Il Sindaco fuori dal Comune.

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By Fabrizio GareggiaNewsPolitics
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Il Sindaco fuori dal Comune. episodes

  • Leon Lucarelli, contro Salvini un attacco premeditato.
    Leon Lucarelli, figlio di Selvaggia Lucarelli, quindicenne rampante si è avvicinato a Salvini mentre il leader della Lega era intento a parlare con alcuni simpatizzanti. Dall’altra parte la mamma Selvaggia con il cellulare in mano riprende tutto e registra il prezioso documento video che, ben presto si trasforma nell’ennesima polemica politica di questa estate.

    Arma di distrazione di massa o nuovo influencer per aizzare i giovani contro la Lega?

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    6 min
  • Leclerc non si inginocchia
    Leclerc non si inginocchia, intanto il movimento #BlackLivesMatter semina ancora violenza e devastazione nelle strade statunitensi: a Baltimora i manifestanti hanno abbattuto l’ennesima statua di Cristoforo Colombo.

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    4 min
  • Episodio 40: Conte, a settembre la tempesta perfetta.
    A forza di rinvii il Premier ha governato e governerà fino a settembre, quando tutte le contraddizioni del governo giallo-rosso lo faranno cadere da cavallo.

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    ***

    Non si può rinviare tutto per sfuggire al proprio destino. Prima o poi bisogna fare i conti con tutte le contraddizioni di questa maggioranza che si è raccolta intorno a Conte solo per impedire al centrodestra di vincere le elezioni e governare come vuole il Popolo Italiano.

    A settembre, insieme alle elezioni regionali, questa maggioranza sgangherata ed incapace dovrà decidere sullo sforamento del deficit e sul Recovery Plan, con mille dossier aperti e mai definiti: Ilva, concessioni Autostrade, Alitalia, decine e decine di nomine, riforma della giustizia, semplificazioni.

    Ed a settembre l’Italia arriverà nella peggiore condizione di sempre, con una crisi economica terribile che sta portando al fallimento decine di migliaia di imprese, il settore turistico semi-distrutto, con le famiglie in grave affanno per la mancanza di soldi, la perdita di migliaia di posti di lavoro.

    Chiaramente questi sono i frutti di un’incapacità che non è del tutto involontaria: il disastro al quale stiamo assistendo è una strategia voluta e costruita a tavolino per impedire agli italiani di esprimersi democraticamente, perché il voto chiesto a gran voce sin dall’estate del 2019 è stato impedito con una manovra di palazzo.

    Allora si è deciso consapevolmente di impedire l’ascesa di Salvini e della Lega, costruendo un’alleanza innaturale tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. L’obiettivo era quello di una campagna elettorale perpetua di due forze politiche decotte che non sarebbero mai state in grado di affrontare le urne senza essere spazzate via senza appello.

    In questi pochi mesi gli unici provvedimenti adottati sono stati solo degli spot elettorali o qualche mancetta per cercare di carpire il consenso. Il Movimento 5 Stelle si è quasi completamente annullato perché da una chiusura anticipata della legislatura è quello che ha più da perdere, quindi ha accettato di tutto.

    Il Partito Democratico dal canto suo ha tentato di recuperare il proprio elettorato con i soliti cavalli di battaglia: regolarizzazione dei clandestini, roboanti annunci sul contrasto all’evasione declinata come lotta al contante per i soliti amici banchieri, lotte sui diritti civili condite da un’insopportabile ipocrisia.

    Nel frattempo però la consapevolezza della necessità di un radicale cambiamento negli Italiani, anziché essere sterilizzata dai vari bonus bebè, monopattino, vacanze è aumentata. Volevano recuperare consensi, li hanno persi del tutto e a settembre esploderanno.

    Ma è proprio in questi momenti che gli Italiani devono temere di più, perché nel momento di maggiore difficoltà, quando sono con l’acqua alla gola, PD e M5S diventano più pericolosi e cominciano infatti a parlare di legge elettorale proporzionale.

    L’obiettivo è quello di far finire l’Italia in una palude di ingovernabilità e di compromessi indicibili e chi se ne frega se la gente muore di fame.

    Settembre è vicino e non è facile immaginare i possibili scenari, con un’Europa che ci guarda affondare senza muovere un dito, con il mondo che brucia nelle...
    6 min
  • Mes, cos’è e come funziona. Ma soprattutto perché dobbiamo rifiutarlo.
    Il Mes, acronimo di Meccanismo Europeo di Stabilità, o Fondo Salva Stati è un organismo privato che ha la funzione di erogare prestiti agli stati che non riescono a raccogliere risorse sui mercati. Vediamo come funziona, ma soprattutto perché dobbiamo rifiutarlo.

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    ***

    Il MES è un tema di grande attualità in questi giorni: da un lato perché condizionerà il futuro del nostro Paese e, dall’altro, perché sta creando forti contrapposizioni tra le forze politiche sia nel centro-destra che nel centro-sinistra.

    Si è creato, infatti, un asse tra Partito Democratico e Forza Italia che non è del tutto inedito e che, purtroppo è legato a brutti ricordi per il nostro Paese: il Governo Letta nel 2013 e il Patto del Nazareno che ha garantito a Matteo Renzi di governare, ad esempio.

    Prima di affrontare i risvolti politici di questo dibattito, è necessario spiegare bene cos’è il MES, perché la propaganda sta fornendo informazioni inesatte che vorrebbero farci credere come questo prestito sia immune da rischi, ma soprattutto che sia l’unica soluzione possibile.

    Il Fondo Salvastati può erogare all’Italia un prestito pari al 2% del suo PIL a condizioni economiche di particolare vantaggio, ma ha delle forti limitazioni - che vengono definite condizionalità. Alcune di queste sono proprie del MES, altre sono legate alla misura specifica predisposta per fronteggiare l’emergenza COVID-19.

    Tra le prime, vi è sicuramente la possibilità di essere obbligati a “programmi di aggiustamento macroeconomico”. In altre parole l’Italia verrebbe sottoposta ad una “sorveglianza rafforzata” sui conti e, in caso di valutazioni negative sulla nostra capacità di rimborso, potrebbero imporre misure simili a quelle adottate in Grecia.

    Veniamo ora agli aspetti negativi, che per la verità sono molto maggiori dei benefici e che si possono condensare nella sostanziale perdita della sovranità economica dell’Italia.

    Il prestito è soggetto alla legge lussemburghese, quindi nell’ipotesi di dissoluzione dell’area euro, non potremmo ridenominare il debito in lire, ma soprattutto il credito del MES è un credito privilegiato.

    Questo significa che il MES dovrà essere rimborsato per primo su tutti gli altri creditori, con l’effetto di trasformare tutti i titoli del nostro debito pubblico come “subordinati” e, perciò di minor valore.

    Per quanto riguarda le condizionalità per la specifica misura predisposta per contrastare l’emergenza coronavirus, all’Italia il MES può prestare complessivamente circa 36 miliardi, dei quali 14 miliardi e mezzo sono stati versati da noi. Quindi appare ingiustificabile prendere a prestito i nostri soldi.

    Ma il nodo cruciale sta nella propaganda che si sta facendo su come potremo spenderli, perché PD e Forza Italia, oltre a negare incredibilmente l’esistenza di vincoli e condizionalità, le stanno sparando grosse su quello che potremo fare con questi soldi.

    Si parla infatti di eliminare l’IRAP, digitalizzazione del settore sanitario, aumentare gli stipendi di medici e infermieri, aumentare il numero degli specializzandi. Queste sono tutte fake news perché l’unica destinazione del MES è coprire i costi sanitari diretti ed indiretti dell’emergenza COVID-19

Si dice anche che...
    7 min
  • Proteste a Hong Kong, che succede?
    Proteste a Hong Kong, che succede?

    Questo non è proprio un buon momento per cani e gatti. I primi ogni anno vengono torturati, massacrati e cucinati in Cina, a Yuilin dove si celebra un festival dell’orrore che il mondo preferisce non vedere. Non è un buon momento neanche per i gatti, che potrebbero finire arrostiti per strada come è capitato qualche giorno fa in un piccolo paese toscano.

    Il mondo sembra proprio andare al contrario: infatti mentre la copertura mediatica per le proteste negli Stati Uniti è totale, sui disordini di Hong Kong sembra che ci sia un colpevole disinteresse dei nostri media.

    Intanto parliamo dei fatti.

    La Cina è un regime autoritario, dittatoriale e liberticida, con costanti mire espansionistiche, dove i diritti non sono riconosciuti che sta cercando di annientare ogni forma di dissenso e di autonomia da Hong Kong.

    L’ex colonia britannica, tornata sotto il controllo cinese nel 1997, ha tuttavia mantenuto un autonomia particolare, con un sistema politico e istituzionale proprio che tuttavia cesserà nel 2047.

    Il regime comunista cinese tuttavia non vuole attendere fino al 2047 ed lo ha già dimostrato alla fine del 2019, quando sono iniziate le proteste per una legge che avrebbe consentito al governo di Pechino di poter incriminare chiunque, anche per crimini politici o di opinione e poterne chiedere l’estradizione.

    Gli scontri sono stati repressi nel sangue dalla polizia. Evidentemente, in un mondo ipocrita come quello in cui viviamo la violenza della polizia statunitense viene stigmatizzata dagli inginocchiatori seriali e suscita l’indignazione globale, mentre quando bisogna prendere posizione contro la Cina, evidentemente, nessuno ha il coraggio di dire nulla.

    In questi giorni la Cina ha di nuovo alzato il livello dell’aggressione: è stata infatti adottata una legge che prevede pene pesantissime contro i dissidenti, che reprime il dissenso come nelle peggiori dittature e che ha già portato a centinaia di arresti.

    Il fatto peggiore di questa legge è che punisce anche i reati commessi al di fuori da Hong Kong e da non residenti: quindi ognuno di noi potrebbe essere incriminato e

    Il premier britannico Boris Johnson ha approntato un piano per fornire 3 milioni di passaporti britannici ai cittadini di Hong Kong e la residenza. Tuttavia le minacce cinesi non hanno tardato ad arrivare: il ministro degli Esteri Zaho Lijian ha chiarito che se non tornerà sui suoi passi, l’Inghilterra “ne dovrà sopportare le conseguenze”.

    In tutto questo l’Europa tace, ormai appiattita sulla linea della Germania che vede nella Cina il futuro e negli USA il passato, che rimette in discussione l’alleanza Transatlantica e si inginocchia di fronte allo strapotere di una nazione con un miliardo e mezzo di abitanti in mano ad una dittatura comunista.

    Altro che via della seta.


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    #HongKong #protesta
    6 min
  • Audio Berlusconi, un'ingiustizia.
    Oggi affrontiamo l’argomento dell’audio diffuso da Nicola Porro nella trasmissione Quarta Repubblica che riporta le dichiarazioni di Amedeo Franco, che fu giudice relatore in Cassazione nel processo contro Silvio Berlusconi per frode fiscale sui diritti tv Mediaset.

    Le parole del magistrato sono inequivocabili: si parla di una sentenza decisa “a priori” e “guidata dall’alto”. E’ la seconda volta in poco tempo che mi capita di sentire cose del genere e il richiamo è ovviamente alle intercettazioni del caso Palamara su Matteo Salvini e l’altro sulla mancata nomina del Dott. Di Matteo al DAP.

    A questo punto è un imperativo per chiunque domandarsi chi possa esserci sopra la Cassazione, il CSM e il Ministro della Giustizia per imporre sentenze, coprire l’uso politicizzato della magistratura e determinare le nomine ai vertici della giustizia.

    Comunque restiamo ai fatti, che come vi dicevo sono preoccupanti.

    C’è un aspetto di questa vicenda che appare particolarmente interessante: secondo il giudice Franco, nei confronti di Berlusconi sarebbe stata fatta una “porcheria” perché il procedimento venne incardinato nella “sezione feriale” della Cassazione.

    Questo è un nodo cruciale della vicenda: il processo a Berlusconi fu rapidissimo, diversamente da quanto accade per tutti gli altri processi in Italia. Il primo grado si concluse con una condanna nell'estate del 2012 E l'appello nel maggio del 2013. Tre mesi dopo arrivo la sentenza della cassazione: complessivamente poco più di due anni per I 3° di giudizio E la sentenza definitiva.

    Il giudice naturale per Berlusconi sarebbe dovuto essere la terza sezione della cassazione competente per i reati tributari. Invece, adducendo presunti rischi di prescrizione dei reati, si decise di incardinare il procedimento di fronte alla sezione feriale.

    Secondo alcuni commentatori, tra i quali Federico Punzi di atlanticoquatidiano.it , la terza sezione della cassazione non sarebbe stata sufficientemente affidabile per arrivare alla condanna di Berlusconi, in quanto nel processo Mediatrade, identico a quello sui diritti tv, aveva assolto l'ex premier E quindi si temeva che la sezione avrebbe potuto seguire il proprio precedente facendo saltare i piani di chi voleva Berlusconi condannato e fuori dalla politica.

    Questa impostazione trova riscontro nelle parole del giudice Franco che testualmente definì la sezione feriale come un “plotone di esecuzione”, ma soprattutto afferma che il presidente della Repubblica fosse a conoscenza di questa “porcheria”.

    I fatti vanno poi inquadrati nel contesto politico di quei giorni: Nel’estate del 2013 Berlusconi riesce a negare la vittoria piena alla coalizione di centrosinistra guidata da Bersani che ottiene circa il 30%. Il Porcellum gli attribuisce la maggioranza alla Camera, ma al senato no. Berlusconi commette allora l’errore di fidarsi del PD, appoggiando la rielezione di Napolitano e consentendo il via libera al governo Letta con la presenza di ministri di Forza Italia.

    Questo errore gli costò carissimo: con il solo 30% dei voti il PD portò a casa il Quirinale, Governo e, dulcis in fundo, la condanna di Berlusconi e la sua espulsione dalla politica grazie all’applicazione retroattiva della legge Severino.

    Ricordare questa storia fa bene a tutti, ma in primo luogo dovrebbe essere un monito per Berlusconi e Forza Italia: non si scende a patti con il PD perché vincono sempre loro. Spero che la lezione sia utile quando approderà in Parlamento la risoluzione sul MES.




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    9 min
  • Salvini contestato a Mondragone
    Salvini contestato a Mondragone, dove è stato anche sabotato l’impianto elettrico per impedire lo svolgimento del comizio.

    Chi cerca di parlare di legalità, quando si affronta il tema dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento del lavoro nero viene contestato. Questo è il segno evidente del cortocircuito nel quale stiamo vivendo.

    In piazza il solito gruppetto di facinorosi organizzato dai centri sociali e tanta gente che era l’ì per ascoltare Salvini, esasperata da una situazione di degrado che rende invivibile la città.

    Ed è il metodo classico della sinistra: chi non la pensa come loro deve tacere, con ogni mezzo, che siano attacchi sui social, contestazioni e disordini di piazza, denigrazione e violenza fisica e verbale.

    Ma oltre a questo c’è evidentemente di più, perché contrastare l’immigrazione irregolare significa anche stroncare un mare di soldi che finiscono nelle tasche della criminalità organizzata che oggi conta sull’accoglienza per accrescere le proprie ricchezze e finanziare gli altri settori di attività, come lo spaccio di droga, la prostituzione, l’estorsione.

    Padre Zanotti, il prete indagato per lo scandalo dell’accoglienza di Bergamo ha chiarito che i migranti sono un dono di Dio, come dargli torto: possono farli vivere in condizioni disumane, ammassati come bestie, farli lavorare con turni massacranti e senza pagarli. E fruttano un mare di soldi.

    E’ chiaro quindi che chi si oppone deve essere attaccato, è un razzista a prescindere e non può parlare.

    Questi sono i democratici, questi sono i buoni.




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    7 min
  • Perché Berlusconi è favorevole al MES?
    Il Partito Democratico non vuole ricorrere ai BTP e preferisce il MES.
    L’argomento che tutti usano per giustificare questa scelta è che questo prestito sarebbe senza condizionalità da un lato e che, dall’altro offrirebbe un tasso di interesse più basso rispetto al BTP.
    Nessuno spiega il perché, ma il motivo è piuttosto evidente: il MES è un credito privilegiato e quindi essendo garantito più di ogni altro credito riesce riesce a scontare un tasso minore. Proprio in questo però c’è un ulteriore aspetto della sua pericolosità per il nostro Paese che potrebbe essere costretto a ripagare il debito cedendo il proprio patrimonio.

    Adesso comunque questa motivazione non regge: al momento, infatti, i tassi di interesse che noi potremmo pagare su un’emissione di BTP sono i più bassi di sempre e, soprattutto, se vengono acquistati dalla BCE sono a tasso zero.

    In tutto questo la posizione incomprensibile non è quella del PD, che da sempre vuole sterilizzare il pensiero di questi italiani rozzi che quando votano li spediscono sempre all’opposizione: con il MES, ogni governo, anche uno ipotetico con Salvini Premier sarebbe legato mani e piedi.

    Quella che è veramente incomprensibile è la posizione di Forza Italia, che sembra voler distruggere se stessa e il fronte del centrodestra in un colpo solo, con effetti difficilmente prevedibili sulle maggioranze che reggono tante regioni e comuni italiani.

    Il MES non è senza condizionalità e non lo sarà fino a quando non ci sarà un provvedimento che ne modificherà il trattato istitutivo ed il regolamento. RImane la sorveglianza rafforzata, rimane il sistema automatico di valutazione della solvibilità del Paese debitore e la possibilità di imporre provvedimenti di austerity come quelli che la Grecia ha dovuto subire: taglio della spesa sociale, della spesa sanitaria, della spesa per l’istruzione.

    Ci sono ragioni anche di dignità che sconsiglierebbero a Berlusconi di appiattirsi sulle posizioni della Merkel: forse non ricorda che proprio la Merkel e Macron insieme al Presidente Napolitano lo costrinsero alle dimissioni nel 2011. Lo spread schizzò da 173 a 540 punti, senza alcun cambiamento nei fondamentali economici italiani. Forse non ricorda le letterine di Jean Claude Trichet. Forse non ricorda quel 23 ottobre 2011, quando al termine del Consiglio Europeo, nella conferenza stampa di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy scoppiano a ridere quando un giornalista chiede loro se hanno fiducia nel premier italiano.

    Noi ricordiamo bene cosa successe dopo: arrivò Mario Monti, con la Fornero, gli esodati e manovre fatte solo di tasse e tagli, così abbiamo iniziato lentamente a morire.

    Personalmente credo che Forza Italia stia sbagliando, specialmente quando lega il suo voto sul prossimo sforamento di bilancio all’approvazione di una risoluzione favorevole all’attivazione del MES.


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    11 min
  • MES: ennesimo rinvio, ma prima o poi dovremo decidere.
    Dell’adesione dell’Italia al MES se ne riparla a settembre. Conte sa benissimo che l’adesione dell’Italia a questo prestito sancirebbe di fatto la fine della nostra sovranità in tema di politiche sociali e, più in generale di spesa pubblica.

    Ma non è questo il motivo per il quale il Premier eviterà questo argomento nella risoluzione che si voterà tra qualche giorno in vista dell’imminente Consiglio europeo.

    Nonostante la ferma opposizione di Lega e Fratelli d’Italia, nonostante i dissidenti del M5S Conte sa di poter contare sull’appoggio di Forza Italia, apertamente schierata ad aderire al cappio europeo.

    Quindi, se il problema non sono i numeri, quale potrebbe essere il motivo per cui affrontare l’argomento MES in Parlamento è un tabù?

    La risposta è piuttosto semplice ed ha a che fare con le elezioni regionali a settembre. Infatti, in un momento in cui lo scontro politico, anche a livello regionale, si basa su temi di politica nazionale, un voto sul MES adesso fornirebbe a Salvini e Meloni un vantaggio elettorale enorme.

    Ma soprattutto, includere nel perimetro delle forze politiche che sostengono il governo Forza Italia, seppur su un singolo e circoscritto argomento, manderebbe in frantumi quel sottile filo che tiene insieme il Movimento 5 Stelle, determinando come conseguenza l’immediata sfiducia del Governo.

    Serve ancora tempo. Nonostante i sondaggi sbandierati dal regime su un gradimento di Conte alle stelle, la realtà è che tra la gente il Premier ed il suo governo sono malvisti: mancano i soldi promessi per le imprese, le domande sulla cassa integrazione inevase sono ancora un milione, non ci sono ancora risposte chiare sulle riaperture e la ripresa dell’anno scolastico rischia di trasformarsi in un disastro annunciato.

    Nonostante questo stato di cose, agli Italiani il MES ancora non va giù perché sanno bene che si sta parlando di sottomettersi alla Germania. Un esempio lo abbiamo avuto con la recente visita della Merkel che, non essendo riuscita a trattenersi, è già venuta in visita alla colonia a dare ordini.

    Conte, ha provato a rimediare: “sul MES decidiamo noi, senza imposizioni esterne”, ma egli stesso sa bene che lui non è in grado di resistere, né vuole resistere.

    Basta dare uno sguardo al PNR, il piano nazionale delle riforme, sul quale sta lavorando il Ministro Gualtieri e che dovrà essere trasmesso all’Unione Europea per poter accedere ai prestiti che saranno erogati grazie al Recovery Fund: un piano di rientro debito/pil in 10 anni. Tradotto: Gualtieri vuole mettere nero su bianco che l’Italia in 10 anni rientrerà nei parametri europei.

    Questo significa strangolare gli italiani con una pressione fiscale ancora maggiore e taglio della spesa pubblica non solo per gli investimenti, ma anche per l’erogazione di servizi.

    Ecco che si avvera il progetto di quelli che per farci digerire il MES invitavano a cambiargli nome.


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    7 min

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Mi chiamo Fabrizio Gareggia e sono il sindaco di un piccolo comune umbro. Mi piace la politica, mi piace farla e mi piace parlarne. Per questo ogni giorno affronto un argomento diverso con il punto di…