Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 18] Commento: Perché fanno in giorno di riposo quello che non è lecito?
    L’ esagerazione del brano di oggi è grande, la regola del sabato vieta in questo giorno qualsiasi attività manuale. In realtà, la discussione riguardo il riposo di sabato, che costituiva un fondamento della legislazione giudaica, sia in Deuteronomio che in Esodo, Dio l’aveva prescritto in favore dell’uomo. Quindi per parlarne bisogna tenere conto della gerarchia dei valori invece di cadere in un rigorismo eccessivo, un attaccamento esagerato alle regole. “Di sabato Gesù passava fra campi di grano e suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe”. Davvero è incompressibile che, in nome di una regola che serve a ricordare le necessità umane, i farisei sono così disumani da non rendersi conto della fame dei discepoli. Infatti la replica di Gesù è pertinente: “Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame?” Appunto, non riescono più neanche a confutare. Purtroppo qui, il loro silenzio non sembra consensuale. Effettivamente la grande conversione che Gesù fa fatica a compiere nei loro confronti, e senz’altro anche nei nostri cuori, è il cambiamento di alcuni modi di cogitare. Quindi alla luce di questo brano percepiamo come il vangelo è una strada di umanizzazione della nostra realtà. Possiamo dire che quando smettiamo di essere umani contraddiciamo l’immagine di Dio che ci portiamo addosso. Ecco perché il vangelo è innanzitutto un richiamo a non perdere di vista la nostra umanità, specie quando la perdiamo in nome della nostra religiosità oppure a causa del nostro attaccamento irrazionale alle nostre tradizioni. Concludiamo questo breve commento con le parole del cantante Marco Mengoni che canta: credo negli esseri umani che hanno coraggio di essere esseri umani.
    3 min
  • [Mar 18] Vangelo: 1 Sam 16, 1-13; Sal 88; Mc 2, 23-28.
    In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
    I farisei gli dicevano: "Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?". Ed egli rispose loro: "Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!".
    E diceva loro: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato".
    1 min
  • [Lun 17] Commento: Discussione sul digiuno.
    “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?” “Tel père - tel fils” questa espressione francese, ci può aiutare a decifrare il messaggio del vangelo di Marco che la liturgia ci propone oggi. Infatti i discepoli di Giovanni, come lo sappiamo, conducevano una vita austera, a imitazione del loro maestro, accusato di essere indemoniato perché non mangiava. Invece sembra che già dall’inizio anche i discepoli di Gesù godessero di una cattiva fama, l’accusa è di essere superficiali perché non digiunano. Ma Gesù, pur lodando il digiuno, non ne aveva fatto un motivo di particolare attenzione. In effetti, accettava inviti per andare a mangiare, come ad esempio da Zaccheo o alle nozze di Cana... per questo fu accusato dai suoi oppositori di essere un mangione e un beone. “Possono forse digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro?” La reazione di Gesù trascende il momento occasionale: egli si rivela come lo sposo che, con la sua presenza, ha inaugurato il tempo messianico, tempo di gioia e di salvezza. Quando nella fede perdiamo di vista Gesù allora anche il digiuno diventa una pratica penitenziale fine a sé stessa. Infatti, siamo forse invitati oggi di interrogarci se la nostra fede è ancora cristocentrica, se le nostre comunità cioè fano ancora esperienza della sua presenza, soprattutto in base a quello che stiamo vivendo... Gesù, con la sua morte, non cesserà di essere realmente presente in mezzo a noi ma non in modo fisico, bensì spirituale. “Allora digiuneranno, in quel giorno”. Cioè il venerdì Santo, ricordando il giorno in cui ci fu tolto lo sposo. Infine non possiamo dimenticare che il vero digiuno consiste nel condividere il nostro pane con l’affamato, nel soccorrere l’orfano e la vedova… oggi è urgente pensare anche a queste categorie di persone perché con la pandemia sono essi a pagarne il caro prezzo.
    3 min
  • [Dom 16] Commento: L’Epifania di Gesù alle nozze di Cana.
    Il Vangelo di questa seconda domenica del tempo ordinario, ci descrive un episodio conosciuto, quello delle nozze di Cana. E' uno dei pochi passi del Nuovo Testamento in cui si parla di Maria. Due bravi pensieri accompagneranno la nostra meditazione di oggi. Il primo si sofferma sulla figura di Maria, anche se più che mariano questo brano di Giovanni è piuttosto cristologico. Perché parla della manifestazione, dell’epifania, che svela già l’identità di Gesù. Infatti alla supplica di Maria: non hanno vino, Gesù controbatte: donna non è ancora giunta la mia ora. L’ora di cui parla Gesù è infatti quella della glorificazione sulla croce. Ma Maria conoscendo chi era suo figlio, perché più che madre, lei è anche prima discepola, insiste dicendo: qualsiasi cosa vi dicrà, fàtela! Chi non si può commuovere dinanzi a questa sensibilità della Madre? Che con sottigliezza tutta femminile, ha avvertito il rammarico degli sposi, a causa della carenza del vino, e ha "costretto" il figlio ad agire contro la propria volontà? Pare certo però, che la finalità di Giovanni non fosse quella di mettere in evidenza la prontezza di Maria a favore degli uomini, o la potenza della sua intercessione presso il figlio, quanto quella di presentarla come colei che introduce sul banchetto della storia non solo i boccali della festa, ma anche i primi fermenti della novità. Il secondo pensiero mette in risalto un inciso che colpisce particolarmente: il vino migliore è l’ultimo, quello distribuito alla fine, e "prodotto" miracolosamente da Gesù su richiesta di sua madre. Il capotavola lo dice con un certo stupore allo sposo: hai riservato il meglio delle tue riserve proprio al termine del banchetto, quando tutti ormai sono brilli. Carissimi amici, ci auguriamo che non cadiate nell’inganno di chi pensa che l’amore più forte e più bello tra gli sposi novelli sia quello che provano il giorno del matrimonio. Perché il meglio deve ancora arrivare. Sì, il vino diventa più buono invecchiando. Nel contesto attuale, della pandemia, che non risparmia nessuno, le parole di Papa Francesco riguardo il segno di Cana, fanno riflettere e nello stesso tempo sono di grande aiuto. Dice il Papa: “Le nozze di Cana si rinnovano in ogni generazione, in ogni famiglia, in ognuno di noi e nei nostri sforzi perché il nostro cuore riesca a trovare stabilità in amori duraturi, in amori fecondi, in amori gioiosi. Il vino è segno di gioia, di amore, di abbondanza. Quanti adolescenti e giovani percepiscono che nelle loro case ormai da tempo non c’è più quel vino! Quante donne sole e rattristate si domandano quando quell’amore se n’è andato, quando l’amore è colato via dalla loro vita!”. Chiediamo alla Madre Santissima: "non abbiamo più vino"... ma facciamo anche "quello che egli ci dirà".
    4 min
  • [Sab 15] Commento: La conversione di Matteo.
    Passando, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Séguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. La pericope odierna ci presenta questo episodio in cui è difficile distinguere tra vocazione e conversione. Ma si può dire che la sequela di Cristo chiede sempre una continua conversione. Gli esegeti consigliano di fare sempre attenzione ai verbi quando si è difronte ad un testo Biblico. Più riassuntivo di così non poteva essere: nessun particolare, nessun aggettivo, nessuna descrizione; tutto ridotto a verbi, l'essenziale per raccontare un episodio. Quattro verbi di moto nei confronti di una persona seduta, ferma, alla quale è rivolto un comando o, meglio, un invito. Partendo dalla prima analisi: Gesù vide un uomo seduto. Nel giorno di Natale abbiamo meditato le parole di Matteo che parlava del popolo "seduto" nelle tenebre che ha visto una grande luce, pure quando Gesù cominciò a predicare, lo fa come sempre citando l’Antico Testamento, in questo caso riconduce il testo del profeta Isaia: il popolo "seduto" nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in ombra di morte una luce è sorta. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino. Invece nel vangelo di oggi, non c’è un popolo, ma un personaggio singolo che è seduto, non nelle tenebre, e neppure paralizzato nel lettino, ma al banco delle imposte. La condizione però è simile. La situazione di quest’uomo seduto è descritta come un blocco, è la condizione di un peccatore legato ad una società corrotta. Chi era il pubblicano? E uno che è passato dalla parte dei romani, quindi un traditore del suo popolo, uno che ha rinnegato l’appartenenza al popolo di Israele per un interesse economico, perché vuole fare soldi. Collabora con il nemico romano imponendo le tasse ai suoi compaesani, quindi si attira l’odio di tutti gli altri; non è un semplice ufficiale governativo, è una specie di libero professionista che opprime gli altri per guadagnarci. Insomma non ben visto dalla gente. Infatti, chi accettava di fare un lavoro del genere ha dimenticato la propria dignità, non difende il proprio onore, non è interessato alla stima e all’affetto delle persone. Ma Gesù compie un gesto clamoroso, che suscita subito critiche dei farisei. Infatti questi dimenticano che Gesù è venuto proprio, non per quelli che si credono giusti, ma per i peccatori bisognosi della misericordia di Dio, ecco perché ciò che ha compiuto Gesù ha del miracoloso. Quella di Gesù è una parola che alza il pubblicato seduto. Tra le pochissime cose che vengono dette ci sono queste due azioni: “era seduto e poi si alzò”. Dietro a queste posizioni fisiche noi sappiamo leggere un messaggio teologico. Era una persona chiusa, bloccata, ferma nella sete del guadagno. Ma l’incontro con Gesù cambia tutto nella sua vita. E sempre toccante fermarsi davanti al quadro del Caravaggio conservato nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, dove viene rappresentata questa scena, della conversione di Matteo. Da questo episodio possiamo ritenere un dettaglio d’oro, l’incontro con Gesù ci cambia la vita.
    4 min
  • [Ven 14] Commento: La guarigione del paralitico.
    "Essendo entrato di nuovo a Cafarnao…", "si udì che era in casa". Questi due primi versi ci collegano in qualche modo agli eventi del primo capitolo. Ed alcuni pensano che probabilmente Gesù si era ritirato nella casa di Pietro. Si può arrivare al Signore per diverse vie e tentativi. Ce lo dimostra chiaramente il vangelo di oggi. "Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui". La cosa che colpisce è quel forte tentativo di questi uomini di fede, di portare il malato davanti a Gesù. Ci provano ma non ci riescono per le vie normali. Ma non per questo abbassano le braccia. Le difficoltà cioè accrescono la loro determinazione, e quindi pensano una nuova e forse ultima soluzione. Infatti: "non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza". Molti spesso avrebbero bisogno di incontrare Gesù ma non hanno "attrezzi" per poterlo fare da soli. Non hanno forse anche la fede sufficiente e quindi non riescono nemmeno a pregare come il paralitico del vangelo di oggi che non solo non può camminare ma non riesce neanche a parlare a Gesù. E quindi anche in questo brano, come ieri, si manifesta l’importanza dell’intercessione. E quanto sia influente la preghiera fatta per gli altri. Anche se non riusciamo a portarli a Gesù per “la porta principale” della chiesa, diamoci noi stessi come via alternativa per far arrivare comunque a Lui. Il vangelo continua dicendo che Gesù "vedendo la loro fede, disse: Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati". Sembra che sia la fede di questi uomini, portatori, intercessori, la causa prima del miracolo della guarigione del paralitico. Ecco perché la preghiera fatta con fede in favore degli altri è tanto salutare. Il brano ci sproni di pregare più spesso gli uni per gli altri.
    3 min
  • [Gio 13] Commento: Purificazione del lebbroso.
    Dal primo capitolo del suo vangelo, San Marco colloca Gesù al centro di tutto. Abbiamo visto le fole seguirlo, cercando guarigione, la suocera di Simone poi che si è messa al suo servizio dopo la sua guarigione della febbre..., oggi tocca a questo lebbroso che supplica Gesù: Se vuoi, puoi purificarmi. Nel primo testamento la lebbra era considerata un castigo di Dio e paragonata alla morte. Infatti chi ne era vittima veniva segregato e se si avvicinava qualcuno, doveva gridare: impuro! Impuro! Oggi, la lebbra non è più una malattia che preoccupa perché è curabile. Con questa pandemia di coronavirus però sperimentiamo in qualche modo sulla propria pelle le condizioni, in cui si trovavano persone impure, soprattutto quando uno è positivo oppure è stato in contatto con un positivo. Il lebbroso, di cui ci parla il brano di oggi, invece trascende questa regola di isolamento perché egli aveva percepito in Gesù la potenza soprannaturale, poiché solo Dio poteva guarire dalla lebbra, trattandosi quasi di una risurrezione da morte. Infatti, Egli, mosso a compassione, stesa la mano, lo toccò… La purificazione avviene mediante il tocco con la mano e la parola guaritrice che ne manifesta la potenza. E ovvio che il gesto e la parola assumono un significato simbolico. Il contatto con l’umanità di Gesù, congiunto con la parola, prelude ai futuri sacramenti per la purificazione dai peccati e per l’effusione dello Spirito vivificante. Le raccomandazioni di Gesù, "guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote…" era prescritto dalla Legge perché spettava ai sacerdoti dichiarare la guarigione. Quindi Gesù da vero ebreo non voleva apparire come un rivoluzionario che trasgredisce la Legge. Purtroppo o per fortuna, il miracolato tradisce subito Gesù, infatti, "egli uscito, cominciò a proclamare tutto e a divulgare la notizia". Al posto del miracolato probabilmente ciascuno avrebbe agito nella stessa maniera perché il comando del segreto messianico non poteva impedire a dare testimonianza alla potenza liberatrice di Dio. Infine stupisce un po' la scena conclusiva del nostro brano, perché Gesù "non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti…", quasi come se Gesù avesse preso il posto del lebbroso, mentre quell'uomo guarito è stato reintegrato nella città. La guarigione del lebbroso, quindi, può essere compresa nel suo giusto valore: il Cristo dona la salute e la vita ad un uomo condannato alla morte.
    3 min
  • [Mer 12] Commento: Guarigione della Suocera di Pietro e la preghiera di Gesù.
    La Suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Questo è uno dei dettagli fondamentali che incontriamo nel vangelo di oggi, e che subito colpisce la nostra sensibilità. Perché rispecchia il vero senso di Chiesa, quello di accorgersi degli ultimi, ossia delle persone specialmente quelle che soffrono, ed adoperarsi per aiutare loro in diversi modi, intercedendo per loro, come nel vangelo di oggi per il caso della suocera di Pietro. “Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli”. I verbi che incontriamo in questa frase non sono da ignorare perché descrivono la prassi normale attraverso cui la Grazia agisci nella vita dell’uomo: accostarsi, sollevare, prendere per mano e guarire. Solo alla fine, in qualche modo, come segno di riconoscenza, c’è l’azione della donna: si mise a servirli. Chiaramente possiamo dedurre che il lavoro lo fa Cristo. Invece noi siamo di solito preoccupati di dover fare tutto noi, purtroppo dimenticando che da soli non ci salviamo. Infatti il Cristianesimo è lasciarsi sanare e non trovare strade di autoredenzione. L’autoredenzione è una delle falsità preferite dal maligno. Effettivamente, a volte, spinti dall’orgoglio, pensiamo di essere liberi, quando non abbiamo bisogno di nessuno. Invece se la Suocera di Pietro avesse ragionato nella stessa logica probabilmente sarebbe morta. Quindi ribadiamo che bisogna lasciarsi aiutare, lasciarsi amare, lasciarsi toccare, lasciarsi portare… avere soprattutto fiducia negli altri, che possono intercedere per noi. Per noi monaci, la lezione più grande del vangelo odierno non consiste nella guarigione della suocera di Pietro che anche questa non è da sottovalutare ma nella preghiera. “Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”. Gesù, nella sua duplice dimensione, come tutti noi, sente pure la stanchezza dopo tutto quello che ha fatto fin ora, tra predicazioni, esorcismi e guarigioni. Ma è molto interessante perché Gesù non si ritira per un semplice relax ma per pregare cioè per essere in contatto con suo Padre, un contatto per rifare le forze, perché cosciente, che da solo non ce l’avrebbe fatta, soprattutto come dice: il suo cibo è fare la volontà del Padre suo. Quindi anche noi, spesso vittime della frenesia odierna, troviamo in questo gesto di Gesù un esempio da imitare perché ritirarsi per pregare è ritornare all’essenziale della vita, e da lì ripartire. Infatti San Benedetto nella Regola scrive: Nulla anteporre all’amore di Cristo.
    3 min
  • [Mar 11] Commento: Gesù, un sabato a Cafarnao.
    Secondo la geografia biblica, Cafarnao divenne il domicilio abituale di Gesù durante il suo ministero pubblico in Galilea. Ed era una cittadina di frontiera, abitata esclusivamente da popolazione giudaica. Nel brano odierno, Marco ci descrive una giornata-tipo del ministero pubblico di Gesù in quella città. E quindi, da vero ebreo, Gesù si reca in sinagoga pure lui, non da semplice uditore ma ci va per insegnare. Però il suo è un insegnamento fuori dal comune e stupisce i suoi interlocutori. Infatti “insegnava loro come uno che ha autorità”. Gesù è presentato qui come il Maestro per eccellenza, l’annunciatore del vangelo del regno, che parla con autorità propria. Quindi è comprensibile questo stupore del pubblico, atteggiamento che ormai stiamo perdendo. Perché gli Scribi si limitavano ad interpretare e applicare la legge nella loro qualità di giudici, sotto la guida di un celebre rabbino. Gesù, invece, insegna diversamente perché non ha bisogno di intermediari, parla di se stesso, insegna con la pienezza dello Spirito, con accento personale che mette in contatto con Dio. E questo che fa la differenza. “Taci! Esci da lui”. L’autorità di Gesù anche sul demonio, è il primo caso di esorcismo che incontriamo, è uno dei tanti segni che accompagnano il ministero di Gesù. "So chi sei tu, il Santo di Dio"! Il diavolo avverte subito nella presenza di Gesù qualcosa di minaccioso. Oggi, come ai tempi di Gesù, il diavolo senza sosta, continua a tormentare il mondo ma siamo fiduciosi nel potere dello Spirito Santo e nell’aiuto del padrone della messe, perché i segni che accompagnano l’opera di Evangelizzazione sono anche evidenti. Purtroppo, il diavolo è una realtà da non sottovalutare. Come non ricordare nella tradizione monastica, le battaglie di Sant’Antonio contro il demonio. Infatti il diavolo come leone ruggente, anche oggi, va in giro, cercando chi divorare, quindi armiamoci sempre delle armi della fede.
    3 min
  • [Mar 11] Vangelo: 1 Sam 1, 9-20; 1 Sam 2; Mc 1, 21-28.
    In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
    Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: "Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!". E Gesù gli ordinò severamente: "Taci! Esci da lui!". E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
    Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!".
    La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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