Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 25] Commento: Il mandato: "Andate..."
    Gesù aveva iniziato la sua predicazione con un messaggio semplice, essenziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Egli parlava del tempo "compiuto", dalla realizzazione cioè delle promesse antiche con la sua venuta tra noi, parlava dell'avvento del Regno, ormai prossimo a stabilirsi definitivamente nel mondo, parlava di fede ed infine esortava tutti alla conversione. Oggi festeggiamo proprio una grande conversione, quella di Paolo di Tarso. Da persecutore di Cristo, folgorato dalla grazia sulla via di Damasco, diventa l'apostolo delle genti. Una conversione, quella di Paolo, che egli stesso racconta con accenti di commozione e di gratitudine e che ha segnato come una corsia preferenziale, sulla quale si sono immessi dopo di lui, una schiera innumerevole di persone che, come lui, con esperienze di vita, prima lontane da Dio e talvolta nemici dichiarati di Lui, hanno poi ritrovato la strada del ritorno. La conversione è un rinnegamento degli errori passiti, una inversione di rotta rispetto ai percorsi del male, un sincero pentimento degli errori commessi e il conseguente innamoramento di un bene nuovo, vero, autentico. Coinvolge l'uomo in tutta la sua esistenza, ma è sempre frutto della grazia divina: è Dio che agisce. Spesso il Signore dopo la chiamata, sollecita ad un impegno e ad una missione speciale. Anche Paolo, come gli altri apostoli, sentirà imperioso il comando del Signore ad andare in tutto il mondo a predicare il vangelo ad ogni creatura. Egli diventerà, insieme a Pietro, la colonna portante dell'edificio della Chiesa. Coronerà la sua missione, dopo fatiche e persecuzioni di ogni genere, con la palma del martirio. Come fedeli in Cristo e convertiti dal paganesimo, dobbiamo immensa gratitudine a questo Apostolo: lui per primo ci ha annunciato la vera fede e con i suoi scritti ha reso perenne quell'annuncio. La conversione, in quanto costante ed indefessa tensione a Dio, è dovere di ogni cristiano ed è un impegno che non dobbiamo mai smettere.
    3 min
  • [Mer 24] Commento: Il buon seme.
    È bella e suggestiva l'immagine del seminatore che esce nel campo arato a spargere il buon seme: è un gesto misurato, solenne, impregnato di sacralità. L'immagine, rapportata al buon Dio, ci fa comprendere tutta la meravigliosa opera della rivelazione, con la quale Egli si è fatto conoscere all'uomo, gli ha rivelato la sua vera origine e dignità e lo ha guidato, dopo il peccato, sulla via della salvezza. Non possiamo quindi dubitare della bontà del seme, dobbiamo invece scrutare con attenzione che tipo di terreno lo accoglie. Sì, perché, dopo il distacco da Dio con il peccato, abbiano dentro di noi un inquinamento atavico e altri ostacoli e gramigne s'insinuano continuamente dentro il terreno della nostra anima. La strada è il luogo del transito, della confusione e dell'anonimato e anche il luogo percorso spesso dal maligno: lì il seme non può attecchire; c'è sempre pronto qualcuno a carpirlo dal cuore dell'uomo. Neanche gli incostanti o i malfermi nell'animo consentono al seme di crescere e germogliare in loro; l'accolgono con gioia infantile, ma non sono in grado di resistere alle tentazioni e alle prove della vita. Le preoccupazioni del mondo, l'inganno della ricchezza e le più svariate bramosie sono altri gravi impedimenti perché il seme della parola attecchisca e porti frutto: molti ai nostri giorni si ritrovano in queste ultime categorie. I super affaccendati, gli ammagliati dal denaro, i malati delle più disparate bramosie non hanno più né orecchie né cuore per ascoltare ed accogliere il sussurro della Parola: c'è troppo chiasso dentro e fuori di noi per sentire Dio: molti non hanno tempo, altri non hanno voglia, altri ancora hanno mente e cuore inzavorràti, non c'è più spazio per l'ascolto. Grazie a Dio, però esiste anche il terreno buono, o bonificato dalla misericordia divina; lì il seme attecchisce e cresce portando, in misura diversa, frutti di buone opere. Capita allora che il seme sfama e nutre abbondantemente non solo chi lo ha accolto e fatto fruttificare, ma anche altri accedono, nella carità fraterna e nella genuina testimonianza, alla stessa mensa.
    3 min
  • [Mar 23] Vangelo: 2 Sam 6, 12-15. 17-19; Sal 23; Mc 3, 31-35.
    In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
    Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
    Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
    1 min
  • [Mar 23] Commento: Chi compie la volontà di Dio.
    Un breve brano. In poche righe abbiamo però molti elementi, molti insegnamenti e spunti per la riflessione. Consideriamo la dinamica della scena e i personaggi. Gesù seduto al centro; è al centro della scena, è Lui che determina il suo svolgersi. Attorno i suoi discepoli, che sentono la sua Parola, e fuori i familiari che lo cercano, trepidanti. Lo sguardo di Gesù che gira intorno e si posa sui suoi discepoli; per tutti vi è però una esortazione a compiere un percorso di fede; la stessa fede che è vissuta in modo diverso. Per tutti un insegnamento a percorrere la propria via della fede. Per i discepoli che gli sono intorno e vogliono imparare da Lui e per chi è fuori ed ha qualcosa che non gli permette di entrare. Per gli uni un insegnamento, per gli altri un invito. Gesù non rifiuta le sue origini; nelle sue parole e nei suoi gesti non vi è mai il rifiuto della sua origine umana ma vi è una consapevolezza più profonda. Il suo invito, per tutti, è di non lasciarsi troppo coinvolgere dai soli affetti terreni, di non limitare il proprio agire alla sola temporalità e nelle relazioni terrene. Gesù ci invita oggi a nuove relazioni, ci invita a porre il nostro sguardo su di Lui e in Lui riconoscere il valore e il fondamento dei nostri affetti, porre Lui stesso al centro della nostra vita. È un brano che dimostra ancora come l'invito di Gesù sia per una relazione nuova e coinvolgente e che determina la nostra vita. La fede deve essere vissuta nel nostro concreto. Le parole di Gesù dimostrano la consapevolezza, anche umana, di un Suo rapporto, unico, con il Padre. Noi, infatti, possiamo aspirare ad essere suo fratello, sorella e madre ma non padre; non possiamo sostituirci nel rapporto che lega il Figlio al Padre, neanche nella sua componente terrena. Non un rapporto esclusivo, ma inclusivo al quale tutti siamo chiamati a partecipare in Cristo: Egli stesso oggi ci indica la via.
    3 min
  • [Lun 22] Commento: ...ma sta per finire...
    Oggi la Chiesa festeggia San Vincenzo, diacono e martire. E' il patrono del nostro monastero. Per noi a Bassano Romano le letture saranno differenti ma per comodità qui inseriamo il commento per le letture del giorno. Così leggiamo che Gesù è nella Giudea. Già la sua fama si sta diffondendo e da Gerusalemme, dal cuore della Giudea, arrivano degli scribi per contrastarlo e screditarlo. Si arriva persino a dire che Egli opera in nome del nemico che vuole combattere. Il momento è critico. Alla popolarità di chi ha già ricevuto tanti benefici da Gesù, si aggiunge subito una reazione opposta, piena di sospetto e di ipocrisia. Importante è l'atteggiamento stesso di Gesù. Non si lascia impaurire, non risponde con le stesse armi di chi lo combatte. Chiama a sé chi lo critica così aspramente, non per vendicarsi, non per annullare questi avversari. Egli preferisce il dialogo, il confronto aperto e sereno, l'insegnamento fondato sulla ragione che porta ad una migliore conoscenza di Lui e del suo messaggio. Un messaggio di amore e di perdono, in contrasto con il clima che si andava a determinare attorno a Lui. Gesù è il primo ad essere disponibile al perdono; Egli non chiede altro che entrare in quei cuori così duri. Anche l'episodio di oggi ci esorta a considerare non solo le parole di Gesù, ma anche il suo atteggiamento. Scopriremo, sempre, la coerenza tra il suo agire, franco e sereno, e le sue parole e l'insegnamento, così profonde. Il suo messaggio diventa, quindi norma di vita: perdòno e amore, che sono anche di conseguenza le caratteristiche del vero cristiano.
    2 min
  • [Dom 21] Commento: Li chiamò...
    L'annuncio del Regno di Dio, che Gesù diffonde nella Galilea, è legato alla chiamata dei primi discepoli (anche domenica scorsa, se vi ricordate). Gesù, il vero ed unico Re, annuncia la Buona novella, il Profeta divino, chiama alla conversione con l'autorità del Sommo Sacerdote; Gesù già si preoccupa di formare quella Chiesa che poi dovrà realizzare nell'avvenire questo suo annuncio. È il piano di Dio che in Cristo trova il completamento. È bello questo racconto evangelico della chiamata dei primi discepoli: due coppie di fratelli. Gesù ci da una indicazione preziosa: con il messaggio e il suo annuncio non vuole sostituirsi a realtà umane, alle relazioni familiari ed affettive, ma ne vuol dare un senso pieno e completo. Significativa poi la specificazione che descrive San Marco. Pietro e Andrea, pescatori, lasciano le reti per seguire Gesù. Essi stanno pescando pesci e Gesù li vuole pescatori di uomini. Avevano costruito una piccola ma probabilmente florida e sicuramente dignitosa attività a conduzione familiare. Era la loro certezza per il futuro; era quanto si erano riusciti a costruire con il lavoro delle loro mani. Lasciando ciò, cercano altre certezze, non più fondate su piani umani e con realizzazioni umane ma trovano una ispirazione divina. Il Sommo Sacerdote, trova nuovi sacerdoti per la realizzazione di un nuovo Regno. E poi, Giovanni e Giacomo riassettano le reti e San Marco specifica che lasciano il padre alla ricerca di un nuovo Padre; lasciano delle relazioni umane per realizzare altre relazioni. Con Gesù entrano in una nuova figliolanza, senza rinnegare quella naturale. Essi non sono trovati nel pieno dell'attività della pesca, ma nella sua preparazione tramite il riassetto delle reti. Il Profeta divino trova nuovi profeti, per la preparazione di un nuovo Regno. Con il battesimo noi diventiamo re, sacerdoti e profeti per adozione perché entriamo nella sequela dell'unico Re, Sacerdote e Profeta per natura. Ad alcuni, poi, con l'ordinazione sacerdotale, saranno affidate grazie particolari per la realizzazione del Regno di Dio, in compartecipazione speciale a quello Suo. Preghiamo oggi perché i chiamati per nome non abbiano timore di lasciare le proprie reti umane per sostituirle a quelle divine.
    3 min
  • [Dom 21] Vangelo: Gio 3, 1-5. 10; Sal.24; 1 Cor 7, 29-31; Mc 1, 14-20.
    Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".
    Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini". E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
    Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
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  • [Sab 20] Commento: «E' fuori di sé».
    Gesù provoca "scandalo" per purificare i cuori; Gesù penetra nelle coscienze in modo profondo per la salvezza; Gesù chiede una fede totale e completa perché la fede si rafforzi; Gesù rende evidenti tutte le contraddizioni per sanarle. C'è chi si oppone in modo ipocrita e chiude il cuore a questa conversione, alla fede: alla salvezza. C'è invece chi ha bisogno ancora di maturare la propria fede; chi deve compiere un cammino per arrivare alle verità profonde del messaggio di Gesù. I familiari più stretti di Gesù probabilmente appartengono a questa categoria. Sono sinceramente preoccupati, non per loro, ma perché si rendono conto facilmente che Gesù incontrerà sempre più difficoltà, problemi sempre maggiori. Qualcuno di loro, forse chi lo conosce meglio, si sta già rendendo conto che questo procurerà a Gesù stesso rifiuti e anche, forse, dolori e sofferenze. In tutte queste persone c'è però volontà di nuocere a Gesù; forse mancano ancora di fede completa, o la fede ragiona ancora con categorie umane e non divine. Ci sarà ancora un cammino da fare con Gesù, un cammino che porterà sotto la Croce ma che accompagnerà nella fede chi seguirà Gesù. È questa la lettura di questo brano che sembra così difficile. Gesù senz'altro provoca lo scandalo, ogni messaggio di vero amore però può indurre allo scandalo, ma è un invito a penetrare, con fede, nel mistero più profondo di Dio.
    2 min
  • [Ven 19] Commento: Chiamò a sé quelli che volle ed essi andarono da lui.
    La costituzione dei Dodici apostoli è un passaggio importante nella missione di Gesù. Ogni evangelista ci fornisce delle precisazioni su questa scelta. San Marco, nel suo stile rapido ed efficace, in una piccola frase, racchiude questo passaggio. In questo breve passaggio notiamo due polarità. Gesù da una parte e i discepoli dall'altra. Gesù chiama e i discepoli vanno da lui per diventare suoi apostoli. Chiamata e risposta sono le due polarità di un unico movimento, presenti in questo brano e che riguardano tutti noi, per la nostra vita. La scelta è di Dio, è la prima polarità di un movimento che è il suo; ed è un movimento di chiamata. Dio, che pronuncia un nome, indica una identità nuova, un essere diverso, investito di qualità particolari; la semplice chiamata di Dio è la garanzia di una nuova esistenza. Dio sceglie chi vuole. La scelta è di Dio, non è dell'uomo; la chiamata divina agisce, per nostra fortuna, su criteri che sono diversi dai nostri. Gesù legge i cuori, non guarda alle apparenze. L'uomo deve rispondere a questa chiamata; se la risposta è positiva, e speriamo che lo sia sempre!, l'uomo si avvicina a Dio: siamo nella seconda polarità. I discepoli chiamati ad essere apostoli vanno da Gesù. Gesù chiama e l'uomo risponde con la sua vita. Andare da Gesù è proprio dire di sì a questa chiamata, che non è la formazione di una nuova setta, non è la chiamata ad un potere ma è, e significa, disponibilità al servizio. E' impegno, è un sì d'amore... a una chiamata d'amore.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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