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Terapie intensive in Italia, sono in ritardo per colpa del Commissario Arcuri. Non regge la difesa che vorrebbe attribuire alle regioni la responsabilità per la mancata attuazione del piano di ampliamento delle terapie intensive. Da Luglio, infatti, Arcuri ha atteso fino ai primi di ottobre per avviare le procedure di gara, perdendo tempo prezioso. Segui il mio podcast su: 🔸Spotify: https://spoti.fi/3fZAGWt🔸Apple: https://apple.co/3i0dJnw🔸Google: https://bit.ly/31e1yxQ #terapie #intensive # italia #arcuri #podcast
Oggi parliamo del possibile (probabile) nuovo lockdown e del decreto ristori.
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Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa, composto dai vertici civili e militari dello Stato. Cosa sta accadendo in Italia e nel mondo?
Sul fronte internazionale preoccupa la situazione USA dove la prossima settimana si svolgeranno le elezioni presidenziali in un clima di tensione fortissima. La Cina cresce e tenta di esportare la sua dittatura economica attraverso i vaccini già distribuiti con le sperimentazioni in Africa. Francia e Turchia ai ferri corti sul fondamentalismo islamico.
In Italia continuano gli scontri e le proteste: ieri sera la capitale è stata messa a ferro e fuoco da teppisti che nulla hanno a che vedere con le legittime proteste dei cittadini.
Intanto Conte vara il decreto ristori, fatto più di propaganda che di aiuti reali.
E' giusto far chiudere i ristoranti alle 18 oppure no?
La scelta del governo di far chiudere bar e ristoranti dopo le 18 ha sollevato fortissime proteste che provengono sia dal mondo produttivo che dalla politica. Anche pezzi della maggioranza hanno mostrato grande insofferenza per questo provvedimento che appare irragionevole nel contesto attuale dell’epidemia.
In molti hanno sottolineato come la chiusura sia immotivata, visto che le fonti di contagio sarebbero da individuare in altre e più pericolose situazioni, prima fra tutte quella del trasporto pubblico locale. Sui social e nei telegiornali si vedono foto e video di pullman pieni ben oltre l’80%, dove il rispetto delle misure di sicurezza è impossibile, contrariamente a quanto accade nei bar e nei ristoranti.
Ciononostante il governo ha chiuso queste attività e non ha detto o fatto nulla per quanto riguarda i trasporti, sebbene l’arrivo della seconda ondata fosse stato pronosticato da tempo.
In questi mesi i gestori dei bar e dei ristoranti hanno operato in sicurezza, dopo essersi adeguati alle misure imposte dal governo e hanno investito tempo e risorse. Con i bar e i ristoranti aperti la diffusione dell’epidemia è stata comunque tenuta sotto controllo.
La ripresa dei contagi è salita vertiginosamente dopo che a metà settembre sono state riaperte le scuole e le persone sono tornate al lavoro dopo le ferie estive. Questo testimonia chiaramente come le fonti di contagio siano da ricercare altrove.
Ma soprattutto emerge chiaramente come chi doveva attivarsi non l’ha fatto, scegliendo di perdere tempo prezioso e di sprecare risorse preziose che ora avrebbero potuto fare la differenza.
Mi domando perché non si sia investito in un potenziamento del trasporto pubblico o perché, piuttosto che acquistare i famosi banchi a rotelle e distribuire bonus per cose inutili - i monopattini sopra ogni altra cosa - non si sia potenziata la didattica a distanza. Si è voluto tenere il punto sulla riapertura delle scuole, quando evidentemente non era possibile garantire la sicurezza - non tanto all’interno delle aule - ma proprio negli spostamenti da e per la scuola.
Quello che appare chiaro è un errore di strategia che rischia di costarci molto caro: in questi mesi di epidemia evidentemente il governo non ha compreso alcuni elementi fondamentali che avrebbero consigliato scelte diverse.
Prima fra tutte quella di non bloccare il nostro Paese, ma di potenziare la sanità, la ricerca e tenere al sicuro le persone più a rischio. E’ risaputo che il virus è più pericoloso per gli anziani, ma noi chiudiamo dentro casa i giovani.
Ora siamo tutti in attesa di vedere se il governo terrà fede all’impegno preso pubblicamente di compensare adeguatamente le attività che devono rimanere chiuse, anche se è difficile credere nelle parole di Conte, visto che ancora oggi centinaia di migliaia di persone devono ancora ricevere la cassa integrazione di marzo.
Per oggi è tutto, vi ricordo che potete seguire questo podcast su Spotify e su tutte le principali piattaforme di podcast. Se volete scrivermi è sufficiente cercarmi su Facebook, Instagram o twitter. Se invece state vedendo questo podcast su YouTube non dimenticate di iscrivervi al canale per ricevere tutti gli aggiornamenti.
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Il testo del nuovo DPCM del 24 ottobre 2020 (Testo Ufficiale): bar e ristoranti chiusi dopo le 18. Palestre e piscine chiuse, a scuola dopo le 9 e didattica a distanza almeno per il 75% delle lezioni.
Il testo completo su https://fabriziogareggia.com/2020/10/25/dpcm-conte-24-ottobre/
Hamburger, salsiccia, bistecca. Voi pensate alla carne, ma ben presto potreste ritrovarvi nel piatto un intruglio di sostanze vegetali a basso costo che della carne hanno soltanto il nome.
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Coprifuoco in Lombardia, Lazio e Campania mentre Bergoglio apre alle unioni civili e il Governo pensa ai licenziamenti a pagamento. La Azzolina se ne frega del virus e oggi parte il concorso per gli insegnanti con migliaia di candidati.
Il Governo sforna l'ennesimo DPCM che, come al solito, pone più dubbi che soluzioni. A distanza di una settimana da un altro analogo provvedimento Conte riesce solo a dare qualche raccomandazione in più, ma restano irrisolte tutte le criticità che hanno contribuito alla ripresa dei contagi: trasporto pubblico, attività commerciali e movida.
In questa fase l'unica novità sta nel coinvolgimento delle istituzioni locali alle quali spetterà l'adozione di provvedimenti più restrittivi. In realtà si tratta solo di uno scarico di responsabilità senza strumenti adeguati.
Lo scontro in seno alla maggioranza sulle misure da adottare è ormai evidente e questo logoramento comporta un grave deficit di autorevolezza dell'esecutivo che si riverbera nella generalizzata sfiducia degli italiani sulle misure sanitarie ed economiche che dovrebbero consentirci di superare la crisi.
Di chi è la colpa? Sempre di qualcun altro. Dei medici, delle regioni, degli indisciplinati, dei bar e delle parrucchiere. È sempre colpa di qualcun altro, purché nessuno si permetta di accusare il Governo che in questi mesi ha inanellato una serie di insuccessi sulla pelle dei cittadini e delle imprese.
Questa storia comincia nel mese di Gennaio: le notizie che arrivano dalla Cina sono allarmanti. Gli esperti mettono in guardia Conte che il 31 gennaio proclama lo stato di emergenza sanitaria nazionale, salvo poi rimanere inerte fino a marzo, quando ormai il virus aveva già infettato migliaia di italiani e iniziato la sua corsa che avrebbe causato la morte di migliaia di italiani ed un disastro economico senza precedenti.
Si sarebbe potuto fare di più e prima? Assolutamente si, ma di fronte ad una pandemia così estesa, con un virus nuovo del quale non si sa nulla, sono comprensibili gli errori o le sottovalutazioni. Non scusabili, ma comprensibili.
Sin dai primi giorni Conte mostra subito di che pasta è fatto: un imbonitore di se stesso, vanitoso e superbo. A chi gli chiede se l’Italia è in grado di affrontare questa pandemia lui risponde tronfio: “Tutti i cittadini Italiani devono stare sereni e tranquilli. L’Italia ha adottato una serie di misure tra le più efficaci in Europa e nel mondo”. Era il 31 gennaio.
Qualche giorno dopo i virus è già fuori controllo e, dal primo caso di Codogno inizia il lungo calvario del nostro Paese. Evidentemente il Governo ha sottovalutato il pericolo, ma inizia subito lo scaricabarile: la colpa per Conte e per i suoi giornali amici è dei medici che non hanno saputo gestire i primi casi. Da queste dichiarazioni del Presidente del Consiglio parte l’indagine sui sanitari lombardi.
Non passa molto tempo che la situazione si dimostra in tutta la sua gravità: il virus corre e le chiacchiere non ne arrestano la diffusione. Per questo il Governo istituisce due zone rosse, dalle quali è impossibile entrare od uscire, in alcuni comuni del Lodigiano in Lombardia e nel Comune di Vo’ Euganeo nel Veneto. Resta escluso dai provvedimenti restrittivi la zona di Alzano e Nembro, nella ricca e produttiva Val Seriana.
La Regione e l’Istituto Superiore di Sanità chiedono al Governo l’attivazione della zona rossa anche in quest’area, ma il Governo rimane inerte fino all’8 marzo. Su questa vicenda c’è un’indagine della Procura di Bergamo che accerterà le responsabilità per le migliaia di morti e per la sofferenza di tanti cittadini, ma nel frattempo Conte ha già individuato il responsabile: la Regione Lombardia.
E poco conta che solo qualche giorno prima, il 24 febbraio per la precisione, il Premier aveva richiamato all’ordine il Governatore delle Marche, diffidando gli altri ad agire autonomamente con misure restrittive senza l’approvazione del Governo: «Non bisogna andare in ordine sparso».
Le regioni sono anche i bersagli designati quando ci si rende conto che l’INPS di Tridico è in tremendo ritardo sull’erogazione della cassa integrazione: centinaia di migliaia di lavoratori sono senza stipendio per il lockdown imposto dal 9 marzo in tutta Italia, ma i soldi non arrivano. Alcuni imprenditori riescono ad anticipare la cassa ai propri dipendenti, ma ben presto le risorse finiscono e nel frattempo i ritardi dell’INPS si fanno ancor più evidenti e incomprensibili.
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Mentre i soldi del Recovery Fund sembrano sempre più un miraggio, nonostante fossero stati annunciati con grande enfasi dal Premier Conte, l'Europa mostra già il suo vero volto, chiedendo all'Italia di mettere subito mano alla riforma fiscale.
L'obiettivo è quello di spostare la tassazione dai redditi ai patrimoni: quindi si chiede la reintroduzione dell'IMU sulla prima casa e l'alleggerimento del costo del lavoro attraverso l'introduzione di nuove tasse patrimoniali. La ricetta non è nuova, ne abbiamo avuto una dimostrazione pratica con il Governo Monti che, oltre ad essere diventato famoso per aver lasciato senza lavoro e senza stipendio circa 50.000 persone con la riforma "Fornero", finì per deprimere la nostra economia a tal punto da distruggere una importante fetta del nostro tessuto produttivo e imprenditoriale.
In un momento come questo, nel quale l'Italia sta attraversando una crisi economica epocale, con i consumi al minimo storico, misure fiscali di questo genere costituiscono un vero e proprio colpo di grazia alla nostra economia: famiglie e imprese non hanno risorse per sostenere un nuovo aumento della pressione fiscale.
Di fronte a queste richieste si può dare una duplice interpretazione. La prima: vogliono distruggere la nostra economia per poter completare quel disegno originario di deindustrializzazione del nostro Paese, vera spina nel fianco di tante economie europee e mondiali. La seconda: dietro la minaccia di una catastrofe fiscale vogliono costringerci ad accettare il MES.
In questo secondo caso, tuttavia, se l'Italia abboccasse all'amo la fine non sarebbe tanto diversa, anzi, forse sarebbe ancor più dolorosa. Il meccanismo europeo di stabilità (o Fondo Salvastati) infatti, una volta attivato, avrebbe la possibilità di costringerci ugualmente ad una serie di riforme fatte di nuove tasse e tagli alla spesa sociale, attraverso una cessione di sovranità pressoché totale.
Insomma, l'impressione che si ha in questo momento è che l'Italia sia in guerra, con dei generali che si sono venduti al nemico e che presto sarà occupata dai propri avversari.
Per questo, oggi, il valore della resistenza torna di grande attualità e appare l'ultimo appiglio per non soccombere definitivamente.
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