L'estrema competitività e la spietatezza del mercato fumettistico giapponese spesso passano in secondo piano rispetto alla quantità smodata di opere che vengono pubblicate. La cancellazione di Samurai 8 (il nuovo manga di Masashi Kishimoto, l'autore di Naruto) mi ha fatto ragionare su quanto sia stressante e incerta la vita di un mangaka (nonostante la fama accumulata in anni di successi). Se persino uno degli autori più importanti degli ultimi 20 anni può veder evaporare il suo nuovo grande progetto, non oso immaginare cosa voglia dire cercare di creare un successo commerciale per un fumettista esordiente. Ciò che mi è sembrato di capire è che, se vuoi sopravvivere in Giappone, grazie al fumetto, devi per forza essere il più commerciale possibile assecondando i bisogni del lettore. Non a caso ogni settimana o ogni mese vengono stilate delle classifiche di gradimento: chi è negli ultimi posti viene inevitabilmente cancellato, anche se, magari, ha creato una forte nicchia di lettori fidelizzati. Questo sistema, a mio modo di vedere, va contro il concetto stesso di arte: non stiamo valutando la performance di un atleta, ma un'opera artistica che, per forza di cose, è diversa dalle altre.