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La seconda stagione del podcast si chiama Esodo. E avrà un canale autonomo con una propria identità.
In ciascuna incontreremo qualcuno che ha costruito, gestito, tenuto in piedi qualcosa nel welfare territoriale fino a renderlo reale: una rete, un fondo, una figura professionale, un dispositivo di valutazione, una co-progettazione che ha spostato potere davvero. Operatori, dirigenti, amministratori, imprenditori sociali.
Non cerchiamo il successo raccontato in astratto. Cerchiamo l’attraversamento: quanto è costato, che cosa ha spinto a insistere quando sarebbe stato più semplice fermarsi, che cosa ha reso quel cambiamento anche una transizione compiuta.
Per seguirlo basta cercare, sulla vostra app di ascolto, il nome Esodo e iscrivervi al canale.
Nuova stagione: ascolta Esodo su Spotify https://open.spotify.com/show/3RJSE1EcGLQK1VYrgrPHci oppure scopri tutte le piattaforme su https://www.ilcantierewelfare.it/podcast-esodo/
Ospitiamo Paolo Manfredi, coautore de La società longeva (Egea), per parlare del calo demografico globale e di cosa significa per l'Italia — secondo Paese più vecchio al mondo.
Tra i temi: il gap tra dati e politiche, i sette milioni di caregiver italiani, la silver economy da 160 miliardi di euro, il futuro del lavoro over 55 e il progressivo svuotamento della provincia.
Un episodio per capire l'Italia che invecchia non come problema, ma come trasformazione da abitare.
Col.ibrì APS nasce da un'equipe che ha sperimentato decisioni davvero condivise e ha deciso di costruire quello spazio per altri. Con Giulia Bugnoni: facilitazione, innovazione sociale e la domanda che resta aperta.
Le istituzioni pubbliche fanno partecipazione. Ma sanno cosa stanno facendo quando la fanno? Al Comune di Trento un gruppo di funzionarie ha deciso di rispondere a questa domanda dall'interno — costruendo una comunità di pratica trasversale a tutti i servizi.
Con Federica Graffer, Progetto Politiche Innovative dell'Abitare al Comune di Trento; Maria Antonia Bellini, Servizio Welfare e Coesione Sociale, Progetto Partecipazione e Volontariato al Comune di Trento; e Teresa Pedretti, PhD Candidate in Experimental Research through Design, Art and Technology alla Libera Università di Bolzano.
Marco Cavedon ha passato quarant'anni nel sociale partendo dalla fisica. Il suo libro Coltivare il sociale fa una domanda scomoda: e se il problema non fossero le risorse, le norme, i politici — ma lo sguardo con cui guardiamo i sistemi che proviamo a cambiare?
In questa puntata parliamo di metafore sbagliate, di fiducia come catalizzatore, e di perché le piccole associazioni sono semi di comunità che il welfare italiano sta rischiando di perdere.
In Italia su 700mila persone iscritte alle liste di collocamento mirato, nel 2021 ne sono state assunte poco più di 41mila. Meno del 6%. Con Andrea Podesvova, disability manager tra Italia e Slovacchia, capiamo dove si rompe davvero la catena dell'inclusione lavorativa — e perché includere non è generosità, è prevenzione.
Solo il 9% dei lavoratori italiani dichiara di stare bene al lavoro. Nel welfare la situazione è peggiore: il primo studio nazionale sul benessere degli assistenti sociali registra carichi percepiti vicini al limite assoluto su ventimila professionisti.
La risposta standard è sempre la stessa: si prenota una sala, si chiama un esperto, si fa una giornata. Le persone tornano con il picco emotivo alto. Tre settimane dopo è tutto come prima — a volte peggio, perché ora sanno esattamente cosa manca.
In questo episodio cerco un modo diverso con due ospiti che lavorano esattamente su questo punto cieco.
Anna Abbate, pedagogista clinica e formatrice, spiega perché la qualità di un singolo intervento non è mai la variabile decisiva — e cosa significa progettare formazione che lascia qualcosa di reale dopo la fine del finanziamento.
Mario Cusmai, futures architect, lavora sulla capacità di immaginare il futuro come competenza professionale che si allena. Introduce i Futures Lab — un metodo strutturato in tre tempi: passato, scenari futuri, azioni concrete nel presente — e il concetto di cathedral thinking: investire su una visione lunga anche quando non vedremo i risultati.
Parliamo di sicurezza psicologica come precondizione di qualsiasi cambiamento, di pedagogia dell'errore, di burnout silenzioso — quello di chi non sa di essere in burnout perché non ha mai avuto un termine di paragone — e di perché l'Italia continua a produrre progetti che non diventano sistemi.
Tre miliardi e mezzo di euro ogni anno finiscono in buoni spesa e buoni acquisto. Risorse che potrebbero sostenere comunità e protezione sociale, ma che invece alimentano le grandi piattaforme online.
Ne parlo con Valentino Santoni, ricercatore senior di Percorsi di Secondo Welfare, per capire cosa distingue un welfare aziendale che integra il pubblico da uno che ottimizza solo il costo del lavoro — e se le reti territoriali che stanno nascendo in Italia possono cambiare davvero la direzione.
Questa settimana al Cantiere del Welfare parliamo di Ugo, il primo servizio di caregiver on demand in Italia: una piattaforma che mette in contatto famiglie e persone fragili con caregiver selezionati e formati, prenotabili in modo flessibile e senza vincoli.
Un modello nato per rispondere al grande vuoto di cura tra chi è ancora autosufficiente e chi ha già bisogno di assistenza continua.
Con Michela Conti, co-fondatrice, proviamo a capire cosa significa costruire un servizio di cura scalabile ed efficiente — e quali domande questo pone a chi lavora nel welfare pubblico e nel terzo settore.
Il rapporto IFEL 2026 lancia un dato che dovrebbe farci fermare: nei prossimi sette anni i Comuni italiani perderanno il 46% del personale a tempo indeterminato. Non in settanta anni. In sette. E accanto ai numeri, un altro segnale inquietante: nel 2024 le dimissioni volontarie hanno superato per la prima volta i pensionamenti.
Ma cosa si perde davvero quando un'istituzione smette di istituire? Ne parliamo con Marco Dotti, giornalista, ricercatore sociale e docente all'Università di Pavia, tra confini come luoghi di transito, malinconia istituzionale e il senso che rischia di andarsene insieme ai dipendenti.
E proviamo a chiederci se l'intelligenza artificiale sia davvero la risposta, o semplicemente la stessa logica che ha creato il problema.
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