Il ridotto dell'opera

Il ridotto dell'opera

By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Il ridotto dell'opera episodes

  • Tradizione e tradimento

    Per un curioso paradosso etimologico, i termini “tradizione” e “tradimento” derivano dallo stesso verbo latino “tràdere”, con il significato di “consegnare”, ma con esiti ben diversi se si consegna qualcuno (o qualcosa) a un fidato discepolo o a un infido nemico. Al netto di rari raffinati interventi critici ricostruttivi, una delle opere più rappresentate al mondo, “Carmen” di George Bizet, viene eseguita quasi sempre nella versione con i recitativi cantati composti da Ernest Guiraud dopo la morte dell’autore, e senza il suo permesso, per agevolarne la diffusione nei teatri dove non si era avvezzi all’alternanza di recitazione e di canto tipica dell’opéra comique. Non ebbe lo stesso destino la “Walkiria” di Richard Wagner, ma è vero che l’autore dichiarò di aver perso ogni interesse per quella sua opera dopo che si era “prostituita” (cit.) per essere rappresentata al di fuori di Bayreuth, in teatri inadatti e senza il diretto controllo del creatore. Quanto al primo caso, possiamo valutare l’efficacia della versione tradizionale (e traditrice?) di “Carmen” grazie alla produzione curata da Opera Lombardia, diretta da Sergio Alapont, con la regia di Stefano Vizioli: Sabrina Faller ha assistito alla recente rappresentazione presso il Teatro “Fraschini” di Pavia, il 15 gennaio scorso. Quanto al secondo, Gianluca Capuano, all’Opéra di Montecarlo (la prima è il 23 gennaio), promette di riportare il titolo alla sua virginale purezza ricorrendo agli strumenti originali e agli appunti lasciati dai contemporanei di Wagner, seppure con un’orchestra di proporzioni non precisamente wagneriane.  

    51 min
  • Mulini a vento e ombre napoleoniche

    Nel 1910, anziano e già malato, Massenet portò sul palcoscenico operistico l’idealista, eccentrico e autoproclamato cavaliere errante che sfida i mulini a vento e combatte per l’onore della sua dama Dulcinea, il sognatore universalmente amato di Cervantes, Don Quichotte. OperaLombardia ha inserito la comédie-héroïque di Massenet, assente da tempo dai palcoscenici italiani, nella propria programmazione 2025-26 con una produzione (debutto a ottobre al Fraschini di Pavia, sarà a Como e Cremona nella seconda parte di gennaio) con molti elementi di interesse, come ci racconta Nicola Cattò, a partire dalla regia coraggiosa di Kristian Frédric, la direzione convinta di Jacopo Brusa e un bel cast capitanato da Nicola Ulivieri nel ruolo del titolo. Quel ruolo fu originariamente affidato a Fëdor Šaljapin per il debutto, non del tutto felice, di Don Quichotte all’Opéra di Montecarlo, lo stesso che appena quattro anni prima aveva invece consacrato con un successo trionfale un dramma lirico ambientato sullo sfondo di morti tragiche, insaziabili brame di vendetta e passioni amorose, nel pieno delle guerre napoleoniche: L’Ancêtre di Camille Saint-Saëns. Di quest’opera è uscita da poco una registrazione discografica, accompagnata da una pubblicazione, entrambe curate dalla Fondazione Bru Zane la cui missione è la riscoperta e la diffusione della musica romantica francese. Col direttore artistico della Fondazione, il musicologo Alexandre Dratwicki, indagheremo sulle alterne fortune toccate a questo titolo, anche nel confronto fra due compositori, Massenet e Saint-Saëns, amici e nemici al tempo stesso.

    44 min
  • Incantesimi di Capodanno

    Una delle caratteristiche principali del Singspiel – nonché del suo diretto erede, il musical - è quella di offrire molteplici piani di lettura, accessibili, per grado di difficoltà e profondità di messaggio da pubblici di ogni età, genere o estrazione sociale. Lo dimostra il grande favore che ogni anno viene riconosciuto a Zauberflöte, soprattutto in periodo di feste, quando, cioè, nei teatri di lingua tedesca si moltiplicano le nuove produzioni del capolavoro di Mozart.
    La più colorata e vivace dell’anno va in scena a Lucerna per la regia di Christine Cyris con scene firmate dall’illustratore Henning Wagenbreth, di cui ci racconterà ogni dettaglio Lalitha Del Parente. Nella seconda parte della trasmissione, poi, lasciate le lande dei Papageni, ci spingiamo verso L’isola delle sirene, luogo mitico che dà il titolo ad un saggio firmato da Giacomo Agosti per i tipi di LIM – RICORDI, in cui si discute del rapporto strettissimo tra cultura gay e musical americano, nonché della ricezione di questo genere presso il pubblico italofono.

    53 min
  • Molti rischi e poca noia. Sarà sempre un’avventura

    «Creare una comunità di persone che lavorino bene, si sentano a proprio agio e, soprattutto, sostenute non solo dal pubblico ma anche dalla dirigenza del teatro, è fondamentale». È questo, secondo Carlo Fontana, il cuore del lavoro di chi dirige un teatro d’opera: costruire le condizioni perché il talento degli artisti possa esprimersi al meglio all’interno di una dimensione collettiva e sociale. Naturalmente, c’è molto altro: coniugare passato e presente, affrontare i cambiamenti e, soprattutto, trovare e gestire le risorse economiche. Fontana, che ama definirsi con semplicità un operatore culturale — ruolo che lo ha portato a essere sovrintendente di diverse istituzioni italiane, tra cui la Scala, e anche a dirigere una casa discografica — riflette su tutto questo nel suo libro Sarà l’avventura. Una vita per il teatro, pubblicato dal Saggiatore. Ne parliamo con lui al Ridotto dell’opera, seguendo il filo del suo lavoro con cantanti e direttori, da Franco Corelli a Mariella Devia, da Luciano Pavarotti a Mirella Freni a Claudio Abbado, ripercorrendo le memorie di un operatore culturale che è stato ed è, innanzitutto, un grande appassionato d’opera.

    41 min
  • Vox capitis

    Vox capitis est subtilis et acuta, quae fit per contractionem gutturis, “la voce di testa è sottile e acuta, ed è prodotta tramite la contrazione della gola” – o almeno così si legge nel “Tractatus de Musica” di Hieronymus de Moravia, XIII secolo, e che è la prima definizione medievale della voce di falsetto. Controtenore, falsettista, contraltista, sopranista, e perfino mezzosopranista sono soltanto alcuni tra i termini che cercano di definire l’affascinante mistero della voce maschile che supera i propri limiti in acuto. Un mistero che abbiamo tentato di chiarire con due cantanti che sono tra le figure di riferimento attuali per questa tipologia vocale: Raffaele Pe e Philippe Jaroussky. Entrambi, da diverse prospettive, ci hanno raccontato della loro esperienza, della loro tecnica, del repertorio, e delle prospettive future del canto in falsetto, tra scrupoli filologici e gusto contemporaneo.

    52 min
  • Opera tra due mondi

    Al Grand Théâtre di Ginevra è in scena fino al 31 dicembre 2025 una produzione di An american in Paris di George Gershwin originariamente creata da Christopher Wheeldon per il Théâtre du Châtelet che in Svizzera arriva sotto la direzione di Wayne Marshall alla testa dell’Orchestre de la Suisse Romande. Alla prima ginevrina ha assistito per il Ridotto Gianluigi Bocelli, che ci racconterà tutto ciò che c’è da sapere su uno spettacolo che è già leggendario. Dopodiché – in un salottino del Teatro alla Scala - incontreremo Raffaele Mellace, per farci raccontare la vita di un operista semi-dimenticato, Italo Montemezzi, al quale, insieme a David Chandler ha dedicato un libro intitolato Opera tra due mondi, pubblicato nel 2025 (anno in cui ricorre il 150° anniversario della nascita del compositore) sotto le insegne de Il saggiatore.

    53 min
  • Funzione della bellezza, bellezza della funzione

    La tradizione italiana della scenografia prevedeva un taglio pittorico, che riassumesse l’intera scena in quadri dal fascino evocativo, in cui si apprezzava la pennellata dello scenografo stesso, artista, artigiano, responsabile dell’intero impianto visivo. D’altra parte, il referente finale era il direttore d’orchestra, non sempre interessato a porre in primo piano il dramma e la funzione drammatica delle scene, alle quali si richiedeva una bellezza di facile fruizione. Oggi, nel mutato contesto socioculturale, la funzione drammatica, secondo la visione del regista, prevale spesso sull’intero progetto, producendo a volte quadri complessivi inameni o addirittura volutamente sciatti. Nel primo di questi opposti eccessi non ricadevano le raffinate e filologiche produzioni di Vittorio Rota, scenografo alla Scala tra il XIX e il XX secolo, al quale Vittoria Crespi Morbio, storica e saggista, ha dedicato il volume Vittorio Rota e il teatro del suo tempo 1864–1945 (Edizioni Amici della Scala) – e con l’autrice ne parleremo in conclusione di puntata. Al contrario, la produzione di Nabucco del Circuito Opera Lombardia, improntata ad un immaginario visivo distopico e spoglio, disegnato dalle luci, si sarà salvata dal secondo eccesso di cui sopra? Ascoltiamolo dalla voce di Marco Cosci, musicologo e docente universitario, che ha appena assistito alla recita di Brescia.  

    44 min
  • L’inaugurazione di stagione della Scala, un volume di conversazioni e memorie

    La nuova stagione del teatro alla Scala si apre un’opera che di rara durezza e nulla speranza. Con una musica modernissima e tagliente, fra squarci lirici intensi e violente esplosioni orchestrali, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovič mette in scena la vicenda di una donna oppressa da un ambiente brutale e patriarcale, che precipita in una spirale di omicidi, tradimenti e disperazione. Composta nel 1934 e ispirata alla celebre novella di Leskov, l’opera fu censurata nel 1936 dal regime sovietico, rimaneggiata dall’autore dopo la morte di Stalin e infine, dopo la morte di Šostakovič nel 1975, riscoperta nella sua versione “originale” soprattutto grazie a Rostropovich, diventando così oltre che un manifesto della condizione femminile, anche un simbolo della libertà creativa soffocata dal potere politico.
    Per la sua ultima inaugurazione di stagione, Riccardo Chailly ha scelto dunque un titolo scomodo ma anche particolarmente attuale, elementi che saranno scavati anche nella produzione scenica affidata a Vasily Barkhatov, talento registico in ascesa e divisivo, capace di fare di uno spettacolo un dispositivo emotivo implacabile. Saranno le riflessioni dello stesso Chailly e del musicogo Franco Pulcini ad accompagnarci nell’esplorazione della Lady Macbeth del distretto di Mcensk nella prima parte della puntata. Le condizioni dei musicisti nella Russia sovietica sono anche al centro di un volume di cui è stata da poco pubblicata la traduzione italiana, I bemolli di Stalin, che raccoglie e organizza le memorie, le riflessioni e i racconti di del direttore d’orchestra Gennadij Rozdestvenskij.
    Ne conversiamo con l’autore, il violinista, regista e scrittore francese, famoso per i suoi documentari su grandi interpreti del Novecento, Bruno Monsaingeon.

    44 min
  • La forza di Partenope

    La monumentale opera di Verdi su La forza del destino appare oggi, sempre più spesso, come sanguinoso affresco di un passato che torna a ripetersi nell’attualità. In questo filone interpretativo sembra inserirsi anche la produzione firmata dalla regista argentina Valentina Carrasco, già membro del collettivo catalano La Fura dels Baus, per il palcoscenico dell’Opernhaus di Zurigo, in cui si intrecciano paesaggi iconici svizzeri con immagini di conflitti globali, per sollevare una questione difficilissima: cosa succede quando la guerra scoppia nel proprio Paese? Ne discuteremo con Lou Lepori, che ha assistito alla prima dell’opera e ne riferirà con dovizia di particolari. Dopodiché lasceremo la parola ad Alessandro De Rosa, per farci raccontare l’unico lavoro per le scene di Ennio Morricone, intitolato Partenope, che andrà in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 12 e il 14 dicembre 2025 e di cui il biografo del compositore discute con i librettisti dell’opera: Sandro Cappelletto e Guido Barbieri.
     

    45 min
  • Sovrumane tragedie

    Nel 1972, il compositore russo Grigori Samuilovich Frid mette in scena a Mosca un monodramma per piccola orchestra intitolato Il diario di Anna Frank - ispirato alle vicende raccontate nell’omonimo libro di testimonianza – che, in poco tempo, diventa la sua opera più celebre e rappresentata. Si tratta di un lavoro perfetto per sale di piccole dimensioni o per ensemble indipendenti e non stupisce dunque che TOBS! – ossia l’unione dei teatri di Biel e Solothurn – abbia deciso di presentarla al proprio pubblico in una nuova produzione firmata da Isabelle Freymond, sotto la direzione di Francis Benichou.

    In sala, per il Ridotto, c’era Sabrina Faller, che, con un solo aggettivo, ha definito ‘potente’ il risultato dell’allestimento. Nella seconda parte della trasmissione incontriamo, poi, il contro-tenore Raffaele Pe, vulcanica anima dell’Orfeo Week - una settimana di musica, filosofia, letteratura, scienza e arte visiva dedicata al mito di Orfeo – che si terrà dal 22 al 30 novembre a Lodi.

    53 min

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