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Chi è davvero un arbitro?
Quando pensiamo a una partita di basket, ci concentriamo quasi sempre su giocatori, allenatori e risultati. Dell'arbitro, invece, ci accorgiamo spesso solo quando sbaglia. Ma cosa significa davvero essere arbitro? Quanti sacrifici, quanta preparazione e quanta responsabilità si nascondono dietro un semplice fischio?
Ne abbiamo parlato con Maurizio Biggi, ex arbitro di Serie A con oltre 350 partite dirette ai massimi livelli, oggi Area Manager in Giuliani SpA e Coordinatore Nazionale del Settore Giovanile Arbitri.
Maurizio è profondamente convinto che un arbitro debba essere prima di tutto una brava persona, considera il campo una straordinaria palestra di leadership, consapevolezza e crescita umana.
Insieme abbiamo scoperto il percorso che accomuna arbitri e atleti, il peso di decisioni che possono cambiare la carriera di un giocatore o di un allenatore, la difficoltà di conciliare sport e lavoro in un sistema ancora privo di adeguate tutele e le competenze che l'arbitraggio può trasmettere anche al di fuori del campo: leadership, fiducia, gestione dei conflitti e capacità di decidere sotto pressione.
Perché forse il ruolo dell'arbitro non è così distante da quello dell'atleta. E forse, conoscendolo meglio, impariamo anche a guardare lo sport con occhi diversi.
Sport e Politica, Politica e Sport. Un connubio che alcune persone ritengono inscindibile, e che altre considerano inaccettabile e da rifuggire totalmente. Perché, secondo quest’ultima categoria di persone, chi fa e vive di Sport dovrebbe occuparsi soltanto di quello senza pensare a nient’altro. Viene da chiedersi perché questo debba valere soltanto per l’atletə, l’artista e pochissime altre tipologie di persone, e non per esempio per chi fa un lavoro d’ufficio, o in fabbrica, o in panetteria, ecc.
Ne abbiamo parlato con Giulia Bassi, giornalista e scrittrice, facendo con lei un viaggio attraverso il tempo, lo spazio e gli sport per scoprire il coraggio dellə atletə iranianə che scelgono di opporsi al regime, delle donne che sfidano l’ISIS e dei calciatori sotto il regime di Saddam in Iraq, l’importanza del calcio e della Nazionale Palestinese per il popolo di Palestina, ma anche il destino dei campioni di basket dell’ex Jugoslavia che vincono gli Europei nel ’91 mentre il loro paese si stava sgretolando, e la disponibilità a esporsi di atleti e atlete in USA su temi e battaglie politiche. E In Italia? In Italia le cose vanno in modo diverso…
iornalista professionista, ha lavorato per molti anni per importanti testate giornalistiche come Tgcom24 e SportMediaset, e collaborato con Radio24 e FcInterNews. Ha realizzato come freelance due reportage in Iraq: "Le donne irachene sfidano l'Isis con lo sport", pubblicato su The Post Internazionale, e "Calcio, torture e terrore nell'Iraq di Saddam", pubblicato su Rivista Undici.
È in uscita il suo primo libro: “La nazionale senza casa”, storia della nazionale di calcio palestinese, che contiene anche un’importante prefazione di Mauro Berruto.
Ama parlare e scrivere di sport, e raccontare le storie di atleti e atlete e di come le loro vite si intreccino con quello che avviene anche fuori dal campo.
Qui di seguito riportiamo i riferimenti alle opere citate nell’episodio:
“La nazionale senza casa. Calcio, sogni e resistenza in Palestina” – libro di Giulia Bassi
“L'ultimo rigore di Faruk: Una storia di calcio e di guerra” – libro di Gigi Riva
"Le donne irachene sfidano l'Isis con lo sport" – articolo di Giulia Bassi su The Post Internazionale
"Calcio, torture e terrore nell'Iraq di Saddam" – articolo di Giulia Bassi pubblicato su Rivista Undici
“The Lost Dream Team” – film documentario di Jure Pavlović
"Il pattinaggio mi aiuta a tradurre le mie emozioni... e anche me stessa".
L’amore per il pattinaggio, il rapporto con la nonna e con la sorella gemella, prima avversaria (ma sempre con il cuore diviso in due) e poi sua tifosa numero 1.
La difficoltà di praticare uno sport che, in Italia, si vede soltanto in occasione dei Giochi Olimpici e poco altro. L’importanza di poter scendere in pista per provare a capirsi meglio e poter dare un nome e una forma alle emozioni – belle e brutte – che si provano, riuscire a capirsi meglio.
Le tante e potenti lezioni che uno sport come il pattinaggio insegna: l’errore è parte della vita e tutte le persone sbagliano, te lo devi lasciare dietro subito. L’importante, anche se cadi, è rialzarti sorridendo e facendo finta di niente, riprendendo a pattinare, gestendo e facendo i conti con ciò che provi dentro.
“Il pattinaggio è tecnica e arte. È freddezza ed emozioni: devi trasmettere emozioni senza farti sopraffare da queste”.
Quando tua nonna è un’ex campionessa di pattinaggio e poi allenatrice della nazionale, tuo nonno ex capitano della nazionale italiana di hockey, tua mamma era anche lei una pattinatrice e tua sorella gemella è stata tua avversaria per tanti anni… beh, si potrebbe pensare che il tuo destino sia in qualche modo già scritto.
Ma il pattinaggio artistico su ghiaccio è uno sport talmente complesso ed esigente che richiede che tu, tutti i giorni, debba scegliere di metterti i pattini e scendere in pista.
Oltre a essere una delle pattinatrici italiane più forti, Carlotta Gardini è anche studentessa in Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove segue il programma di Dual Career, e sogna di poter aprire, un giorno, un centro che accolga, accompagni e assista le persone che praticano il suo sport e che, in molti casi, hanno bisogno di supporto.
Questo episodio è stato preparato in collaborazione con alcuni degli studenti e delle studentesse del Master Comunicare lo Sport di Università Cattolica.
Un ringraziamento speciale a:
Filippo Prestigiacomo
Elisa Busatto
Ruggero Gambino
Veronica Durante
In molti casi, per un atleta lo sport rappresenta tutta la vita.
E poi c'è chi, invece, non accetta di sentirsi incasellare in qualcosa di definito, ma ha bisogno di avere più anime e riconoscersi in più identità.
Alessandra Tava appartiene decisamente a questa seconda categoria: ha già vissuto molte vite diverse, grazie ai suoi molteplici interessi e ai suoi numerosi talenti, che vanno dal basket, alla scrittura, alla capacità di commentare lo sport in tv, ma soprattutto grazie alla sua capacità di lanciarsi nelle avventure che le capitano.
Giocatrice professionista di basket, con tanti anni di serie A alle spalle e anche un’esperienza in Svezia. Ha vissuto all’estero, a New York e a Panama City, e questi viaggi le hanno dato alcuni degli spunti che sono poi confluiti nei due libri che ha pubblicato: “Buttati che è morbido” e “Chissà quando”. Oggi affianca alla carriera sportiva anche il lavoro come commentatrice tecnica per le partite di basket maschile di serie A, per LBA TV.
Qual è il suo segreto? Sentirsi libera: libera di cambiare, libera di viaggiare, libera di lasciarsi guidare dal suo destino.
E libera di essere sé stessa.
"Per me la vita è un 50 stile libero". Si dice spesso che lo sport sia un'attività totalizzante, ed è assolutamente vero perché chi fa sport di professione non fa soltanto l'atleta, ma È un atleta. Ma, se questo è vero, è ancor più vero che il nuoto è lo sport totalizzante per eccellenza, perché prevede una fusione quasi completa tra l'atleta e il fluido nel quale lui o lei sono immersi. E questo è, forse, l'aspetto che rende il nuoto assolutamente e completamente affascinante. Cristina Chiuso è stata una delle nuotatrici italiane più importanti della storia recente, avendo partecipato a 4 Olimpiadi e detenendo tuttora 29 record italiani in gare individuali. Ma Cristina non si è limitata "soltanto" a essere un'atleta e, tra le tante attività che ha portato avanti fuori dalla vasca, ha anche scritto un bel libro dal titolo "Con la testa sott'acqua", pubblicato da add editore, con il quale ha raccontato il proprio percorso di atleta e di essere umano. Partendo da questo libro, abbiamo parlato con lei di cosa significhi essere un'atleta di altissimo livello, di come si affronti il ritiro dal nuoto per doversi poi reinventare, e di come lo sport possa toccare anche ambiti soltanto in apparenza molto lontani, come la psicologia, la società, la politica.
"Se penso a come ho affrontato i momenti difficili, mi rivedo infilare costume e cuffia per tuffarmi, nel tentativo di nuotare più veloce possibile, con gli occhialini a volte pieni di lacrime o urlando sott'acqua dove nessuno mi avrebbe sentito. Che fosse rabbia, tristezza o ansia, quella era sempre la mia unica via; ancora oggi, ogni volta che succede qualcosa che fatico a gestire, il primo istinto è cercare l'acqua per trovare silenzio e rifugio dal frastuono del mondo". Vivi l'emozione del racconto di un'atleta che ripercorre i momenti più importanti della sua carriera e della sua vita, che ci confida le sue paure più profonde e le sue soddisfazioni più grandi, che ci guida nell'analisi di fenomeni sociali e politici del '900 fondamentali per lo sport e per la nostra società e che, in conclusione, ci aiuta a capire qualcosa in più di noi stessi e di noi stesse.
✨ SU QUESTO PODCAST Gulliver nasce per raccontare le storie che iniziano quando il pubblico non guarda più: i passaggi invisibili, le difficoltà, ma anche le seconde possibilità e le rivincite. Le storie di atletə meritano di essere ascoltate nella loro interezza, oltre il risultato sportivo. Gulliver - Storie di Atletə è il podcast di Sport2Next, il progetto che aiuta l'atleta professionista a prepararsi per tempo e al meglio per la vita oltre lo sport, e per trovare il proprio posto nel mondo di domani.
"Se potessi, vorrei tanto abbracciare la Stefania bambina e dirle di essere più gentile con sé stessa".
Lo sport è unico per tanti motivi. Tra questi, c'è il fatto che, se sei bravə quando sei giovane, ti può capitare di venire chiamatə da società anche lontane da dove vivi, e di dovertene andare presto da casa tua, per inseguire il sogno di diventare un atleta professionista.
Questo è esattamente quello che è successo a Stefania Okaka, ex pallavolista di serie A e della nazionale italiana, che ha avuto una carriera piena di successi e soddisfazioni, ma anche di ostacoli e difficoltà. In particolare, Stefania ha dovuto fare i conti soprattutto con gli infortuni e con una vocina interiore che la spingeva sempre a dare il massimo e a non essere mai contenta, e con una versione di sé nella quale a un certo punto ha smesso di riconoscersi.
Ma come si convive con sé stessə quando le sfide sono così grandi? E cosa succede quando lo sport finisce e ci si deve reinventare da zero, provando a imparare dai propri errori (e non solo)?
Quello che Stefania ha voluto trasmetterci nella nostra chiacchierata è che lo sport e la vita possono essere due viaggi difficili ma bellissimi e che, per quanto alle volte il nostro percorso possa essere complesso, non bisogna mai smettere di sognare e di volersi bene. Di tanto in tanto, dandoci anche qualche abbraccio.
Giocare a calcio, in un paese come l'Italia, non è un'esperienza poi così insolita. Essere donna e giocare a calcio, in un paese come l'Italia, invece, è sicuramente un'esperienza molto insolita.
Perché non sempre vieni presa sul serio quando dici che sei una calciatrice. Perché, quando sei bambina, capita spesso di non avere a disposizione nemmeno il pallone per giocare, figurarsi l'acqua calda per la doccia a fine allenamento o il pullman per le trasferte da ragazza. Il calcio maschile, ricchissimo e attrezzatissimo, è lontano anni luce da questo mondo fatto di campi in terra battuta, trasferte in macchina di notte e rimborsi spese a 0 euro.
Eppure, alcuni (molto pochi, per la verità) anni fa qualcosa è cambiato: il calcio femminile è stato riconosciuto sport professionistico e molte società di serie A hanno iniziato ad affiancare alle squadre maschili anche quelle femminili, dotandole di molti dei servizi una volta riservati soltanto ai colleghi maschi. Insomma, una rivoluzione.
Come hanno vissuto questi cambiamenti epocali le calciatrici? Come si sono sentite quando finalmente hanno avuto, per esempio, un fisioterapista a disposizione soltanto per loro o sono potute andare in ritiro prima di una partita? Loro che, fino a poco tempo prima, non avevano "davvero nulla"?
In questa puntata abbiamo fatto un viaggio in uno sport per noi inedito, guidati dalla passione, dall'entusiasmo e dalla sensibilità di Francesca Vitale: ex calciatrice di Milan, Inter e Fiorentina, che nella sua carriera ha vissuto il "nulla" del calcio femminile agli inizi, ma anche il privilegio di poter vivere facendo ciò che più si ama, ovvero il proprio sport.
Francesca ha attraversato le diverse fasi della storia recente del calcio femminile, vivendo esperienze forti e segnanti sia positive, come giocare per i club più importanti d'Italia, sia negative, come gli infortuni al ginocchio che l'hanno infine convinta ad abbandonare il campo. E ora che ha smesso? Come vive la sua quotidianità? Come e dove trova gli stessi stimoli che prima le dava il calcio? Si può reimparare a vivere una vita senza l'erba del campo, senza la palla, senza il calcio giocato?
Scopriamolo insieme a Francesca!
" La bellezza di un corpo non sta nella sua apparenza ma in ciò che esso può e sa fare".
Questa è una delle frasi preferite di Andrea De Beni, ovvero l'ospite di questa nostra puntata, che non è soltanto una persona davvero speciale per i suoi mille talenti, la sua simpatia e auto-ironia, la sua storia, la sua passione per lo sport e per la vita, la sua inesauribile voglia di fare e di fare bene.
Andrea, infatti, oltre a essere una moltitudine di cose diverse - tutte complesse e bellissime - è soprattutto una persona che potresti stare ad ascoltare per ore, per la sua capacità di trasmettere emozioni e scosse di energia positiva, per la tenerezza che trasuda quando parla della sua famiglia e la determinazione che emerge quando racconta del suo percorso personale, delle sfide passate e di quelle quotidiane, di ciò che vorrebbe ci fosse nel suo futuro.
Andrea è una persona, o forse è molte persone diverse che convivono in un unico corpo, in una mente, in un cuore. E noi abbiamo voluto provare a raccontarvele tutte in questa che è una chiacchierata che ci porteremo dentro per tanto, tanto tempo.
Buon ascolto!
Fino a oggi, nel salottino di Gulliver abbiamo sempre parlato con atlete e atleti, ma mai con chi si trova "dall'altra parte della barricata".
Invece, in questo episodio abbiamo provato a fare qualcosa di diverso, qualcosa che volevamo fare da tanto tempo senza però aver mai trovato l'interlocutore giusto. Ebbene, nel settimo episodio della terza stagione, abbiamo affrontato il tema della vita oltre lo sport e di ciò che gli atleti possono fare al termine della loro carriera con chi è abituato a gestire gli atleti DURANTE la loro carriera, ovvero... i procuratori!
E abbiamo avuto la fortuna di farlo con due persone di indubbio spessore e notevoli capacità, e cioè i fondatori della più importante agenzia italiana di rugby, Italian Sport Consulting.
Ascolta l'ultimo episodio di Gulliver, anche questo creato in collaborazione proprio con gli amici diItalian Sport Consulting!
Cosa può comportare, nella carriera e nella vita di una giovane promessa del rugby, un gravissimo infortunio che ti costringe a 2 anni di assenza dai campi? E come può essere conciliata la passione per la palla ovale, per l'agonismo e per il fango (ebbene sì, anche per quello!) con la volontà - consapevolmente ferrea - di studiare e di formarsi per la propria vita oltre lo sport?
Perché lo sport, pur essendo un'attività totalizzante e di una bellezza unica come poche altre al mondo, dovrebbe necessariamente lasciare spazio anche per il tanto "altro" che esiste e che può essere sperimentato da parte di un atleta professionista nella propria vita?
Scopriamolo in compagnia di Edoardo Padovani e Marco Filippucci: due storie tanto diverse tra loro, ma per questo motivo assolutamente preziose e da ascoltare fino in fondo.
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