C’è una parola che nel mondo della miscelazione viene usata spesso, a volte in modo improprio: twist. Sulla carta significa rilettura, variazione, interpretazione. Nella pratica, però, non sempre il risultato è coerente con il concetto. Negli ultimi anni abbiamo visto servire sempre più spesso drink gastronomici avvolti da fumi scenografici, ingredienti improbabili e ricette costruite più per sorprendere la vista che per accompagnare davvero il cliente al piacere del bere. Ma se il twist non nasce dal desiderio di stupire a tutti i costi, quanto dalla volontà di tradurre un classico internazionale attraverso un territorio, il discorso cambia.