Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 26] Commento:
    Nel nostro Ordine la memoria dei santi Timoteo e Tito viene trasferita per domani. Ma per comodità dei nostri lettori anche noi la inseriamo oggi. San Timoteo viene preposto da San Paolo come vescovo di Éfeso ed egli gli scrive una bellissima lettera, chiamandolo: "Figlio carissimo... rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno... Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che èbbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce... Non ti vergognare di dare testimonianza al nostro Signore, né di me che sono in carcere per Lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo". Che bei sentimenti umani ci sono dentro il cuore di questo grande Apostolo di Cristo!... Chi vive con Gesù Cristo infatti si perfeziona anche umanamente, oltre che psicologicamente e spiritualmente. Chi si allontana da Lui diventa mezzo squilibrato in tutto. San Paolo lasciò anche, come Vescovo di Creta, San Tito e, scrivendogli, lo chiama: "mio vero figlio nella medesima fede". Questi due Santi, assieme a San Paolo sono davvero innamorati di Gesù, e perciò sono forti evangelizzatori in mezzo ad un popolo pagano, che non era certamente migliore del nostro popolo di oggi. E Gesù diceva, e lo ripete ancora per noi: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai alla sua messe! Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca né sandali... In qualunque casa entriate, prima dite: 'Pace e questa casa!'... guarite i malati che vi si trovano e dite loro: è vicino a voi il Regno di Dio. Questo era il ministero degli apostoli di Cristo e anche dei Santi Tito e Timoteo, e questo resta anche oggi per noi, e per sempre. E ora una breve riflessione!... Chissà, pensavo tra me e me, perché oggi l'apostolato non funziona più di tanto...? E forse sarà anche perché si fanno tanti bei discorsi e conferenze, catechesi e omelie ma poi si va predicare in giro, portando con sé anche una buona borsa e più di un paio di sandali...
    3 min
  • [Mer 25] Vangelo: At 22, 3-16; Sal 116; Mc 16, 15-18.
    In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
    «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
    Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
    1 min
  • [Mer 25] Commento: Dio agisce per fatti e non per meri ragionamenti.
    Celebrare la conversione di San Paolo alla conclusione della settimana dell’unità dei cristiani è un impegno significativo di conversione perché non può esservi vero ecumenismo se non in piena adesione al Vangelo da parte di tutti. La conversione, o meglio la vocazione di Paolo sulla via di Damasco, è stimolo ad aprirci all’incontro con Gesù che ci cambia la vita. “Io sono Gesù che tu perseguiti”. Sulla via di Damasco Paolo, l’accanito fariseo, persecutore della Chiesa nascente, viene visitato da Cristo. “L’intenzione di Paolo, pur nei suoi modi violenti, nel voler estirpare i cristiani, non era perfida. Egli si preoccupava dell’unità del suo popolo, Israele, della purezza della sua fede.” Quindi oggi di San Paolo non facciamo solo memoria della sua santità, del suo martirio, della sua testimonianza, bensì anche della sua vocazione o conversione. In fondo questa conversione di Paolo non ha nulla a che fare con la conversione di un ateo, di un miscredente, di uno senza Dio, ma ha a che fare con la conversione di un uomo che a Dio già credeva, anzi ci credeva talmente tanto da perseguitare la Chiesa nascente, considerata come tante altre sete del tempo. San Paolo è un credente convertito, passa dal fanatismo religioso alla fede. Come sarebbe bello fare la stessa esperienza! Perché troppo spesso ci lasciamo condizionare dal fanatismo religioso spesso però essendo vuoti della vera fede che nasce dall’incontro personale con Cristo Risorto. Saulo incontra Cristo sulla sua strada, e da quel momento non è più lo stesso uomo di prima. Saulo diventa Paolo e riceve una missione speciale. Alla luce del Vangelo di oggi, Gesù ci chiama per affidarci una missione specifica quella di annunciarlo. Infatti è la lezione che ha appreso Paolo lasciandosi toccare… diceva il nostro professore: lui che di retorica e di ragionamenti teologici se ne intendeva, comprende che Dio agisce per fatti e non per meri ragionamenti. O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola di Paolo concedi anche noi, che oggi ricordiamo la sua conversione, di essere testimoni della tua verità e di camminare sempre nella via del Vangelo. Amen!
    3 min
  • [Mar 24] Commento: Fare la Tua volontà...
    Nella prima lettura, dalla Lettera agli Ebrei, finalmente arriviamo al nucleo centrale cioè al valore dell’autodonazione di Gesù. Infatti, Gesù con la sua libera offerta, ha portato a compimento il disegno di Dio. “Ecco io vengo Signore, per fare la tua volontà”. Qui è evidente che Gesù è totalmente aperto a suo Padre e a Lui si affida. Quindi anche noi, liberati dal Sangue di Cristo, apriamoci a Dio ed egli ci colmerà della sua santità. Nel breve Vangelo di oggi, la reazione di Gesù sembra metterci in crisi: “Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano»”. Penso che sia naturale andare incontro ai famigliari e amici perché hanno spesso la precedenza. Ma Gesù risponde in un modo inaspettato: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre»”. Potrebbe sembrare una scortesia nei confronti dei suoi, in realtà Gesù non nega i rapporti famigliari ma li relativizza. Quello che conta è la volontà di Dio che egli rivela con i suoi gesti e con la forza della sua parola. Quanti ascoltano e compiono questa volontà di Dio costituiscono la sua famiglia. Ogni volta che cerchiamo di ascoltare e mettere in pratica la Parola, entriamo nella stessa dimensione di Maria, dei santi e di tutti coloro che per primi hanno fatto della loro vita, il “fare la volontà di Dio”. Signore, aiutaci sempre a compiere la tua volontà nella nostra quotidianità. Amen!
    2 min
  • [Lun 23] Vangelo: Eb 9, 15. 24-28; Sal.97; Mc 3, 22-30.
    In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
    Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
    Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
    In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
    Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
    2 min
  • [Lun 23] Commento: Se un regno (comunità, famiglia) è diviso non può reggersi!
    Partendo dalla prima lettura, la Lettera agli Ebrei, che ci sta accompagnando ormai da diversi giorni, la parola alleanza emerge con due significati complementari. Prima di tutto indica il patto di Dio con il suo popolo. Il concetto greco di alleanza significa anche testamento. Esso è valido solo dopo la morte di colui che lo ha scritto. In questo caso Gesù, con la sua morte, ha stabilito in modo irreversibile l’impegno di Dio per la nostra salvezza. Ecco perché il salmista canta con ragione: “cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa di Israele”. Tutti partecipiamo al canto nuovo perché nella morte di Gesù l’amore di Dio ha raggiunto ciascuno di noi. Nel vangelo di sabato scorso, se i parenti di Gesù hanno detto: “E’ fuori di sé”, oggi invece gli Scribi che erano venuti da Gerusalemme, vanno oltre esagerando: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni»”. Questo modo di pensare secondo la tradizione evangelica, di cui si fa eco l’evangelista, è lo stravolgimento totale del significato dei gesti di liberazione compiuto da Gesù. Si dice che una delle tecniche migliori per combattere i nemici è demonizzarli, trasformali in male assoluto. Nel Vangelo di oggi, gli Scribi ci provano anche con Gesù. Però lui non ci casca e controbatte: “Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi”. Il diavolo è il padre della divisione, ma per essere efficace agisce con unità, con compattezza, senza divisione. Come è possibile che non capiamo ancora che il bene per essere bene deve agire allo stesso modo? Che cos’è che rende la Chiesa, le nostre comunità religiose e le famiglie quasi senza sapore? Le divisioni! In questa settimana dell’unità dei cristiani chiediamo al Signore lo Spirito di amore e di unità, di perdono e di riconciliazione. Amen!
    3 min
  • [Dom 22] Commento: Quel Giovanni nel deserto...
    Oggi è la festa patronale del nostro monastero, festa di san Vincenzo martire. Noi preferiamo però inserire qui una piccola meditazione sulla Liturgia del giorno, della terza domenica del tempo ordinario. Il Vangelo di oggi ci fa riflettere sulla triste fine della missione di Giovanni, gettato in prigione, ma anche sull’inizio della missione di Gesù dopo l’arresto del Battista. Dice il testo: quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea (…) perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia, l’annuncio di una lieta notizia: il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta. La storia di Dio è una storia che si amalgama con quella degli uomini. Quello che Dio fa è sempre giù in fondo alla cronaca che tutti noi viviamo. È così anche per Giovanni Battista che per la cronaca appunto si trova ormai ai suoi ultimi giorni di vita. Però come è delle volte difficile percepire la mano di Dio in mezzo a certe cronache, come quella dell’episodio che riguarda Giovanni Battista... Comunque è sempre interessante notare che al fondo di ogni buio, di ogni situazione difficile, Dio ha nascosto una luce che molto spesso non la si vede all'istante e con facilità, ma di sicuro c’è sempre. Ogni salmo, si dice, finisce sempre con gloria! Nel Vangelo di oggi, Gesù reagisce al buio che sta distruggendo la vita di Giovanni Battista con un duplice atteggiamento: “Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea” (…) “Da quel tempo Gesù cominciò a predicare”. A prima vista sembra che sia intimorito da quello che stava accadendo ma dall’altra parte sembra incoraggiato a dover prendere la situazione in mano. Quindi sembra quasi che Gesù ci mostri davvero il duplice atteggiamento che c’è nel cuore di ciascuno di noi: l’umana paura che ci accompagna sempre, ma anche la capacità di mutare in opportunità una situazione avversa. È un po’ come se Gesù volesse dirci: “delle volte non possiamo evitare che accadano cose terribili o ingiuste, ma a partire da esse dovremmo decidere di essere delle persone migliori, cominciando a prendere delle decisioni in prima persona”. Paradossalmente sembra che sia la triste fine di Giovanni Battista a stimolare Gesù a intraprendere apertamente il Suo ministero pubblico. “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo”. Impariamo da Lui la nostra guarigione! Amen!
    3 min
  • [Sab 21] Commento: Se cristo non ci scandalizza... allora...
    È sconcertante questa piccola sezione del Vangelo di Marco sia per quello che dice ma anche per quanto lascia intuire. La presentazione dell’assembramento che impedisce a Gesù e ai suoi discepoli di mangiare è un segno evidente dell’enorme entusiasmo popolare. “Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo”. Questo fatto però suscita la reazione dei parenti, i suoi, che vorrebbero riportare Gesù a casa loro. “Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé»”. Qui, i suoi, fano fatica ad accettare che quel ragazzo, cresciuto con loro, non è solo il figlio di Giuseppe il falegname, ma soprattutto è figlio di Dio e fa la volontà di colui che lo ha mandato. È proprio questo dettaglio che fa credere ad alcuni che Gesù sia pazzo. Diceva il professore di cristologia ma “con il tempo anche loro dovranno ricredersi, accettando che l’unica pazzia di cui si può accusare Gesù ha a che fare con l’amore per ogni uomo. È comunque dobbiamo essere consapevoli che alla fine, se Gesù non ci scandalizza, ciò significa che c’è qualcosa che non va”. Appunto l’esperienza della fede non è essere rafforzati nelle nostre aspettative ma lasciarci stupire e mettere anche in crisi dal Signore che supera spesso le nostre attese e i nostri concetti. Padre, risveglia la tua potenza e vieni in nostro aiuto per l’intercessione di Maria, madre di Cristo. Amen!
    2 min
  • [Ven 20] Commento: Perché stessero con lui...
    La costituzione del gruppo dei dodici discepoli, come appare nel Vangelo di oggi, rappresenta una svolta nella missione di Gesù. Come mai ne sceglie dodici? Egli intendeva convocare idealmente l’intero Israele, fondato sui dodici patriarchi. Infatti, i dodici sono associati in modo singolare all’attività missionaria di Gesù: l’annuncio del regno di Dio e la liberazione dal potere del demonio. “Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”. Come sarebbe interessante pensare ai criteri di Gesù che egli ha usato prima di scegliere quei dodici... Sicuramente non ha pensato a una “squadra” come l’esecutrice dei suoi progetti, ma come una comunità di relazioni in cui Egli stesso poteva condividerli con loro. Per questo l’evangelista Marco evidenzia che il motivo per cui sceglie quei dodici è innanzitutto perché “stessero con lui”, e solo in un secondo tempo per “mandarli a predicare”. Anche noi dobbiamo comprendere, diceva il nostro professore, che “la nostra vocazione cristiana non è sentirci delle pedine in mano ad un Dio che ha progetti da realizzare, ma che siamo voluti e chiamati per vivere innanzitutto un rapporto preferenziale con lui. Altrimenti ci affanneremo a fare molte cose sentendoci però soltanto dei servi efficienti e non certamente dei figli felici”. Interessante scoprire la logica della scelta di Gesù. Egli sceglie ognuno per ciò che è e non per ciò che dovrebbe fare. Ma non chiede nemmeno a nessun di smettere di essere se stesso per seguirlo, anzi lascia a ciascuno la libertà. Senza questa caratteristica di libertà, la fede e il cristianesimo non avrebbero senso. Donaci, ti preghiamo, Signore, quanto ti chiediamo per la nostra vita terrena e per nostra salvezza per sempre. Amen!
    3 min

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