Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 22] Vangelo: Ef 2, 12-22; Sal 84; Lc 12, 35-38.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
    Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
    E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!».
    1 min
  • [Lun 21] Commento: Quello che hai preparato a chi andrà?
    La parabola di oggi descrive un uomo che fa consistere la propria sicurezza nell'accumulo dei suoi beni. Racconta Luca che un tale disse a Gesù: “Maestro di' a mio fratello che divida con me l'eredità”. La replica pronta del Signore fu: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore tra voi?” Gesù è venuto a salvarci, e proprio per questo non può consentire che noi ci impossessiamo egoisticamente di quello che ci può impedire di salvarci. L'uomo è capace di amare o di credere di amare, senza che il suo oggetto fondamentale sia Dio, ma chi non lo preferisce ad ogni altra cosa, il suo amore è fuorviante. La ricchezza per se stessa non è un valore sommo. “Anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. Ciò che si crede essere sicurezza di vita, dissemina ovunque segni di morte. La vita infatti è dal Padre, per questo sei figlio suo, e fratello di tutti. Se la tua vita è dalle cose, lui non è più tuo Padre e i fratelli sono tuoi contendenti. Il destino dell'uomo dipende dunque dall'uso corretto delle creature: o sono mezzi per amare Dio e il prossimo, o diventano fine o surrogato di Dio. “Che farò?” L'insensato proprietario è deciso ad accrescere i suoi beni, dai quali può assicurarsi un futuro senza pensieri. “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”. Ha idolatrato il suo denaro e i suoi averi. E' un uomo stolto che non sa dare alla sua vita altro significato che lo sfruttamento egoistico. Dio però lo desta dalla sua stupidità. “Stolto, questa notte stessa, ti sarà richiesta la tua vita”. Ci viene posto un problema: essere ricchi o poveri davanti a Dio. Il concetto di povertà e di ricchezza per il Signore non coincide con il nostro. E' povero davanti a Dio “chi accumula ricchezze solo per sé”, chiuso ai valori del Regno e alla divisione con gli altri. Invece è ricco chi mantiene la sua vita e il suo cuore aperti a Dio e sa mettere al servizio dei fratelli la sua abbondanza o la sua scarsità.
    3 min
  • [Lun 21] Vangelo: Ef 2, 1-10; Sal 99; Lc 12, 13-21.
    In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
    E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
    Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
    2 min
  • [Dom 20] Commento: Siamo salvati da Gesù, crocifisso e risorto...
    Chi legge i Vangelo odierno non può fare a meno di percepire la solitudine di Gesù che va verso Gerusalemme, luogo di passione e di morte, e si trova a far fronte a richieste di questo genere. “Concedici , Signore, di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. La domanda di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo è dettata ancora da un desiderio terreno e da una comprensione della gloria di Cristo valutata secondo la mentalità umana. Non è colta ancora la sua novità di offerta. Essa è veramente gloria, ma dopo la croce. Gesù rivela loro con quale premessa si può prendere parte alla sua gloria: bisogna bere il suo calice, condividere la sua morte. Ma questo significato della gloria del Signore e di quanto accadrà, non è oscuro soltanto ai due fratelli, lo è anche agli altri dieci, che se non giungono a tanto assurda richiesta, vi reagiscono con il medesimo spirito, tutti sono ripiegati sui propri meschini interessi. Lo schema che opera in tutti indistintamente è quello “dei capi delle nazioni e dei loro grandi”. Gesù corregge il loro concetto di gloria, troppo umano e ne propone uno nuovo. “Fra voi però non è così”. Secondo il vangelo il primato consiste e si esercita nel servire. Il primo è l'ultimo, il grande è il servo. E' posta con questo nell'umiltà la rivoluzione più radicale, il capovolgimento più sorprendente della vita cristiana. D'altra parte non si tratta di una imposizione strana di Gesù. Il mondo è redento perché il Figlio di Dio si è collocato all'ultimo posto, e ha concepito il suo essere primo con un amore ablativo. Il cristiano riflette ed evidenzia nella propria esistenza e nella propria sensibilità la logica di Dio: la sua vita di salvezza. Non inventa, ma acconsente e prosegue. Egli beve al calice di Gesù ed è consorte a lui nel suo battesimo, e quindi nel mistero di chi “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.
    3 min
  • [Sab 19] Commento: Chi mi riconoscerà... anch'io lo riconoscerò...
    C'è sempre nella vita del discepolo di Cristo un aspetto scomodo che lo impegna fino in fondo dinanzi agli altri uomini e anche davanti alla propria coscienza. Di questo aspetto faticoso sentiamo alcuni accenni nel vangelo odierno. “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio”. Questa è la posizione di ogni discepolo davanti agli altri fratelli. L'evangelista sicuramente ha sott'occhio l'esperienza della Chiesa primitiva, chiamata a confessare la fede in un clima di persecuzione. Essa trova la sua forza fissando lo sguardo al cielo, dove è la gloria del Figlio dell'uomo. Il cristiano è il fedele testimone di Cristo davanti agli uomini. Ogni giorno in qualche maniera si ripresenterà a lui l'occasione di riconoscerlo o rinnegarlo. Questo mistero di scelta profonda ha delle ripercussioni che possono essere rischiose per la nostra esistenza. “Chiunque parlerà contro il figlio dell'uomo sarà perdonato; ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non sarà perdonato”. Gesù è sempre un segno di contraddizione, contro il quale parlano anche i nostri pensieri e le nostre opere, ma è anche un segno di misericordia. Diventa invece bestemmia la resistenza contro ciò che Dio ci fa sentire. E' il rifiuto lucido e consapevole della verità del Vangelo. E' il peccato di chi non si riconosce peccatore e bisognoso di perdono. Di tutt'altro genere è “quando vi porteranno davanti alle sinagoghe non temete”. La loro confessione di fede in quel momento sarà suggerita dallo Spirito Santo. Non dovranno fare altro che lasciarsi trasportare dalla sua ispirazione. Dai suoi Gesù chiede soltanto docilità. Sarà lo Spirito che li farà testimoniare. Il regno di Dio è davvero il premio di una fatica coraggiosa.
    3 min
  • [Ven 18] Commento: Designati e mandati.
    San Luca nel suo Vangelo ci racconta oggi la sua chiamata. Anch'egli, chiamato dal Signore, è entrato nel gruppo dei settantadue discepoli, che seguono e aiutano Gesù e gli Apostoli nella loro missione. È loro compito di preparare la strada al Signore nei luoghi dove egli poi sopraggiungerà per dare il suo annuncio di salvezza. Gesù innanzitutto li sollecita alla preghiera perché: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!". Apparentemente pare che il Signore li invii come poveri pellegrini, carichi di un gravissimo compito e spogli di ogni umana sicurezza: "Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali". Hanno il compito di guarire i malati, (Luca, che è medico, sente particolarmente l'importanza di questo compito), annunciare la pace e l'avvento del Regno di Dio a coloro che li accolgono, ma senza avere la garanzia che quei doni siano poi accolti da tutti. Dovranno radunarsi nelle piazze e scuotere la polvere dai loro calzari contro coloro che non avranno voluto riceverli e avranno rifiutato il loro annuncio. Gesù aveva già detto: "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato". Questa, con il dono dello Spirito Santo, è l'unica garanzia di cui possono godere. Così è accaduto nel corso dei secoli e così ancora accade. La missione è sempre la medesima, le modalità sono rimaste essenzialmente identiche. Cambiano solo i protagonisti, i seguaci di Luca e degli Apostoli, i missionari e i testimoni di oggi.
    2 min
  • [Gio 17] Commento: Sarà domandato conto del sangue dei profeti.
    Il Vangelo riporta le due ultime invettive di Gesù contro gli scribi. Costoro, non contenti di imporre agli altri obblighi che essi non osservano, mantengono lo stesso atteggiamento di quelli che in tempi passati non ascoltarono i profeti e li uccisero. "Guai a voi che costruite i sepolcri dei profeti". Sarebbe un onore costruire sepolcri a persone da venerare, ma nelle parole di Gesù c'è un pizzico di ironia. Se i loro padri hanno ucciso i profeti per non convertirsi, ora loro, invece di essere testimoni della sapienza di Dio, portano a consumazione il mistero di iniquità come i loro padri, soffocando la Parola ascoltata. "Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli e ne uccideranno e ne perseguiteranno". La sapienza di Dio da sempre sa di essere perseguitata e uccisa: è la sapienza della croce. "Guai a voi, dottori della legge che avete presa la chiave della scienza! Voi non siete entrati e l'avete impedito a quelli che volevano entrarvi". La chiave è la conoscenza di quel Dio che è misericordia in Gesù, che ora si manifesta loro. Essi non ci sono entrati, perché hanno e danno l'immagine di un Dio senza misericordia. Perciò: "Sarà domandato conto del sangue dei profeti". Questa espressione sottolinea come alla generazione di Gesù, verrà chiesto conto del sangue di tutti i giusti di tutti i tempi. Infatti il mistero del male si consuma nell'ora della sua passione. Questa è l'opera del Signore. "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno", voce che si fa voce nello Spirito di tutti i profeti, consegnati all'estrema testimonianza. Infatti la Divina Provvidenza dispose di non limitare la sua bontà al suo Figlio diletto, ma di espanderla, per mezzo di lui, a molte altre creature, perché lo adorassero e lo lodassero per l'eternità insieme a tutti i fratelli. Questa è la chiave che ci è stata riconsegnata.
    3 min
  • [Mer 16] Commento: Chi si esalta sarà umiliato...
    Gesù, nel suo annuncio del Regno, non ha mai taciuto l'ipocrisia dei suoi ascoltatori. I farisei e i dottori della legge sono tra i suoi riferimenti più frequenti. Dal brano del vangelo di oggi possiamo capire perché talvolta le parole di Gesù suonano dure. Leggiamo oggi che Gesù non vuole che la legge che Dio aveva affidato a Mosè fosse trascurata, anzi, il contrario! Oggi sembra che Gesù si rivolga a coloro che conoscono molto bene questa Legge. Gesù si rivolge direttamente ai farisei chiedendo ad essi di scoprire il vero fondamento della legge di Mosè. I farisei sono pronti al rispetto delle norme esteriori e trascurano la giustizia e l'amore di Dio. In questo insegnamento capiamo l'invito di Gesù a comprendere in profondità la legge. La Legge di Dio è sempre per il bene dell'uomo che si trova nell'amore e nella giustizia. Trascurare questo significa comunque non osservare la Legge di Mosè. I farisei, o almeno quei farisei ai quali si rivolge Gesù, pensano di poter vivere una superficialità religiosa fatta di norme e precetti. I dottori della legge invece sembra che siano colpevoli di un altro atteggiamento. Gesù riconosce loro la conoscenza della Legge con tutte le norme ed i precetti da applicare, ma solo per altri. Gli stessi dottori si sentono dei privilegiati e quindi già giusti quasi per diritto e non bisognosi di aderire a nessuna norma. Si fanno norma a se stessi e pretendono per gli altri un rigore asfissiante. Due atteggiamenti, quello dei farisei e quello dei dottori della legge, che potremo vedere, forse in misura diversa, anche presso di noi. Dovremo chiederci se la nostra partecipazione all'Eucaristia domenicale non sia un semplice tacitare la nostra coscienza, ritenendoci dei buoni cristiani o sia - piuttosto - una Celebrazione da vivere come momento privilegiato di incontro con il Signore. O ancora se il nostro battesimo, dono gratuito di Cristo, non ci sembri essere una garanzia sufficiente per la nostra vita che, quindi non richiede ulteriori adesioni nella nostra vita.
    3 min
  • [Mar 15] Vangelo: Gal 5,1-6; Sal 118; Lc 11, 37-41.
    In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
    Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».
    1 min
  • [Mar 15] Commento: Date in elemosina, e tutto sarà puro per voi...
    Nel contesto di un pranzo nella casa di un fariseo Luca colloca sorprendentemente una serie di invettive durissime di Gesù contro i farisei e gli scribi a seguire. L'occasione si presenta quando Gesù, sedutosi alla tavola del fariseo non si attiene alle abluzioni rituali. Certo ogni religione ha i suoi riti; sono i gesti che riflettono e favoriscono l'incontro dell'uomo con Dio che è presente nella nostra storia quotidiana. Ogni rito però corre il rischio di divenire un assoluto. Formalizzando il gesto esteriore si dimentica l'importanza decisiva del cuore. Gesù lo nota: “Voi, farisei, purificate, sì, l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e d'iniquità”. Il fariseo, all'esterno, riconosce il dono di Dio anche nelle cose minime. In realtà però, all'interno, egli rapina addirittura la gloria di Dio ed è duro con i fratelli. E' uno che ha sostituito la misericordia di Dio con la propria impeccabilità. Invece di porre Dio e il suo amore nel suo intimo, ha posto se stesso e l'amore della propria immagine. A una luminosità esteriore, fatua, Gesù contrappone la luce del dono di sé e della misericordia che viene dal di “dentro” da un cuore che si sente graziato. Paolo, nella sua conversione, getta via ogni suo tesoro di grandezza come immondizia, di fronte alla sublimità della conoscenza e della condiscendenza del suo Signore. “Piuttosto - allora - date in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco tutto per voi sarà mondo”. L'elemosina è l'aspetto materiale della misericordia. La ricchezza dà possesso che ci divide dal Padre e dai fratelli, torna a essere dono, che riceviamo e doniamo. “L'elemosina salva dalla morte - che è nel cuore dell'uomo - e purifica da ogni peccato”, perché ci rende misericordiosi come “il Padre che è nei cieli”.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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