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Tintoretto, uno dei grandi maestri del Manierismo veneziano, è celebre per le sue composizioni dinamiche, gli scorci arditi, i forti contrasti di luce e la rapidità della sua pittura.
Ma chi era davvero Jacopo Robusti? Da dove nasce il soprannome “Tintoretto”? È vero che Tiziano lo cacciò dalla sua bottega perché intimorito dal suo talento? E cosa rende così innovativa la sua pittura?
In questo video ripercorriamo la vita e lo stile di Tintoretto, dalla formazione a Venezia alla grande attività per chiese e confraternite, fino al rapporto con la tradizione di Tiziano e Giorgione e alle critiche di Giorgio Vasari.
Un viaggio nella pittura veneziana del Cinquecento per capire perché Tintoretto sia ancora oggi uno dei protagonisti più affascinanti del Manierismo.
Una delle figure più importanti che traghettò l'architettura rinascimentale verso il gusto manierista fu Andrea di Pietro della Gondola, più noto come il Palladio. Considerato uno dei più grandi architetti della storia, con i suoi progetti per ville, palazzi e chiese ha influenzato l'architettura del mondo occidentale fino all'Ottocento.
In questo episodio andremo a parlare di uno dei personaggi più citati nei manuali di storia dell'arte, non tanto per la sua produzione pittorica e architettonica — pur anch'essa molto rilevante — quanto per essere stato il biografo di molti degli artisti che abbiamo incontrato dal Medioevo al Cinquecento. Stiamo parlando nientemeno che di Giorgio Vasari.
Se precedentemente abbiamo visto come l’influsso manierista si esprime in pittura, anche le arti maggiori, architettura e scultura, ne vennero influenzate.
Secondo quello che scrisse il grande biografo degli artisti il Vasari, l’arte Moderna sarebbe cominciata con Giotto per poi proseguire in un progressivo miglioramento fino ad arrivare alla sua vetta con i grandi maestri del Rinascimento: Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Gli artisti che vennero dopo, per quanto bravi, non potendo migliorare ulteriormente, si trovavano costretti a imitare quanto fatto dai pittori precedenti, nella cui opera potevano trovare ogni elemento di perfezione. Ma è davvero così?
Antonio Allegri, detto il Correggio, nacque intorno al 1489 nell'omonima cittadina emiliana e morì nel 1534 a soli quarant'anni. Nonostante la vita breve, riuscì a formarsi a contatto con i più grandi maestri del suo tempo — da Mantegna a Leonardo, fino a Michelangelo e Raffaello — sviluppando uno stile personalissimo, morbido e luminoso, destinato a influenzare profondamente gli artisti delle generazioni successive.
Lorenzo Lotto, pittore veneziano nato intorno al 1480, è una delle figure più originali e irregolari del Rinascimento. Artista errante e profondamente religioso, costruì uno stile personale capace di unire colore, attenzione al dettaglio e intensa introspezione psicologica, soprattutto nei ritratti. Una voce fuori dal coro rispetto ai grandi maestri veneziani, tutta da riscoprire.
Maestro indiscusso del Rinascimento veneziano e pioniere della pittura tonale, Tiziano Vecellio ha rivoluzionato la storia dell’arte attraverso un uso del colore senza precedenti. Dalla formazione nelle botteghe di Bellini e Giorgione fino al prestigioso incarico come pittore di corte dell'imperatore Carlo V, la sua carriera è stata un’inarrestabile ascesa verso una libertà espressiva che lo portò, in tarda età, a dipingere con le dita, infondendo alle sue tele una vividezza e una modernità ancora oggi straordinarie.
Se fino ad ora ci siamo occupati, in termine geografico, soprattutto del Rinascimento toscano e romano, un altro centro culturale molto vivace era la Repubblica di Venezia. La Serenissima era inoltre uno dei pochi stati italiani che manteneva ancora un ampio grado di autonomia. Ad animare la vita culturale e intellettuale non solo la ricchezza della Repubblica, ma anche una vivace classe borghese all’interno della quale si sviluppò una grande passione per il collezionismo. Fu questo l’hummus culturale entro cui si sviluppò il rinascimento veneto, che vide grandi maestri del calibro di Giorgione e Tiziano. Questi, ricollegandosi all’eredità di Bellini, diedero al colore, e non più al disegno come i colleghi romani e toscani, il compito di farsi strumento per rappresentare la realtà.
In questo episodio andremo a scoprire Michelangelo Buonarroti in versione architetto, parlando ad esempio della sistemazione di Piazza del Campidoglio e del nuovo progetto per la basilica di San Pietro.
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