Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 2] Commento: Cresceva, si fortificava, pieno di sapienza e di grazia.
    L'episodio della presentazione di Gesù al Tempio è pieno di personaggi e rappresenta una antologia di tutti i misteri contemplati nell'Incarnazione e nella Natività. Gesù si reca alla casa del Padre dove incontra Simeone che, spinto dallo Spirito Santo, preannuncia la Passione e la Resurrezione di Cristo e il suo piano eterno di salvezza. Nell'ultima espressione di San Luca, abbiamo anche l'umanità di Gesù, che cresce; abbiamo l'umanità di Maria che partecipa alla Passione di Cristo; abbiamo l'umanità di Giuseppe che provvede a formare con Gesù e Maria una famiglia terrena, luogo e palestra di crescita spirituale ed umana, così oltraggiata in questi ultimi tempi. Ma vediamo anche uno speciale legame, l'unico, tra il Figlio e la madre; vediamo anche la loro diversità. Maria è la piena di grazia; la creatura prescelta per essere il tabernacolo vivente del Cristo, Figlio del Dio vivente, è salutata così dall'angelo. Una legame naturale e soprannaturale unisce Maria con Gesù. Un legame che si rafforza proprio nel tempo, nel quale Gesù, umanamente, cresceva e si fortificava nella famiglia di Nazareth. Gesù, che non è stato informato dalla Grazia, ma ha la grazia per natura; in Lui e nella sua preesistenza non vi è predestinazione e non vi è scelta; nella sua natura Divina, Egli è l'artefice della grazia che saprà donarci con la sua Morte e Resurrezione. Gesù è la Sapienza incarnata ed eterna e che nella sua umanità, pieno di sapienza, crescerà e si fortificherà nell'amore di famiglia che lo ha accolto nella fede. Il vangelo di oggi ispira la bella esortazione di San Giovanni Paolo II: «famiglia, diventa ciò che sei!».
    2 min
  • [Mar 1] Commento: Guarigione dell’emorroissa e risurrezione della figlia di Giairo.
    Nei precedenti capitoli abbiamo visto come Gesù abbia manifestato la sua superiorità sulle forze naturali e sui demòni. Nel vangelo odierno invece, con questi due prodigi, emerge ancora la sua potenza sanante, sulle malattie e sulla morte. Facendo un piccolo parallelismo tra i due miracoli, mi pare abbiano elementi in comune. Uno per tutti: i dodici anni della fanciulla miracolata corrispondono addirittura ai dodici anni della malattia della donna. In questa bella pagina di oggi, l’accento in entrambi i casi è posto sull’esigenza di una fiducia totale nell’azione di Dio. Infatti il miracolo è frutto della fede. Ovviamente, come quella (la fede) del capo della sinagoga, Giairo, anche se sottoposta alla prova: non disturbare oltre il maestro, è morta ormai, non c’è più nulla da fare. Ma anche la fede dell’emorroissa: “se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. Colpisce anche la nostra sensibilità il fatto che casi come questi nella cultura di allora erano considerati causa dell’impurità religiosa, perché chi toccava il sangue o un morto, come anche chi toccasse un lebbroso, veniva escluso dalla comunità fin alla sua purificazione. Ma Gesù trascende queste le leggi, proprio con il contatto, guarisce la donna e risuscita la figlia di Giairo, perché prende su di sé l’umana sofferenza e la sua umiliazione. Effettivamente qui si realizza la profezia di Isaia quando dice: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Questa è una grande rivoluzione, la rivoluzione della compassione. Impariamo da Gesù!
    3 min
  • [Mar 1] Vangelo: 2 Sam 18,9-10.14.24-25.30 - 19; Sal 85; Mc 5, 21-43.
    In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
    Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
    E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
    Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
    Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
    3 min
  • [Dom 30] Commento: Figlio di Dio o del falegname?
    Un giorno lo stesso Gesù chiederà ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?». Egli era quindi ben consapevole che voci e giudizi diversi venivano formulati sulla sua persona. Cristo però non smetterà mai di proclamare la verità circa la sua origine divina. Oggi la proclama, dopo la lettura del brano profetico di Isaia domenica scorsa, affermando che quella scrittura, proprio a Lui si riferisce e in Lui trova il pieno adempimento. Egli è l'inviato del Padre, il liberatore dell'uomo, colui che possiede la pienezza dello Spirito e che porta un annuncio di salvezza inaugurando il tempo della redenzione. Conferma la sua affermazione solenne con miracoli e segni, ma nonostante ciò continuano le contestazioni e le visioni miopìstiche sulla sua persona e sulla sua dottrina. Vittime di questi limiti e di queste trame sono i soliti scribi e farisei e tutti coloro che in essi in modi diversi si identìficano. Formano la schiera di coloro che presumono di guardare Cristo con la sola fioca luce della ragione e fanno tacere il dono della fede, soffocandola. È impossibile ridurre alle mere categorie umane le cose di Dio: Egli trascende i limiti della nostra migliore intelligenza e se non ci fossero la fede e la rivelazione, resteremmo al buio completo. Gesù visto con gli occhi della carne è il figlio di Maria e di Giuseppe, visto con i bagliori dello Spirito e con l'umiltà della fede è invece il Figlio di Dio, che ha assunto la nostra natura umana nel seno verginale di Maria. È triste costatare che anche quando Gesù cerca di illuminare e scuotere i suoi nemici riceve come risposta la loro indignazione e le loro minacce. Quanto accadeva ai tempi del Signore accade spesso anche oggi: dal buio della fede sgorgano le violenze e le persecuzioni perché la luce divina ha il potere di rendere visibili le cattiverie degli uomini ed essi non gradiscono che vengano svelate. Viene così da pensare che certe dichiarazioni di ateismo sgorghino spesso da un precedente disordine morale ed abbiano la loro radice dall'offuscamento del peccato. Per questo un cantore di Dio, un salmista, afferma: «Nella tua luce, Signore, vediamo la luce». Ed è per la stessa ragione che Gesù stesso si proclamerà Luce del mondo aggiungendo che chi lo segue avrà la luce della vita. La fede è un fuoco che arde solo se alimentato dalla preghiera e dalle buone opere altrimenti inevitabilmente si spegne.
    3 min
  • [Dom 30] Vangelo: Ger 1, 4-5. 17-19; Sal 70; 1 Cor 12,31 - 13,13; Lc 4, 21-30.
    In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato".
    Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". Ma egli rispose loro: "Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"". Poi aggiunse: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro".
    All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
    2 min
  • [Sab 29] Vangelo: 2 Sam 12, 1-7. 10-17; Sal 50; Mc 4, 35-41.
    In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
    Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?».
    Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
    E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
    2 min
  • [Sab 29] Commento: La tempesta sedata.
    Perché avete paura? Non avete ancora fede? Nel breve commento al vangelo di oggi vogliamo riflettere su questo spunto molto attinente al nostro attuale contesto sociale. Siamo insidiati, ormai quasi vinti dalle paure! Sembra chiaro dal vangelo di oggi, che la radice delle nostre paure sia la mancanza di fede. Quindi, il contrario della fede non è l’incredulità ma la paura. Facendo omaggio al servo di Dio don Tonino Bello, riportiamo qualche riga della sua riflessione, che oggi è attuale come non mai. Infatti dice: "E' dal cuore umano che nasce e si sviluppa la nube tossica delle paure contemporanee. Paura del vicino di casa. Paura del proprio simile. Paura dello Zingaro. Paura dell’altro. Paura del diverso. Paura di uscire di casa. Paura della violenza. Paura del terrorismo. Paura della guerra. Paura di non farcela. Paura di non essere accettati. Paura di non essere più capaci di uscire da certi pantani nei quali ci siamo infognati. Paura che sia inutile impegnarsi. Paura che, tanto, il mondo non possiamo cambiarlo noi. Paura che ormai i giochi siano fatti. Paura di non trovare lavoro. Quante paure! Paura ha la stessa radice di pavimento. Viene dal latino pavére; significa: battere il terreno per allivellarlo. Anche terrore ha la stessa radice di terra. Paura, quindi, è la conseguenza dell’essere battuto, calpestato, allivellato, appiattito. Ora, che cosa ci chiede Gesù? La tempesta simboleggia i momenti difficili che attraversiamo appunto come questo della pandemia in atto. Quindi aver Gesù nella barca della nostra vita non ci rende immuni da momenti difficili. Impariamo dunque dai Discepoli. Nei momenti difficili chiamiamolo, invochiamolo, ossia sappiamo a chi e dove chiedere aiuto. Con Lui non dobbiamo avere paura e nulla ci deve spaventare!
    3 min
  • [Ven 28] Commento: La parabola del seme che cresce da sé.
    A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Nel vangelo odierno emerge questa problematica che farà l’oggetto della nostra meditazione. Davvero il Regno di Dio è una parola enigmatica al punto che Gesù non ne dà una spiegazione chiara. Quando ne parla usa immagini, fa paragoni, similitudini. Prima di tutto bisogno precisare che il regno di Dio non è un luogo come pensiamo comunemente ma piuttosto uno stato di pienezza. E' Gesù stesso che dice che il regno di Dio è già in mezzo a noi. Ma in questo brano Gesù paragona il Regno di Dio come un seme gettato in terra. Il seminatore è Dio e il seme è la parola. Appunto, il punto focale di questa similitudine del seme, che cresce da sé, consiste nella certezza, che nonostante la quasi passività del seminatore, la mietitura ci sarà. Canta infatti il salmista nel salmo 126: chi semina nelle lacrime miete nella gioia. Nell’andare se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni. Chiaramente la nostra semente è il bene che facciamo senza che nemmeno ce ne accorgiamo e i nostri covoni saranno la ricompensa escatologica. Infatti come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra… Chiediamoci cosa sta cambiando nella nostra vita grazie alla parola che ci feconda ogni giorno.
    2 min
  • [Mer 28] Vangelo: 2 Sam 7, 4-17; Sal 88; Mc 4, 1-20.
    In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
    Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
    Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
    E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l'ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l'accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
    3 min
  • [Gio 27] Commento: La Parabola della lucerna e della misura.
    Possono orientare la nostra meditazione, le due immagini che incontriamo nel vangelo di oggi, quella della lampada e quella della misura. Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? L’immagine della lampada è molte forte, ci interpella. Ma è anche facile a capire perché fa parte della nostra quotidianità, non possiamo fare nulla senza la luce. Ovviamente la lampada, di cui ci parla il vangelo, non è quella che attualmente ci costa cara nelle nostre case ma piuttosto la testimonianza della Parola di Dio, l’adesione alla fede. Infatti il salmista dice nel salmo 119: lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. Sappiamo che l'importanza della lampada è quella di fare luce altrimenti non avrebbe senso. Quindi sarebbe insensato nasconderla sotto il letto, come ci dice il vangelo. Quante volte ci vergogniamo della nostra adesione a Cristo forse perché non sappiamo difenderlo oppure perché non riflettiamo più ciò che siamo? Dobbiamo essere fieri di appartenere a Cristo e trasmetterlo agli altri perché noi siamo luce della terra. Fate attenzione a quello che ascoltate… perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Sono parole che scuotono la coscienza! L'altra immagine, quella della misura in Marco, si riferisce alla comprensione della Parola. Quindi stiamo attenti a come ascoltiamo la Parola. Non basta ascoltare però, bisogna mettere in pratica ciò che ascoltiamo.
    2 min

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