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Oggi pubblico (finalmente) la puntata registrata con Chiara Zublena, conosciuta come DegustaTea dalle appassionate e appassionati di tè che la seguono sui social.
È stato emozionante bere insieme a Chiara un tè così importante per lei, è stato proprio come se mi stesse raccontando qualcosa non solo con le parole e i suoni ma anche con gli aromi e l’esperienza di quel tè che segnò un tassello fondamentale nel suo percorso di esperta e appassionata degustatrice.
Chiara ci ha parlato dei suoi primi ricordi associati al tè, come ha iniziato ad avvicinarsi a questo mondo, finendo poi per innamorarcisi e a dedicargli gran parte del suo tempo, online (sui social e sul suo blog dedicato) ma soprattutto offline, con degustazioni, esperienze e tè preparati in viaggio, sotto al sole, con la curiosità dei passanti.
Ma il tè non è solo da bere ma anche da mangiare! In chiusura di puntata, Chiara ha raccontato dei suoi esperimenti culinari usando il tè come ingrediente per preparare qualcosa di unico o reinterpretare un piatto già conosciuto.
Ci sono tante cose che probabilmente abbiamo tralasciato, presi dalla conversazione e dalla degustazione del meraviglioso Anji Bai Cha, un tè verde freschissimo ricavato dalla lavorazione di foglie albine; sfrutteremo questi buchi da riempire di informazioni e domande per far tornare Chiara in futuro per raccontarci ancora di qualche tè particolare magari e intanto scambiare ancora quattro chiacchiere attorno ad una gaiwan e delle tazzine di tè.
Al prossimo tè e al prossimo viaggio!
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Appena finita la registrazione mi sono sentito come se fossi stato prima svuotato e poi riempito di una nuova energia, fresca e positiva.Parlare con Katrin, delle sue esperienze, delle persone che ha incontrato nei suoi numerosi viaggi in Cina, dei ricordi e del valore di queste memorie che ritornano quando va a degustare i tè, mi ha dato una nuova prospettiva su cosa vuol dire “bere del buon tè”.
Per alcuni può essere importante la qualità delle lavorazioni delle foglie, per altri gli aromi che ritrova in tazza e molte persone amano la ritualità del preparare una tazza di tè. Ma sono certo che, ciò che accomuna tutte le “buone tazze di tè” sono le storie che riusciamo a intrecciare insieme e che leghiamo a quel momento, a quel tè. Insomma, sembra che Katrin suggerisca che ad avere importanza non è più il tè in se (può essere anche la peggiore bustina da supermercato) ma quello che noi leghiamo a quell’esperienza, a quella riattivazione sensoriale data dal “bere tè”.
Ho esagerato? Forse un po’, ma molti dei concetti e delle riflessioni, che sono uscite durante la registrazione, hanno avuto un’ampia risonanza con me e ciò in cui credo e mi hanno dato una nuova prospettiva dietro un’azione quotidiana, quasi rutinaria ormai. Quindi, non posso che ringraziare Katrin per questa splendida puntata, oltre che per l’apprezzatissimo sforzo di parlare in italiano per questo podcast, per questo viaggio insieme.
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Quando sentiamo parlare di tè, di piantagioni, di lavorazioni particolari, siamo portatɜ a pensare a posti e situazioni molto lontani da noi: alla Cina, all’India, al Giappone…Una cosa che mi colpì molto, nel mio viaggio nel mondo del tè, fu scoprire che anche in Europa ma soprattutto in Italia si stava provando a coltivare del té!
Ovviamente si parla di produzioni estremamente più piccole rispetto a quelle degli stati asiatici, in parte perché il territorio europeo ha delle caratteristiche climatiche e geografiche diverse che rende più difficoltosa la coltivazione della Camellia Sinensis e in parte perché si è sempre data più importanza alla coltivazione di altre piante che culturalmente e tradizionalmente venivano usate maggiormente e se ne sentiva di più il bisogno. Quindi questo cambiamento e questo mettere a disposizione dei terreni per la coltivazione del tè, oltre ad essere affascinante seguirne gli sviluppi e gli adattamenti, fa capire anche quanto stia cambiando la percezione di questa pianta e di questa bevanda
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Guido Cattolica, un “folle” pioniere
Quando nel 1987 Guido decise di provare a coltivare delle piante di Camellia Sinensis sul suolo toscano, partendo dai semi di una pianta dell’Orto Botanico di Lucca, gli diedero del folle. Sicuramente l’idea era un po’ fuori dal comune, soprattutto in Italia dove non esisteva una forte cultura attorno al tè, ma non era una totale pazzia anche se così poteva sembrare. L’intuizione e la spinta in questa direzione parte da un’interessante osservazione: le Camellie Sinensis coltivate a Lucca hanno sopportato bene le gelate invernali, il problema principale per una pianta sviluppata nei climi caldi e tropicali. Da quell’idea e da una prima manciata di semi nasce la sperimentazione che procede a gonfie vele: la modesta piantagione a Sant’Andrea di Compito conta oggi più di 2500 piante, divisa in 5 giardini, con le due varietà principali di Camelia (Sinensis e Assamica) che si sono completamente adattate al suolo e al clima toscano, anche in diverse condizioni di esposizione al sole. Insomma davvero complimenti alla “follia” e all’intuizione di Guido Cattolica che ora raccoglie di “frutti” (o meglio le foglie) di quei semi gettati 35 anni fa.
La produzione di tè in questa piccola realtà italiana è ovviamente molto ridotta rispetto ai numeri di chi investe in questo settore per farne un business, ma non per questo meno interessante! Anzi un tè che nasce da questa passione e da questo slancio individuale ha tutta un’altra storia da raccontare, anche in tazza. Guido ci ha raccontato che, anche se dal raccolto si producono solo pochi chili di tè ogni anno, ci tiene a lavorarlo in modi differenti, selezionando anche le piante che si prestano meglio ad ogni tipo di tè. Aiutato dalla sorella, da amici oppure in solitaria, raccoglie e lavora le prime tre foglie per produrre quattro delle principali famiglie ovvero: tè nero, tè verde, tè bianco e tè Wulong.
Incontrarsi attorno ad un tè
Ma il tè non è solo un interessante esperimento botanico o una buona bevanda, è anche e soprattutto un’occasione di incontri, con diverse culture ma soprattutto con tante altre persone. È stato così anche per Guido che, da quando ha iniziato a lavorare su queste piante, ha fatto numerosi incontri: dagli appassionati che vanno a trovarlo per provare il tè di quell’anno, a degli incontri più atipici (a volte anche bizzarri) incontrando importanti coltivatori dalla Cina e dall’India, romanzieri e attori francesi, fino ai reali del principato di Monaco!
Insomma, il tè stimola la creatività, la condivisione e favorisce l’incontro, anche inaspettato, con diverse persone travolte dalla stessa passione. È stato un vero piacere fare questa chiacchierata con Guido Cattolica che spero di riuscire ad andare a trovare di persona, curiosare nel suo giardino botanico, perdermi fra le sue camelie e ritrovarmi a chiacchierare degustando una buona tazza di tè.
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Riparte il viaggio nel mondo del tè parlando della ritualità di preparare una tazza di tè e delle novità che questa ripartenza porterà con sè.
Il rito
Quando qualche giorno fa abbiamo chiesto, sulla nostra pagina Instagram, quale fosse l’aspetto che più piaceva del tè, non ci ha stupiti che la quasi totalità delle risposte parlasse del prendersi del tempo e dell’aspetto meditativo/rituale del preparare una tazza di tè.
Questa cosa non è ovviamente esclusiva del mondo del tè, eseguiamo e dedichiamo costantemente la nostra attenzione a dei rituali, delle più o meno complesse sequenze di azioni che ci portano ad un risultato. Ma, in un rito, la parte importante è proprio la gestualità, gli strumenti e il tempo che vi si dedicano. La nostra gratificazione, la cosa che più ci piace, è proprio compiere quei gesti mettendoci cura, calma, attenzione; la cosa che importa è aver fatto quest’esperienza, aver scaldato gli oggetti, aver annusato le foglie, aver versato l’acqua e guardato le foglie dischiudersi, aver colato nella tazza il risultato di questo processo alchemico che trasforma della comune acqua in qualcosa di prezioso e unico.
Grazie delle vostre risposte e dei vostri commenti a questo podcast. La cosa più bella è vedere crescere una piccola comunità di appassionati e appassionate attorno a questo progetto.
Le novità
Ci abbiamo messo un po’ a ripartire anche perché abbiamo deciso di introdurre qualche novità:
* Il podcast si è spostato su Substack, un servizio di newsletter aperto a chiunque voglia anche solo dare una sbirciata senza per forza iscriversi.La newsletter arriverà ad ogni pubblicazione: per chi non vuole perdersi nulla di questo nostro viaggio insieme.
* Avremo una sezione dedicata alle schede tè bevuti in ogni puntata, per rendere più facile andare a recuperare quelle informazioni; Esplorate un po’ la pagina di Substack per vedere dov’è.
* Sentirete delle voci diverse: durante il nostro vagabondare abbiamo incontrato, e continueremo ad incontrare, altre persone appassionate di tè; alcune di loro si sono fermate a chiacchierare con noi, condividendo il loro viaggio, le loro esperienze e la loro passione. Crediamo che questa molteplicità di voci sia una ricchezza unica e speriamo sia un esperimento che vi piaccia.
Grazie
Grazie a tutte le persone che ci stanno ascoltando, che mandano commenti e suggerimenti per migliorare questo viaggio insieme. Speriamo che il viaggio continui a interessarvi e piacervi e che ci siano sempre tè nuovi da scoprire sul vostro cammino.
Per non perdervi i prossimi episodi e i contenuti che pubblicheremo su Substack vi invitiamo ad iscrivervi alla newsletter. Non ci sarà nessun contenuto pubblicitario o commerciale, solo le puntate e le schede dei tè che berremo.
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