Claudio Rinaldi
"Viaggio in America"
Gianni Brera
Nino Aragno Editore
www.ninoaragnoeditore.it
Claudio Rinaldi
"Viaggio in America"
Gianni Brera
Nino Aragno Editore
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Nella primavera del 1955 Gianni Brera sale su un aereo diretto a New York. Non è un viaggio di piacere: il Dipartimento di Stato americano ha selezionato un gruppo di giornalisti europei per un tour di tre mesi attraverso gli Stati Uniti, con l'obiettivo dichiarato di farne conoscere lo sport e i campus universitari in piena Guerra fredda culturale. Brera, allora al vertice della sua fama di firma sportiva e appena allontanato dalla direzione della Gazzetta dello Sport anche per le sue simmetrie di sinistra, accetta. Atterra l'8 aprile e non farà ritorno prima di luglio, dopo undici voli interni e tappe a New York, Washington, New Haven, Filadelfia, Indianapolis, Chicago, San Francisco, Stockton, Los Angeles, Denver.
Da quel viaggio nascono reportage che oggi Claudio Rinaldi ha riunito per la prima volta in volume, Viaggio in America, edito da Aragno. Sono pagine scritte per Tempo, L'Illustrazione Italiana e L'Équipe: inchieste sulla boxe, sull'atletica, sul football, sulle corse di cavalli e di automobili, ma anche cronache di costume che intrecciano sport, razza, potere e diseguaglianza nell'America di metà secolo. C'è persino un'intervista ad Avery Brundage, allora presidente del Comitato Olimpico Internazionale, sui Giochi di Roma del 1960. Brera confessa di sentirsi come "in un polmone d'acciaio: quello della mia ignoranza" della lingua inglese, eppure proprio quello spaesamento affina il suo sguardo e la sua scrittura, spingendolo verso un giornalismo che è insieme cronaca, sociologia e letteratura.
Colpisce, rileggendo oggi quelle corrispondenze, la lucidità con cui Brera osserva un paese che non conosce e di cui non parla la lingua: annota il fascino ambiguo del football americano ("troppo bello perché il calcio possa attecchire qui"), si aggira tra le palestre di boxe di Chicago e i quartieri di Little Italy, assiste al Kentucky Derby, misura la distanza tra lo sport-spettacolo statunitense e quello, ancora largamente dilettantistico, dell'Italia del dopoguerra. Ne esce un affresco che è insieme reportage sportivo e ritratto sociale, attraversato da un'idea di giornalismo per cui la cronaca di una gara di velocità o di un incontro di pugilato diventa lente per leggere razza, classe, potere e mito americano.
Claudio Rinaldi, biografo e tra i massimi studiosi dell'opera di Brera, firma la curatela di questo volume che restituisce un tassello finora poco conosciuto della sua produzione: uno snodo stilistico e ideologico che anticipa la stagione del giornalismo culturale breriano, dalle pagine del Giorno fino a Repubblica, di cui Brera sarà tra le firme fondative. Nell'intervista che presentiamo, Rinaldi ricostruisce la genesi del viaggio e il contesto politico che lo rese possibile, il lavoro di ricerca che ha permesso di raccogliere per la prima volta in volume articoli dispersi su testate diverse, il metodo di un cronista che pur non parlando inglese seppe leggere in profondità un paese lontano dal suo, e il valore che queste pagine assumono oggi, settant'anni dopo, per chi vuole capire non solo Brera ma l'incontro-scontro tra due modi opposti di intendere lo sport e la modernità.
Un'occasione, per i lettori/ascoltatori de Il Posto delle Parole, di riscoprire attraverso l'America degli anni Cinquanta la voce di uno dei più grandi narratori dello sport italiano: un Brera meno noto, in viaggio, spaesato e insieme acutissimo, alle prese con un mondo che di lì a poco avrebbe cambiato per sempre il modo di raccontare lo sport anche da queste parti.
Gianni Brera (1919 - 1992) è stato il più grande giornalista sportivo italiano. Direttore della «Gazzetta dello Sport» a trent’anni, ha scritto per il «Guerin Sportivo», «il Giorno», «il Giornale», «la Repubblica», oltre a infinite altre collaborazioni. Tra i suoi innumerevoli libri si ricordino L’avocatt in bicicletta (1952), Il sesso degli Ercoli (1959), Io, Coppi (1960), La pacciada, con Luigi Veronelli (1973), Incontri e invettive (1974), Storia critica del calcio italiano (1975), Coppi e il diavolo (1981), i romanzi Il corpo della ragassa (1969), Naso bugiardo (1977) e Il mio vescovo e le animalesse (1983), oltre a vari manuali tecnici di calcio e di atletica leggera e alla traduzione di tre opere di Molière (Il misantropo, Tartufo, L’avaro), con un’ampia nota critica introduttiva (1947).
Claudio Rinaldi , 57 anni, è il direttore della «Gazzetta di Parma», dove è entrato come praticante nel 1991. Ha deciso di fare il giornalista quando era un ragazzino, dopo essersi imbattuto in Gianni Brera ed essere rimasto folgorato dalla sua prosa. A Brera ha dedicato il libro Gioannfucarlo: Vita e scritti inediti di Gianni Brera (2001), scritto con Paolo Brera, e la voce del Dizionario biografico degli italiani della Treccani (2014). Ha scritto biografie dell’arbitro internazionale di calcio Alberto Michelotti e dell’allenatore di maratoneti Luciano Gigliotti e un volume sulle storie degli emigranti dall’Appennino parmense in Inghilterra, in Francia e negli Stati Uniti.
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