Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 28] Vangelo: Ef 2, 19-22; Sal 18; Lc 6, 12-16.
    In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
    Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
    2 min
  • [Dom 27] Commento: La tua fede ti ha salvato...
    Questo brano di Vangelo ci presenta un cieco che incontra Gesù e viene salvato. A prima vista potrebbe sembrare uno dei tanti miracoli di Gesù e invece è un miracolo particolare. Perché per Marco è l'ultimo miracolo prima della sua passione e morte. E poi perché in quel cieco, Bartimèo, che grida lungo la strada, è raffigurato ognuno di noi, il nostro percorso verso Gesù. Bartimèo è cieco, non può vedere Gesù. Ma anche gli apostoli, che stanno con Gesù da molto tempo, sembra che proprio anche loro non ci vedano. Non sono loro che poco prima si sono arrabbiati per una questione di posti? Bartimèo era cieco, la sua condizione lo obbligava a stare seduto e vivere ai margini: “Sedeva lungo la strada”. Il passaggio di Gesù dà brio e vitalità a quest'uomo, che si mette a gridare, implorando Gesù di prendersi cura di lui. “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me”. Il nostro grido di salvezza, come quello di Bartimèo, può incontrare delle barriere. Meglio zittire quel cieco e garantirsi una pubblica tranquillità. Ci provano in molti modi a farlo tacere. Ma nulla da fare, il cieco grida più forte, perché sa che, se quest'occasione unica di vita passerà oltre, per lui non ci sarà più speranza. “Allora Gesù si fermò e lo fece chiamare”. Il cieco in un attimo “balza in piedi, getta via il mantello e corre da Gesù”. E Gesù gli dice: “Che voi che io ti faccia?” Alla supplica del cieco corrisponde la guarigione, perché Gesù gli ha riconosciuto la fede. “Va', la tua fede ti ha salvato”. Tra le tante strade che il cieco potrebbe percorrere, ne sceglie una: seguire Gesù. Ci troviamo di nuovo sulla strada, sulla quale era seduto Bartimèo, cieco, ora da vedente, la percorre insieme a Gesù verso Gerusalemme, luogo della sua morte e della sua risurrezione. E' la strada di Bartimèo e di ogni cristiano, l'unica percorribile, perché è la strada sulla quale è passato Gesù. Sforziamoci sempre di seguirlo.
    3 min
  • [Sab 26] Commento: Come leggere la storia.
    Abbiamo ascoltato dal vangelo di ieri il rimprovero di Gesù per non essere capaci di leggere i segni dei tempi con la luce della fede. Oggi lo stesso Signore ci invita a riflettere sugli episodi di cronaca, accaduti in quei giorni, ma che sostanzialmente continuamente accadono nella storia degli uomini. Era ferma convinzione dei credenti di allora che ogni disgrazia derivasse da un castigo divino in seguito a peccati commessi. Gesù viene a correggere tale concetto: egli afferma che le vittime di quei disastri e di tutti quelli che sono accaduti o possono accadere, non sono periti per un castigo divino, sicuramente però dovevano essere letti come monito ad una vera conversione e un appello a cambiare vita, memori della fragilità dell'uomo. Come ci appare evidente questo insegnamento in questi giorni! La parabola del fico sterile viene proclamata a conferma di quanto Gesù ci ha già detto: se non ascoltiamo con la dovuta sollecitudine gli appelli divini, se non facciamo seguire a questi, la nostra sincera conversione per rende fruttuosa la vita, rischiamo di essere poi respinti dal Signore. Anche questa triste eventualità scaturisce più da una autocondanna che da un castigo divino.
    2 min
  • [Sab 26] Vangelo: Ef 4, 7-16; Sal 121; Lc 13, 1-9.
    In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
    Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».
    2 min
  • [Ven 25] Vangelo: Ef 4, 1-6; Sal 23; Lc 12, 54-59.
    In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
    «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: "Arriva la pioggia", e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: "Farà caldo", e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
    Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».
    1 min
  • [Ven 25] Commento: Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo, come mai non sapete comprendere questo tempo?
    Il brano odierno è caratterizzato dall'urgenza di riconoscere il tempo presente, il tempo di Dio. “Quando voi vedete una nuvola salire da ponente dite: viene la pioggia, e così accade. Stolti! E come non sapete comprendere questo tempo?” Conoscete bene ciò che è utile per la vita di ogni giorno, ma non ciò che è necessario per la vita dello spirito. Sapete discernere 'il volto' del cielo e della terra, ma non quello del Figlio dell'uomo. Il discepolo vive alla luce del giudizio di Dio. Esso si rivela nel mistero pasquale di Gesù, che si battezza nel fuoco dello Spirito, dopo che lui stesso è passato attraverso le acque della morte. Questa è la sua venuta, già realizzata sulla croce, che giudica il mondo per salvarlo. Per questo è necessario riconoscere il tempo presente come il momento per la conversione. L'invito a riconciliarsi presto e a fondo con quelli con cui non siamo in pace, è a portata di tutti. “Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procurati di accordarti con lui”. Ciò vuol significare che l'uomo deve afferrare l'attimo ultimo a lui offerto per la sua salvezza, non lasciandoselo sfuggire. Questo rimprovero di Cristo è bruciante e in primo luogo interessa precisamente i credenti. Noi siamo coloro che hanno lo sguardo di Dio; la nostra fede non significa soltanto guardare Dio, ma guardare con gli occhi di Dio la realtà del mondo e della nostra personale esistenza. Il segno per eccellenza è sempre Cristo, con il suo mistero pasquale. Egli mi salva a misura che, leggendo gli eventi della mia esistenza e confrontandoli con la sua Parola, lascio che la Parola stessa porti frutto in me e nel mio tempo. Tocca a noi saper giudicare questo tempo, come dice Gesù, e giudicare da noi ciò che è giusto.
    3 min
  • [Gio 24] Commento: Non sono venuto a portare pace, ma divisione...
    Abituati come siamo a considerare Gesù, prìncipe della pace, la pagina sacra odierna è tutt'altro. “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!” Il fuoco nella Bibbia, raffigura il giudizio di Dio che purifica l'uomo dall'interno. Il primo a passare questa prova del fuoco è Gesù stesso. Il battesimo al quale allude è la sua passione, che lo immergerà, - battesimo - nella morte, nella morte di croce. Quanto è detto sopra viene confermato da Gesù stesso, che smentisce categoricamente l'attesa di un Messia portatore di una pace, che sia tranquilla comodità, dato che come Messia egli è venuto a portare “non la pace ma la divisione”. Infatti il suo messaggio e la sua proposta operano quasi sempre separazione nei membri di una medesima famiglia. Questo si verifica “d'ora innanzi”, non avverrà nel tempo, ma nel presente. Gli uomini dovranno prendere posizione nei confronti di Cristo. Non si possono non dichiarare: o per l'accoglienza o per il rifiuto. E così gli animi si dividono, anche in seno alla stessa famiglia. Gesù sarà sempre segno di contraddizione. Un figlio che crede in Dio e nel suo amore, potrà essere considerato uno stolto, un ingrato, se suo padre in quel Dio non crede. E viceversa un padre che crede in Dio, non sarà capito e accettato da un figlio, che sceglie di vivere secondo le passioni e l'orgoglio del mondo. E' in questo senso che Gesù non è venuto a portare la pace facile. Nel fuoco di Dio - lo Spirito Santo - nasce sicuramente la pace, la pace attiva, fatta di altruismo e di generosità. Gesù vorrebbe che tutti ardessero del suo fuoco, del suo amore. “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”.
    3 min
  • [Mer 23] Vangelo: Ef 3, 2-12; Salmo da Is 12; Lc 12, 39-48.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
    Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
    Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
    Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire", e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
    Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
    A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
    2 min
  • [Mer 23] Commento: A chi fu dato molto, sarà domandato molto...
    E' sorprendente che il Signore, per destare l'attenzione nei suoi discepoli, paragoni la sua venuta a quella di un ladro di notte, per sottolinearne quanto sarà inaspettata, di cui il giorno e l'ora nessuno conosce oltre al Padre. A proposito di questa necessaria vigilanza, l'evangelista Luca riporta una precisa domanda di Pietro: “Signore, questa parabola dei servi che aspettano il padrone che torni, è solo per noi o è per tutti?” Gesù ribadisce: “Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro”. Il discorso è rivolto innanzitutto a colui che nella comunità è responsabile di non lasciar mancare il pane della vita: l'amore. Sappia prima essere servo e non padrone. La sua responsabilità è quella di “dare” ciò che a lui è stato già dato. “Ma se quel servo - Gesù propone un'altra ipotesi - dicesse tra sé: il padrone tarda a venire, e perciò si lascia andare ad una vita disordinata”, il padrone tornando, lo castigherà. Per chi è a capo di una comunità, l'attesa della venuta del Figlio dell'uomo si concretizza in un atteggiamento di fedele compimento della propria missione di servizio ai fratelli. Naturalmente a vario titolo tutti abbiamo ricevuto il grande mandato di servire. “Se io, il Signore, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato l'esempio, perché lo facciate anche voi”. Il giudizio di Dio invece contro i servi infedeli sarà particolarmente duro. A loro il Signore ha affidato un compito di grande responsabilità, ed è stato disatteso. “A chiunque fu dato molto sarà domandato molto; e a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”. Questi giudizi così perentori a prima vista sembrano non dare adito ad altre spiegazioni, invece il testo sacro è aperto a maggior indulgenza. C'è distinzione fra il servo “che conoscendo la volontà del suo padrone” non la esegue e quello che “non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse”. Ognuno è responsabile in proporzione alla conoscenza che ha della volontà di Dio. Il credente è il testimone di Gesù risorto, speranza del mondo, e a tale fedeltà deve rifarsi.
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  • [Mar 22] Commento: Beati... se li troverà vigilanti al suo arrivo!
    Siamo invitati dal Vangelo di oggi a guardare se le nostre lucerne sono accese, se siamo vigilanti. La nostra vigilanza non è uno scrutare nel buio. E' un tenere luminosa, in noi davanti al mondo, la presenza del Signore, continuando la sua missione tra i fratelli. Se camminassimo come lui ha camminato, presteremo i piedi per il suo ritorno. “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”. Non importa che il padrone non arrivi in un'ora prefissata: quello che ha valore, è vivere nella disponibilità del suo ritorno. Il tempo dell'attesa infatti non è finalizzato in se stesso, ma in funzione del servizio, giacché il Regno si àncora e si matura nell'operosità della nostra vita. L'uomo è ciò che attende. La cosa più sorprendente della parabola è il cambiamento di situazione che si ha come premio per la vigilanza dei servi. “Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”. Questi diventano signori che il padrone fa sedere a tavola per servirli egli stesso. L'arrivo del Regno di Dio li ricompenserà in abbondanza. Gesù dirà: “Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve”. Nella Chiesa il comportamento tipico di Gesù è stato reso con l'immagine del servire a tavola. Gli eletti troveranno nel Regno di Dio lo stesso comportamento di Gesù che ha caratterizzato la sua esistenza. La riaffermata beatitudine: “se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro”, indica l'importanza della vigilanza, anche se l'attesa si prolunga senza fissa scadenza.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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