Grazia Deledda, scritti in voce, racconti e leggende

Grazia Deledda, scritti in voce, racconti e leggende

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Grazia Deledda, scritti in voce, racconti e leggende episodes

  • Pasqua. Una novella di Grazia Deledda messa in voce da Caterina Scalas
    La mattina del Sabato Santo, Apollonia Fara balzò dal suo gran letto di legno a baldacchino, quando l'alba cominciava a mettere un glauco riflesso sull'unico vetro del finestruolo. Unico vetro grossolano, ma stupendo per il piccolo quadro che ci si vedeva; un paesaggio fresco e quasi sbiadito dalla vicina primavera. Una falda di collina, un ruscello azzurro e tortuoso e alberi radi pittoreschi, i cui rami, verdi di musco, cominciavano a circondarsi di foglioline tenere: ed erba, erba dappertutto, bassa erbetta chiara che dava un’impressione di purezza e d'innocenza a chi guardava.
    10 min
  • La morte scherza. Una novella di Grazia Deledda messa in voce da Roberta Perra
    [...] Il giovine ascoltava cacciandosi un pugno in bocca, quasi per trattenersi dal gridare di gioia. Poi volle andare a veder la vecchia, a costo di svegliarla, e trascinò con se Rosa. Nella capanna, al chiarore tremulo d'una fiammella che ardeva sempre dentro un bicchiere a metà riempito d'olio, zia Areca taceva, immobile, con la bocca e gli occhi chiusi, e le mani stecchite abbandonate sulla ruvida coperta. Pareva morta, pietrificata, mummificata da secoli. [...]
    21 min
  • Freddo. Una novella di Grazia Deledda

    Messa in voce di Francesco Nonnis. Adattamento di Gaetano Marino

    – La neve non può tardare, – annunziò la giovane serva, guardando il cielo bianco, – prenditi almeno un ombrello, Maureddu.

    – Un ombrello?
    Il giovane padrone si mise a ridere. Portar l’ombrello era per lui un segno di debolezza, quasi di vigliaccheria.
    – Vedrai che nevicherà; perché parti con questo tempo?. – riprese la ragazza, con voce ardente e lamentosa. – Io non potrò dormire…
    Maureddu rise ancora. Per lui tutto era oggetto di riso, ma d’un riso quasi infantile, che non offendeva nessuno.
    – Tu non potrai dormire? Allora, scendi in cucina, allora – disse, mentre finiva di sellare il cavallo.
    Anch’ella rise un po’, melanconica e voluttuosa.
    – Se non ci sei tu. – mormorò.
    – Ti abbraccerai la stuoia. Va, di’ a nonna che sto per partire… Aspetta, prima.
    La rincorse sotto la tettoia e l’abbracciò forte. Ella era più alta di lui, bella, rosea, col naso aquilino e due grandi occhi rotondi, lucenti. Anch’ella lo strinse, quasi lo sollevò, e gli disse:
    – Promettimi almeno che non passerai nel mio paese. Lo sai che mio fratello ti vuole uccidere. [&

    18 min
  • Sarra. Un racconto di Grazia Deledda

    Adattamento di Gaetano Marino. Messa in voce di Francesco Nonnis

    […] Il padre e i fratelli – uomini rozzi e ubriaconi – s’erano fissati in mente che lei dovesse sposare Mattia, il pastore ricco, e la maltrattavano. Lei non poteva aprire bocca che subito non si sentisse minacciata di venire trascinata per i capelli: intorno a sé non vedeva che visi inferociti, occhi verdi d’ira, e non udiva che parole d’offesa. Bastava che comparisse lei perché tutti i suoi parenti prendessero l’aspetto di cani arrabbiati. Ma lei restava dura. Diceva: — Maltrattatemi pure, strappatemi i capelli, fatemi a pezzi: e l’ultimo pezzetto dirà no, no, e no. […]

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    15 min
  • I primi baci. Un racconto di Grazia Deledda messo in voce da Roberta Perra
    […] Facevano all'amore da una ventina di giorni, cioè da appena si erano conosciuti. Nania passava sullo stradale ogni giorno, verso le due, andando al ruscello per portare l'acqua alla cantoniera, e Jorgj l'attendeva sul ciglione facendo vista di guardare le pecore che a quell'ora meriggiavano tra le macchie, sotto il bosco di sugherete.
    Appena Nania spuntava nel biancore desolato della strada, Jorgj scendeva giù e si metteva all'ombra, dietro il ciglione, dove Nania, con in testa la lunga anfora fiorita, che pareva un'anfora etrusca, lo raggiungeva, tutta piena di amore e di paura.
    Perché, certamente, se il babbo l'avesse scoperta a far l'amore con Jorgj le avrebbe rotto le costole. […]
    23 min
  • Le due giustizie. Un racconto di Grazia Deledda messo in voce da Caterina Scalas
    In un misero villaggio sardo, il più povero degli abitanti si chiamava Quirico Oroveru, soprannominato Barabba, da una volta che aveva rappresentato questo personaggio in una sacra rappresentazione. Ziu Chircu Barabba era più povero degli stessi mendicanti: aveva una sola camicia, un solo paio di calzoni di tela, un paio di brache di orbace e un berretto che egli stesso s'era fatto con una pelle di lepre; non aveva bottoni alla camicia, non aveva giubbone, né cappotto, né ghette; e neppure scarpe, il che voleva dire la più grande miseria per un uomo di quel paese. Eppure, Ziu Chircu era sano e forte, un bel tipo quasi celtico, alto e rossigno, con occhi sempre sorridenti. Ma che volete, era stato allevato così, abituato solo a portar legna dai boschi e venderla; non sapeva fare altro, ma del resto era innocuo come una lucertola e innocente come un bimbo. [...]
    30 min
  • Théros. Un racconto di Grazia Deledda
    [...] D'estate, si sa, il cuore è più grande e buono del solito: si diventa, superati i primi caldi che realmente dànno più alla testa che al cuore, tutti innocuamente pazzerelli, leggerini e spensierati. Già le vesti si sono diradate, le braccia tornano a nuotare nude nell'aria che sa di salsedine: negli armadi abbiamo finalmente imprigionato le volpi con gli occhi di vetro e i fantasmi scuri e pelosi che da Santo Omobono in poi ci hanno angariato in tutti i modi: adesso, dopo una buona sculacciata col battipanni, essi meditano cupe cose, mangiandosi la naftalina di cui hanno piene le tasche. È tempo ormai di stoffe farfallesche, di ragnatele iridate: e quando il sarto ce ne porta una, alla vigilia della partenza dalla città, ci succhia il nostro ultimo sangue cattivo, come alla mosca il ragno portafortuna. Fortuna è, certo, lasciare un po' indietro la città rombante e polverosa, voltando le spalle alla propria casa come ad una moglie esigente e brontolona. [...]
    13 min
  • Numeri. Un racconto di Grazia Deledda
    [...] Ma subito mi riprese un senso di leggerezza, quasi allegria: ricerco i numeri sognati, li ricordo nitidamente, godo la gioia fantastica della mia infermiera quando le regalerò questa magnifica cinquina. Lei correrà al botteghino del lotto: ci rimetterà certamente le due lire del biglietto; ma per tre o quattro giorni vivrà nel fasto e nell'ebbrezza della speranza di una vincita favolosa. Povera Lina, povera e grande come le pie donne che accompagnarono Gesù al sepolcro, tu lo meriti: tu che sei la mia prima e vera amica; tu che tratti il mio corpo come un corpo santo, che in esso rivedi appunto la divinità del Cristo crocefisso; e scherzando affermi di essere, e lo sei davvero, la mia seconda balia. [...]
    11 min
  • La grazia. Un racconto di Grazia Deledda
    [...] Una voce ha risposto ai miei pensieri, come una misteriosa eco interiore. Ma no: è proprio una voce viva; mi volgo quasi spaventata e vedo dietro di me, simile ad una delle janas che abitano le case delle rocce, una piccolissima vecchia tutta vestita di nero. Anche il suo rosario è nero; ma due cose raggianti illuminano la sua figura: la medaglia grande che pende dal rosario, di argento filogranato, con due zaffiri; ed il piccolo viso di lei rassomigliante alla medaglia. Il tempo ha logorato ugualmente il viso e la medaglia, lasciandovi lo stesso splendore: e gli occhi della vecchia pare abbiano acquistato quel loro liquido bagliore d'azzurro, a furia di guardare i due zaffiri antichi. [...]
    16 min
  • La chiesa nuova. Un racconto di Grazia Deledda
    […] La gioia azzurra, l'illusione vestita d'iride, il peccato, forse, ma coperto di porpora e d'oro come un principe d'Oriente, mi accompagnavano, in quel tempo lontano; e i lecci non erano sinistri e torvi: felici, anzi, come antenati in mezzo alla numerosa famiglia, e superbi come capitani in mezzo all'esercito vittorioso, non si degnavano di por mente alle comitive dei piccoli uomini che violavano col loro passaggio la quiete panica del luogo. Adesso tutto è ombra: e il luminoso mistero della vita si è mutato in quello tenebroso della morte. D'un tratto però la strada svolta, sale, va verso l'occidente; e d'improvviso uno sfondo migliore rischiara il triste andare: è uno sfondo agitato anch'esso; un cielo quasi verde, ferito di nuvole vermiglie, dolorante, ma in lotta contro le tenebre: un cielo di dolore e di speranza. […]
    12 min

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Grazia Deledda, scrittrice, premio Nobel della Letteratura. Una donna fuori dagli schemi, la cui unicità si ripercuote senza dubbio sui suoi scritti, cresciuti e maturati assieme a lei in una…