo, grazie a personaggi come Mary Wigman, Kurt Jooss e molti altri.
    E, parlando di personaggi, come non citare, guardando il giardino al di fuori di quella finestra, Sebastian Kneipp e i suoi seguaci, divenuti celebri per lidroterapia, un metodo terapeutico basato sull'alternanza tra acqua calda e fredda e sull’esercizio fisico, con lo scopo di armonizzare corpo, mente e anima. Un’associazione, la sua, fondata a fine ‘800 a Bad Wörishofen, e che attraverso il volontariato ha dato vita a oltre 600 organizzazioni che, insieme a terme e centri benessere, praticano, trasmettono e sviluppano i suoi insegnamenti.
    Un luogo, questo, che rifiuta le regole dello spazio e le cui stanze si protraggono, sembra, all’infinito, custodi di tradizioni millenarie, saperi olistici e danze comunitarie, di donne e uomini che non possono morire finché rimarranno ospiti danzanti della dimora.
    0 min

About Germania da ascoltare: un viaggio tra cittá, cultura e patrimoni UNESCO

From the publisher's feed

La scena culturale tedesca è vivace, sorprendente e profondamente variegata. Tra città d’arte, architetture iconiche, paesaggi culturali e tradizioni secolari, la Germania si conferma una destinazione imperdibile per chi desidera conoscere un Paese attraverso la sua storia, la sua creatività e il suo patrimonio.