Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 1] Vangelo: Is 26, 1-6; Sal.117; Mt 7, 21.24-27.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
    Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
    Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
    1 min
  • [Gio 1] Commento: Fare la Tua volontà.
    Nel Vangelo di oggi Gesù ci insegna che la fede non è soltanto questione di ciò che diciamo, spieghiamo oppure che riguarda i nostri ragionamenti. Infatti dice: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. La fede invece è soprattutto una questione di “fare la volontà di Dio”. Ecco perché nella preghiera per eccellenza del Padre nostro, diciamo anche, “sia fatta la tua volontà”. San Giacomo ribadisce che la fede senza opere, senza il “fare” non giova a nulla, è morta. Come anche l’amore senza i fatti non avrebbe senso perché a volte i fatti sono più eloquenti di tante chiacchere vuote. Infatti nel brano odierno, Gesù ci dice qualcosa di simile pensando proprio alla fede. Essa ci cambia la vita solo quando ci sforziamo di mettere in pratica ciò che ascoltiamo. Ecco perché ci ricorda: “chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia”. Questo cammino di Avvento penso sia un momento da non sciupare l’occasione per riflettere su che cosa stiamo costruendo con la nostra fede. E ciò soprattutto in questo momento di svolta epocale in cui la fede viene spesso messa in difficoltà. La roccia di cui ci parla il Vangelo è Gesù stesso, infatti dice il salmista, chi confida nel Signore è come il monte Sion, non vacilla. La vita è una e irripetibile e alla fine il giudizio è inevitabile. Lo potrà quindi superare soltanto colui la cui vita sia stata costruita con un unico ideale, fare la volontà di Dio. Ma quanta fatica c’è nel voler fare la volontà del Padre cioè nel tentare di vivere secondo le Sue leggi. Scrisse un Teologo: “ma quella fatica è una benedizione perché fonda la nostra vita su qualcosa che la fa mantenere in piedi, soprattutto quando le circostanze diventeranno contrarie. Ecco perché la vita spirituale non è la semplice ricerca di una pace interiore, ma è la ricerca di una pace a caro prezzo, di una pace che nasce dalla lotta, dal combattimento, dal sudore di chi si sforza nei fatti di fare la differenza”. Amen!
    3 min
  • [Mer 30] Vangelo: Rm 10, 9-18; Sal 18; Mt 4, 18-22.
    In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
    Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
    1 min
  • [Mer 30] Commento: Vi farò pescatori di uomini.
    È difficile per noi immaginare come un voce, un invito, un richiamo possa essere decisivo per la vita di una persona. Solo pensando al fascino che Gesù esercitava con tutta la sua persona, e con la sua divina autorità, riusciamo a comprendere come semplici e rozzi pescatori, abbiano potuto, senza esitazione, lasciate le reti, e con esse tutte le loro umane sicurezze, mettersi alla sua sequela. È evidente che l'eco di quanto il Maestro di Nazaret andava facendo e dicendo, fosse arrivato anche sulle spiagge del lago di Tiberiade, anche agli orecchi e al cuore dei due fratelli pescatori Pietro e Andrea. Resta comunque vero che per giungere alla determinazione di "lasciare tutto", cambiare completamente vita, occorre una grandissima fiducia in colui che chiama. A maggior ragione se si pensa che Gesù non fa promesse, non dà sicurezze, non offre compensi, anzi ad uno scriba che esprime il desiderio di volerlo seguire dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
    A Pietro e ad Andrea ha da scandire solo una proposta, non di immediata comprensione: "Vi farò pescatori di uomini". "Ed essi subito, lasciate le reti lo seguirono". Gesù non si ferma! "Andando oltre vide altri due fratelli". Davvero è andata oltre quella voce suadente: quanti e quante hanno sentito lo stesso invito di Andrea e con la stessa sollecitudine, hanno lasciato tutto per seguirlo. Questo ricordo degli apostoli ci sprona a rendere grazie per la chiamata e per tutte le chiamate. Ringraziamo perché sul fondamento degli apostoli poggia la nostra fede. Ringraziamo tutti coloro che in modi e momenti diversi offrono la stessa loro preziosa testimonianza. Ringraziamo il buon Dio se ciascuno di noi si sente concretamente impegnato a vivere ed annunciare la stessa fede trasmessa da Andrea a da tutti gli apostoli.
    3 min
  • [Mar 29] Vangelo: Is 11, 1-10; Sal.71; Lc 10, 21-24.
    In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: "Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo".
    E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono".
    1 min
  • [Mar 29] Commento: Io ti rendo lode, o Padre
    Come sarebbe bello pensare che il tempo d’avvento voglia innanzitutto cambiarci il modo con cui contempliamo la nascita di Gesù. Infatti solo “i piccoli” come emerge nella preghiera di Gesù del brano di oggi, hanno la possibilità di ricevere la rivelazione da parte del Padre. Prega Gesù dicendo: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto”. Invero, chi si fa piccolo, vive la sua vita completamente affidandosi al Signore e non in ricerca di cose grandi superiori alle proprie forze come dice il Salmista. Il piccolo non privilegia i propri ragionamenti all’ascolto di Dio che gli parla invece chi è superbo, il Signore gli nasconde la Sua voce perché nel cuore dei superbi non c’è spazio per Dio. Il tempo d’avvento per noi diventa così il tempo in cui bisognerebbe imparare a essere umile. Basta pensare alle condizioni nelle quali Gesù è venuto nella storia umana, si è abbassato, facendosi umile fino a nascere nelle condizioni più disperate, così ognuno di noi dovrebbe liberarsi dal proprio orgoglio e dalla propria superbia e lasciarsi toccare dalla Grazia soprannaturale. Non dobbiamo dimenticarci che la fede è un dono non una conquista umana, solo chi si fa umile può riceverla. Infatti dice Gesù: “Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. Ma anche oggi ci riteniamo fortunati perché Dio si è già rivelato a noi mediante suo figlio prediletto, che si è fatto uomo per fare strada con noi. Ecco perché ci dice con ragione nel brano di oggi: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono».
    3 min
  • [Lun 28] Commento: Signore, il mio servo giace paralizzato e soffre terribilmente.
    La prima grande lezione del brano di oggi ci viene da questa iniziale frase pronunciata dal centurione romano. Paradossalmente egli non chiede, ma racconta a Gesù quello che sta vivendo, e gli consegna la sofferenza di questo suo servo, che a quanto pare gli deve stare particolarmente a cuore se si mette a cercare una soluzione. Quante cose ogni giorno ci preoccupano e ci stanno a cuore? Alla luce del Vangelo di oggi, impariamo a raccontare a Gesù tutto, ovviamente come il centurione, tutte le nostre ansie, paure e sofferenze che incontriamo sul nostro cammino ma anche quelle dei nostri fratelli che incrociamo sulla strada della nostra vita. Penso che la preghiera sia innanzitutto questo: affidamento delle nostre intenzioni a Dio. Gesù non solo ascolta ma anticipa anche la preghiera implicita, nascosta del centurione: “Gesù gli disse: «Io verrò e lo guarirò»”. Ma è proprio a questo punto che la scena sorprende ancora di più perché il centurione fa emergere una fede immensa: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”. Quasi per dire: Signore io mi fido ciecamente di te che sono certo che tu farai qualcosa per lui, anche senza che io lo veda o che me ne accorga mai. Visibilmente Gesù è colpito dalla fede di quest’uomo, che tra l’altro non faceva parte proprio della cerchia di credenti e seguaci di Gesù. Ecco perché “Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: «Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!»”. Infatti è grande la fede di chi prega senza cercare segni, ma con l’intima certezza che Chi ci ama non può non ascoltarci e fare ciò che è giusto. Anche noi in questi primi passi di Avvento che abbiamo iniziato ieri, impariamo da questo Centurione nonostante le nostre umane fragilità. Amen!
    3 min
  • [Dom 27] Commento: Fèrmati e rifletti.
    L'Avvento è attesa di un grande avvenimento che non può passare inosservato nella vita dell'umanità, come in quello di ogni uomo, specialmente se credente. E' come il sole che appare e fa notare la sua presenza anche se è coperto da oscure nubi. E' necessario quindi mettersi in movimento e cercare Lui, l'atteso delle genti e accorrere dove lo si può trovare, come ci suggerisce la prima lettura: occorre destarsi da un sonno, ci esorta San Paolo, sonno che impedisce di vedere il sole che sorge e che illumina tutta la nostra vita. E' necessario vegliare per riconoscere i segni del tempo, senza lasciarci sorprendere da eventi che possono sconvolgere tutta la nostra vita. Il messaggio per ognuno è chiaro: vivere la propria esistenza con impegno, serietà e costanza nell'attesa della venuta del Signore. Anche gli avvenimento della fede più forti possono lasciarci indifferenti. Presepi, natale, musica... son cose da bambini, si suole dire. Ma il vangelo ci ripete che se non diventate come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli. Se tu, fratello, che sei pellegrino su questo mondo, ti sei adagiato nelle tue realtà umane, come se durassero eternamente, scuòtiti da questo ipnotismo che ti impedisce di vedere il succedersi degli interventi del Signore per la tua salvezza. Non a caso il brano del vangelo ci riporta al tempo di Noè, quando la gente mangiava, beveva, si divertiva senza darsi pena della tragedia che si avvicinava. Anche oggi molti della nostra gente, anche credente, nonostante le tragedie che si susseguono su questo nostro pianeta: inondazioni, terremoti, incidenti, terrorismo, guerre... vivono nella dimenticanza del giorno del Signore, nella superficialità e forse nel rifiuto di Dio, senza nemmeno pensare che da un momento all'altro si potrebbe essere chiamati a comparire dinanzi a lui per rendere conto della propria vita. L'avvento ci sprona a fermarci un poco, a riflettere verso quale direzione è orientata la nostra vita, a mettere un po' di ordine nella nostra coscienza. Quindi preghiera personale e comunitaria, lettura della Parola di Dio, partecipazione alle iniziative della comunità, di parrocchia o diocesane, sotto la protezione e la guida della Madonna, nel tempo liturgico che maggiormente le si addìce, a lei, che più di altri ha saputo attendere. Perché l'avvento è appunto attesa.
    3 min
  • [Dom 30] Vangelo: Is 2, 1-5; Sal. 121; Rm 13, 11-14; Mt 24, 37-44.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.
    Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
    2 min
  • [Sab 26] Commento: Festa di San Silvestro Abate.
    La prima lettura del giorno di oggi invita a sollevare gli occhi verso l'alto, verso il trono di Dio da dove scende la nuova Gerusalemme. Il vangelo invece invita a discernere i segni che preannunciano la venuta del regno di Dio e di vegliare, essere pronti. Chiediamo scusa ai nostri affezionati lettori se invece del commento delle letture, ci soffermiamo a delineare brevemente il profilo spirituale di San Silvestro Abate, Fondatore del nostro Ordine, della Congregazione Benedettina Silvestrina. La sua vicenda spirituale è una testimonianza esistenziale che può dirci qualche cosa anche a distanza di secoli. Oggi infatti nella sua Congregazione Benedettina Silvestrina si celebra la solennità del suo "dìes natalis". Anche alcune diocesi lo ricordano liturgicamente come "memoria". Prima della riforma del calendario liturgico tutta la Chiesa lo ricordava nell'Ufficio divino. San Silvestro nacque a Osimo nel 1177, figlio di Gislerio e di Bianca Guzzolini. Entrò nella gloria del Padre nel monastero che, da lui fondato nel 1231 e che da lui prende nome, San Silvestro su Monte Fano, nei pressi di Fabriano, il 26 novembre del 1267, alla bella età di 90 anni, di cui gli ultimi quaranta vissuti nella vita monastica, eremitica prima e poi cenobitica, insieme con i suoi discepoli. Le sue sacre spoglie mortali, riesumate di recente, sono state ricomposte e collocate nell'urna, sotto l'altare del santuario. L'esempio della sua vita costituisce anche oggi un richiamo alla fedeltà alla chiamata, alla costanza nel servizio di Dio superando ogni difficoltà. Giovane studente di Diritto a Bologna, avverte il desiderio di entrare nello stato clericale e quindi inizia, all'insaputa di suo padre, ghibellino, a studiare teologia, per prepararsi a seguire la chiamata al servizio della Chiesa e dei fratelli. Ma rientrato a Casa, deve sostenere l'ira e l'indignazione del padre che lo avrebbe voluto illustre giurista per il decoro della famiglia. Silvestro, per dieci anni deve lottare con un genitore irriducibile e solo per l'intervento del Vescovo poté finalmente seguire la sua aspirazione. La sua pazienza, la preghiera fiduciosa vincono la resistenza paterna. Maturato da tanti contrasti, Silvestro viene nominato canonico della cattedrale di Osimo e qui svolge il suo ministero pastorale con zelo ammirevole tanto da meritarsi l'affetto e le venerazione di tutto il popolo. Questa ammirazione non lo salva da malcelate gelosie che per altro non frenano il suo ardore apostolico. Ha 50 anni. Egli sente crescere nel suo animo un forte desiderio di solitudine e di contemplazione. Esita alquanto nel mettere in atto questa aspirazione non vedendo ancora chiara la volontà del Signore. Si presenta una circostanza che lo spinge a decidersi: la vista del cadavere di un giovane, suo parente, in putrefazione. Dinanzi a questo spettacolo raccapricciante, fa questa riflessione: Quello che lui era, io lo sono; quello che egli è, io lo sarò! Accoglie il fatto come la voce del Signore che lo sollecita alla decisione, senza rinvii. Lasciala sua cattedrale, il suo ministero, il suo popolo, le comodità... si fa accompagnare da un amico fino ai monti della Rossa all'insaputa di tutti e qui dà inizio a una nuova esperienza vivendo nella povertà, nella privazione di ogni conforto, anche di cibo, specialmente nei primi mesi, esercitandosi nella preghiera, nella lettura della Bibbia e nelle vita contemplativa. Ma il Signore lo chiama a essere fondatore di un Ordine che si rifà alla regola benedettina. Allora ritenendo poco adatta grotta de La Rossa per mancanza di acqua sorgiva e di terreno pianeggiante, sul Monte Fano sopra Fabriano, trova condizioni più favorevoli per impiantare una comunità monastica. Qui costruisce un piccolo monastero dove i suoi discepoli potessero vivere con regolarità la propria consacrazione al Signore. Così dà inizio alla sua fondazione col primo cenobio, seguito poi da una decina, fondati in varie zone nelle Marche, Umbria e Lazio, sempre nella semplicità e povertà, in luoghi appartati e silenziosi. Egli guida i suoi discepoli con l'esempio di una vita intemerata e con l'esortazione di un Padre che gode nel vedere i propri figli camminare speditamente nelle vie del Signore. La sua spiritualità biblica è accompagnata da una tenera devozione all'umanità del Signore, all'Eucaristia e alla Madonna, dalla quale riceve la Santa Comunione (immagine), privilegio unico nella storia dei santi, e il materno soccorso in situazioni davvero drammatiche. Dopo più 750 anni dalla sua nascita al cielo, ci offre messaggi sempre validi come valido è anche l'esempio della sua vita e la sua per noi intercessione, non solo per i suoi monaci ma anche per tutti che attraverso di noi entrano in contatto con la sua spiritualità. San Silvestro Abate, prega per noi.
    6 min

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