Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 7] Vangelo: Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal.22; Gv 8, 1-11 (anni A e B).
    In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
    Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
    Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
    Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».
    2 min
  • [Dom 21] Commento: “Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce frutto”
    Mentre con il Profeta Geremia assaporiamo ancora una volta la gioia di una ennesima promessa di fedeltà da parte di Dio, davvero instancabile nel cercarci, infinito nella sua misericordia, pronto a rinnovare quanto viene infranto dall’uomo: “con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova... porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”. Dicevamo... mentre assaporiamo la gioia di una promessa, alcuni greci, che tutti noi rappresentano, vogliono ancora “vedere” Gesù. Vedere oltre l’umano, ma spesso presumere di vedere unicamente con l’occhio umano così debole e fiacco: le “cose” di Dio sono visibili soltanto con l’occhio della fede, non basta l’innata curiosità del trascendente e quel vago desiderio di scrutare l’invisibile... Per “vedere” occorre prima chiedere luce e poi, ben illuminati, umilmente elevare lo sguardo verso l’Alto. Gesù, uomo-Dio, con la sua passione, con il dono della sua vita, sta per scrivere a carattere indelebile, con il suo sangue, nel cuore di ognuno di noi il più grande messaggio d’amore, mai pensato e sperato dall’uomo. Sta per rendere visibile all’umanità intera la misericordia del Padre, l’amore che gratuitamente perdona, l’amore che costa la sua crudelissima passione, la sua morte in croce, il silenzio del sepolcro e infine la risurrezione. Noi con la disobbedienza ci eravamo allontanati dal Signore: Egli si è fatto obbediente fino alla morte di croce per statuire per noi una nuova ed eterna alleanza. Il divino e preziosissimo chicco di grano, immerso nel solco profondo della terra, irrorata dal sangue, dà il suo frutto copioso, fa germogliare la vita nuova con una ultima e definitiva alleanza che ci rende tutti figli di Dio e fratelli in Cristo. Quella morte ci redime, ci riconcilia, ci illumina sulla superabbondanza dell’amore divino, sulla gravità del nostro peccato e contemporaneamente sul valore che il Padre celeste ha voluto annettere alla sofferenza in genere, e ancor più alla morte offerta e patita per amore, al martirio di Cristo in primo luogo e a quello dei martiri suoi seguaci. Dalla croce di Cristo sgorga così la luce che da valore a tutta la sofferenza umana indissolubilmente unita a quella del Martire divino. Ora sappiamo che l’approdo della nostra esistenza, la meta finale passa per quella croce, ma ci garantisce una eternità beata.
    3 min
  • [Sab 20] Commento: “Signore, mio Dio, in te mi rifugio”.
    Per mezzo del profeta Geremia perseguitato, il Salvatore, l' “agnello mansueto che viene portato al macello”, cioè il Redentore, invoca l'intervento divino. Vivendo la sua passione con le caratteristiche dell'Antico Testamento, il profeta chiede la vendetta di Dio. Gesù invece, morendo da innocente, con piena fiducia in Dio, invocherà il perdono. Affidandosi totalmente al Padre, egli offre un esempio valido per tutti. Il riferimento a Cristo è la chiave di lettura di ogni evento, specialmente nelle difficoltà e contrarietà inflitte da eventuali oppositori. L'evangelista Giovanni dimostra che Gesù era un segno di contraddizione e di dissenso; non c'era accordo sulle origini geografiche del Messia (Galilea? Giudea?), e i dignitari stessi erano divisi a suo proposito. Un fariseo onesto, Nicodemo, si oppone a giudizi affrettati su Gesù. In realtà, il grande interrogativo che ha tormentato tanta gente nel corso dei secoli, è: Chi è davvero Gesù? La preghiera contemplativa e la mistica aprono orizzonti certi. Inoltre, la lectio divina della Parola rivelata dovrebbe aiutarci a capire nella fede la personalità del Signore; dove possiamo incontrarlo? Quale è la funzione attuale del Signore nello sviluppo della Storia sacra? La celebrazione della Veglia pasquale completerà le indicazioni suggerite dai testi biblici della Quaresima. Iniziamone la preparazione leggendo magari qualche testo della Grande Veglia Pasquale, "madre di tutte le veglie".
    2 min
  • [Sab 5] Vangelo: Ger 11, 18-20; Sal.7; Gv 7, 40-53.
    In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: "Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo"?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
    Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
    Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.
    2 min
  • [Ven 19] Commento: Uomo giusto: tutto disponibilità e obbedienza.
    Il Santo Papa Paolo VI, nel lontano 19 marzo 1965, nell'omelia rivolta ai fedeli durante la sua visita alla parrocchia di San Giuseppe al Trionfale a Roma, parlando ai presenti, si espresse così: "Che cosa di più umile, di più semplice, di più silenzioso, di più nascosto ci poteva offrire il Vangelo da mettere accanto a Maria e Gesù?" Troviamo che la figura di san Giuseppe è delineata dai tratti della modestia, la più popolare, la più comune, la più - si direbbe, usando il metro dei valori umani - insignificante, giacché non troviamo in lui alcun aspetto che ci possa dare ragione della reale grandezza e della straordinaria missione che la provvidenza gli ha affidato. Guardandolo nello specchio del racconto evangelico, san Giuseppe si presenta con i tratti più salienti dell'estrema umiltà: un modesto, un povero, un piccolo, un semplice operaio che nulla ha di speciale, che non lascia nel Vangelo stesso nessuno accento della sua voce. Oggi, la Santa Chiesa ci invita a contemplare questa figura di sposo della Vergine Maria. Un invito che ci può aiutare molto ad accogliere alcuni doni, virtù e qualità giuste per la nostra missione che ci è stata affidata da Dio e dalla Chiesa. L'evangelista Matteo nel tèssere l'elogio di Giuseppe, lo esaurisce sbrigativamente con una frase: "Giuseppe era giusto", perché si è impegnato ad eseguire la volontà di Dio; non ha mai avanzato la pretesa di rivendicare uno scampo di autonomia personale per attendere a qualcosa di suo. Davvero era un'anima di preghiera, che non si stancava mai di contemplare con meraviglie il grande mistero che viveva ogni giorno nel suo umile lavoro. Davvero Dio si nasconde, come diceva appunto il Beato Papa, nelle "cose" piccole del mondo per distogliere l'uomo dalla tentazione della grandezza. Gli evangelisti ci dicono che Maria: "custodiva tutte queste cose nel suo cuore": Indubbiamente san Giuseppe stava nella stessa dimensione. L'evangelista Matteo ci presenta Giuseppe, "uomo giusto" che amava e stimava Maria, ma che poi si trovò dinanzi a una situazione molto dolorosa e difficile, che non riusciva, non poteva capire. D'altra parte, vedeva in Maria il segno della maternità, l'attesa di un figlio. Dunque, ha la consapevolezza di trovarsi a tu per tu con un evento misterioso umanamente inspiegabile. L'uomo giusto si abbandonò fiduciosamente al mistero di Dio, e manifestò la sua totale disponibilità. La lettera ai Romani della seconda lettura della liturgia di oggi è sulla linea del Vangelo. Il Vangelo dice che Giuseppe era un uomo "giusto", cioè cercava sinceramente la volontà di Dio, non il proprio interesse; l'autore osserva che la giustizia viene dalla fede. Chiediamo la stessa fede, la stessa fiducia, la stessa docilità, la stessa generosità e purezza di amore per noi e per tutti coloro che hanno responsabilità nella Chiesa, affinché le meraviglie di Dio si attuino anche nel nostro tempo. E lo facciamo con più fervore e più fede proprio in questo anno dedicato in modo particolare a e per l'intercessione di San Giuseppe.
    4 min
  • [Gio 18] Commento: Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo...
    Viviamo il tempo quaresimale, e la Liturgia ci propone le letture importanti della storia della salvezza. Oggi sentiamo un ricordo di un peccato antico ma anche una promessa di Dio. Sentiamo che l'Alleanza è stata appena conclusa, e Dio costata che il popolo si è costruito un vitello d'oro da adorare come se fosse una divinità. La reazione di Dio è immediata: “Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ho lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione”. Il momento era tragico per Dio: ripudiare il suo popolo e lo stesso Mosè, o mettere nuovamente la fedeltà umana alla prova? Avviene allora la sconvolgente intercessione di Mosè presso il Signore Dio, che si conclude con insistenza: “Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo”. Dio riconosce la funzione di intercessore di Mosè. In modo analogo, Gesù, sempre vivo nella comunità ecclesiale, intercede per noi e con noi. La testimonianza di Gesù sottolinea la distanza tra “io” e “voi”: Commovente è l'affermazione che riassume tutto il programma del Redentore: “Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste... C'è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza”. La fede dei giudei è deviata; non sono stati capaci di leggere la Sacra Scrittura con il cuore e la mente, e sono rimasti chiusi nel legalismo. Il tempo di Quaresima insiste anche sul dovere di essere adulti nella fede, di capire con coerenza i testi sacri; la vita di Gesù era un programma e una testimonianza resa alla verità e alla continuità dell'Alleanza.
    3 min
  • [Mer 17] Commento: La «voce» che fa uscire dai sepolcri.
    Gesù, secondo i Giudei, non solo viola la legge del Sabato, ma addirittura si proclama Figlio di Dio, il che risuona alle loro orecchie come una gravissima bestemmia. Egli, però precisa che sta adempiendo una missione voluta dal Padre celeste, sta rivelando al mondo la sua natura e la natura stessa di Dio. Sta proclamando la sua infinita misericordia verso l'umanità intera. L'amore infinito però non è disgiunto dal giudizio derivante dalla manifestazione visibile delle opere, che tutte mirano all'accettazione nella fede e alla conversione. Il rifiuto dinanzi all'evidenza e gravemente peccaminoso ed imperdonabile. Egli è la vita vera, la luce che illumina ogni uomo, è venuto fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto, anzi proprio i Giudei si sono fatti protagonisti di una aperta contestazione, che presto si tramuterà in persecuzione e trama di morte. Dare la vita è la parte essenziale della missione di Cristo. Risuscitare i morti è il compito affidatogli dal Padre. Tutti i segni che egli va operando mìrano a suscitare la fede nel Figlio di Dio, padrone dalla vita e fonte di una vita nuova. È l'attesa dell'umanità inferma, di tutti coloro che sono precipitati negli ìnferi del male del peccato ed attendono una voce liberatrice. Il Figlio dell'uomo dovrà calarsi anch'egli in un sepolcro, dovrà sperimentare la morte per poi, come trionfatore sulla morte, sul peccato, risorto, scendere negli inferi, a richiamare alla vita tutti coloro che giacciono nelle tenebre e nell'ombra della morte. Questa è «l'ora» segnata da Dio per il suo Figlio prediletto, ma è anche l'ora della risurrezione, il momento della storia, di uscire dalle fauci del male e dal buio dei sepolcri. Quella voce e quell'invito risuona ormai incessante nella storia dell'umanità, ci sorge perciò il dubbio che ancora una volta si sia spenta la fede e la fiducia nel nostro mondo e allora abbiamo da celebrare solo lutti e morti, violenze e guerre per moltiplicare i sepolcri e rendere incessante il lutto e il lamento. Ma la Pasqua è ormai vicina, non possiamo spegnere la speranza. E' la Vita che risorge!
    3 min
  • [Mar 16] Commento: Vuoi guarire?
    "Vuoi guarire?" E' la domanda più bella che Cristo rivolge ad un paralitico, ad ogni cristiano in questo tempo della Quaresima. E' una iniziativa di Cristo, un augurio con il quale Cristo manifesta la sua compassione, preoccupazione verso ciascuno di noi. E' una gioia piena dal cuore del penitente. Cristo diventa sorgente delle nuova vita, perché da lui sgorga l'acqua viva, l'acqua che vivifica, che purifica e che sana tutta l'umanità. Con il "vuoi guarire?", Cristo ha uno sguardo profondo, invita il malato a rifare l'esperienza con lui e a partecipare pienamente con lui ai divini misteri del Padre. Diventa tempio in cui sgorga la grazia e il perdono. Gesù guarisce quest'uomo per mostrarci la sua carità, il suo amore e insegnarci come Egli portava nel cuore tutto l'essere umano. Certo, egli è il medico celeste, venuto a cercare l'uomo perduto o malato. Tutti i suoi gesti ed atti sono sacri, l'azione di Cristo è completa e fondamentale, purifica e rinnova definitivamente l'uomo dalle avversità. Dunque Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Chi crede in lui non muore ma ha la Vita. San Giovanni Paolo II diceva: "Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo", perché con Cristo e per Cristo, l'uomo è assicurato e tranquillo, l'uomo è rigenerato e salvato. Con Cristo l'uomo recupera la sua identità d'origine. Nell'Eucaristia Cristo esercita oggi il suo essere medico. L'Eucaristia è il farmaco, il sacramento della guarigione. In essa sgorga e si trasmette la carità, il perdono. La forza dell'Eucaristia vince il male, scaccia i demòni. Quindi con questo sacramento portiamo ad altri testimonianze, carità, solidarietà. E attraverso l'Eucaristia siamo strettamente uniti al Padre e partecipiamo direttamente al suo mistero. Quindi possiamo così prenderci cura degli ammalati, dei poveri e condividere con loro la grande gioia e la solidarietà, come fece il Cristo stesso per noi. Chi ci separerà da Cristo?, la spada, la fame, la tribolazione, l'angoscia, la nudità, la sofferenza, la malattia; siamo vincitori, perché Cristo ha vinto il peccato e ha purificato e sanato tutta l'umanità dalle sue ferite, cioè ha guarito ognuno di noi. Oltre la gratitudine per la grazia ricevuta una preghiera per la perseveranza.
    3 min
  • [Lun 15] Commento: Ti esalto Signore...
    Ripetuto nel cuore il ritornello del salmo responsoriale: "Ti esalto, Signore, perché mi hai risollevato". E' una preghiera di liberazione e di ringraziamento che sgorga dal cuore di un pellegrino pentito e convinto del suo Creatore. Dopo una dura prova di vita, adesso manifesta liberamente la sua disponibilità, la sua adesione totale a Dio. Con questa preghiera, il pellegrino ritorna alla sua vita d'origine, ricostruisce la sua Alleanza. E' un uomo maturo, coraggioso e pieno di fede. Ha sperimentato che fuori del Signore: tutto è vanità. La sua preghiera invita gli amici a fare la stessa esperienza con lui. La fede è al centro della sua preghiera e anche la via della salvezza. In questa preghiera di ringraziamento troviamo un punto d'unione nel Vangelo odierno, cioè un funzionario angosciato che prega il Signore Gesù Cristo di scendere a guarire suo figlio. La preghiera e la fede di quel padre spalancano le porte al mistero di Dio. Cristo è a tu per tu con la malattia, la sofferenza, la morte. Egli affronta la miseria dell'umanità. Egli cura, sana l'uomo con la sua Parola. "Va, tuo figlio vive". Gesù ha la Parola di Verità e di risurrezione. Ecco sant'Ireneo che diceva: "La gloria di Dio è l'uomo vivente". Cristo ci dimostra la verità della sua missione sulla terra: egli è venuto a cercare non i sani ma i malati. Cristo è il sacramento di Dio, sacramento della fede e della restaurazione. In questa linea Cristo attende da noi una fede coerente e sicura che ci dà la garanzia. Quell'uomo ha avuto la forza di credere alla parola di Gesù: sulla sua parola io cambio il mio atteggiamento, non persisto più. Tuttavia Gesù parla al nostro cuore, ci ripete: "Abbi fiducia". Ogni croce con Cristo conduce alla risurrezione. Se crediamo, allora il progresso nella fede è possibile, è garantito.
    3 min
  • [Lun 31] Vangelo: Is 65, 17-21; Sal.29; Gv 4, 43-54.
    In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
    Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
    Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
    Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
    Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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