Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 27] Commento: I capi dei giudei decidono di uccidere Gesù.
    Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e stando nel Tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?». E' veramente strano: il miracolo compiuto da Gesù avrebbe dovuto portare a credere in lui, come l'inviato dal Padre, invece per i suoi nemici egli diventa incentivo di odio e di vendetta. Più volte Gesù aveva rimproverato i Giudei la malafede di chiudere gli occhi per non vedere. Infatti a causa del miracolo si approfondisce la divisione tra loro. Molti credono. Altri ne informano i farisei, suoi nemici giurati. Viene convocato il sinedrio e c'è una grande perplessità. Neppure gli avversari di Gesù possono negare il fatto del miracolo. Ma invece di trarne l'unica conclusione logica, riconoscerlo cioè come l'inviato dal Padre, temono che la diffusione dei suoi insegnamenti sia di danno alla nazione, travisando le intenzioni di Gesù. Temono la perdita del tempio. Càifa, somma sacerdote, sa come fare. Il suo suggerimento deriva da considerazioni di origine politico: il singolo deve essere "sacrificato" per il bene di tutti. Non si tratta di accertare quale sia la colpa di Gesù. Senza saperlo e senza volerlo, il sommo sacerdote, con la sua malvagia decisione, diventa strumento della divina rivelazione. Dio non permette che si perda uno dei suoi figli, anche se di fronte all'opinione umana appare perdente: manderà piuttosto i suoi angeli ad aiutarlo.
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  • [Sab 12] Vangelo: Ez 37, 21-28; Sal.Ger 31; Gv 11, 45-56.
    In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
    Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
    Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
    Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
    Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».
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  • [Ven 26] Commento: Essere Figlio di Dio.
    Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio, per quale di esse mi volete lapidare? In un breve pensiero il Signore svela una grande verità: la vera identità di Gesù è quella di essere "Figlio di Dio", mandato dal Padre a salvare il mondo. Ma la prova più evidente della sua innocenza e della verità sono i suoi miracoli: il Padre non compirebbe tali opere per mezzo di lui, se Gesù fosse un bestemmiatore. I giudei comprendono bene le sue parole. Sanno che Dio non opera con i peccatori. Lo hanno capito ma lo respingono. Sono increduli e tentano di lapidarlo. Gesù in un primo momento non si sottrae alla loro rabbia... ma deve aver fatto balenare il fascino della sua personalità, se le pietre restarono nelle mani dei giudei. Con una acutezza tagliente egli propone ancora alla loro considerazione l'unità tra la sua parola e le sue opere: le opere compiute incontestabilmente con la potenza del Padre confermano la legittimità delle sue affermazioni. Anche noi, qualche volta mostriamo questo atteggiamento di "incredulità" nei confronti di Gesù, dimenticandoci che Dio lo incontriamo definitivamente e veramente solo in Cristo. Chiediamo dal cuore questo incontro personale, che si compie in modo tutto speciale nei sacramenti, nella confessione e nella santa comunione, specialmente in questi tempi difficili. Avviciniamoci a lui con fede e speranza ed egli ci accoglierà dandoci la veste nuova dei figli di Dio.
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  • [Ven 11] Vangelo: Ger 20, 10-13; Sal.17; Gv 10, 31-42.
    In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
    Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata •, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
    Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
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  • [Gio 25] Commento: Il "Sì" di Maria.
    Il Vangelo odierno ci suggerisce una bellissima meditazione. Luca ci offre un incontro irripetibile, un'esperienza unica tra il Creatore e la creatura, tra l'Essere e il nulla, tra il Padre e la figlia. Lo scopo è di cambiare la storia e la situazione umana. L'iniziativa della novità parte da Dio. "Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te". Non è un saluto o augurio qualsiasi, ma è un invito gioioso e fiducioso. Un invito che esprime una novità assoluta, una garanzia, una elezione. "Rallegrati, o piena di grazia,...". Ci ricorda la consacrazione della Vergine, Ella è destinata per una missione altissima, una missione universale. Con questo saluto Maria trova un dono, una grazia, un mistero. Dio ha guardato l'umiltà della sua povera creatura. La grazia che Eva ci tolse ci è stata ridata in Maria. Di fronte al mistero la Vergine concepisce nel suo grembo il Verbo del Padre, il Figlio si fa uomo e così l'Eterno entra nel tempo, l'immenso si racchiude in un piccolo e fragile corpo umano, l'invisibile diventa visibile, il Creatore si fa creatura, il Padrone del cielo e della terra diventa un povero. "Rallegrati, o piena di grazia,...". Dopo la certezza dell'angelo, la Vergine senza paura, si apre a Dio, si consegna a lui, si fida di lui e dice: "Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Maria manifesta totalmente la sua disponibilità, presenta il suo "sì", con entusiasmo, con convinzione ma anche con la trepidazione. Maria si umilia, si abbassa, diventa serva. La Vergine è felicissima di prendere l'ultimo posto per far nascere e servire la nuova umanità. Nella sua umiltà diventa la Madre di Cristo, Madre della Chiesa. Tutta l'esistenza di Maria, è un itinerario di libertà donata, un perseverare nell'abbandono a Dio lasciandosi docilmente plasmare e guidare da lui. Nell' "eccomi" di Maria pensiamo all'economia della nostra vocazione cristiana o religiosa. Nel giorno in cui abbiamo risposto "sì" al Signore che ci ha chiamato nella sua vigna, ci siamo impegnati a fare di quel "sì" l'unica parola della nostra vita. Purtroppo la nostra esperienza ci dice che accanto ai "sì" ci sono stati anche dei "no". Il Signore però non ci abbandona. Egli è fedele alla sua chiamata e per questo ogni giorno, in mille modi, ci rivolge nuovamente il suo invito: "Seguimi...", e attende da noi una rinnovata risposta. Rispondere ogni giorno e in ogni situazione al nostro "sì" al Signore, il "sì" della libertà e dell'amore, significa lasciarLo libero di agire in noi. "...chi perderà la propria vita per me... la troverà".
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  • [Mer 24] Commento: “A te la lode e la gloria nei secoli”.
    Nel nostro Ordine Benedettino Silvestrino la liturgia ricorda uno dei primi discepoli del Fondatore, san Silvestro abate con il formulario e le letture proprie della messa. Noi però condividiamo con voi il commento per le letture di quaresima. Il testo di Daniele propone l'episodio dei tre giovani ebrei buttati in una fornace ardente, per ordine del re Nabucodònosor, perché rifiutano gesti di idolatria, invece la loro fede nell'unico vero Dio li protegge. Dio è vita. Servirlo significa scegliere la vera vita. Anche lo stesso Gesù sarà liberato dalla morte, perché ha scelto la fedeltà totale alla Parola del Padre. “A te la lode e la gloria nei secoli”. L'odierno brano del vangelo di Giovanni riferisce una difficile discussione di Gesù “a quei Giudei che avevano creduto in lui”. Il riferimento esemplare è Abramo; non basta asserire di essere discendenti di Abramo, occorre attuarne le opere e credere; anzi, quando quei Giudei affermano di avere “un solo Padre, Dio”, Gesù reagisce: “Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato”. Nella vita cristiana, una relazione personale con Dio Padre ci crea figli di Dio; questa è la nostra dignità, la nostra liberazione, la nostra effettiva libertà.
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  • [Mer 9] Vangelo: Dn 3, 14-20. 46-50. 91-92. 95; Sal.Dn 3; Gv 8, 31-42.
    In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"?».
    Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
    Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
    Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».
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  • [Mar 23] Commento: Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che "IO SONO"...
    Chi non crede in Cristo, in «Colui che è», rimane nei suoi peccati e quindi è destinato alla morte. Gli uomini vivranno se crederanno in lui morente, ossia nel Crocifisso, e, se guarderanno a lui. Il morso del peccato dà la morte ma con la propria morte Gesù vince il serpente e dona la vita. Egli aveva già annunciato quale sarebbe la sua fine; ora dice con maggior chiarezza quali conseguenze avrebbero subito i giudei a causa di essa. Allora essi lo cercheranno come Salvatore, ma sarà troppo tardi, perciò morranno nei loro peccati. Il Signore ribadisce la sua dignità unica, di cui i giudei si convinceranno quando lo avranno «elevato». Questa elevazione esprime in Giovanni un doppio significato: senz'altro la crocifissione di Gesù, la morte violenta che i giudei gli affliggeranno, ma anche l'ascensione di Gesù al cielo, nello stendere le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza, l'alleanza che sarà operata da Dio stesso. Allora si rivelerà loro l'indistruttibilità della vita di Gesù e la sua piena comunione con il Padre nell'essere e nell'operare. Un monito per noi, nell'abbraccio di amore, perché il Signore continua a ripeterlo a noi come diceva a loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Chiediamo però perché nonostante il nostro attaccamento alle cose di quaggiù, con la sua grazia, possiamo essere elevati laddove Egli regna per i secoli dei secoli. Amen.
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  • [Mar 8] Vangelo: Nm 21, 4-9; Sal.101; Gv 8, 21-30.
    In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?».
    E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
    Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
    Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.
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  • [Lun 22] Commento: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei...
    Un vangelo sconvolgente quello di oggi, un vangelo difficile e bello. Un'immagine di Gesù di fronte al male vinto dall'amore. E poi i farisei... e poi la donna... La malizia e l'ipocrisia hanno portato quella donna, sorpresa in peccato, dinanzi al giudizio di Gesù. Di per sé, secondo la legge antica, la peccatrice ha meritato la morte, ha peccato e deve essere lapidata dai testimoni. Che farà Gesù? Evidentemente è un'altra prova dei farisei e dei dottori per mettere in difficoltà Gesù. Qualunque cosa farà sarà reo... E lui? Ci sta al loro gioco... nonostante la situazione terribile della donna. Invita i giudei a compiere la legge, a fare quel che la legge prescriveva in casi come questo. "Se lei è colpevole iniziate la lapidazione". Ma Gesù pone una condizione: che la prima pietra sia lanciata da chi è senza peccato. La donna ha peccato, questo è un fatto che viene manifestamente ribadito e messo in rilievo. Gesù, però, non è venuto a giudicare, ma a salvare. Perciò pronuncia la sua sentenza, che non è di condanna però, ma di perdono. «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».
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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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