Il ridotto dell'opera

Il ridotto dell'opera

By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Il ridotto dell'opera episodes

  • Gluck sul palcoscenico

    La potenza del mito incontra la forza delle immagini nella nuova produzione di Orfeo ed Euridice di Gluck che ha a gennaio al Teatro Regio di Parma e torna ora in scena al Teatro Valli di Reggio Emilia (10 e 12 aprile, direttore Alessandro De Marchi). Lo spettacolo è firmato da Shirin Neshat dall’artista iraniana che porta nell’opera di Gluck un universo visivo essenziale, fatto di contrasti netti, luci scolpite e una gestualità stilizzata che richiama una dimensione rituale. Il mito di Orfeo si trasforma così in una meditazione sospesa e atemporale sulla perdita e sul desiderio, incarnata soprattutto nella potente interpretazione scenica e vocale di Carlo Vistoli, accolta coon calore a Parma. Eppure «si sa che il pubblico Parmense è il più cattivo d’Italia» scriveva agli sgoccioli dell’Ottocento Giulio Ricordi a Giuseppe Verdi. Era vero? E lo è stato anche in seguito? Certamente il loggione del Teatro Regio di Parma è famoso per fischi che hanno determinato fiaschi come per applausi scroscianti che hanno lanciato carriere. In un libro, Mentre un grido vien dal cielo. La leggenda del loggione di Parma: storie e memorie pubblicato da Libreria Musicale Italiana, Mauro Balestrazzi, esperto giornalista sportivo e musicale, ne ripercorre la storia dal Settecento ai giorni nostri, combinando documentazione, aneddoti e testimonianze in un racconto avvincente che condividerà con noi nella seconda parte della puntata.

    45 min
  • I russi e gli americani

    Il capolavoro assoluto di Andrew Lloyd Webbber, Jesus Christ superstar, si sa, sfugge alle costrizioni tassonomiche: musical, opera rock o music drama? Inutile incasellare uno dei più grandi successi del ‘900 americano in una precisa definizione musicologica; questo almeno sembra essere il punto di vista da cui è partito Bühnen Bern nel proporre al proprio pubblico una nuova produzione della umanissima vita di Gesù raccontata da Tim Rice, che resterà in scena a Berna fino al 27 giugno 2026. Il professor Federico Lazzaro dell’Università di Friburgo ha assistito per noi alla première e ce ne racconterà gli esiti. Dopodiché ci sposteremo dall’altro lato della cortina di ferro per presentare un libro dato alle stampe per i tipi di LIM-RICORDI dalla professoressa Vincenzina Ottomano, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ed intitolato: Quando l’opera russa diventò europea; Musica e scambi culturali tra Ottocento e Novecento.

    45 min
  • Tornate al passato, sarete più astute

    Al suo debutto fiorentino, il regista Claus Guth costruisce un ponte drammaturgico tra i due atti unici appaiati in una produzione, diretta da Martin Rajna, in scena all’Opera di Firenze (ultima recita domenica 22 marzo), ossia Il castello del principe Barbablù di Béla Bartók e La voix humaine di Francis Poulenc, che Marco Cosci ha visto per noi. Una storia-cornice dai toni quasi polizieschi consente che la protagonista della Voix humaine, interpretata dall’intensa Anna Caterina Antonacci, si spogli delle vesti di semplice vittima in un percorso di vendetta e possibile riscatto. Guth prende anche sul serio l’indicazione suggerita nell’opera di Bartók — non tutto va interpretato letteralmente — e rilegge la trama fiabesca e simbolica del libretto di Béla Balázs come un sistema di relazioni personali e psicologie, trasformando le due solitudini, della Judith bartokiana e della volutamente anonima Elle di Poulenc, in uno studio di caratteri in cui ogni spettatore può riconoscersi.

    Ben più allegra, determinata e, soprattutto, capace di tenere le fila delle proprie relazioni è Cleonilla nell’Ottone in villa, dramma per musica in tre atti che segnò il debutto operistico di Antonio Vivaldi, rappresentato per la prima volta il 17 maggio 1713 a Vicenza. Il libretto, scritto da Domenico Lalli e derivato da Messalina di Francesco Maria Piccioli, trasferisce i tratti della celebre imperatrice – seduzione, libertà morale e capacità manipolatoria – nel personaggio di Cleonilla, che, pur non essendo formalmente la protagonista, diviene il fulcro dell’azione scenica, destabilizza gli equilibri tra i personaggi e metteva in ombra anche il potere imperiale di Ottone. Sarà la voce ben nota di Giuseppe Clericetti a guidarci alla scoperta di quest’opera vivaldiana in occasione della sua messa in scena al Teatro La Fenice di Venezia, dal 20 al 29 marzo, con la direzione di Diego Fasolis.

    46 min
  • The Opera Circus

    Cecilia Bartoli torna a vestire i panni di Cleopatra nel Giulio Cesare in Egitto di Haendel. È questa la notizia. Poco importa che la regia sia di Davide Livermore e la direzione di Gianluca Capuano alla testa dell’Orchestra La Scintilla; e ancora meno rilevante è l’elenco di stelle che figura nel cast e che include i nomi di Max Emanuel Cencic e Anne Sofie von Otter. I riflettori sono tutti puntati sulla diva, che torna all’Opernhaus Zürich dopo due anni di assenza: un vero e proprio evento musicale e mondano di cui ci racconterà tutto Lou Lepori. Dopodiché voleremo idealmente ad Amsterdam per rendere conto della Conferenza di primavera di Opera Europa, consorzio che raggruppa i teatri di 44 paesi per favorire l’integrazione dei sistemi produttivi nell’ambito del melodramma. Il regista Stefano Simone Pintor – chiamato a dibattere dello stato dell’opera contemporanea in una delle conferenze più attese – ci guida attraverso le molteplici anime della manifestazione a partire dalla sua ultima fatica come librettista: The Opera Circus.

    45 min
  • La morte oscena

    Morire in scena non si può. I fatti di sangue sono impuri, sono “osceni”: vanno soltanto raccontati. È questa una norma del teatro greco, che influenza gran parte di quello occidentale. Un messaggero entra in scena e ci racconta che Edipo si è cavato gli occhi, che Antigone si è suicidata, che Medea ha ucciso i propri figli. E fin nell’opera, nel monteverdiano ”Orfeo” una messaggera ci racconta di aver assistito alla morte di Euridice; ancora nel “Macbeth” di Verdi l’uccisione di Duncano avviene fuori scena, l’assassinio di Banco non si vede; e perfino nel “Trovatore” non vediamo l’esecuzione di Manrico. Il personaggio di Bajazet, re e padre, che si suicida nell’omonimo pasticcio vivaldiano, è dunque una cospicua e duplice eccezione: alla norma della morte “raccontata” ma pure a quella del lieto fine settecentesco.
    Di questo e di altro abbiamo parlato con il baritono Renato Dolcini, che impersona il ruolo del titolo nella recente pubblicazione discografica del “Bajazet” di Vivaldi, diretta da Federico M. Sardelli per Naxos. Laura Antonaz, voce insigne del coro RSI, invece ci racconta dalla sua Trieste la prima del “Trovatore” di Verdi ora in scena: una ripresa di una produzione dell’Opéra de Saint-Étienne che si caratterizza per una compagnia di canto di primissimo ordine.

    53 min
  • Inferno 2.0

    Lucia Ronchetti, tra le figure più influenti oggi nel campo della musica contemporanea, ritorna sulla prima cantica della Commedia dantesca, riprendendo la partitura commissionatale dall’Opera di Francoforte, ma eseguita solo in forma di concerto (era il 2021, e le restrizioni causate dal COVID funestavano anche il mondo dell’opera). La nuova versione, con il testo in italiano, e che Ronchetti ha dichiarato essere quella definitiva, è ora finalmente in scena al Teatro dell’Opera di Roma: ne abbiamo parlato con Andrea Penna, musicologo e voce di RAI Radiotre. Non potremmo immaginare salto più brusco, dagli incubi demoniaci medievali e dalla poesia più impegnata… ai versi leggeri delle canzonette e ai salotti londinesi del Settecento. Paolo Rolli, librettista e poeta di gusto squisitamente arcadico, amatissimo in Inghilterra, nel 1727 pubblicava una ristampa delle proprie notissime Canzonette, ma corredate da melodie anonime. La silloge risuona ora grazie a un progetto dovuto a una nuova casa discografica, la Glaux Records, nell’esecuzione dell’ensemble Stile Galante, diretto dal musicologo Stefano Aresi, con cui abbiamo discusso di musica, di poesia, di carta pregiata e di tanto altro.  

    44 min
  • Il motore immobile del potere

    All’Opernhaus di Zurigo va in scena un thriller contemporaneo; una storia psicologicamente intensa di possessione, ossessione e potere, in cui si riflette la struttura della società dei consumi, interamente votata alla ricerca di beni materiali, status e emozioni forti. È Cardillac di Paul Hindemith, opera composta nel 1926, che racconta di una figura psicologicamente complessa, un artista rispettato che si trasforma in un assassino a causa di uno strano attaccamento fisico alle proprie opere e di una compulsione maniacale al controllo. Il regista Kornél Mundruczó, trasforma la vicenda in un copione cinematografico, in accordo con la visione affilatissima della partitura restituita da Fabio Luisi – come ci racconta Federico Lazzaro, che per noi ha assistito alla recita del 18 Febbraio. Continuiamo a parlare di potere e di creazione anche nella seconda parte della trasmissione, ma dal piano umano ci trasferiamo su quello divino, perché al LAC di Lugano va in scena Die Schöpfung - ossia La creazione, appunto – oratorio di Franz Joseph Haydn che verrà presentato per la prima volta in Svizzera nella traduzione italiana di Giuseppe Carpani. I Barocchisti e il Coro della Radio Televisione Svizzera saranno diretti da Diego Fasolis, che ci racconterà tutti i segreti di questa rarissima versione.

    43 min
  • Tra drammi shakespeariani e musical cinematografici

    La brama del potere e le sue fatali conseguenze sono il motore della tragedia politica per antonomasia, il Macbeth di William Shakespeare, da cui Giuseppe Verdi seppe trarre uno dei suoi lavori giovanili più amati ed eseguiti. La musica racconta con intensità drammatica le vicende dei coniugi assassini senza dare loro tregua, fino alla follia e alla morte. Nella nuova produzione dell’opera in scena a Basilea, il regista Herbert Fritsch prova, però, a svelare il lato grottesco nascosto nella cupezza tragica di una vita senza redenzione; una lettura innovativa che trova supporto nell’approccio alla partitura di Dirk Kaftan sul podio della Sinfonieorchester Basel e di cui ci racconteranno tutto le musicologhe Vincenzina Ottomano e Angela Ida De Benedictis, che per noi hanno assistito ad una delle innumerevoli recite. Cambiamo decisamente musica, nella seconda parte della trasmissione, perché torniamo a parlare di musical con Eugenio Tassitano che per i tipi di Arcana Edizioni ha dato alle stampe un corposissimo dizionario del musical al cinema intitolato Lo spettacolo comincia.

    43 min
  • Cadono gli dèi, non resta che ridere

    Dal 1° marzo 2026 il Teatro alla Scala presenta un nuovo Ring des Nibelungen di Richard Wagner, in una data dal forte valore simbolico: ricorrono infatti i 150 anni dalla prima esecuzione della Tetralogia a Bayreuth nel 1876 e il centenario della sua prima produzione scaligera nel 1926. Dopo la defezione di Christian Thielemann a poche settimane dal debutto della prima delle quattro opere, nell’ottobre del 2024, la direzione musicale è stata ed è condivisa da due interpreti, Simone Young e Alexander Soddy, il cui confronto è uno degli elementi di interesse di questo Ring, che schiera anche alcune delle voci wagneriane più significative di oggi: Michael Volle affronta l’intero ciclo nel ruolo di Wotan, Camilla Nylund è Brünnhilde e Klaus Florian Vogt interpreta Siegfried. La regia è affidata a David McVicar, non nuovo al Ring, che in questo ciclo scaligero ha scelto una narrazione chiara sgomberando il campo da tante letture simboliche, ideologiche o politiche dell’ultimo mezzo secolo. Il progetto ha preso avvio con Das Rheingold nell’ottobre 2024 e si conclude ora con Götterdämmerung, in scena dal 1° febbraio 2026. Paolo Borgonovo l’ha vista per noi e, partendo dall’esito finale, ci aiuterà a rileggere l’intera Tetralogia scaligera per chi vorrà vederla in scena quando sarà riproposta integralmente dal 1° marzo.

    L’impegno produttivo della Scala è accompagnato da numerose iniziative collaterali, tra cui la mostra La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau, ospitata al Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026, un’occasione per riflettere sui problemi della messinscena del ciclo wagneriano, sui quali solleciteremo il curatore Giovanni Agosti. La puntata si chiuderà volando idealmente verso Malta da dove la regista Barbara Diana ci racconta di nuova produzione del Falstaff verdiano in un teatrino gioiello del Settecento in cerca di rilancio.

    53 min
  • Le vite nuove

    Da qualche giorno il Grand Théâtre di Ginevra ha chiuso le porte al pubblico, in preparazione di un lungo periodo di ristrutturazione che si concluderà, verosimilmente, nell’estate del 2027. Non cessa però l’attività produttiva e soprattutto non si ferma la stagione in corso, che prosegue, dopo un trasloco lampo, ai Bâtiment des forces motrices con uno dei titoli comici più amati di sempre - L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini – messa in scena da Julien Chavaz con Michele Spotti alla testa dell’Orchestre de la Suisse Romande. Del risultato artistico ed acustico ci riferirà Rocco Zacheo, che ha assistito alla première del 23 febbraio per il Ridotto. Nella seconda pate della trasmissione, poi, ritroviamo il controtenore Raffaele Pe che insieme all’ensemble La lira d’Orfeo ha registrato il suo primo disco per l’etichetta Suvini Zerboni, intitolato Vivaldi Cantatas. Un nuovo inizio che, come vedremo, condurrà il cantante su percorsi musicali ancora inesplorati.

    53 min

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