Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 4] Vangelo: 2 Sam 24.2.9-17; Sal 31; Mc 6, 1-6.
    In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
    Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
    Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
    Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.
    3 min
  • [Mer 1] Vangelo: Eb 12, 4-7. 11-15; Sal.102; Mc 6, 1-6.
    In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
    Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
    Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
    Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
    2 min
  • [Lun 30] Commento: Gesù e i demoni.
    L'episodio di Marco che leggiamo oggi non è di facile comprensione. Sicuramente però deve aver suscitato una profonda impressione nei primi cristiani. Il tutto si svolge in territorio pagano e questo sta a indicarci che nessuno è escluso dal messaggio di salvezza e dall'opera redentiva di Cristo. Quel mondo è tutto invasato dal male: non si tratta infatti di un singolo demonio, ma di una legione, un numero sterminato, che ha ridotto il malcapitato che ne è posseduto, a vivere come un morto nei sepolcri. È interessante la dichiarazione che il demonio fa urlando, prostrato ai piedi di Gesù: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Ancora una volta i demòni lo riconoscono come Figlio del Dio altissimo. Chiedono poi in particolare di non essere scacciati da quella regione o almeno che possano trasferirsi in un branco di porci, che sono al pascolo in un monte vicino. Viene da pensare che esistano luoghi prediletti da satana, che abbia i suoi inferni anche nel mondo, lì dove il male dilaga, dove è accettato e vissuto come stile di vita, dove nessuno gli è contrario, dove può prendervi stabile dimora. Sono spiriti immondi e quindi l'abitare nei porci potrebbe essere loro di sollievo rispetto all'essere rilegati nel loro inferno. La loro presenza è sempre e comunque devastante anche nei confronti di quegli animali, infatti al loro arrivo nei porci, un enorme branco precipita nel mare. I mandriani avvertono i padroni dell'accaduto, ma questi più che considerare l'intervento salvifico e prodigioso operato da Gesù, calcolano il grave danno economico subito e lo invitano ad uscire dal loro territorio. Capita ancora che l'interesse per le cose di questo mondo, per quanto misere possano apparire, prevalgano su quello per lo stesso Cristo. Forse, talvolta, si preferisce vivere negli inferni terreni e non chiedere la grazia della salvezza... Solo l'indemoniato guarito si mostra grato e desidererebbe addirittura diventare un seguace del Signore. Riceve però l'invito e l'incarico di essere un annunciatore in terra pagana di quanto ha ricevuto dalla misericordia del Signore.
    3 min
  • [Dom 1] Vangelo: Sof 2,3; 3, 12-13; Sal.145; 1 Cor 1, 26-31; Mt 5, 1-12.
    In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
    "Beati i poveri in spirito,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati quelli che sono nel pianto,
    perché saranno consolati.
    Beati i miti,
    perché avranno in eredità la terra.
    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
    perché saranno saziati.
    Beati i misericordiosi,
    perché troveranno misericordia.
    Beati i puri di cuore,
    perché vedranno Dio.
    Beati gli operatori di pace,
    perché saranno chiamati figli di Dio.
    Beati i perseguitati per la giustizia,
    perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".
    2 min
  • [Dom 29] Commento: Lui che era ricco si è umiliato...
    In questa quarta domenica del tempo ordinario siamo chiamati a meditare sulle beatitudini, alla luce del Vangelo secondo Matteo. I poveri nello spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati della giustizia in fondo sono tutti quelli che si umiliano davanti alla grandezza di Dio, consapevoli che sono solo miseria. Ecco perché nella seconda lettura, Dio rivolge il suo invito agli umili e ai disprezzati, a coloro che vivono, diciamo, nell’ombra. Nella sua logica Dio sceglie gli stolti e i deboli per confondere quelli che si credono sapienti e forti. “Davanti a Dio l’uomo deve stare sempre nella consapevolezza che egli non possiede altro che il proprio peccato e la propria impotenza.” Quindi c’è urgenza, come ci esorta il profeta Sofonia nella prima lettura: Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l’umiltà; forse potrete trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore”. Qualcuno si potrebbe chiedere qual senso avesse ancora il discorso della montagna nel contesto attuale dominato più dell’avere che dell’essere? Ma anche come annunciare questo Vangelo a tutti quelli che sono oppressi, i poveri a causa di una politica economica sbagliata, di quelli che pensano solo agli interessi egoistici? Ciò nonostante, non possiamo annullare questa beatitudine senza sopprimere Gesù, il primo povero. Infatti, è lui, nella sua “kenosis”, ricco come era, si è umiliato facendosi povero per noi. Diceva il mio professore che “il punto di partenza della nostra gioia, della nostra beatitudine è il nostro pianto”. Ed è proprio questo il riassunto del vangelo di oggi. Quindi possiamo affermare tranquillamente che la santità non è non avere pianto o meglio la santità è dare senso al nostro pianto. “La povertà porta la vera felicità, quella che consiste nel rendere gli altri felici”. Essere felice, scrisse Madre Teresa, vuole dire amare come Cristo ha amato, aiutare come Cristo ha aiutato. O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili la gioia del tuo regno, fa che non ci lasciamo sedure dalle potenze del mondo. Amen!
    3 min
  • [Sab 28] Commento: Dove c'è poca fede c'è tanta paura...
    La prima lettura di oggi, dalla Lettera agli Ebrei, ribadisce che credere non è capire ma è andare a Dio, seguire Lui, accogliere la sua persona e la sua Parola. Credere significa cambiare vita, come l’ha vissuto il Prototipo del cammino di fede nella Sacra Scrittura, Abramo. Sotto questo profilo sono presi in considerazione tre momenti importanti del suo percorso spirituale: la partenza, la méta e la prova estrema. Leggendo la storia di Abramo in chiave cristiana, il sacrificio di Isacco, suo unico figlio è prefigurazione del sacrificio di Cristo sulla croce. Recita il salmista: “Benedetto sei tu, Signore: hai adempiuto la tua promessa. Giuramento fatto ad Abramo nostro padre, di concederci, essere liberati, dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni”. Qui ci viene chiesto di fidarci pienamente di Dio anche nei momenti che possono sembrare drammatici. Con fede possiamo affrontare l’oscurità, nella sicurezza che Dio è fedele, come lo è stato con il nostro padre Abramo. Invece il Vangelo di oggi ci offre un dettaglio molto importante perché ci fa capire che la presenza di Gesù non allontana i pericoli. Dice il testo: ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?»” Perché avete paura? Non avete ancora fede? Il Vangelo di oggi è il Vangelo dell’anti paura. Quante paure viviamo nel contesto attuale? Paura del futuro, paura di non farcela, paura del diverso… In fondo la paura è mancanza di fede. Quindi anche noi, come i discepoli, troviamo il coraggio di dire tutto a Gesù pregando con sincerità. Ricordiamoci sempre: dove c’è molta fede c’è poca paura, dove c’è poca fede c’è sempre tanta paura. Amen!
    3 min
  • [Sab 28] Vangelo: Eb 11, 1-2.8-19; Cant.da Lc 1; Mc 4, 35-41.
    In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
    Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?».
    Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
    E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
    2 min
  • [Ven 27] Commento: Confida nel Signore e fa' il bene!
    Iniziando con un piccolo sguardo sulla prima lettura, gli Ebrei della Lettera a loro indirizzata, sono gli antichi Giudei che si sono converti a Cristo e qui l’autore richiama una serie di prove e tribolazioni alle quali è stata vittima la comunità cristiana al suo inizio. Ecco perché emerge questo caldo appello alla perseveranza, perché il Signore è all’opera per portare a compimento la sua promessa. Certo che la nostra fede può subire il logorio dei giorni, tra monotonia quotidiane e sofferenze di ogni genere, che finiscono per toglierci l’entusiasmo di credere in Dio. Però questo, più che mai, è il momento di affidarci totalmente a Dio, confidare in lui, senza rassegnarci alla mediocrità spirituale. Canta il salmista: “Confida nel Signore e fa’ il bene, abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore”. Cos’è concretamente il regno di Dio, una parola così enigmatica? Al punto che quando Gesù ne vuole parlare usa le parole enigmatiche. Effettivamente come emerge nel Vangelo odierno: "Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa". Questa parabola chiaramente risponde all’interrogativo: “ma perché Dio non interviene nella trama della storia?” Tutto sembra ormai accadere come se Dio non esistesse. Ma oggi Gesù ci chiede un unico gesto, gettare il seme. Indirettamente ci fa capire che il resto non dipende da noi. Purtroppo nella nostra mentalità autoreferenziale vogliamo sempre controllare tutto, e alla fine stiamo male perché non ci riusciamo. Impariamo dunque dai contadini che con fiducia gettano il seme. Quello che conta è l’attesa perseverante e fiduciosa. Infine il regno di Dio è “come un granellino di sènape che, quando viene seminato per terra è più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra”. Qui Gesù ci vuole fare capire che il regno di Dio non è questione di quantità ma di qualità. Oggi ricordiamo le chiese perseguitate, i cristiani oppressi e in minoranza perché siano quel granello di senapa che diventa albero rigoglioso e accogliente. Amen!
    3 min
  • [Mar 27] Vangelo: 2 Sam 6, 12-15. 17-19; Sal 23; Mc 3, 31-35.
    In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
    Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
    Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
    1 min
  • [Gio 26] Vangelo: 2Tm 1,1-8; Sal 95; Lc 10,1-9.
    In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
    Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
    In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
    Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».
    2 min

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