Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 19] Commento: A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
    Oggi all’espressione di gratitudine e di splendida fede di santa Elisabetta tutti noi ci uniamo, si unisce tutta la Chiesa; siamo in trepida attesa di un evento, di una nascita, della nascita del Figlio di Dio, della sua venuta tra noi. Ed ecco nel percorso verso il Natale l’apparire gioioso della Madre, già solerte ed operosa, che sparge lo Spirito di cui e ricolma e scala la montagna per prestare aiuto alla mamma del Battista. Madre e Figlio scalano il monte e iniziano insieme la “missione”; l’annuncio che ci rivela il compiersi della redenzione. L’"Eccomi" di Maria diventa operativo; l’umile ancella del Signore, diventa la serva di Elisabetta: lei, al saluto della Vergine, al fremito dello Spirito, avverte nel suo ventre il lieto sussulto del futuro Giovanni Battista. Cominciamo già prima della nascita di Gesù ad intravvedere i percorsi e l’espandersi della missione salvifica del Figlio di Dio incarnato, con i misteriosi intrecci umano-divini. Intrecci che ci coinvolgono personalmente e che sollecitano la nostra preghiera: quanto più si avvicina il grande giorno della nostra salvezza, tanto più deve crescere il nostro fervore, per celebrare degnamente il mistero della nascita del Figlio di Dio. Con la Luce dello Spirito che alimenta e accresce la nostra fede dobbiamo fare nostra la beatitudine della Vergine: Beata sei tu, Vergine Maria, perché hai creduto alla Parola del Signore; anche noi beati con Lei perché abbiamo creduto, perché anche in noi si compie la promessa del Signore. Viene per tutti noi il santo Natale!
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  • [Sab 18] Commento: Nascita di Gesù.
    Matteo narra con semplicità la nascita di Gesù senza forse domandarsi come mai questo bambino appartiene ed è discendente di Davide se Giuseppe non ha avuto alcuna parte nel suo concepimento nel grembo della Vergine Maria? A questa difficoltà si può rispondere che in questo caso è Dio stesso ad immettere Gesù nelle linea di David e d’altra parte l’accettazione di Giuseppe di accogliere la madre e il bambino fino a diventarne i padre come se si trattasse di una adozione, pone Gesù nelle linea di David. Ma volgiamo la nostra attenzione in Giuseppe, uomo giusto, obbediente e umile. Il suo smarrimento dinanzi alla gravidanza di Maria è quanto mai comprensibile. D’altra parte Maria tace, conserva il suo segreto; Giuseppe non vuole dubitare della sua fedeltà e anch’egli accetta il mistero con riverenza, anche se pensieri tormentosi lo affliggono. Viene il sogno a liberarlo da questa angoscia; obbedisce a quanto gli viene detto con una obbedienza di fede e accoglie nella famiglia come dono di Dio questo bambino prodigioso di cui, come capofamiglia, deve prendersi cura. Ognuno di noi può trovarsi in situazioni difficili, di cui non si sa come uscirne. La calma e il ricorso alla luce di Dio sono allora necessari per non precipitare nel buio completo. La via di uscita c’è: occorre trovarla. :)
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  • [Ven 17] Commento: Le genealogia di Gesù.
    Iniziamo oggi la seconda parte del Tempo di Avvento. Quella che deve prepararci alla venuta del messia nella vera carne umana. E iniziamo proprio da questo, dalle sue origini... E’ un desiderio innato nell’uomo ricercare le proprie origini. Diventa un tormento quando questa ricerca diventa vana per chi ha perso il susseguirsi degli eventi della propria vita. Anche per il Signore è stata necessaria stendere una genealogia, anzitutto per provare che la sua origine risale a Davide, alla cui discendenza era promesso un regno eterno, non tanto materiale, come disse Gesù a Pilato: Il mio regno non è di questo mondo. Però sono re: per questo sono venuto. In questa genealogia compaiono anche quattro donne e diversi personaggi, qualche volta non così integri nei costumi, come la grandezza del loro discendente secondo la carne, avrebbe richiesto. Possiamo vedere in questo fatto annunziata l’universalità della salvezza, dal momento che esse, le donne, non sono ebree, ma anche l’insegnamento che Colui che veniva per redimere l’uomo dal peccato non rifiuta di discendere da uomini e donne peccatori. E inoltre ci ammonisce di non vergognarsi dei nostri progenitori, anche se non sono stati stinchi di santi. Mèritano il nostro grazie e rispetto anche solo per averci dato la vita. D’altra parte Gesù, figlio di Dio che come Uomo è discendete di Davide merita una genealogia che risale fino ad Abramo, il patriarca delle promesse. E’ costume degli Ebrei, come troviamo in molti luoghi dell’Antico Testamento, premettere al nome di qualche personaggio importante per la loro storia, una genealogia fino alla quarta e quinta generazione. Nel Nuovo Testamento siamo in possesso della genealogia di Gesù, la sola importante.
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  • [Gio 16] Commento: Gesù viene perché l'abbiamo tradito!
    Un peccato frequente negli uomini di tutti i tempi è la dimenticanza, l'oblio del passato, anche di quello che annulla il ricordo delle meraviglie che Dio ha compiuto a nostro favore e degli impegni che noi abbiamo liberamente contratto con Lui, primo fra tutti quello della fedeltà all'alleanza e alle promesse battesimali. L'oscuramento della memoria è come un velo nero che il maligno stende sulla nostra coscienza. Cancella i sensi di colpa e ci immerge in un pericoloso torpore, come un preludio di morte. Quello che fa dire ripetutamente a San Paolo; «E' ormai tempo di svegliarsi dal sonno», «Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà». Oggi a svegliarci è la figura davvero maestosa di Giovanni Battista. È Gesù a descriverlo: dice di lui che è più di un profeta, è un nobile ed eroico testimone, è la "voce" che grida nel deserto e preannuncia la sua venuta, gli prepara la via, lo battezza nel Giordano e l'addìta come "l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo". Arriva a dire che tra i nati di donna non vi è alcuno più grande di Giovanni Battista. Il battesimo del Battista nelle acque del Giordano doveva servire come iniziale purificazione e segnare i primi passi verso la conversione; quel parziale risveglio che poteva preludere alla totale purificazione che Cristo stesso opererà con la sua passione e morte. Il tradimento che rischia di diventare irreparabile è quello che si commette con il rifiuto, il "no" all'Amore che perdona. È il peccato contro lo Spirito Santo, il peccato imperdonabile. Che non capiti mai a nessuno.
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  • [Gio 16] Vangelo: Is 54, 1-10; Sal. 29; Lc 7, 24-30.
    Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:
    «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
    "Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,
    davanti a te egli preparerà la tua via".
    Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
    Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro».
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  • [Mer 15] Commento: Sei tu l’atteso?
    Giovanni conduce avanti una predicazione forte. La sua parola di fuoco fa balenare l’opera abbattitrice della scure, quella purificatrice del fuoco, e quella di un giudizio senza pietà e misericordia. Gesù invece accoglie gli umili, pieno di misericordia verso i peccatori, conduce il suo insegnamento con dolcezza e nel pieno rispetto delle persone. Allora si chiede: Ma è questo il Messia di cui io sono chiamato a preparare la via? Forse un dubbio sulla vera identità del Signore Gesù sorge anche in lui. Per questo invia due dei suoi discepoli per accertarsi di essere nella verità: “Sei tu o dobbiamo aspettare un altro?” In quel momento sta operando prodigi a vantaggio dei più sfortunati colpiti da varie infermità e posseduti da demòni. La risposta da riportare a Giovanni è la scena a cui stanno assistendo: I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, ai poveri è annunziata la buona novella. E aggiunge: E beato chiunque non sarà scandalizzato di me. Sembra che Gesù voglia dire a Giovanni e a noi: Badate che le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri. Voi vedete le cose, le persone, gli avvenimenti dal fondo della valle, io invece le contemplo dall’alto del monte della mia divinità. Sappiate accettare con umiltà la vostra limitatezza senza voler giudicare ciò che è infinitamente più grande della vostra piccolezza, della vostra capacità di comprendere.
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  • [Mer 15] Vangelo: Is 45, 6-8. 18. 21-26; Sal. 84; Lc 7, 19-23.
    In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
    Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?"».
    In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
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  • [Mar 14] Commento: Giovanni e i peccatori.
    Il messaggio che Gesù porta agli uomini è un mistero; anche la sua persona venuta dal Cielo è un profondo mistero. Nel suo insegnamento però Gesù vuol farsi capire dalla gente e dai capi del popolo. Ricorre agli esempi che sono più efficaci. Per denunciare l’ostilità con cui i sacerdoti e degli anziani hanno accolto la predicazione di Giovanni ricorre alla parabola dei due fratelli. Uno tutto ossequioso verso suo padre, però non fa corrispondere alle parole l’azione: Va a lavorare nella vigna. - Sì, padre, ma non va. L’altro, più insubordinato e quasi ribelle, allo stesso invito, risponde apertamente: Non ne ho voglia - ma poi, si pente, e va. Gesù rivolge una domanda: Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Rispondono: l’ultimo. E Gesù esplicita l’insegnamento: E’ venuto Giovanni nella via della giustizia e voi non gli avete creduto a differenza dei pubblicani e delle prostitute. Come se dicesse: voi, che vi reputate giusti, avete rifiutato la verità; i pubblicani invece e le prostitute, che voi condannate, si convertono e seguono la via della giustizia. Nel servizio di Dio non bastano le buone intenzioni; occorre fedeltà pratica perché l’amor di Dio non consiste nel dire: Signore, Signore, ma nel fare la sua volontà. Ci liberi il Signore da una religiosità di parole priva di fatti concreti.
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  • [Lun 13] Commento: Perché non gli avete creduto?
    Lasciamoci accompagnare da San Matteo oggi. Egli ci presenta Gesù che insegna nel tempio dopo aver cacciato i profanatori. A lui si presentano sdegnati i sommi sacerdoti e gli anziani che lo interrogano in modo processuale perché rèputano che abbia fatto un atto di usurpazione di autorità, senza nessun mandato dall’autorità costituita. “Con quale autorità fai questo?” Gesù non risponde direttamente, ma vuole richiamare i capi del popolo alla loro responsabilità in questi tempi nuovi, in cui si manifestano i segni di particolare significato. Li interroga a sua volta: "Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal Cielo o dagli uomini?” Alla domanda segue un grande imbarazzo. Come avrebbero risposto, si sarebbero dati la zappa ai piedi. Se rispondevano: Dal Cielo - sarebbero subito tacciati di incredulità: "perché allora non gli avete creduto?"; se: "dagli uomini" - la paura della gente li terrorizza perché tutti sono convinti che il Battista fosse un grande profeta inviato da Dio. Rispondono quindi: "non lo sappiamo...". E Gesù a loro: "neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose." Vigiliamo perché non ci macchiamo anche noi di un comportamento ambiguo che ci allontana dalla verità per interesse o per difendere modi di agire che nella nostra coscienza consideriamo palesemente errati.
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  • [Dom 12] Commento: Il Signore è vicino!
    Questa è la notizia! Risuona insistentemente in tutta la liturgia di questa terza domenica di Avvento, ma indubbiamente è un motivo costante che dovrebbe sgorgare dalla nostra fede, dalla certezza che la nostra vita non è mai un percorso soltanto faticoso e spesso solitario, ma Dio è sempre con noi: Quando poi nel percorso liturgico si approssimano gli incontri e i momenti di un evento speciale, l’invito diventa insistente. Ecco perché oggi San Paolo lancia ripetutamente il suo invito: “rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo”. Nella orazione chiediamo: “Guarda, o Padre, il tuo popolo, che attende con fede il Natale del Signore, affinché possa celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza”. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. Nel Vangelo appare oggi la figura profetica di Giovanni Battista: egli invita alla conversione e addita e annuncia il Messia, l’agnello di Dio. La risposta degli ascoltatori: «Che cosa dobbiamo fare?». Questa dovrebbe essere anche la nostra risposta, considerando quanto ci viene detto e offerto. La gioia promessa, la vera gioia diventa piena e partecipata soltanto quando all’ascolto facciamo seguire la nostra conversione. Consapevoli del Dono, diventiamo operatori di verità e di carità. Prendiamo coscienza della gratuità dell’Amore e di conseguenza ci sentiamo obbligati ad amare il Signore e in Lui il nostro prossimo. Il ricordo del nostro Battesimo rinnovi in noi l’impegno ad essere coerenti con le promesse e impegnati ad essere testimoni fedeli e coerenti.
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