Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 26] Commento: Il mandato missionario dei settantadue discepoli.
    San Luca è l’unico che riporta la missione dei settantadue discepoli, distinta da quella dei Dodici. La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Signore… c’è l'urgenza! Oggi, più che mai, il nostro contesto di vita, in cui spesso facciamo tanta fatica, ha bisogno dei veri e sinceri testimoni di Cristo. San Paolo VI disse che: i giovani non hanno più bisogno dei maestri ma, se hanno bisogno dei maestri, è segno che sono testimoni. Nella missione, invece di sprecare parole vuote, che non fanno più ardere i cuori, quel che conta veramente è l'esempio di vita concreta. E' questa la sfida di oggi! Il Signore designa e manda i settantadue eletti, come suoi precursori in ogni luogo dove sta per recarsi. Oggi potremmo forse chiamarla una sorte di pre-evangelizzazione, la preparazione il terreno. E' evidente però che il lavoro più importante, quello cioè di entrare e convertire i cuori, spetta al Signore. Occorre quindi essere consapevoli che dobbiamo suscitare una libera adesione senza imporre nulla. Non portate borsa, né sacca, né sandali… Questo precetto del Padrone della messe, nei confronti dei suoi operai, potrebbe sembrare molto esigente. Non è però così, perché l’unica forza del missionario deve essere Gesù e non le cose materiale, che pure servono, se sono usate con modestia. Infatti, accumulare i beni può limitare il compimento della missione. La povertà evangelica è il grande requisito e allo stesso tempo, la testimonianza più credibile che l’apostolo può dare, il distacco dai beni rende più libero. Oggi lo possiamo dire senza vergognarci, spesso stiamo facendo fatica nella nostra missione perché abbiamo altre priorità che ci rubano la gioia del vangelo. Quanto fa male alla fede la logica della comodità! Il missionario annuncia la pace perché è portatore di Cristo, il Principe della pace. Per questo, in qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!" L’ augurio più bello che si può dare ad una persona è quello della pace. Preghiamo affinché il Signore dia pace al nostro mondo, alle nostre famiglie, alle nostre comunità e a ognuno di noi.
    3 min
  • [Lun 26] Vangelo: 2Tm 1,1-8; Sal 95; Lc 10,1-9.
    In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
    Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
    In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
    Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».
    2 min
  • [Mar 25] Commento: Chiamata di San Paolo
    Non è casuale che la conclusione della settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani coincidesse con la festa della conversione di San Paolo. Troppo spesso facciamo tanti discorsi riguardo l'unità dei cristiani però nel concreto siamo ancora lontani uni dagli altri perché ognuno pensa di possedere il monopolio della verità. Quindi senza una vera conversione individuale, come quella di Paolo, non si raggiungerà mai il traguardo. Per lui, come lo sappiamo, tutto ebbe inizio da un incontro personale con il Cristo Risorto, alle porte di Damasco. Che incontro però! Un incontro che ha cambiato in un attimo il primo nemico della Chiesa nascente, per trasformarlo in un grande difensore e messaggero di Cristo. "Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura". Ormai San Paolo, afferrato da Cristo, si è appropriato di queste parole del vangelo di oggi. Anche oggi Cristo, mediante la Chiesa, continua a mandarci ad annunciare il vangelo, questa lieta notizia di liberazione di ogni creatura, e fino ai confini della terra. San Paolo VI scrisse che la Chiesa esiste per evangelizzare. Quindi in forza del battesimo che abbiamo ricevuto siamo chiamati senza distinzione a evangelizzare e il contenuto dell'evangelizzazione, è una persona, Gesù. Il grande annuncio è che Gesù ci ama indipendentemente dei nostri limiti, Dio si serve di tutto, anche dei limiti, basta riconoscerli e lasciarsi aiutare da Lui. Chi abbia mai pensato che Cristo potesse servirsi di una figura come quella di San Paolo? Ma ecco, l'esperienza dell'incontro con la persona di Cristo, gli ha radicalmente cambiato la vita. Infatti per annunciare nella semplicità l'amore non c'è bisogno di una laurea ma di aver fatto l'incontro personale con Cristo come, appunto, San Paolo.
    3 min
  • [Lun 24] Commento: Con il Dito di Dio...
    La scrupolosità degli scribi, pronti a puntare il dito, emerge ancora nel vangelo di oggi. Ma i farisei vanno più lontano, accusando Gesù di essere posseduto, perché scaccia i demoni per mezzo del capo dei demòni. Ma Gesù risponde, difendendo anche gli apostoli, come quando erano accusati di violare l’osservanza del sabato, del digiuno… Infatti replica Gesù: come può satana scacciare satana? Chiaro che può capitare per mancanza di discernimento che fraintendiamo gli altri giudicando i loro gesti secondo i nostri schemi mentali. Questo ci può capitare per carenza di discernimento, perché siamo accecati dai nostri pregiudizi e quindi non siamo più in grado di distinguere la destra dalla sinistra. Se vogliamo evitare questa trappola dobbiamo sempre aver lo sguardo di misericordia e non quello di pregiudizio nei confronti degli altri, se li vogliamo amare. E quindi lasciamoci interpellare da questo brano odierno, infatti quanto è difficile apprezzare il bene degli altri? E qui che la nostra fede è mesa in crisi, perché a volte si cade nell’invidia invece di gioire con chi gioisce. Nel penultimo giorno della settimana dell’unità dei Cristiani, il vangelo è luce per ciascuno di noi, per superare le barriere degli interessi, che ci separano uni dagli altri. Guardiamoci dalle divisioni perché non sono opere di Gesù ma piuttosto di satana. Preghiamo per la Chiesa, le famiglie, le comunità religiose… affinché Dio ci dia la forza di combattere la piaga delle divisioni che ci ruba la vita.
    2 min
  • [Dom 23] Commento: Oggi si è compiuta questa Scrittura.
    Senza esagerare possiamo affermare che oggi le chiacchiere degli uomini pervadono l'universo. Quando l'umanità godeva di un migliore silenzio la voce di Dio, trasmessa per mezzo dei profeti, trovava una migliore accoglienza e sortiva i suoi benéfici effetti. Quando un intero popolo si accorge di aver smarrito e disatteso per lungo tempo il libro della legge prorompe in un pianto di pentimento e poi compresa la lettura del sacerdote Esdra, esplode la gioia del Signore che diventa la sua forza. Anche Gesù, entrato nella sinagoga, legge nel rotolo del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e proclamare l'anno di grazia del Signore». Egli applica a sé quell'annunzio profetico. Diventa il testimone vivente della fedeltà di Dio. Rivela la sua missione intesa come adempimento di promesse antiche. È un annuncio solenne dell'avvento dei tempi messianici. È anche indirettamente l'esplicita rivelazione della sua natura divina, del mandato ricevuto dal Padre, della sua unzione sacerdotale, regale e profetica, della sua consacrazione ed infine del suo compito di redentore. Egli viene a proclamare la liberazione totale dei prigionieri dai vincoli del peccato e della morte, viene per ridare la vista ai ciechi, per annunziare il tempo della grazia e della riconciliazione. Così Gesù diventa maestro per tutti noi che vogliamo leggere la Parola di Dio in modo veramente sapienziale. C'è una attualizzazione continua di quella Parola, che sgorga dalla stessa eternità di Dio e si cala nel nostro tempo senza perdere il valore della perennità. Ci fa comprendere che quella parola è sempre viva ed attuale, conserva integra la forza che da Dio stesso proviene e come tale va accolta. Si attua in ciascuno di noi quando la incarniamo nella nostra vita. Potremmo anche noi costatare che quella parola si adempie in noi quando è vissuta nella fedeltà. Diventa la lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino, nutrimento di verità per tutta la nostra esistenza. Uno dei doni grandi del Concilio Vaticano II è stata proprio la riscoperta della Parola di Dio come unione a Dio, come riscoperta delle verità ultime ed è anche ciò a cui ci esorta continuamente il Papa Francesco, di leggere il Vangelo, stabilendo addirittura la Domenica della Parola di Dio. Facciamoci un proposito per oggi. Leggiamoci un capitolo "in più" della Sacra Scrittura.
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  • [Sab 22] Commento: «È fuori di sé».
    Nel nostro monastero celebriamo oggi la festa del Titolare, San Vincenzo, uno dei primi tre diaconi, martiri della Chiesa. Qui le letture saranno diverse, ma per comodità dei nostri lettori abbiamo preparato il commento per le letture del giorno. Noi, esseri umani, ordinariamente stiamo tutti molto attenti per comprendere e definire al meglio i contorni della normalità e cerchiamo di conformarci ad essi per essere felicemente annoverati nella schiera dei cosiddetti "normali". Ci siamo dotati perciò di norme e di paràmetri sempre più precisi perché fossimo universalmente accolti. Nonostante ciò sono frequenti i casi in cui si confondono i giudizi e si stravolgono i valori. È capitato e càpita spesso di confondere lo zelo per le cose di Dio, il fervore che spinge fino all'eroismo, l'amore che diventa dono totale di sé all'altro, con la pazzia. Tra l'altro i primi accusatori e i malpensanti provengono spesso dai parenti e dagli amici o dai confratelli. Le vite dei Santi sono cosparse di episodi, nei quali emerge questo grossolano errore di ritenere alienati mentali persone che invece vivevano l'eroismo della santità. Ricordiamo figure eccelse come San Giovanni Bosco e, più vicino a noi, il San Padre Pio e tantissimi altri. Prima di loro è rimasto vittima di simili pregiudizi lo stesso Signore Gesù. Attorniato dalla folla, bramosa di ascoltarlo, sia Lui che gli astanti dimenticano di soddisfare anche le necessità più urgenti: «non potevano neppure mangiare». Da ciò la facile deduzione dei discepoli, che escono per andare a prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé». Soltanto chi è pervaso dallo stesso zelo, e animato dalle stesse convinzioni, nutre la stessa ansia di bene, può comprendere certe scelte e certi comportamenti. La pazzia del Cristo troverà il suo pieno compimento nella morte volontaria sul patibolo della croce, dopo aver annunziato un parametro di giudizio davvero sconvolgente: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici».
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  • [Ven 21] Commento: Istituzione dei Dodici.
    La scelta dei Dodici che ci presenta il vangelo di oggi, è uno dei punti nodali nella struttura del vangelo di Marco, insieme con la chiamata dei primi fratelli che abbiamo visto nella prima settimana. Questo episodio è anche fondamentale per la fondazione della chiesa nascente. E salì sul monte e chiamò a sé quelli che lui voleva… In primo momento si può riflettere sul significato simbolico del monte. Sia nel primo che nel secondo Testamento, il significato è simile, è il luogo della rivelazione di Dio al popolo, ci avvicina a Dio. Ecco perché per esempio, nella tradizione monastica, la maggior parte dei monasteri viene costruita sui monti e sulle colline I monaci avevano sempre in mente questo significato simbolico del monte. E ne chiamò dodici…perché fossero con lui… qui Gesù appare al centro di tutta la scena. Infatti è lui che fà, che crea il gruppo, e lo fa con un triplice scopo. Marco lo indica così: prima di tutto, perché stessero con lui, cioè per una comunione di vita; poi perché li mandasse a predicare e infine perché avessero il potere di scacciare i demoni. La missione degli apostoli si fonda su un’esperienza profonda e una comunione intima di vita con il loro maestro, da accompagnatori, essi diventeranno i testimoni e i continuatori dell’opera di Gesù, che è esclusivamente l’annuncio del vangelo. L’ultimo scopo della costituzione degli Apostoli merita un po’ di attenzione. Infatti Marco dice: Perché avessero il potere di scacciare i demoni, ma come abbiamo visto già prima la lotta è tra Gesù e il demònio. E quindi da veri continuatori dell’opere di Gesù, gli apostoli, ma anche noi, dobbiamo essere ben armati per fare fronte al demonio, per sconfiggere i demoni dalle anime cioè combattendo il peccato nelle anime. Purtroppo la sensibilità odierna sembra ignorare questa realtà, e un problema, che purtroppo sta trascinando tante anime nell’infelicità. Ma se rimaniamo nel “gruppo” siamo sicuri di essere sempre difesi dal demonio che di Lui ha paura.
    3 min
  • [Gio 20] Commento: Guarigione presso il lago.
    Come non può attirare la nostra attenzione l’elenco delle regioni che definisce in qualche modo l’ambito del ministero di Gesù storico? “Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui”. Questo dettaglio rivela grande interesse sulla missione di Gesù che Marco presenta nel suo vangelo. Così mostra che il ministero di Gesù protendeva verso il mondo, nonostante l’opposizione dei farisei, come abbiamo visto nel secondo capito dello stesso Marco. Dio si mostra favorevole alla missione del Figlio facendogli compiere miracoli, che sono segni che accompagnano l’estensione dell’evangelizzazione. “Gesù si ritirò presso il mare con i discepoli e la sua fama crescente attirava le fole da ogni parte. Marco mette in risalto queste fole che accorrono da ogni angolo, da vicino e da lontano, per ascoltare Gesù, al punto che si fa preparare una barca per non essere schiacciato dalla gente. Gli spiriti impuri, dice il vangelo, cadevano ai suoi piedi e lo riconoscevano come Figlio di Dio. Egli però non gradisce questa ipocrita testimonianza. Ecco perché impone loro il silenzio. Difatti egli guarisce per salvare gli uomini, non per dimostrare la sua potenza, non desidera pubblicità come fanno i falsi profeti, né si serve di poteri magici ma tocca tutti chi si trova nella debolezza e chi, comprendendolo, lo annuncia come amore crocifisso, povero, umile e che si è fatto uno di noi.
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  • [Mer 19] Vangelo: 1 Sam 17, 32-33. 37. 40-51; Sal 143; Mc 3, 1-6.
    In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
    Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: "Àlzati, vieni qui in mezzo!". Poi domandò loro: "È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?". Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: "Tendi la mano!". Egli la tese e la sua mano fu guarita.
    E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
    1 min
  • [Mer 19] Commento: La guarigione della mano paralizzata.
    “Ed entrò di nuovo in una sinagoga...”. Con queste parole si apre il vangelo di oggi, probabilmente si tratta della Sinagoga di Cafarnao, siamo infatti lì con Marco in questi primi capitoli del suo vangelo. Uno dei protagonisti di questa pagina, un malato con una mano paralizzata, è nella fola. La sua presenza però sembra solo una trappola tesa a Gesù dai suoi oppositori, come abbiamo già visto nei precedenti passi. Vi ricordate ieri, l’avevano ammonito Gesù per le trasgressioni dei discepoli riguardo il sabato. E quindi ora sono ancora loro per vedere se viola per un’altra volta la norma del riposo. Ignoravano volontariamente però che il sabato è fatto per l’uomo e non il contrario, è fatto quindi in favore dell’uomo. “E’ lecito di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?...” La domanda di Gesù è davvero illuminante e sembra proprio di essere una provocazione. Egli, chiaramente, alla luce della questione giuridica, sollevata dai farisei nel vangelo di ieri suggerisce ai suoi interlocutori una doppia domanda, ovviamente, da Figlio di Dio, per rivelare la volontà autentica del Padre. Infatti la risposta è scontata: anzitutto, Dio non può volere il male, ma soltanto il bene che, nel nostro caso, consiste nella guarigione della mano paralizzata. Nella seconda domanda, che spiega in qualche modo la prima, “salvare una vita”, o meglio un’anima, significa salvare qualcuno, ossia guarire un malato, che merita la compassione, in quanto persona umana. Ecco che riemerge ancora il concetto dell’umanità di Gesù, anche nel vangelo di oggi. Disse all’uomo: “tendi la mano, aprila!”. Aprirsi agli altri… troppo spesso noi abbiamo la tendenza a chiuderci. Ma Gesù, senza sosta, ci invita ad aprirci nella duplice dimensione cioè in quella verticale, con Dio e quella orizzontale, con i fratelli. Infatti, proprio a causa della loro chiusura, “i farisei… con gli erodiani… tennero consiglio contro di lui per farlo morire”. San Marco nel vangelo di oggi ci descrive una delle motivazioni che causerà poi la morte di Gesù, condannato dai farisei, perchè accusato di non rispettare il riposo del sabato, in conseguenza infedele. Proprio, Gesù scoprendo la loro falsità religiosa si attirò addosso un odio senza precedenza ma gli sfidò con coraggio perché “doveva compiere la volontà del Padre” che chiamava suo cibo.
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