Andrea Molesini
traduttore di Derek Walcott
Derek Walcott, poeta e drammaturgo santaluciano e premio Nobel per la Letteratura nel 1992, è morto a Cap Estate, sull’isola di Santa Lucia, a 87 anni. Il suo lavoro più famoso è Omeros (tradotto da Andrea Molesini), un poema epico di 300 pagine pubblicato nel 1990, che traspone la storia e i personaggi dell’Odissea di Omero a Santa Lucia, tra pescatori e un autista di taxi, ripercorrendo allo stesso tempo la storia del colonialismo e la tratta degli schiavi nei Caraibi. William Grimes lo racconta sul New York Times dicendo che la sua «poesia di metafore intricate ha catturato la bellezza fisica dei Caraibi, l’eredità del colonialismo e le complessità di vivere e scrivere in due mondi culturali».
L’opera di Walcott ruota soprattutto attorno alla definizione dell’identità caraibica e del suo denso e difficile multiculturalismo: lui stesso veniva da una famiglia di origini africane ed europee, come racconta nella poesia The Schooner Flight.
«I’m just a red nigger who love the sea,
I had a sound colonial education,
I have Dutch, nigger, and English in me,
and either I’m nobody, or I’m a nation»
«Sono solo un nero caraibico che ama il mare
ho avuto una solida istruzione coloniale
in me c’è dell’olandese, del nero, e dell’inglese
e o sono nessuno o sono una nazione»
La difficoltà di far parte di mondi diversi e contrastanti viene fuori continuamente, nell’opera e nella vita di Walcott, come quando fu duramente criticato dal movimento dei diritti civili afroamericani delle Pantere nere per aver scritto soprattutto in inglese anziché in creolo, la lingua di Santa Lucia: «Non ho nessuna nazione se non l’immaginazione. Dopo l’uomo bianco, anche i negri non mi vogliono», commentò lui.
Il tema dell’identità e la volontà di costruirsi un canone letterario personale si ritrova anche nelle sue raccolte di poesie: pubblicò la prima a 19 anni ma la più famosa, dopo aver lavorato come critico, giornalista e insegnante, è In a Green Night: Poems 1948–1960, del 1962, che lo fece conoscere in tutto il mondo. Walcott scrisse anche un’autobiografia in versi – Another Life – e un’ottantina di opere teatrali: la più celebre è Dream on Monkey Mountain (1970), prodotta da NBC negli Stati Uniti e poi messa in scena a Broadway a New York.
Il lavoro di Walcott unisce la musicalità del testo a una densa ricerca letteraria e storica. Lui stesso raccontò in un’intervista del 1985 alla Paris Review il rapporto tra il carattere del suo paese e del suo lavoro: «Vengo da un posto a cui piace la grandeur e i gesti ampi, che non è inibito dalla fioritura: è una società retorica, è una società di prestanza fisica, è una società con stile». Nell’assegnargli il Nobel – era stato il secondo scrittore caraibico ad averlo ricevuto, dopo Saint-John Perse del Guadalupe – la giuria lo motivò dicendo che la sua è «un’opera poetica di grande luminosità, sostenuta da una visione storica, il risultato di un impegno multiculturale».
In Italia la casa editrice Adelphi ha pubblicato alcuni suoi lavori, tra cui Mappa del nuovo mondo, Isole. Poesie scelte (1948-2004), e La voce del crepuscolo.
fonte: www.ilpost.it
da "Mappa del Nuovo Mondo"
Adelphi Edizioni
STELLA
Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno.
*
EPILOGHI
Le cose che non esplodono:
vengon meno, sbiadiscono,
come il sole sbiadisce dalla carne,
come la schiuma esala nella sabbia,
anche il fulmineo lampo dell’amore
non ha un epilogo tonante,
muore invece con un suono di fiori
che sbiadiscono come fa la carne
sotto la pietra pomice sudante,
tutto concorre a dare questa forma
finché...