Quando parliamo di sicurezza alimentare, la mente va subito a batteri, virus o contaminanti chimici. Esiste però una terza categoria di pericolo, altrettanto prevista dalla scienza, che tendiamo a considerare quasi marginale: il pericolo fisico. Frammenti di vetro, metallo, plastica, ossa, noccioli non rimossi, capelli, pezzi di guanti. Per un adulto si tratta spesso di un rischio contenuto, ma quando il consumatore è un bambino, lo stesso pericolo cambia completamente peso.
In questo episodio esploriamo il tema insieme alla Dott.ssa Daniela Maurizi, chimica ed esperta in sicurezza alimentare, per capire cosa prevede la normativa, come le aziende gestiscono questo rischio e cosa possono fare le famiglie per ridurlo. Scopriremo:
- Cos'è il pericolo fisico negli alimenti: Dai corpi estranei che entrano negli stabilimenti produttivi agli elementi naturali dell'alimento stesso, come ossa o noccioli, fino agli errori umani durante la lavorazione. Le origini sono diverse e le misure di controllo anche.
- Come le aziende lo gestiscono: Metal detector, raggi X, setacci, divieto di vetro nelle aree di lavorazione, registri dei materiali fragili e standard di certificazione volontaria come BRC e IFS, che dedicano una parte consistente dei propri requisiti alla prevenzione della contaminazione fisica.
- Il caso delle jelly mini cups: Come le piccole coppette di gelatina a base di konjac hanno causato diversi casi di soffocamento nei primi anni 2000, portando l'Unione Europea a intervenire con una normativa specifica che è ancora attiva, e perché il sistema di allerta rapida ha registrato circa 70 notifiche legate a prodotti simili solo dal 2020.
- Perché i bambini sono più vulnerabili: In Italia circa 1.000 ospedalizzazioni l'anno sono legate a episodi di soffocamento da cibo. Non sempre il problema è un corpo estraneo indesiderato: spesso dipende dalla forma, dalla consistenza e dalle dimensioni naturali dell'alimento.
- Cosa possono fare le famiglie: Le linee di indirizzo del Ministero della Salute danno indicazioni molto concrete, dal taglio a listarelle invece che a rondelle, all'eliminazione di nervature e filamenti, fino alla sconsigliata frutta a guscio sotto i 4 anni.
Un episodio per ricordare che il pericolo fisico non fa rumore come un'allerta microbiologica, ma appartiene a pieno titolo alla sicurezza alimentare e richiede la stessa attenzione lungo tutta la filiera.