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Quello che sto per raccontarvi successe quasi 30 anni fa. Sembrerà incredibile, ma una stazione radiofonica californiana che trasmetteva principalmente musica rap all’inizio degli anni ’90 annunciò che non avrebbe più trasmesso brani che la stazione considerava “socialmente irresponsabili”. Questo incluse qualsiasi musica che glorificasse l’uso di droga, che menzionasse in modo esplicito il sesso, che incoraggiasse la violenza o che denigrasse le donne. Secondo The New York Times, all’inizio quella stazione aveva bandito la trasmissione di solo nove canzoni, molte delle quali avevano dei titoli volgari o espliciti. Il direttore della stazione radiofonica spiegò che quel cambiamento fu motivato dal desiderio di fornire un miglior servizio alla comunità. Comunque, le stazioni concorrenti replicarono che quella novità era stata spinta dal desiderio di raccogliere pubblicità.
Secondo il Chicago Tribune, bambini di solo 7-8 anni vengono esposti a musica intrisa di parolacce, testi sessualmente espliciti e violenza. L’articolo spiega: “In passato, dalla scuola materna alla scuola media i bambini avevano la loro musica ‘per bambini’”, ma “è probabile che i bambini delle scuole elementari di oggi” ascoltino la musica dalle stesse fonti usate dai loro genitori o dai loro fratelli adolescenti. È vero che le case discografiche negli Stati Uniti devono apporre degli avvisi sulle copertine dei compact disc che contengono testi violenti o espliciti perché siano tenuti fuori dalla portata dei bambini. Ma tale musica può essere facilmente ascoltata grazie alla radio e ai servizi di streaming. In particolare, molta di questa musica è trasmessa nei luoghi pubblici, quali centri commerciali, fast food e negozi, tutti frequentati da bambini, non sempre accompagnati da adulti. Diane Levin, specialista in cultura dei media e dei bambini, al Wheelock College di Boston ha avvertito: “Diventiamo sempre più desensibilizzati man mano che le cose diventano sempre più estreme”.
Qual è uno degli argomenti che stimolano maggiormente le persone? Il sesso! È una delle materie più “ampliate” dal mondo dello spettacolo.
Un agente di custodia della polizia della California ha detto:
“Fondamentalmente, la musica insegna che non devi ascoltare i tuoi genitori e che dovresti vivere la vita come desideri”.
I canali di comunicazione del mondo, ovvero i mass media, presentano divertimenti un tempo tabù come “essenziali” per la vita.
Qualche tempo fa la rivista U.S.News & World Report affermò che, nell’arco di un solo anno, “le 3 reti [americane principali] hanno mostrato più di 10.000 scene di sesso in 1a serata; per ogni scena che ritrae rapporti sessuali fra persone sposate, le reti ne hanno mostrato 14 al di fuori del matrimonio”. Dopo avere trasmesso 10.000 scene di sesso illecito in prima serata in un solo anno, che tipo di insegnamento offre la televisione? Barry S. Sapolsky è coautore dell’articolo “Sex in Primetime Television: 1979 Versus 1989” (“Sesso in 1a serata: 1979 contro 1989”), in cui afferma: “Se un adolescente guarda per anni [le scene televisive] in cui le persone si comportano in modo civettuolo o esplicito, queste migliaia di immagini nel corso degli anni insegneranno che il sesso è piacevole e non ha alcuna conseguenza”.
Non c’è dubbio: gli spettacoli televisivi insegnano che non ci sono regole, che certe cose un tempo tabù oggi sono accettabili e che non ci sono conseguenze negative.
La musica, i film, i video e la programmazione televisiva sono progettati per attrarre i giovani.
Diffondono diversi insegnamenti. Ma questo dovrebbe sorprenderci?
Ascolta l’album completo
Anteprima video
“House in Space” è un’Opera Ballet in un solo atto, la cui trama si può evincere solo dai titoli di ciascun movimento.
Un nuovo studio ha spiegato perché certa musica ci fa venire i brividi
Gli scienziati dicono di avere scoperto perché la musica che più amiamo provoca la pelle d’oca.
Un gruppo di ricercatori francesi ha scoperto che, quando ascoltiamo la nostra musica preferita, le aree del cervello che gestiscono le emozioni, il movimento e l’elaborazione della musica e del suono interagiscono e fanno aumentare i livelli di dopamina, una sostanza chimica presente in ciascuno di noi capace di “farci star bene”.
Secondo lo studio, il nostro cervello cerca anche di anticipare ciò che accade prima di raggiungere certi punti del brano musicale che si sta ascoltando. Questo succede anche con musica che si ascolta per la prima volta. Non appena si “indovinano” le note successive, si ottiene una “ricompensa”.
Thibault Chabin, dottorante presso l’Università della Borgogna Franche-Comté che ha guidato lo studio, ha dichiarato:
“Ciò che più intriga è che la musica sembra non avere alcun beneficio biologico per noi. Tuttavia, l’implicazione della dopamina e del sistema di ricompensa nell’elaborazione del piacere musicale suggerisce che la musica abbia una funzione ancestrale.
“Questa funzione ancestrale può risiedere nel periodo di tempo che trascorriamo in previsione della parte in cui la musica ‘produce il freddo’ [ovvero il brivido]. Mentre aspettiamo, il nostro cervello è impegnato a prevedere il futuro e a rilasciare dopamina.
“Evolutivamente parlando, essere in grado di prevedere cosa accadrà dopo è essenziale per la sopravvivenza”.
Il team di ricercatori, il cui studio è stato pubblicato nella rivista Frontiers in Neuroscience, ha condotto l’esperimento su 18 amanti della musica dotati di diverse abilità musicali, che avevano sperimentato qualche tipo di brivido durante l’ascolto della musica.
Chabin afferma:
“I partecipanti al nostro studio sono stati in grado di indicare con precisione i momenti di ‘produzione di freddo’ nelle canzoni, ma la maggior parte dei brividi musicali si è verificata spesso durante gli estratti e non solo nei momenti previsti”.
Va precisato, però, che solo circa la metà delle persone ha i brividi mentre ascolta la musica. Sembra che quelle a cui succede abbiano una “maggiore capacità di provare emozioni intense”.
Durante lo studio di Chabin, i partecipanti sono stati collegati a macchine che registrano l’attività elettrica del cervello e sono state riprodotte clip di 90 secondi delle loro canzoni preferite.
Durante l’ascolto, gli scienziati osservavano cosa accadesse nel loro cervello ogni volta che la musica dava loro i “brividi”.
Hanno individuato attività elettrica specifica nella regione responsabile dell’elaborazione emotiva, nella regione coinvolta nel controllo del movimento e nell’area che gestisce la musica e l’apprezzamento del suono.
Queste regioni interagiscono per elaborare la musica e rilasciare l’ormone del “benessere”, ovvero la dopamina. In combinazione con l’anticipazione che innesca quei piacevoli “sistemi di ricompensa”, questo produce il brivido che i partecipanti hanno provato durante l’ascolto.
Chabin ha concluso:
“Questo rappresenta una buona prospettiva per la ricerca sulle emozioni musicali”.
“Il piacere musicale è un fenomeno molto interessante che merita di essere approfondito, al fine di capire perché la musica è appagante e […] perché la musica è essenziale per la vita umana”.
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