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Ombra (Shadow: A Parable) è un racconto breve dell'orrore scritto da Edgar Allan Poe nel 1835, e pubblicato per la prima volta su The Southern Literary Messenger nel settembre dello stesso anno, prima di essere incluso nella raccolta Racconti del grottesco e dell'arabesco nel 1840. Voce Marco Panfili
La storia è raccontata da un'anima passata nell'Inferno da molti secoli. Si tratta del greco Oinos, il quale assieme a sei amici si trova una sera in una casa della città di Tolemaide. Gli ospiti stanno banchettando allegramente, recitando alcuni versi del poeta Anacreonte e bevendo coppe e calici di vino rosso di Chio in una sala cui si accede solo da una colossale porta di bronzo chiusa dall'interno e ricca di neri drappeggi, alla presenza inoltre del cadavere del giovane Zoilo disteso e avvolto in un sudario, dal volto irriconoscibile a causa della peste che da poco tempo l'ha ucciso, tanto che negli occhi ancora brilla una pallida luce. [...] da wikipedia.
L’artista del terrore Poeta, narratore e critico statunitense, Edgar Allan Poe è diventato il più famoso autore di narrativa fantastica grazie all’estrema sapienza tecnica con cui ha costruito i suoi racconti del terrore. È stato anche un grande teorico della letteratura e ha ispirato il più importante movimento poetico del secondo Ottocento, il simbolismo. Infine, Poe è considerato l’iniziatore di due generi letterari che hanno avuto grande successo: il racconto di detection, ovvero d’indagine deduttiva su un crimine misterioso, e il romanzo di fantascienza da enciclopedia per ragazzi treccani:
NUOVI RACCONTI STRAORDINARI - DI EDGARDO POE - Traduzione di Rodolfo Arbib - MILANO EDOARDO SONZOGNO, EDITORE - 1885.
«Ciàula scopre la Luna» è una delle più belle novelle di Pirandello. Inserita nella raccolta "Dal naso al cielo". Anche il protagonista di questa novella fa la stessa scoperta sulla bellezza della realtà che ha fatto Belluca, personaggio de «Il treno ha fischiato». Voce Marco Panfili - Per altri lavori visita il canale Youtube
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dal sito Pirandelloweb: https://bit.ly/2VZNjbk
Ciàula scopre la luna e la propria umanità – Analisi della novella di Maurizio Marchese
Costretto a lavorare in miniera per tante e tante ore, fin da piccolo Ciàula aveva provato paura per il buio della notte. Lo avevano soprannominato Ciàula per il verso della cornacchia «cràh! Cràh!» che imitava alla perfezione. Lui, che era scarno e quasi ischeletrito, si vestiva con una camicia e un panciotto largo e lungo, gli unici indumenti che avesse. Lavorava spesso anche la notte, «laggiù, tanto, era sempre notte lo stesso». Per il suo padrone zi’ Scarda, se non fosse stato per la stanchezza e per il sonno, non avrebbe fatto alcuna differenza lavorare tutto il giorno. [...] Un giorno, ritornato in superficie dopo l’estenuante fatica, «restò […] sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore».
#podcast #pirandello #novelle
Un breve racconto di Franz Kafka tratto da "La metamorfosi ed altri racconti" "Una relazione per un'Accademia".
Voce Marco Panfili
Classici moderni - Oscar Mondadori - traduzione Rodolfo Paoli
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Trama
Il narratore, parlando ad un folto uditorio per l'inaugurazione di una conferenza scientifica, comincia a descrivere quella ch'è stata la sua vita precedente in qualità di scimmia. La sua storia parte dalla giungla dell'Africa: qui, una spedizione di cacciatori l'aveva inseguita e catturata. L'animale viene quindi imbarcato su una nave e spedito in direzione dell'Europa; durante il viaggio oceanico la scimmia si ritrova così per la prima volta senza aver la libertà di muoversi come vuole. Avendo bisogno di distrarsi da questa situazione penosa, la scimmia comincia a studiare le abitudini dell'equipaggio umano e, prestissimo, con sorprendente facilità si mette ad imitarli; l'animale incontra particolari difficoltà solo nell'imparar a bere alcolici. Durate tutto il racconto il narratore sottolinea e ribadisce che ha voluto apprendere il comportamento umano solamente per poter con più facilità uscir dalla gabbia in cui si trovava rinchiuso. Appena giunta in Europa, la scimmia si rende conto che si trova di fronte ad una scelta esistenziale, o finire al giardino zoologico o darsi al "Music Hall": si dedica così con sempre più impegno a diventar abbastanza umano per poter aver successo in questa seconda carriera. Riuscirà a realizzare il suo sogno, grazie anche all'aiuto costante e prezioso di molti insegnanti. S'è infine deciso a far questa relazione all'Accademia, dopo che la sua trasformazione è giunta ad un tal livello di completezza da poter descrivere correttamente le sue precedenti emozioni ed esperienze come scimmia. La scimmia conclude il suo discorso esprimendo un ampio grado di soddisfazione nei riguardi della propria sorte futura. Da wikipedia
Promosso più due - Una favola di Gianni Rodari - tratta da "Favole al Telefono".
Voce narrante: Marco Panfili
PROMOSSO PIU' DUE
– Aiuto, aiuto, - grida fuggendo un povero Dieci. – Che c'e? Che ti succede? – Ma non vedete? Sono inseguito da una Sottrazione. Se mi raggiunge sara un disastro. – Eh, via, addirittura un disastro... Ecco, e fatta: la Sottrazione ha acchiappato il Dieci, gli balza addosso menando fendenti con la sua spada affilatissima. Il povero Dieci perde un dito, ne perde un altro. Per sua fortuna passa una macchina straniera lunga cosi, la Sottrazione si volta un momento a guardare se e il caso di accorciarla e il buon Dieci può svignarsela, scomparire in un portone. Ma intanto non e più un Dieci: e soltanto un Otto, e per giunta perde sangue dal naso. – Poverino, che ti hanno fatto? Ti sei picchiato coi tuoi compagni, vero? Misericordia, si salvi chi può: la vocina e dolce e compassionevole, ma la sua proprietaria e la Divisione in persona. Lo sventurato Otto bisbiglia «buonasera», con un filo di voce, e cerca di riguadagnare la strada, ma la Divisione e più svelta, e con un solo colpo di forbici, zac, ne fa due pezzi: Quattro e Quattro. Uno se lo mette in tasca, l'altro ne approfitta per scappare, torna in strada di corsa, salta su un tram. – Un momento fa ero un Dieci, - piange, - e adesso guardate qua! Un Quattro! Gli scolari si scansano frettolosamente, non vogliono avere niente a che fare con lui. Il tranviere borbotta: – Certa gente dovrebbe almeno avere il buon senso di andare a piedi. – Ma non e colpa mia! - grida tra i singhiozzi l'ex Dieci. – Si, e colpa del gatto. Dicono tutti cosi. Il Quattro scende alla prima fermata, rosso come una poltrona rossa. Ahi, ne ha fatta un'altra delle sue: ha schiacciato i piedi a qualcuno. – Scusi, scusi tanto, signora! Ma la Signora non si e arrabbiata, anzi, sorride. Guarda, guarda, guarda, e nientemeno che la Moltiplicazione! Ha un cuore grosso cosi, lei, e non può sopportare la vista delle persone infelici: seduta stante moltiplica il Quattro per tre, ed ecco un magnifico Dodici, pronto per contare un'intera dozzina d'uova. – Evviva, - grida il Dodici, - sono promosso! Promosso più due!
Breve monologo teatrale dell'attore scrittore tedesco Karl Valentin. "Il teatro dell'obbligo" da "Tingeltangel" - Ed. Adelphi - a cura di Mara Fazio.
Voce Marco Panfili per altri lavori visita il canale Youtube
Perché i teatri sono vuoti?
E' questa la domanda che si fa il personaggio e propone una sua soluzione: "Istituire il teatro dell'obbligo!" Geniale
Dalla IV di copertina:
La comicità più singolare che da tempo ormai si vedesse sulla scena: una danza infernale della ragione attorno ai due poli della follia: così Tucholsky ogni sera, perlopiù nei Tingeltangel bavaresi, locali fumosi, ingombri di sedie tavolini con lastre di marmo, un pubblico di piccoli impiegati, casalinghe, commercianti applaudiva le apparizioni della sua silhouettes allampanata, che subito provocava “un'incessante risata interiore”, di una specie però che non ha nulla di particolarmente bonario. Ma negli Anni Venti, mescolati a quel pubblico variegato, si entusiasmavano per Valentin anche essere così diversi come Brecht e Hesse, Tucholsky e Polgar. La sua “clownerie metafisica” gli aveva fatto inventare, quasi senza accorgersene, ciò che decenni dopo, con qualche pomposità, sarebbe stato chiamato il “teatro dell'assurdo”. E le sue scene e monologhi, ricamati sull'esasperazione, apparivano come una grandiosa conferma della “inadeguatezza di tutte le cose, compresi noi stessi” (diceva Brecht, ma curiosamente anche Hesse vedeva in Valentin il disvelatore di una radicale “inadeguatezza”). Davanti alla faccia di Valentin, come davanti a quella di Buster Keaton o di Totò ci sentiamo scossi, al tempo stesso, dalla commozione e dal riso. Ed è difficile guardarlo, o leggerlo, senza essere contagiati dalla sua insondabile perplessità, in cui Polgar riconosceva “un frammento della perplessità ancestrale propria della creatura umana per il fatto di esistere”. Scritti in un saporoso bavarese, i testi di scena di Karl Valentin conservano intatta la sua comicità, come una mosca nell'ambra: ne presentiamo qui per la prima volta una scelta dove sono rappresentati i suoi vari generi, dal monologo alla scena a due, alle piccole commedie. A cura di Mara Fazio
Bad Ideas - Silent Film Dark di Kevin MacLeod è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/) Fonte: http://incompetech.com/music/royalty-free/index.html?isrc=USUAN1100489 Artista: http://incompetech.com/
Favola d'amore - le trasformazioni di Pictor di Herman Hesse Stampa alternativa – Nuovi equilibri – A cura Marcello Baraghini - Traduzione Katja Tenenbaum - Voce Marco Panfili - Per altri lavori visita il canale Youtube
Dalla IV di copertina:
“Solo in questo consiste per me la vita, Nel fluttuare tra due poli, nell'oscillazione tra due pilastri portanti del mondo. Vorrei con gioia far vedere sempre la beata varietà Del mondo e anche sempre ricordare che al fondo di questa varietà vi è un unità”. Dopo il 1915 gli scritti di Hesse si richiamano spesso ad una delle concezioni più antiche dell'umanità, la filosofia cinese dello yin e yang, forze opposte da cui scaturisce la tensione necessaria alla vita, alla trasformazione. Una fiaba d'amore gaia e luminosa, attinta dalla saggezza del Siddharta, dove parola e disegno si fondono come uomo e donna, come sole e luna, a raccontare il paradiso del perenne rinnovamento.
#favola #amore #podcast #hesse #fiaba
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Brandenburg Concerto No4-1 BWV1049 - Classical Whimsical di Kevin MacLeod è un brano concesso in uso tramite licenza Creative Commons Attribuzione 4.0. https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/ Fonte: http://incompetech.com/music/royalty-free/index.html?isrc=USUAN1100303 Artista: http://incompetech.com/
Tre poesie della poetessa Alda Merini
Tratto da: "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepulveda - Istrici d'oro - Salani editore - Traduzione Ilide Carmignani
"Ai miei figli Sebastián, Max e León, il miglior equipaggio dei miei sogni; al porto di Amburgo perché lì sono saliti a bordo; e al gatto Zorba, naturalmente." Questa la dedica iniziale dello scrittore.
PARTE PRIMA
CAPITOLO PRIMO
Mare del Nord «Banco di aringhe a sinistra!» annunciò il gabbiano di vedetta, e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo. Da sei ore volavano senza interruzione, e anche se i gabbiani pilota li avevano guidati lungo correnti di aria calda che rendevano piacevole planare sopra l'oceano, sentivano il bisogno di rimettersi in forze, e cosa c'era di meglio per questo di una buona scorpacciata di aringhe? Volavano sopra la foce del fiume Elba, nel mare del Nord. Dall'alto vedevano le navi in fila indiana, come pazienti e disciplinati animali acquatici, in attesa del loro turno per uscire in mare aperto e poi far rotta per tutti i porti della Terra. A Kengah, una gabbiana dalle piume color argento, piaceva particolarmente osservare le bandiere delle navi, perché sapeva che ognuna rappresentava un modo di parlare, di chiamare le stesse cose con parole diverse. «Com'è difficile per gli umani. Noi gabbiani, invece, stridiamo nello stesso modo in tutto il mondo» commentò una volta Kengah con un compagno di volo. «Proprio così. E la cosa più straordinaria è che ogni tanto riescono anche a capirsi» stridette l'altro. [...]
CAPITOLO SECONDO
Un gatto nero, grande e grosso «Mi dispiace molto lasciarti solo» disse il bambino accarezzando il dorso del gatto nero grande e grosso. Poi continuò a preparare lo zaino. Prendeva una cassetta del gruppo Pur, uno dei suoi preferiti, la infilava dentro, esitava, la tirava fuori, e non sapeva se rimetterla nello zaino o se lasciarla sul comodino. Era difficile decidere cosa portarsi via per le vacanze e cosa lasciare a casa. Il gatto nero grande e grosso lo guardava attentamente, seduto sul davanzale della finestra, il suo posto preferito. «Ho preso la maschera subacquea? Zorba hai visto la mia maschera subacquea? No. Non la conosci perché a te non piace l'acqua. Non sai cosa ti perdi. Nuotare è uno degli sport più divertenti. Un po' di croccantini?» gli offrì il bambino prendendo la scatola. Gliene servì una porzione più che generosa, e il gatto nero grande e grosso iniziò a masticare lentamente, per gustarli bene. Che biscottini deliziosi, croccanti, al sapore di pesce! «È un ragazzo fantastico» pensò il gatto con la bocca piena. «Altro che fantastico. È il migliore!» si corresse mentre ingoiava. [..] Il gatto nero grande e grosso sentì chiudere la porta a doppia mandata e corse a una finestra che si affacciava sulla strada per vedere la sua famiglia adottiva prima che salisse in auto. Il gatto nero grande e grosso sospirò compiaciuto. Per quattro settimane sarebbe stato signore e padrone dell'appartamento. Un amico di famiglia sarebbe venuto ogni giorno ad aprirgli un barattolo di cibo e a pulirgli la lettiera. Quattro settimane per oziare sulle poltrone e sui letti, o per uscire sul balcone, arrampicarsi sul tetto, saltare sui rami del vecchio ippocastano e scendere dal tronco nel cortile interno, dove aveva l'abitudine di ritrovarsi con gli altri gatti del quartiere. Non si sarebbe annoiato. Assolutamente. Così pensava Zorba, il gatto nero grande e grosso, perché non sapeva cosa gli sarebbe caduto fra capo e collo nelle ore seguenti.
Una breve dissertazione sul buon gusto. Scritto da Ruggero Luzi
#Monologo teatrale
#teatro
Il Cantico delle creature, anche noto come Cantico di Frate Sole, è un cantico di Francesco d'Assisi composto intorno al 1224.
Nel sito dei Frati Minori Cappuccini di Assisi una breve biografia.
"Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione. Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione. Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate"
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