Il Sindaco fuori dal Comune.

Il Sindaco fuori dal Comune.

By Fabrizio GareggiaNewsPolitics
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Il Sindaco fuori dal Comune. episodes

  • Ep. 01 - L'IPOCRISIA DELLA SINISTRA
    La mancanza del numero legale, gli insulti alla Scandroglio e alla Sardone, la morte di Abu: tutti esempi dell'ipocrisia della sinistra.

    Leggi tutto su: https://fabriziogareggia.com/2020/10/07/lipocrisia-della-sinistra/

    #politica #sinistra #scandroglio #sardone #abu #azzurra
    9 min
  • Migranti in fuga
    Migranti in fuga
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    6 min
  • Azzolina e i banchi a rotelle
    La ministra Azzolina ci farà spendere 600 milioni di euro per i banchi a rotelle. Follia o premeditazione? Io sento puzza di bruciato.
    ***
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    #azzolina #banchi #rotelle
    5 min
  • Accordo UE: ecco perché il PD gongola!
    Ci siamo legati mani e piedi: oggi se qualcuno si permetterà di criticare l'Europa verrà accusato di essere un irresponsabile e di mettere a rischio l'erogazione dei fondi. Dobbiamo svegliarci e farlo alla svelta, prima di perdere definitivamente ogni nostra autonomia di stato sovrano
    12 min
  • Accordo sui fondi UE: l'Europa si mangia l'Italia
    Un accordo per prendere in prestito i nostri soldi che viene sbandierato come una grande vittoria, il tutto condito dall'odio contro gli italiani "straccioni" e "spendaccioni". La vertità è che noi siamo il paese più virtuoso e senza di noi la Germania sarebbe fallita da tempo.
    14 min
  • Chiesa bruciata in Francia: nuovo atto anti-cristiano?
    In tutto il mondo l’attacco ai luoghi di culto e ai simboli della cristianità prosegue tra attentati e violenze sui fedeli. Il tutto nel disinteresse dei media e di larga parte della politica, impegnata a distruggere le identità dei popoli in favore della omologazione e della neutralità.

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    #chiesa #bruciata #francia
    6 min
  • Clandestini scappati dalla quarantena.
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    Buongiorno, oggi parliamo di un fatto di cronaca accaduto in un piccolo comune della campagna umbra, a pochi chilometri da Foligno e Perugia che tuttavia assume una dimensione nazionale perché è emblematico di come l’Italia stia gestendo l’immigrazione clandestina in un momento in cui sarebbe necessaria la massima attenzione per i rischi legati al coronavirus.

    I fatti: a Gualdo Cattaneo, un piccolo comune umbro, l’altro ieri erano stati smistati 25 immigrati clandestini provenienti da Agrigento, ricoverati in un ex agriturismo per trascorrere i 14 giorni di quarantena.

    Subito dopo, simulando una partitella di pallone, 23 di questi si sono allontanati facendo perdere le loro tracce. Di questi, al momento solo due sono stati rintracciati, per gli altri si teme che abbiano ricevuto assistenza e copertura dalla criminalità locale dove gli immigrati gestiscono ormai totalmente i settori più redditizi del malaffare come droga e prostituzione.

    Questo fatto presenta diversi aspetti comuni a tanti altri episodi che si sono verificati in questi giorni, ma che ricorrono quasi sempre nella gestione dei migranti e che chiaramente dimostrano come sia necessario da un lato ripensare ad un modello di gestione dell’immigrazione che fa acqua da tutte le parti e che più che essere una risorsa per l’Italia la sta tirando a fondo.

    Dall’altro però è arrivato il momento di spazzare via questa ipocrisia che giustifica l’accoglienza indiscriminata con la solidarietà che si deve a chi sconta nel paese di origine situazioni tali da giustificare la protezione internazionale.

    Infatti i 25 migranti di questa brutta storia sono di origine tunisina e non mi sembra che in Tunisia ci sia la guerra, né che le condizioni del Paese nordafricano siano tali da giustificare la protezione internazionale.

    In Italia oggi le frontiere sono chiuse per alcuni paesi, siamo stati capaci di impedire ai turisti americani di sbarcare in saredegna, ma per i migranti non c’è nessuna limitazione e solo un incosciente non direbbe che questo flusso costante e indiscriminato potrebbe far scoppiare nuovamente l’incubo del lockdown agevolando nuovamente la diffusione incontrollata dell’epidemia con conseguenze esiziali sul nostro Paese.

    Poi c’è tutta la partita della gestione dei migranti e della mancanza di rispetto per le comunità locali, costrette a subire le decisioni prese a Roma senza essere in alcun modo coinvolte e, come nel caso di Gualdo Cattaneo, essere informate con una email dello smistamento a cose fatte.

    Per non parlare poi dei comuni siciliani che sono letteralmente invasi e sopraffatti da centinaia e centinaia di migranti che sbarcano ogni giorno.

    I sindaci non sono assolutamente considerati, devono subire questo stato di cose nonostante la legge li individui come autorità responsabili di garantire la sicurezza e la salute delle loro comunità. Senza informazioni e senza condivisione si rende praticamente impossibile ogni controllo e capite bene che questa situazione non può assolutamente continuare così com’è.

    Per questo serve un’iniziativa forte dei sindaci che devono rivendicare il loro ruolo e la loro autonomia decisionale. Ne va della stessa sopravvivenza delle comunità locali che oggi non sono in grado di sostenere l’impatto di flussi...
    6 min
  • Autostrade, facciamo i conti.
    Buongiorno, giovedì scorso ho chiarito come l’accordo raggiunto dal Governo con Autostrade fosse un disastro per il quale il giubilo di Conte e dei grillini fosse assolutamente immotivato.

    Oggi voglio specificare meglio perché i vari Di Battista, Di Maio, Toninelli, Casalino e Conte siano veramente fuori strada.

    Di Battista ha esultato dicendo che il Governo ha preso a schiaffi i Benetton; Di Maio, il voltagabbana per eccellenza, ha rinnegato le promesse fatte ai familiari delle vittime dicendo: “Non é la revoca, ma la revoca non è un grido di battaglia del Movimento 5 Stelle”. Poi continua blaterando di “abbassamento delle tariffe” e “più sicurezza per gli Italiani”. Toninelli sta ancora festeggiando come un ragazzino che ha fregato la professoressa. Conte sfrutta la frase ad effetto coniata dal guru Casalino: “noi pensiamo agli interessi degli Italiani e non facciamo chiacchiere”.

    Insomma, con la faccia di bronzo la raccontano come gli pare, ma il conto di questo vero e proprio naufragio lo pagheremo noi cittadini e non c’è niente da festeggiare.

    Allora, l’operazione prevede il passaggio di Autostrade dai Benetton allo Stato con l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di ASPI. Costo dell’operazione: 3 miliardi di euro dei quali 2 finiranno ad Atlantia e quindi ai Benetton, i quali potranno intascare un altro miliardo dalla vendita del pacchetto azionario residuo dopo il collocamento in borsa.

    Altri 9,5 miliardi di debiti sono l’eredità di Benetton ai nuovi soci di Autostrade: loro si toglieranno di mezzo, liberandosi dal debito e dalle garanzie prestate. Quindi il conto sale a 12,5 miliardi di euro a favore di Benetton. Altro che schiaffi, caro Di Battista.

    Ma non è finita qui. Perché Autostrade dovrà realizzare un piano di manutenzioni straordinarie di 14.5 miliardi in cinque anni: Benetton si lava le mani anche di questo pesante impegno che graverà sui nuovi azionisti.

    Tirando le somme, a questo punto siamo a 27 miliardi, 4 in più di quanto ci sarebbe costato revocare la concessione pagando le penali previste. Direi che è proprio un bel risultato, complimenti ai geniali politici che hanno messo a punto l’operazione, per fortuna che Conte pensa agli interessi degli Italiani, verrebbe da dire che gli interessi di cui parla sono quelli sull’ennesimo debito che da privato diventa pubblico!

    Direte voi: “Ci consoleremo con il taglio dei pedaggi sbandierato da Di Maio”. Altra balla colossale: primo perché tra i nuovi soci entreranno anche fondi di investimento il cui unico obiettivo è quello di pagare i dividendi, quindi non accetteranno mai che la redditività di Autostrade cali. Sulla stessa linea peraltro è anche il Ministro dell’economia Gualtieri, che chiarisce senza mezzi termini: “Aspi manterrà una redditività adeguata”, necessaria per ripianare il debito.

    Tradotto: niente taglio dei pedaggi, gli automobilisti devono continuare ad essere taglieggiati per coprire il debito che ereditiamo dai Benetton.

    Insomma, da qualunque parti la si guardi, questa operazione ha un solo nome: disfatta.
    Che non è solo economica e finanziaria, ma anche morale ed etica: lo Stato avrebbe dovuto pretendere giustizia per i morti del Ponte Morandi, non costruire una exit strategy lastricata d’oro per chi ha causato 43 vittime e un danno d’immagine all’Italia di proporzioni epocali.

    Sono veramente disgustato.

    A domani.

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    7 min

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Mi chiamo Fabrizio Gareggia e sono il sindaco di un piccolo comune umbro. Mi piace la politica, mi piace farla e mi piace parlarne. Per questo ogni giorno affronto un argomento diverso con il punto di…