Ci lasciamo illuminare ancora dalla sapienza di Stefano, il protomartire: egli, in tono accusatorio, ci parla di testardaggine, di durezza di cuore e di spirituale sordità. Significa il rifiuto della verità, significa opporre resistenza allo Spirito Santo. Un peccato, questo, che ci carica di pesanti e gravissime responsabilità. Così, lontani da Dio, ci si immerge nell’errore e ci si cala nei meandri del male, fino a diventare traditori e uccisori dello stesso Cristo, dei profeti e, nei secoli, di una schiera innumerevole di giusti. Emerge così il violento contrasto tra i persecutori e le loro vittime: Stefano, pieno di Spirito Santo, vede i cieli aperti e Gesù che sta alla destra del Padre, nella gloria di Dio; gli anziani, gli scribi e tutti i violenti come loro, invece, schiamazzano e gridano tutta la loro malvagità e pronunciano la morte con ingiusta sentenza, condannando alla lapidazione il fedele discepolo di Cristo. Egli, sotto la violenza delle pietre, imita Gesù: nell’intensa preghiera a Lui affida il suo spirito e, come Lui, proferisce il perdono ai suoi uccisori. Al salmo responsoriale, oggi, anche noi diremo più volte: “Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito”. Il segno della croce continua nella Chiesa e nel mondo come un memoriale; continua a ripetere, nelle membra di Cristo, la suprema testimonianza dell’amore, l’eroica adesione all’unica Chiesa e l’incondizionata fedeltà all’unica fede nel Risorto. Il segno della croce trova la sua pienezza in Cristo, pane di vita, alimento con cui Egli assorbe la nostra debolezza, fortifica il nostro spirito e fa di noi creature nuove. Questa è l’“opera” che Gesù Messia è venuto a compiere e questo è il “segno” per eccellenza, la suprema testimonianza di amore che dovrebbe convincere tutti. Gesù afferma con vigore: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Che sia anche il nostro desiderio, la nostra preghiera e l’anelito costante della nostra vita.