Il ridotto dell'opera

Il ridotto dell'opera

By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Il ridotto dell'opera episodes

  • La voce delle (prime) donne

    Inascoltate come Cassandra, uccise per convenienza politica come l’innocente Ifigenia, costrette al silenzio in politica e poi in chiesa, sostituite in musica da castrati e perfino da controtenori… non basterà certo una puntata del “Ridotto dell’opera” a rispondere a tanti eccessi di misoginia. Sarà però la musicologa Angela Ida de Benedictis a raccontarci come Salvatore Sciarrino, nella sua nuova opera, L’Agamennone, in prima assoluta a Berna, abbia dato voce alla sventurata profetessa troiana e alla terribile regina Clitennestra – terribile sì, ma perfino Eschilo, che è per noi la fonte primaria (e fatalmente maschilista) della sanguinosa vicenda degli Atridi, non riusciva a darle tutti i torti.

    Quanto alle donne ridotte al silenzio in chiesa, è vero che grazie a istituzioni come gli Ospedali veneziani, che accoglievano ed educavano alla musica fanciulle orfane, grandi geni come Vivaldi e Porpora hanno potuto dedicare alla voce femminile composizioni sacre di altissimo livello: nel suo recente progetto discografico, dall’eloquente titolo Prime Donne, per l’etichetta Château de Versailles Spectacles, il mezzosoprano svizzero Marina Viotti attinge proprio a questi tesori – e sarà lei in persona a presentarceli.  

    50 min
  • Seicento vivo

    ‘Parigi riscopre Ercole amante di Antonia Bembo — da non confondere con il più celebre titolo omonimo di Francesco Cavalli — in una nuova, attesissima produzione dell’Opéra National de Paris firmata da Netia Jones, con la direzione musicale di Leonardo García Alarcón, che Mattia Palma ha visto per noi. Antonia Bembo, compositrice nata a Venezia nel 1640 e allieva di Francesco Cavalli, trovò rifugio alla corte di Luigi XIV dopo essere fuggita da un matrimonio violento, sviluppando uno stile originale tra tradizione italiana e gusto francese. Questa produzione, in scena fino al 14 giugno 2026 all’Opéra Bastille segna l’ingresso nel repertorio parigino di un’opera quasi mai rappresentata e composta da una donna nel primo Settecento. Inoltre, la lettura scenica di Netia Jones promette di trasformare il mito classico in un’esperienza teatrale intensa, visionaria e profondamente contemporanea, con una lettura che intreccia con la trama del libretto, la biografia della compositrice e il nostro presente, restituendo al pubblico di oggi la potenza drammatica del repertorio barocco.

    Se nell’opera la forza dell’eroe si scioglie nel desiderio, un’altra riscoperta seicentesca mostra invece come attraverso la legge e la parola il caos diventi ordine spirituale. L’oratorio I fatti di Mosé nel deserto di Bernardo Pasquini trasforma il racconto biblico in un grande affresco musicale fatto di tensione drammatica, spiritualità e straordinaria invenzione barocca. Composto nella Roma del tardo Seicento, l’oratorio rivela tutta la modernità teatrale di un autore fondamentale della scuola italiana, ammirato anche da Händel che veste il percorso dell’Esodo con un continuo alternarsi tra momenti narrativi e riflessione affettiva: da un lato l’azione (il cammino, le prove, le decisioni), dall’altro la meditazione interiore dei personaggi e del coro, che rappresenta la comunità in trasformazione. Un disco dell’Ensemble Locatelli restituisce questa partitura in prima registrazione e il direttore dell’ensembleThomas Chigioni ci racconta le scelte musicali e il percorso che ha portato alla riscoperta di questo raro oratorio di Pasquini.

    55 min
  • La forza di Chénier

    “La forza del destino” è senza dubbio l’opera più spettacolare e grandiosa di Giuseppe Verdi, non a caso, talvolta paragonata a un dipinto di Bruegel, per l’ampiezza del respiro e il complicatissimo intreccio tra vicende private ed eventi storici, che genera – quasi come in una rifrazione prismatica – un’infinità di possibili letture ed interpretazioni drammaturgiche. Quella scelta dalla regista Julia Lwowski e dal collettivo Hauen und Stechen privilegia la decostruzione della trama in favore di una trasformazione dello spazio scenico in un contesto social-mediatico. Azzardo o colpo di genio? Ne parliamo con Alberto Napoli che per noi ha assistito ad una delle prime recite. Dopodiché ci trasferiamo idealmente a Foggia dove il 5 Giugno si inaugura un nuovo Festival operistico interamente dedicato al compositore italiano Umberto Giordano, sotto la direzione artistica di Gianna Fratta, che sarà nostra ospite per raccontarci la genesi e le proposte di questa nuova ed interessante realtà italiana.

    52 min
  • Amore e Guerra

    Amore e guerra, o se vogliamo l’allegoria mitologica, Venere e Marte, temi operistici quanto mai, sia quando si tratta di imprese belliche, sia quando sono gli amori a distrarre gli eroi dai loro compiti sul campo di battaglia o, al contrario, a motivarli sino all’estremo sacrificio - e sino all’aria in cui spirano vocalizzando. È questo il caso di Tancredi, nobile protagonista dell’omonimo titolo rossiniano, in questi giorni in scena al Teatro dell’Opera di Roma. Grandi curiosità e aspettative intorno a Carlo Vistoli (un controtenore!) nel ruolo di Tancredi, che Rossini scrisse per una donna en travesti, la diva Adelaide Malanotte - e per contrappasso sarà una cantante, Chiara Guglielmi, mezzosoprano, la nostra inviata a Roma. “Venere e Marte” è anche il titolo di un’antologia di cantate del Seicento appena pubblicata da Glaux Records, ideata dal soprano Valeria la Grotta, con la marziale collaborazione del baritono Mauro Borgioni: dovendo scegliere se parlarne con Venere o con Marte, abbiamo optato per la prima. 

    53 min
  • Tra presente e passato

    Delle dieci ore di musica che György Kurtág ha composto nei cento anni della sua esistenza, ben due sono state pensate per il teatro lirico. A un paio d’ore ammonta, infatti, la durata di Fin de partie, il suo unico lavoro per le scene – tratto da Beckett - che, nell’anno in cui si celebra il centesimo compleanno del compositore magiaro, arriva per la prima volta in Svizzera grazie ad una nuova produzione firmata da David Marton per Theater Basel. Un’attesissima première di cui ci racconterà tutto la musicologa Angela Ida De Benedictis della Paul Sacher Stiftung di Basilea.

    Dopodiché, nella seconda parte della trasmissione, dialogheremo con Valentina Anzani, che insieme a José María Domínguez, cura un volume pubblicato da LIM e intitolato Parole del Metastasio: Opera and Emotions in 18th-Century Europe in cui si ragiona sulla “drammaturgia delle passioni nell’opera seria del lungo Settecento e il modo in cui le parole del Metastasio orientano tanto la costruzione del significato quanto le risposte musicali dei compositori”.

    52 min
  • Opere che (non) esistono

    “La Costanza trionfante” è un’opera che non esiste – così esordisce Federico M. Sardelli nel presentare il suo recente CD per Passacaille. In effetti si tratta di un’opera che è andata perduta, e che Sardelli ha pazientemente seppur parzialmente ricostruito dopo un lungo percorso di ricerche. Di questo aspetto quasi da detective del proprio lavoro, e della bellezza della musica di Vivaldi riscoperta, ci parla lo stesso Sardelli in conclusione di puntata. Tra le opere che invece esistono, e resistono, citiamo sicuramente “I puritani” di Vincenzo Bellini, saldamente inserita nel grande repertorio. Il titolo belliniano è in scena in questi giorni al Teatro Regio di Torino (con Francesco Lanzillotta direttore d’orchestra, Pierre-Emmanuel Rousseau regia, scene e costumi). Lo studioso di teatro e di melodramma Giacomo Agosti ha assistito per noi all’anteprima,giovani il 30 aprile scorso.

    50 min
  • Acque immobili e visioni sospese, emerge l’opera moderna

    Non è un caso che nel 1902 Pelléas et Mélisande di Claude Debussy prefiguri e distilli in nuce le tensioni estetiche del Novecento, giacché il suo autore già nel 1889 immaginava un teatro musicale privo di azione e temporalità lineare, con personaggi che non agissero ma subissero il destino, in una dimensione statica e interiore: l’opposto della drammaturgia di Wagner, dominante all’epoca. Influenzata dal simbolismo di Maurice Maeterlinck, l’opera privilegia immagini e silenzi agli eventi ed esprime la solitudine tragica dell’uomo in un mondo di acque fluido e instabile, che riflette l’interiorità dei personaggi. In una nuova produzione in scena al Teatro alla Scala fino al 9 maggio, che ha visto per noi Andrea Penna, il compito di restituire la visione musicale di Debussy è affidato a uno specialista di musica del Novecento come Maxime Pascal. La produzione scenica è firmata per intero da Romeo Castellucci, regista tra i più radicali della scena contemporanea, noto per un teatro visivo e fortemente evocativo, qui al suo debutto scaligero.

    In un abbinamento stimolante con una pagina giovanile di Debussy, La damoiselle élue, al Teatro Sociale di Rovigo l’8 maggio approda sulla scena Bianca di Italo Montemezzi in prima esecuzione assoluta (direzione di Fabrizio Da Ros, regia e scene Stefano Paterino), su libretto di Giuseppe Zuppone Strani: l’opera con cui inizia nel 1901 l’avventura operistica di Italo Montemezzi. Sarà Raffaele Mellace, autore assieme a David Chandler della più recente e aggiornata monografia dedicata al compositore (Opera tra due mondi. Vita, musica e teatro di Italo Montemezzi, edizioni Il Saggiatore), a introdurci quest’opera dalla trama esile e apparentemente derivata dalla vicenda tassiana di Tancredi e Clorinda della Gerusalemme liberata, ma che rivela già la svolta intenzionale dal verismo al romanticismo tedesco, arricchito, guarda caso, dal simbolismo della natura.

    44 min
  • Tra Zurigo e Lugano

    Torna in scena all’Opernhaus di Zurigo, dopo sei anni dal suo debutto, l’assai discussa produzione dell’Arabella di Richard Strauss ambientata dal regista canadese Robert Carsen in una Vienna gaudentemente nazista. Rinnovato completamente il cast - che vede Diana Damrau al suo debutto nel ruolo della protagonista e Michael Volle nella temibile parte di Mandryka – nonché la direzione musicale, affidata a Markus Poschner. Degli esiti di questa ripresa ci racconta tutto Valentino Klose, che per noi ha assistito alla prima recita. Nella seconda parte della trasmissione, poi, incontriamo Andrea Cupia, direttore del Coro lirico di Lugano, in occasione del concerto che il 26 aprile 2026 celebrerà i 20 anni dalla fondazione della attivissima formazione musicale ticinese.

    52 min
  • Lo zoo di Wagner è vuoto

    Cigni, orsi, cavalli, per non parlare di draghi e creature mitologiche: Wagner prescrive per il suo teatro una pletora di presenze vive non umane che i registi cancellano da decenni – e non fa eccezione l’atteso Lohengrin firmato da Damiano Michieletto. Nella messa in scena del regista italiano l’esperta Sabrina Faller ha per noi individuato molte suggestioni simboliche, senza stupirsi di non vedere ombra di cigni (è in scena alla Fenice di Venezia fino al 26 aprile). Del resto, chi vi scrive, non ricorda di aver mai ammirato nei vari “Lohengrin” il previsto pennuto, rimpiazzato da bambini, da vari mezzi di locomozione tra cui moto d’acqua, o evocato con gesti nel vuoto. Nondimeno con gesti nel vuoto le figlie di Wotan di solito si rivolgono ai loro assenti destrieri in qualsiasi recita della Walkiria, o cavalcano cacciabombardieri, motociclette, e perfino bici da corsa.

    Ma saremo mai maturi per ritrovare un Wagner autentico, al di là della zoologia? Perché quando ci accostiamo alle sue opere sembriamo più preoccupati del nostro sguardo che dell’oggetto in sé? Perché usiamo Wagner come nostro specchio? A queste e ad altre domande risponde il nostro ospite Luca Zoppelli, musicologo e professore emerito all’Università di Friburgo, autore di Richard Wagner: L’anello del nibelungo - Il dramma, la musica, le idee, per i tipi di Carocci. 

    50 min
  • Il trionfo del buon canto

    Il 27 marzo 2026 all’Opernhaus di Zurigo è andata in scena la prima recita di una vera rarità del repertorio barocco Scylla et Glaucus di Jean-Marie Leclair. Fra le pagine di una partitura di trascendentale difficoltà vocale emerge una vicenda di rinascita e affrancamento femminile attraverso cui il regista Claus Guth mette in scena le contraddizioni irrisolvibili dell’amore. A garantire la coerenza filologica da un punto di vista musicale è stata chiamata Emmanuelle Haïm alla testa del suo ensemble Le Concert d’Astrée, uno dei più prestigiosi gruppi specializzati in musica antica. Un appuntamento imperdibile di cui ci racconterà tutto il musicologo Alberto Napoli che per noi ha assistito alla prima.

    Dopodiché torneremo a dialogare con il soprano Marina Rebeka, a proposito dell’ultima produzione della sua casa discografica, PRIMA CLASSICS: un’incisione effettuata dal vivo del Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, con un cast stellare supportato dai complessi del San Carlo di Napoli sotto la direzione del giovanissimo e promettentissimo Michele Spotti.

    53 min

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Quattro secoli di passioni, trame, follie, trionfi, croci e delizie. Lo spettacolo più sensazionale ed inverosimile creato dall’umanità, si rinnova ogni settimana sulle onde di Rete Due con Gaia…