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Or


La poesia di Beatrice Zerbini è contenuta nella raccolta "Malinconie travestite da allegrie" edita Bompiani.
- Non mi tolga tutto il lutto, dottoressa,
me ne lasci la metà;
io non voglio che il mio cuore
sia sgombro per intero,
mi lasci la mancanza:
faccia male di notte,
se non dormo, ma se dormo,
se possibile, vorrei non svegliarmi nel buio,
come se
non potessi respirare.
Mi tolga
l'impossibile che è che non si possa
più ascoltare la sua voce
e lo squillo del telefono mai suo
quando compio un altro anno
e non vorrei.
Mi lasci continuare a guardare fissamente
se qualcuno beve il caffè nel vetro
e faccia che io pianga sulla torta di riso;
mi tolga il grido, se può, la testa che sbatte, il nero che fa la fine.
Non mi resta che
la mancanza che è:
e se è il dolore che riempie
come un corpo il mio corpo,
me lo lasci per metà.
Non voglio perdere che ferisca
la lama che non taglia dei suoi occhi;
tolga il lutto che inginocchia, che non crede, che mi chiude in casa.
Mi lasci che mi facciano male i fiori, ma non tutti,
solo quelli arancioni.
L'arte di perdere s'impara presto;
tante le cose col segreto intento
di andare perse, che non è un disastro.
Perdi una cosa al giorno. Con malestro
accetta chiavi perse, un'ora al vento.
L'arte di perdere s'impara presto.
Perdi di più, più in fretta; al peggio apprestati:
luoghi e nomi e dov'è che avevi in mente di recarti.
Non sarà mai un disastro.
L'orologio di mamma ho perso; e questa!
che è l'ultima di tre case nel niente.
L'arte di perdere s'impara presto.
Ho perso due città, belle. E, più vasti,
altri regni, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.
Anche perdere te (la voce, il gesto amato) non mi smentirà.
È evidente: l’arte di perdere fin troppo presto s'impara, e sembra (scrivilo) un disastro.
La poesia di Leonora della Genga
Tacete, o maschi,
a dir che la natura a fare il maschio solamente intenda,
e per formar la femmina non prenda, se non contra sua voglia alcuna cura.
Qual'invidia per tal, qual nube oscura fa, che la mente vostra non comprenda,
com'ella in farle ogni sua forza spenda, onde la gloria lor la vostra oscura?
Sanno le donne maneggiar le spade, sanno regger gl'imperi e sanno ancora trovare il cammin dritte in Elicona.
In ogni cosa il valor vostro cade, uomini, appresso loro.
Uomo non fora mai per torne di man pregio o corona.
La poesia di Wisława Szymborska è contenuta nella raccolta "La gioia di scrivere" edita Adelphi.
Io – un’adolescente?
Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,
dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?
Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?
Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.
Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.
In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.
Siamo così diverse,
i nostri pensieri e parole così differenti.
Lei sa poco -
ma con un’ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più -
ma non in modo certo.
Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.
Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’
, forse quest’unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.
La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.
Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.
Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa -
Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.
La conservo ancora.
La poesia di Emily Brontë è contenuta nella racconta Mondadori dal titolo "Poesie" che contiene tutti i componimenti delle tre sorelle.
Quando, stanca degli affanni del giorno,
del terreno trascorrere di pena in pena,
perduta, prossima a disperare,
torna dolce a chiamarmi la tua voce;
non sono più sola, fedele amica,
se tu ancora puoi parlarmi così!
Non ho speranze nel mondo di fuori;
due volte mi è caro il mondo che è in me;
dove astuzia, odio e dubbio,
e freddi sospetti non hanno dimora;
il tuo mondo in cui tu e io e la libertà,
godiamo di sovranità indiscussa.
Che importa se mi circondano
tenebre, pericolo, e colpa:
nel rifugio del nostro cuore
serbiamo limpido un cielo di luce,
caldo dei mille e mille raggi
di soli che non conoscono l'inverno.
La ragione, è vero, spesso lamenta l
a triste realtà della natura,
e al cuore dolente ripete che vani
saranno sempre i suoi sogni più cari;
e la verità può calpestare rudemente
i fiori nuovi della fantasia:
Ma tu, sempre presente accanto a me,
mi riconduci l'errabonda visione,
e alla spenta stagione infondi nuova gloria,
e dalla morte trai vita più dolce,
e sussurri, con voce divina,
di mondi reali, splendenti come il tuo.
Non do fede alla tua gioia fantasma,
pure, nella quiete dell'ora notturna,
il cuore colmo di gratitudine nuova,
accolgo te, forza benigna;
conforto certo delle umane cure,
più dolce speranza, se la speranza dispera!
La poesia di Charlie Cox è tratta dalla raccolta "Deve essere pazza" ed. HarperCollins
Tutto ciò che conta è la gentilezza
Lo so che sembra un'ovvietà
Ma è una verità
Pensa a tutte le cose brutte del mondo
E poi pensa a te
Pensa a tutti i guai che hai affrontato
E poi pensa a tutte le facce gentili
Che ti hanno aiutata a superarli
Sono state loro a ricordarti
Il tuo potere
E nei giorni in cui ti senti senza scopo
Ricorda che è una necessità umana elementare inondare
Gli altri di gentilezza
Compassione
Carrettate
D'amore
Indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla collocazione e dai
beni materiali
Sarà la gentilezza nel suo significato più essenziale
A portarci da questo oscuro presente
A un tempo verbale più speranzoso, promettente.
Le due poesie di Cavalli contenute in "Vita Meravigliosa"
A me è maggio che mi rovina
e anche settembre, queste due sentinelle
dell'estate: promessa e nostalgia.
Il lusso dei nostri giorni
dei nostri giorni di tutti
essere stanchi come se niente fosse
fare quei gesti uguali amatissimi,
e era ieri e era l'altro ieri,
sciupando tra i sbadigli le serate.
Il saggio di Luisa Muraro si intitola: L'ordine simbolico della madre.
La canzone di Carmen Consoli: In Bianco e nero
Il film di Céline Sciamma: Petite Maman
La poesia di Anna Maria Carpi è tratta dalla raccolta "E io che intanto parlo. Poesie 1990-2015" edita da Marcos y Marcos
No, non essere il fumo
Che se ne va da quel tetto di fronte
mi fa paura non avere forma,
e non esser l'uccello
che vola via improvviso dal suo ramo,
non era suo
e mai più lo rivedi. Troppo piccolo e solo.
Tramutarmi in un albero, mio Dio,
platano acero ippocastano o tiglio
o ailanto, uno di quei bei bastardi che su un pugno di terra fanno un regno:
essere in quattro o cinque, fissa dimora un prato cittadino.
La piccola tribù perde le foglie
in una stessa notte dell'autunno,
stesse botte di vento, stesso gelo,
stesso trovarsi nudi, poi la fine dell'anno
31 dicembre e le vie deserte.
Poi mattino di marzo, si consigliano
sulle fatiche della primavera:
le sosterranno insieme,
come la messinscena dell'estate,
col pieno delle foglie e degli uccelli,
fratelli il vento il sole e anche la pioggia.
La poesia di Sylvia Plath è tratta dalla raccolta edita da Mondadori "Tutte le poesie Sylvia Plath".
Ora, questa ragazza
durante una cerimoniale passeggiata in aprile col suo spasimante del momento
si trovò d'un tratto colpita insopportabilmente
dalla babele irregolare degli uccelli e dal disordine delle foglie sparse.
Da questo tumulto afflitta, osservò i gesti di lui squilibrare l'aria e il suo passo zigzagare
tra un selvaggio rigoglio di felci e fiori.
Giudicò i petali arruffati e tutta la stagione sciatta.
Come desiderò l'inverno allora!—
Meticolosamente austero nel suo ordine di bianco e nero,
ghiaccio e roccia, ogni sentimento ben circoscritto, la gelida disciplina del cuore esatta come un fiocco di neve.
Qui invece-un turgore
così scomposto da gettare i suoi cinque regali sensi in volgare accozzaglia—
Un tradimento da non tollerare. Che gli sciocchi barcollassero storditi nella folle primavera.
Lei si ritirò composta.
E intorno alla sua casa pose tale una barricata di punte e impedimenti contro quella stagione sediziosa
da non lasciare ad alcun sovvertitore speranza di spezzarla con bestemmia, pugno o minaccia o anche con l'amore.
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