Il Sindaco fuori dal Comune.

Il Sindaco fuori dal Comune.

By Fabrizio GareggiaNewsPolitics
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Il Sindaco fuori dal Comune. episodes

  • Villa Pamphili come il Club Bilderberg
    http://fabriziogareggia.com

    C’è una grande differenza tra la monarchia e la repubblica parlamentare, una differenza talmente evidente che chiunque può comprenderla: nella monarchia la parola del sovrano è legge, nella repubblica parlamentare la volontà del popolo è legge.

    Nella monarchia il sovrano può autonomamente impegnare lo stato, nella repubblica parlamentare lo stato si impegna solo con un voto democratico del parlamento, nel quale siedono i rappresentanti del popolo, democraticamente eletti.

    Nella monarchia il sovrano si contorna di nobili e consiglieri, scelti in base al proprio arbitrio per avere una platea allineata e giubilante ed esilia i dissidenti dalla sua corte. Nella repubblica parlamentare il dibattito politico si completa nella reciproca legittimazione di maggioranza ed opposizione che, nel rispetto dei propri ruoli, porta ad una sintesi quanto più possibile rappresentativa della volontà dei cittadini alla quale sono vincolati i rappresentanti del Governo.

    Qualche tempo fa ho preannunciato che il vero rischio di questa pandemia, una volta avviata alla soluzione l’emergenza sanitaria, non sarebbe stato solo il rischio di una catastrofe economica e sociale per il nostro Paese, ma anche l’attacco alle Istituzioni e alle regole della nostra democrazia.

    In questi giorni abbiamo la prova tangibile che le previsioni si stanno avverando: sul fronte economico, infatti, oltre al milione di lavoratori ancora oggi senza cassa integrazione (a distanza di 4 mesi) le stime sul calo del fatturato delle imprese italiane rilevato rispetto ad aprile 2019 parla di un meno 49% e così anche quello degli ordinativi. In definitiva le imprese non solo hanno perso la metà del fatturato, ma perderanno ancor di più in futuro, avendo perso anche la metà delle commesse.

    Il sostegno economico, la poderosa potenza di fuoco, il bazooka promesso da Conte e rimbalzato sui profili social degli esponenti del governo con proclami roboanti, nessuno lo ha visto. Di tutte le misure promesse contenute in 13 decreti legge si è persa traccia, così come dei decreti attuativi necessari per renderle operative.

    Insomma, delle brioches promesse da Conte e dal suo codazzo non c’è traccia.

    Sul fronte democratico ci troviamo messi ancora peggio. Basti pensare che lo stesso senatore a vita Mario Monti, il peggior Presidente del Consiglio che la storia repubblicana ricordi, l’uomo dei poteri forti, affonda gli stati generali con poche righe: “Avendo abbracciato la via delle porte chiuse, forse bisognerebbe imitare Bilderberg sul piano della qualità e della rapidità del dibattito”. E se lo dice lui che è pratico non possiamo non crederci.

    Conte si comporta come un sovrano: non fa votare alcun atto di indirizzo al parlamento e sarebbe un obbligo di legge prima di una qualsiasi riunione del Consiglio Europeo, ma soprattuto va in Europa a fare di testa sua.

    La cosa tragicomica è che uno dei massimi rappresentanti dei poteri forti europei gli fa la ramanzina senza badare troppo ai modi: il parlamentino di Villa Doria Pamhili, la corte dei miracoli (o meglio dei miracolati) di Conte non ha prodotto nulla di rilevante. Quindi Giuseppi si siederà al Consiglio Europeo senza la legittimazione del Popolo Italiano e senza idee di una qualche consistenza, proprio per portare avanti una trattativa sul ricovero fund che egli stesso definisce ancora in alto mare.

    Insomma, un dramma su tutta la linea, mentre il dibattito politico è indirizzato dalla propaganda di regime sulle ciliegie di Salvini, su qualche lapsus, non si parla più di razzismo né delle rivolte statunitensi. Oggi le priorità sono la liberalizzazione delle droghe leggere e le tragiche avventure dei ministri pentastellati: una che vuole distruggere le scuole paritarie e che si inventa una stupidaggine al giorno per la ripresa...
    7 min
  • La censura del politicamente corretto.
    Le voci libere in un mare magnum di informazione spazzatura, tutta allineata al pensiero unico del politicamente corretto, danno fastidio e così i social network, le nuove piazze digitali affollate e caotiche, fanno ciò che vogliono.

    La censura digitale stavolta è caduta su Radio Radio, un'emittente radiofonica e televisione di informazione, che diffonde contenuti anche attraverso canali social e, quindi, anche attraverso un canale YouTube.

    Grande successo di pubblico, centinaia di migliaia di iscritti, milioni di visualizzazioni per un'emittente con 42 anni di storia, per la maggior parte vissuti nel mondo reale e non nel mondo virtuale del web.

    Eppure qualcosa è andato storto: le voci fuori dal coro sono sotto attacco, il dissenso è censurato perché l'informazione libera fa paura al regime del politicamente corretto.
    Per questo, canale chiuso e tanti saluti.

    Prima di Radio Radio la censura si era abbattuta su ByoBlu, un notissimo canale di informazione non allineata e, prima ancora, Twitter si era spinto a censurare niente di meno che Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti.

    In tutto questo la cosa che fa veramente arrabbiare è l'assoluta tracotanza di queste azioni, il metodo superbo e beffardo con il quale comunicano agli utenti la decisione di decretare la morte virtuale di profili e account.

    "Hai violato le regole della community", "Lavoriamo per garantire che la tua esperienza sia migliore", "Puoi proporre reclamo e noi ti scriveremo solo se dobbiamo comunicarti qualcosa". Un modo di fare che farebbe arrabbiare anche un santo.

    Credo che non si possa più tollerare lo strapotere dei social networks, laddove si comportano come i ragazzini che durante le partitelle all'oratorio se perdono minacciano di toglierti il loro pallone. Facebook, Twitter, YouTube e Google sono ormai per dimensioni e per importanza divenuti a tutti gli effetti dei fornitori di servizi pubblici che devono sottostare alle regole della democrazia, ma soprattutto comportarsi in maniera trasparente.

    Non è possibile tollerare che la censura arrivi da un soggetto privato e che riguardi le opinioni politiche.

    Quindi bene ha fatto il Presidente Trump a mettere un freno ai social network equiparandoli agli editori ed estendendo loro, quindi, la responsabilità per i contenuti pubblicati.
    Se i social vogliono scegliere quali sono le notizie e le opinioni che hanno diritto di cittadinanza sulle loro piattaforme, significa che la pubblicazione dei contenuti è un gesto consapevole e voluto, con tutte le conseguenze del caso.

    Noi abbiamo il compito di difendere l’informazione libera, non allineata e per questo meno forte rispetto alle lobbies che inondano di soldi e pubblicità le grandi multinazionali proprietarie dei social networks e che, quindi, impongono loro anche le linee editoriali.

    Su questo si gioca la partita fondamentale sulla democrazia, non solo digitale.
    6 min
  • CONTE: il pavone in fuga dalla realtà.
    Conte: il pavone in fuga dalla realtà.

    Buongiorno, oggi è mercoledì 17 giugno e prosegue questa gigantesca fuga dalla realtà di Giuseppe Conte che se ne frega del milione di italiani senza cassa integrazione e dei problemi delle imprese che a centinaia di migliaia rischiano il fallimento.

    Conte vive in un mondo dorato, fatto di promesse miliardarie e sondaggi farlocchi, protetto dalla stampa amica che amplifica un dibattito surreale sulle ciliegie di Salvini e si dimentica dell’indagine sullo scandalo delle nomine al CSM e dei 400 delinquenti rimessi in libertà dal Ministro della Giustizia Bonafede (ai quali, per la cronaca ieri si è aggiunto anche il boss di mafia capitale Carminati).

    Il problema sta proprio qui, nell’atteggiamento dell’informazione di regime, in questa propaganda costante che da un lato ci dice che va tutto bene e dall’altro alimenta un dibattito pacato nei toni, ma violento nei contenuti e divisivo negli effetti.

    Il vero obiettivo di questo regime, infatti, non è quello di agire per risolvere i gravi problemi del nostro paese, ma è quello di tenere il popolo italiano ben schierato su due fronti, l’uno contro l’altro in una guerra fratricida propria delle dittature comuniste nelle quali l’odio sociale e di classe trasforma le persone libere in dissidenti da reprimere e ridurre al silenzio.

    Oggi si sarebbe dovuta affrontare la discussione sul MES proposta da Più Europa, il partitucolo di Emma Bonino che rischiava di far saltare il banco, spaccando tanto la maggioranza quanto l’opposizione. Una discussione che avrebbe condotto a degli effetti disastrosi per il centrodestra, nel quale Forza Italia si sarebbe schierata a favore del prestito, determinando una frattura insanabile nel fronte dell’opposizione.

    Ben più gravi le conseguenze per la maggioranza dove un voto di questo tipo aprirebbe di fatto una crisi di governo, ammesso che qualcuno dei Cinquestelle abbia ancora una coscienza.

    Comunque il pericolo è scampato: niente discussione sul MES, Conte volerà a Bruxelles con il suo codazzo, lasciando per qualche giorno gli “intensi lavori” (così li ha definiti) di Villa Doria Pamphilj per un’altra parata inutile, mentre in Italia divampa una crisi senza precedenti.

    Al di là di questo fatto pur grave, io credo che l’elemento che desta particolare preoccupazione è l’intenzione ormai più che attuata di governare esautorando il parlamento: Conte non ha più i numeri per governare, la sua maggioranza non esiste più sui temi economici così come su quelli sociali o etici. Quindi la soluzione è relegare i due rami del Parlamento ad un teatro, nel quale fare monologhi inconsistenti e raccontare favole, ma senza voto.

    In tutto questo il Presidente della Repubblica rimane silente, appeso a qualche intervento paludato e inconsistente. Dentro i palazzi del potere stanno tutti asserragliati, protetti e ben pasciuti.

    Cosa importa se la gente muore di fame? Cosa importa se il mondo riparte e noi restiamo al palo? Cosa importa se lo Stato non esiste più? Nulla, parliamo di ciliegie con una mandria di beoti che difendono l’indifendibile pur di vivere in un sogno.

    La considerazione più amara, infatti, non è che Conte e la sinistra parlino a vanvera, ma che una larga parte del popolo italiano li segua in questa rotta suicida. D’altronde per risvegliarsi serve avere senso critico, coraggio, forza interiore e vitalità.

    Oggi invece va per la maggiore il branco, la mandria, come le sardine che si sentono sicure e protette solo in gruppo. Guai a chi mette la testa di fuori. Il branco, come quello degli idioti che si dilettano nella pratica della cosiddetta “furia iconoclasta”, con questa idea romantica dei fieri rivoltosi che sovvertono il regime, come quelli che hanno abbattuto le statue di Ceausescu o di Saddam Hussein.

    Oggi i bersagli però sono Cristoforo Colombo, Churchill, Dante...
    6 min
  • Bye bye Beppe
    Buongiorno, oggi tutti si domandano cosa sta succedendo nel movimento 5 stelle.

    Tutti i giornali aprono con la notizia bomba dei soldi che Maduro, spietato dittatore comunista venezuelano avrebbe donato al guru dei 5 stelle, Gianroberto Casaleggio.

    I dubbi su questa notizia sono principalmente legati ad un documento che non sarebbe genuino, ma i tempi della ricostruzione storica fatta dal giornale spagnolo ABC sembrano corretti. Staremo a vedere, anche perché non è questo che deve distogliere l’attenzione dalla vera implosione del movimento 5 stelle che si sta consumando sotto i nostri occhi.

    La verità è che Grillo è al capolinea. La sua incursione volgare e scomposta nella politica italiana sta per concludersi dopo una serie disastrosa di errori, ipocrisie e danni clamorosi al Paese, l’uomo del vaffa riceverà finalmente il benservito.

    Grillo è un comunista travestito da fascista, uno che ama la democrazia digitale nella quale comanda solo lui. Ma comanda per fare cosa? Tecnicamente per distruggere, mai per costruire. Non so se avete notato che il suo movimento funziona solo all’opposizione, quando c’è da attaccare qualcuno, quando c’è da insinuare qualcosa, quando c’è da dire io sono meglio di te e se fossi al tuo posto te lo dimostrerei.

    Al governo i grillini sono un disastro: incapaci, arroganti, inconcludenti. Li abbiamo visti alla prova e francamente ne abbiamo le tasche piene. Toninelli, Bonafede, Castelli, Trenta, Azzolina, Di Maio. Tutta gente che ha un alto concetto di sé, ma non può permetterselo.

    Insomma questa gigantesca bufala mediatica del Movimento 5 Stelle che aveva promesso mari e monti si è rivelata per quello che è, vale a dire un gigantesco contenitore per il malcontento dell’elettorato italiano, un parcheggio di rabbia con le pareti imbottite.

    Ma alla fine la realtà viene sempre fuori, non ci si può nascondere in eterno. Io l’avevo già detto lo scorso anno, quando Grillo dopo aver detto mai con il PD, diede l’ordine ai suoi di mettersi al servizio del sistema PD. All’epoca, in un video che tutt’ora circola e ha ricevuto quasi tre milioni di visualizzazioni, dissi che eravamo stufi di Grillo.

    Oggi ci ha veramente riempito le tasche, oggi abbiamo scoperto il tuo bluff. Volevi dire che sei diverso dagli altri e in effetti è così, sei peggiore caro Grillo, ormai è chiaro.

    Ha fatto bene Craxi a farti cacciare dalla RAI, perché la politica non si fa prendendo per il culo le persone, ma risolvendo i problemi della gente.

    Ora io non so se esiste ancora un’idea di rinnovamento in quella mandria di parlamentari grillini che siede in Parlamento sotto le tue insegne, ma lo spero fortemente. Perché adesso si arriva al capolinea e l’Italia dovrà dire se accetta il MES oppure no. Soros ha capito che voi non siete un alleato fedele, per questo tramite la donna pompa, così qualcuno definisce Emma Bonino, domani verrete messi alla prova in Parlamento.

    Mi auguro che qualcuno abbia un sussulto di coscienza, un gesto di orgoglio e dignità personale per opporsi alla disfatta dell’Italia. In caso contrario tutto sarà perduto e sarà solo colpa tua, caro Grillo.
    6 min
  • Alla fine arriva Dibba
    Oggi riprende lo show di Villa Pamphili, mentre gli italiani aspettano ancora la cassa integrazione e non si riesce a capire come potremo mandare i nostri figli a scuola a settembre.

    Nel frattempo tutte le misure economiche prese dal governo per fronteggiare questa crisi pandemica si stanno rivelando per ciò che sono, vale a dire il nulla più assoluto: che fine hanno fatto i 400 miliardi di garanzie sui prestiti delle imprese in difficoltà? Che fine ha fatto il bonus sulle ristrutturazioni? Che fine ha fatto il reddito di emergenza? O il bonus baby sitter?

    Ammesso che qualcuno provi ad accedere a queste misure verrà schiacciato da una burocrazia asfissiante che lo farà desistere, preferendo i pacchi della Caritas a questa vera e propria ascesa al monte Calvario.

    Che fine ha fatto la sanatoria sui migranti? Sbandierata come la via maestra per riconoscere i diritti agli sfruttati, propagandata come l’ossigeno per le imprese agricole sul punto di chiudere, ha fallito miseramente e non è riuscita neanche a calmierare il prezzo delle zucchine: già, perché in questa crisi il governo non è riuscito neanche a tenere sotto controllo l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità.

    Nel frattempo tutti però sono impegnati a riposizionarsi e prepararsi per la vera fase 3, vale a dire il dopo Conte, arroccato nella villa nobiliare con suo fidato Casalino, circondato dagli invasori europei seduti al capezzale di un’Italia moribonda in attesa che il Premier ne dichiari il decesso.

    Di Renzi già sappiamo tutto: alza il volume ogni volta che ha in programma di incontrare Conte, al quale chiedere nomine e benefici grazie a quattro parlamentari fuoriusciti che potrebbero far saltare la cadrega dell’avvocato del popolo.

    La novità, in questo momento, è rappresentata dal Dibba. Allontanatosi dalla politica subito dopo le elezioni del 2018 a parole, è sempre rimasto in panchina pronto a sostituire Di Maio, il front runner del movimento 5 Stelle che oggi studia da Ministro degli Esteri per rimpolpare il suo curriculum assai scarno, con l’aspirazione di posizionarsi in qualche ruolo di prestigio dopo il naufragio di questo governo.

    Di Battista è sempre stato l’arma segreta per la sopravvivenza del Movimento 5 Stelle, quello che rimane vicino alla base, quello che sta all’opposizione anche quando il suo partito governa, quello che insieme a Di Maio andava a Bruxelles a fare il pagliaccio e a contestare l’Europa, per poi tornarsene a lanciare frecciatine social da qualche spiaggia esotica.

    Oggi è finalmente arrivato il suo momento. Oggi Di Battista potrà realizzare il suo vero obiettivo, concordato già dall’origine con Grillo e Casaleggio, vale a dire riportare il Movimento 5 Stelle all’opposizione, almeno in una prima fase solo nell’opinione pubblica, per consentirgli di prendere la rincorsa prima della prossima tornata elettorale.

    Il Movimento, si sa, non ha alcuna collocazione politica, è amorfo e, come abbiamo visto, pronto a negoziare su tutto: ma questo che in altri tempi si sarebbe chiamato trasformismo, oggi si riverbera nei sondaggi piuttosto preoccupanti. Ma il suo compito di destrutturare la democrazia italiana e scardinare le nostre istituzioni non è ancora completato ed eccolo di nuovo lì, pronto a scaricare le responsabilità di questo disastro sulle spalle del partito democratico e dell’ala governista dei grillini.

    Dibba chiede il congresso, come un politicastro qualsiasi, ma evita Rousseau che gli sarebbe fatale vista la sfiducia dell’elettorato grillista. Meglio le ospitate in televisione e qualche intervista in ginocchio per intortare il popolo stremato dalla crisi economica.

    Insomma niente di nuovo e prospettive funeste per l’Italia.
    6 min
  • Siete tutti razzisti a vostra insaputa!
    Buongiorno, oggi è venerdì 12 giugno e questo è Gatto Nero, il podcast della politica vista da destra.
    Io sono Fabrizio Gareggia e oggi parliamo dell’ipocrisia e del pensiero unico che per costruire un mondo tollerante e non discriminatorio porta all’eliminazione del dissenso e alla omologazione del genere umano.

    Anche questo podcast potrebbe essere travolto dalla follia dilagante della mandria, d’altronde il suo nome, gatto nero, potrebbe risultare offensivo per le persone di colore o nere o scure o abbronzate?
    Già, con questa situazione non si sa più come indicare le persone che hanno una pelle più ricca di pigmento che lo colora, quando con una leggera prevalenza di giallo, o di rosso, o di nero senza rischiare di incorrere nell’idiota di turno che ti dà del razzista.

    Si, perché il pensiero unico porta al pensiero binario, porta alle associazioni semplici e alle generalizzazioni. Vi ricordate la campagna “me too”? Un movimento nato per ragioni meritevoli e meritorie che ben presto si è trasformato in una farsa: schiere di soubrette e attricette che ricordavano tutto d’un tratto di essere state molestate dopo anni per ritagliarsi qualche copertina.

    Quindi l’associazione semplice era regista uguale violentatore. Oggi l’associazione semplice è bianco uguale razzista. E questa follia di massa, che quasi sempre nasce negli stati uniti, dove tutto è più grande, la patria del big Mac, di superman, del caffè da mezzo litro, si estende al mondo intero e diventa feroce e irrazionale come la Santa Inquisizione.

    Io sono bianco e non sono razzista. Ma questo rappresenta un fatto che non rientra nello schema del pensiero unico, per questo sicuramente qualcuno dirà che sono razzista. Esatto, io potrei essere ritenuto razzista, come Churcill o Cristoforo Colombo, come l’amaro Montenegro. Anzi, la patria del razzismo è proprio la repubblica di Montenegro, il piccolo stato dei Balcani che ottenne l’indipendenza nel 2006, d’altronde con un nome così non può che essere razzista.

    Il colore è un elemento distintivo, marca le diversità: entrando in un negozio di abbigliamento potete acquistare una maglietta rossa, gialla, nera o bianca. L’intero universo funziona con i colori per distinguere una cosa dall’altra.

    Ma per il pensiero unico il colore è un problema, perché evoca il razzismo. Così come il sesso degli esseri umani evoca la loro differenziazione in maschi e femmine. Ma il pensiero unico ci vuole tutti uguali, acromatici, asessuati, acritici.

    Ha ragione l’arcivescovo Carlo Maria Viganò: c’è una lotta in corso tra i figli della luce e i figli delle tenebre, tra chi ci vuole individui e persone e chi ci vuole massa omologata.

    In questa battaglia il presidente degli Stati Uniti Trump sembra essere solo. In questa battaglia io so da che parte stare e voi?
    6 min
  • LIVE ORE 11.00 DEL 22 MAGGIO 2020
    Non si placa la polemica sul rischio contagi in Umbria; dalla prossima settimana pronti a ripartire palestre, piscine e mercatini. Intanto l'indagine sulla magistratura prosegue. Da oltre oceano divampa il caso #obamagate che interessa anche l'Italia e i suoi servizi segreti. Nel frattempo siamo ancora senza soldi, solo promesse.
    19 min
  • Recovery fund:l'Italia è al capolinea?
    I recovery fund sono una delle sconfitte politiche ed economiche più gravi per l'Italia, anche se la propaganda del Movimento 5 Stelle li dipinge come una vittoria di Conte. Per il momento niente soldi dall'Europa e si continua a litigare su tutto. Nel frattempo l'incertezza regna sovrana: imprese e famiglie
    17 min
  • Bagnai: Conte esperimento malriuscito!
    Il Senatore Alberto Bagnai replica all'informativa del Presidente Conte in maniera magistrale: "Non so se, come alcuni dicono, il virus sia il risultato di un esperimento malriuscito, Lei certamente lo è, e con il massimo rispetto per il laboratorio da cui è sfuggito, mi preme dirle che per l'igiene di quella democrazia che Lei apertamente disprezza, è necessario che Lei rassegni le dimissioni"
    11 min

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Mi chiamo Fabrizio Gareggia e sono il sindaco di un piccolo comune umbro. Mi piace la politica, mi piace farla e mi piace parlarne. Per questo ogni giorno affronto un argomento diverso con il punto di…