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Il 20 febbraio 1909 usciva sul quotidiano "Le figaro" il Manifesto del Futurismo firmato da Filippo Tommaso Marinetti. Il futurismo fu un'avanguardia che, celebrando la modernità, cercò di rivoluzionare il linguaggio artistico e la società.
Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblicava su "Le figaro" il Manifesto del futurismo.
Modernità, velocità, dinamismo le parole chiave di questa avanguardia che voleva portare una rivoluzione nell'arte e nella società.
Che cosa stiamo dicendo quando affermiamo "Mi manchi"? Perché soffriamo quando una perdiamo una persona? In una notte di luglio, mentre mi interrogavo sul senso della parola mancanza, ho riletto la poesia di Eugenio Montale "Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale" e ho capito che l'unico modo per dare senso a un dolore è attraversarlo in un esercizio di comprensione.
La parola resistenza, di origine antichissima, ci rimanda ad una idea statica di contrapposizione ad una forza esterna. La Resistenza italiana ha dato però un nuovo connotato a questa parola: non più soltanto l'opposizione, ma anche la proposta di un mondo nuovo, di libertà e pace.
Oggi, attraverso le pagine di Italo Calvino, andiamo a conoscere la Resistenza italiana.
Trovommi Amor del tutto disarmato. È così che Petrarca descrive il momento del suo innamoramento, il giorno in cui per la prima volta gli occhi di Laura hanno incontrato i suoi. È il Venerdì Santo del 1327 e i due si trovano nella Chiesa di Santa Chiara ad Avignone.
Una puntata dedicata a Francesco Petrarca, al suo amore per Laura e al ruolo degli occhi nell'innamoramento.
Testo di Francesca Gaboardi
Voce di Elena Caselli, Davide Vianello, Francesca Gaboardi.
Canto notturno di un pastore errante per l’Asia è una poesia che segna la nascita della modernità. Davanti ad una realtà verso la quale l’uomo non ha più la chiave che ne spieghi la struttura, l'ordine, smarrito davanti ai grandi interrogativi, pone domande. Non si rifugia in un nichilismo pessimista, ma gioca fino in fondo le sue possibilità. Interroga, chiede.
E a fare queste domande è un pastore, un uomo incolto, primitivo. Così facendo, Leopardi rivela che la riflessione sul significato non è privilegio dei dotti, ma esperienza comune di tutti.
Auschwitz, 1944. Due uomini, che lavorano al Kommando chimico del campo, si stanno incamminando alla baracca delle cucine, per andare a prelevare il rancio per il proprio gruppo di internati. Uno è Jean il Piccolo, alsaziano e fattorino del comando chimico. Ogni giorno ha quel compito di andare a prendere il cibo, ma dal momento che il trasporto della marmitta di zuppa richiede un supporto, quel giorno chiede l’aiuto di Primo Levi, un chimico di origini torinesi.
In quel dialogo, durante quel cammino, tra le baracche dei campi di concentramento, Jean il piccolo esprime a Levi il desiderio di apprendere la lingua italiana. Levi vuole accontentarlo, ma hanno poco tempo. E decide di partire da un testo che si rivelerà importante.
Mi chiedo spesso perché l’Odissea, pur dovendola affrontare ogni anno a scuola, non mi stanchi mai.
Mi chiedo spesso perché, a fine anno scolastico, quando chiedo ai miei alunni quali siano le lezioni che più li hanno colpiti mi rispondo sempre “quelle sull’Odissea”.
Mi chiedo quale sia il segreto nascosto di questa opera che sembra non sentire gli anni che ha sulle spalle.
Un nuova puntata dedicata ad un'opera che sembra non tramontare mai
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