Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 11] Commento: Effatà, apriti!
    “Gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano”. L’episodio, a cui si riferisce il vangelo odierno non ha nulla a che fare con i fratelli e le sorelle che vivono questo tipo di infermità fisica, perché ci sono molte persone in odore di santità proprio tra coloro che passano la vita con questo tipo di diversità fisica. Ciò non significa che Gesù, con il suo potere, non potesse liberarci da di malattie fisiche. Quello che il Vangelo vuole mettere in evidenza ha a che fare con uno stato interiore di impossibilità di ascoltare. Avvolte molte persone che incontro nella vita sono affette da questo mutismo e sordità spirituale. Nell’accompagnamento spirituale, è sempre opportuno incoraggiare di trovare coraggio di parlare, senza sentirsi giudicati la chiusura interiore non ripaga mai. In questo brano, Gesù fa qualcosa che è altamente eloquente: “portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”. Quindi è ovvio che solo a partire da un’intimità profonda con Gesù è possibile il movimento da una condizione di chiusura ad una condizione di apertura. Solo l’incontro con Gesù può aiutarci ad aprirci. Oggi non dobbiamo trascurare che lo stesso Gesù continua a toccarci attraverso i sacramenti. I sacramenti sono davvero realtà concrete che rendono possibile la medesima esperienza raccontata nel vangelo di oggi. Ecco perché una profonda, vera e autentica vita sacramentale può aiutarci, più di molti discorsi. Però ci vuole un motivo: volerlo. Infatti la cosa che ci sfugge forse in questa scena, è che questo sordomuto viene sì portato da Gesù, ma poi è lui a decidere di lasciarsi condurre da Gesù lontano dalla folla. Quindi anche noi lasciamoci guidare e toccare da Gesù!
    3 min
  • [Gio 10] Commento: L'insistenza, anche contro ogni speranza.
    Oggi ricorre la memoria della sorella di San Benedetto, Santa Scolastica. Nei monasteri benedettini è festa con le letture proprie. Noi, per la vostra comodità, vi proponiamo invece le letture del giorno. Così leggiamo che Gesù, “entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto”. Quando Gesù entra nella nostra vita è impossibile che rimanga nascosto, perché quando entra, ciò che cambia, anche esternamente, è la qualità della vita stessa. Se infatti non si vede che siamo cristiani dalla qualità della nostra vita ma solo dal nostro parlare allora il nostro cristianesimo è solo una questione di discorsi. E si deve dare ragione al filosofo Nietzsche che criticava i cristiani che sono solo moralisti. Ma il Vangelo di oggi, pur iniziando con questo dettaglio, vuole che fissiamo il nostro sguardo sulla storia di questa donna anonima, senza nome. È una madre greca, di origine siro-fenicia, quindi straniera, che nella disperazione per la condizione della figlia, va da Gesù a implorare l’aiuto. La replica di Gesù però è incompressibile: “Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini»”. Spesso nella vita della fede ci si aspetta di ricevere solo le carezze. E di Gesù ci immaginiamo forse solo la sua tenerezza, la sua bontà. Ma alla luce del vangelo di oggi si intuisce che nel credere ci si può anche scontrare con paradossi, come la sensazione di non essere ascoltati, di sentirsi esclusi, lasciati da parte, abbandonati, ignorati… e se non si è forti interiormente si cade facilmente nello scoraggiamento. Tuttavia mai dobbiamo dimenticare che avere fede significa anche saper starci proprio quando credere sembra la cosa più difficile, quando tutto sembra assurdo, senza via d’uscita. La donna del vangelo di oggi ci dà una grandissima lezione: “Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola va', il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato”. Ecco che cosa significa credere: fidarsi di Dio, anche nelle assurdità della vita. Impariamo pertanto l’insistenza nei paradossi della quotidianità.
    3 min
  • [Mer 9] Vangelo: 1 Re 10, 1-10; Sal 36; Mc 7, 14-23.
    In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: "Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro".
    Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: "Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?". Così rendeva puri tutti gli alimenti.
    E diceva: "Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo".
    2 min
  • [Mer 9] Commento: Le mani igienizzate e il cuore purificato.
    «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo». Le parole di Gesù nel vangelo odierno vanno esattamente contro la nostra sensibilità collettiva. Infatti tanti sono convinti che sono le cose che ci circondano a infettare cuori e renderci impuri. Forse per questo ci teniamo lontani dal dolore degli altri, dalle esperienze di morte, dai limiti della vita, da tutto ciò che ci ricorda la povertà della condizione umana. Quante volte pensiamo che il male che dobbiamo combattere è fuori di noi? Ma pochi desti si accorgono che tutto ha inizio nel nostro cuore, proprio come dice il vangelo di oggi. Spesso è lì il principio del male che ci affligge e che non riusciamo a sconfiggere. E lì che bisogna puntare perché è anche il luogo in cui Dio ci parla. È il cuore, come quell’otre vecchio che deve farsi nuovo per accogliere il vino nuovo: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo». Ma tante volte sembra che sia più facile cambiare il mondo e gli altri invece di cambiare se stessi. Nel contesto attuale, quello della pandemia, ci siamo ormai abituati a lavare e disinfettare continuamente le mani, per paura dei virus ma ci dimentichiamo che è più pericoloso il virus spirituale. Quindi impariamo anche a lavarci interiormente, mediante il sacramento della penitenza. La gioia infatti nasce dall’igiene del cuore e non semplicemente da due mani pulite. Quelle sì, vanno bene ma per il galateo. Il cuore invece per avere la vita di fede autenticamente sana.
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  • [Mar 8] Commento: Le mani pulite
    Se per un attimo riuscissimo a non leggere il vangelo in maniera solo moralistica forse riusciremmo a intuire una grandissima lezione, nascosta proprio nel vangelo di oggi: “Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate (…) quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?»”. Leggendo frettolosamente questo brano è inevitabile schierarsi subito dalla parte di Gesù. Approfondendolo invece potremo scoprire meglio ciò che Gesù rimprovera loro, che non è cioé l’essere scribi e farisei, ma piuttosto la tentazione di avere un approccio alla fede solo di natura giuridica, legata alle loro antiche tradizioni. La fede non coincide con l’osservanza. La fede in Cristo è più grande della mera osservanza. Siamo chiamati a passare dalla osservanza al credere, perché solo così potremo incontrare veramente Dio che si è fatto carne e non un insieme di norme. Il disagio che questi scribi e farisei vivono, scaturisce dal rapporto che essi hanno con la sporcizia, con l’impurità. Per essi diventa sacra una purificazione che ha a che fare con le mani sporche, ma pensano che con un gesto esterno possano esorcizzare tutta la impurità che una persona potrebbe accumulare nel proprio cuore. E’ chiaro che è più facile lavarsi le mani che convertirsi. Gesù vuole dire loro esattamente questo: l’osservanza, anche se perfettamente religiosa, non ha senso, se non porta all’esperienza della fede, all’esperienza di quell’incontro con Dio. Il Signore rimprovera ai farisei e agli scribi che quella loro è solo una forma di ipocrisia, travestita da sacro. Diamoci da fare anche noi per un’esperienza autentica, per un incontro con Gesù, perché la fede nasce, cresce e matura da e in questo incontro.
    3 min
  • [Lun 7] Commento: Guarigioni a Gennesaret.
    “E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccavano venivano salvati”. Nel Vangelo di oggi emerge ancora questo dettaglio molto interessante che ci collega perfettamente al gesto dell’emorroissa che, quasi disperatamente, ha cercato a tutti i costi di toccare il lembo del mantello di Gesù. La cosa che ci ha colpito della guarigione di quella donna, non è tanto il miracolo, che riguardava il corpo, ma l’ostinazione di Gesù nel cercare il suo sguardo. Si può dire che voleva costruire con lei una relazione, cioè andare oltre un rapporto basato su un bisogno, ma un rapporto basato sull’incontro. Gesù è ormai in pieno esercizio del suo ministero e la gente lo sta facilmente riconoscendo perché la sua fama si spargeva ovunque. Nel vangelo di oggi viene messa in risalto anche la fede di coloro che portavano i malati da Gesù, anche se, forse, non sapevano chi Lui fosse veramente. Vediamo quindi quanto vale l’intercessione che possiamo fare in favore degli altri. Nel contesto attuale, in cui si sta osservando la diffidenza nei confronti della Chiesa, quanto è importante che gli altri, attraverso la nostra testimonianza, tocchino Gesù e lo riconoscano. Infatti scrisse Taylor Caldwell: “la necessità più disperata dell’uomo moderno, la più terribile, è di avere qualcuno che lo ascolti, non come un paziente, ma come un’anima umana.”
    2 min
  • [Dom 6] Commento: La pesca miracolosa.
    Nel vangelo di oggi non si tratta di un racconto di chiamata, ma di un'autorivelazione di Gesù. Ciò che attira i quattro discepoli a lasciare tutto e seguire Gesù non è l'insegnamento ma piuttosto l'esperienza forte della pesca miracolosa. Sul finire di una notte deludente, Gesù si avvicina quasi per consolarli. Ma poi: "Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano". Per parlare del miracolo, per primo ci deve essere un problema, come appare in questo brano. Il problema c'è, una notte vuota cioè con le reti vuote. Ma poi c'è l'intervento spontaneo di Gesù per provvederne. Infine c'è la soluzione inaspettata e soprattutto sovrabbondante. Che lezione di vita da parte di Gesù, non li rimprovera nulla, non prende in giro la loro maestria di bravi pescatori. Con ciò capiamo forse anche che Cristo non ci colpevolizza per infruttuosi vuoti che produciamo, ma ci chiede di prendere il largo, di andare oltre le nostre sconfitte, le nostre delusioni... A volte perdiamo tempo a lamentarci, cercando pure autogiustificazioni per le nostre miserie invece di ascoltare la Sua voce che ci dice di riprovare. Solo sposando l'atteggiamento di Simon Pietro quello dell'obbedienza, possiamo vivere l'esperienza del miracolo nella nostra vita. E così anche diamo senso alle notti vuote della nostra vita. Non lasciamoci schiacciare dai nostri fallimenti, nostre delusioni... piangersi addosso chiaramente non è mai una soluzione e quindi impariamo con maggiore intensità ad ascoltare Colui che può aiutarci a dare il massimo senso alla nostra vita. Il grande lavoro ci spetta. Quindi: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».
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  • [Sab 5] Commento: Ritorno dei discepoli dalla missione.
    “Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato”. In questa frase con cui inizia il Vangelo odierno, scopriamo forse la descrizione più bella di come si dovrebbe pregare. La preghiera non dovrebbe essere superficiale, uno spreco di parole vuote, ma deve essere un resoconto di ciò che viviamo nella quotidianità, nella nostra vita, con suoi punti alti e bassi. Certamente nonostante già esauriti dal viaggio della missione, sono però loro a riferire ciò che hanno vissuto. La risposta di Gesù è quella dell’ascolto, un ascolto che non è passivo ma un gesto pieno di amore verso i suoi discepoli. “Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario e riposatevi un poco». Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare”. Se Gesù ha capito che abbiamo bisogno del riposo non l’abbiamo capito certo noi che stiamo vivendo ormai senza sosta e in continua agitazione… Purtroppo il ritmo frenetico che ci impone la società odierna, non ci consente quasi più nemmeno il tempo di riposo. Siamo presi da tante cose e non abbiamo più nemmeno il tempo per noi. Ecco perché ci suggerisce un testo noto: “Prenditi tempo per pensare, perché questa è la vera forza dell’uomo. Prenditi tempo per leggere perché questa è la base della saggezza. Prenditi il tempo per pregare perché questo è il maggior potere sulla terra”. Abbiamo molti posti in cui riposarsi un po’, per ritirarsi ovviamente per rifare le forze: i monasteri, i conventi, i santuari… Perché subito dopo, quando scendiamo dal nostro monte, come Gesù, di nuovo: “vide la grande folla, provò compassione per loro, e si mise a insegnare”.
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  • [Ven 4] Commento: La tragica fine di Giovanni Battista.
    Nel vangelo di oggi si nota subito l’impatto della missione dei Dodici che tocca anche Erode Antipa. Cosa possiamo imparare da questa fine del Battista? Certamente la morte di Giovanni è prefigurazione della morte di Gesù. Lo scandalo denunciato dal Battista riguardava la convivenza con la cognata, proprio proibita dalla legge. Per questo Giovanni fu gettato in prigione, dava fastidio, era di scomodo! Facendolo fuori non hanno potuto però eliminare la verità delle cose. In un mondo in cui, per comodo proprio o per politica si tace la verità, Giovanni ha il coraggio di dire a Erode la verità: non puoi vivere con l’amante, moglie di tuo fratello. Oggi quanti ormai fanno la fine del Battista? Il cardinale congolese Malula diceva che è meglio morire che crocifiggere la verità. Pensandoci bene... forse il Battista è l’unico che ha voluto bene a Erode, perché dire a qualcuno la verità significa volergli bene. Questa è la sfida di oggi, quando si pensa di salvare una pace illusoria spesso si fa finta di non vedere, di non accorgersi, di non parlare. E questa è l’ipocrisia! Quante volte diciamo alle persone quello che non sonno per farle piacere e forse anche cerchiamo gli amici tra quelli che la pensano solo come noi? Purtroppo questo atteggiamento sta invadendo anche la Chiesa, la vita religiosa, i luoghi di lavoro, le famiglie… la tentazione di circondarsi di quelli che la pensano come noi è una prova della crisi antropologica ma anche spirituale. Ma la verità, prima o poi, viene sempre a galla quindi è inutile sfuggirle come accadde a Erode. “Il re Erode udì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato ben conosciuto. Alcuni dicevano: «Giovanni il battista è risuscitato dai morti; è per questo che agiscono in lui le potenze miracolose». Altri invece dicevano: «È Elia!» Ed altri: «È un profeta come quelli di una volta». Ma Erode, udito ciò, diceva: «Giovanni, che io ho fatto decapitare, lui è risuscitato!»”. Sembrerebbe poi che, oltreché per la verità, Giovanni è stato ucciso da Erode semplicemente per fare piacere ad Erodiade, sua amante. Ma in fondo, il vero morto è lui, Erode, anche se non lo sa, perché è schiavo del peccato.
    3 min
  • [Gio 3] Commento: Chi vuole andare veloce cammina da solo, chi vuole andare lontano cammina insieme.
    Il brano di oggi ci descrive in maniera chiara la ricchissima “attrezzatura” che un discepolo di Cristo deve aver nell’adempimento della sua missione: un solo bastone… “Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non prendessero due tuniche”. Prima di tutto tocca la nostra sensibilità questo invio a coppie quasi per dirci che la missione ha bisogno dell’aiuto reciproco che è un segno di testimonianza evangelica. Infatti la prima cosa su cui devono contare non sono gli sforzi personali ma le relazioni. È chiaro quindi che il motivo “a due a due”, è già il simbolo della comunità. Senza le relazioni affidabili il Vangelo non funziona e non è credibile. In questo senso la Chiesa dovrebbe essere primariamente il luogo di queste relazioni sicuri. Dove c’è comunione c’è anche testimonia! Il Sinodo sulla Sinodalità è un momento opportuno per noi per scoprire la bellezza dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo in perpetui mutamenti. Alla luce di questo brano si capisce subito che la prova dell’efficacità del vangelo la si vede dal potere che si ha contro il male. Infatti la comunione è una forza ed una arma efficace per fare tremare il demonio, principe delle divisioni. Da questo punto di vista: come siamo nelle nostre comunità, famiglie...? Spesso ormai viviamo a pezzi e quindi anche la nostra testimonianza viene meno. Certo che la comunione non vuole dire uniformità di idee, di pensiero ma significa guardare nella stessa direzione nonostante le nostre diversità. Divisi, siamo sconfitti, uniti, siamo vittoriosi. Dov’è carità e l’amore, lì c’è Dio! Un vecchio proverbio africano dice che “Chi vuole andare veloce cammina da solo, chi vuole andare lontano cammina insieme agli altri”.
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