Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 5] Commento: Le radici del peccato.
    Nelle due letture della liturgia di oggi, anche se lontani nel tempo e nelle situazioni tanto differenti, ascoltiamo lo stesso "crocifìggilo". I fratelli di Giuseppe quando lo videro arrivare si dissero: "Ecco il signore dei sogni. Uccidiàmolo"! I vignaioli vedono venire il figlio del padrone e dicono tra sé: "Costui è l'erede: uccidiàmolo!". Questa parabola terribile, poi ci fa pensare proprio alle sofferenze di Gesù che realmente fu ucciso per invidia. La stessa invidia è il movente anche delle ostilità contro Giuseppe. I suoi sogni erano una profezia del suo futuro, un futuro che avrebbe portato del bene non solo a lui ma anche al suo popolo. Ma i suoi fratelli non lo capirono e fecero di tutto per impedire che "questi sogni", che in un certo senso erano segni divini, si realizzassero. Nello stesso modo agirono anche i capi religiosi nei confronti di Gesù, invidiosi della sua "influenza" sul popolo, timorosi di perdere il loro potere. L'invidia altrui è una delle cose che ferisce più profondamente il cuore, soprattutto quando è immotivata. Non c'era motivo per invidiare Gesù, egli faceva solo del bene a tutti. Ma il cuore umano è così segnato dal peccato, da provare invidia verso i buoni soltanto perché sono buoni, come dice Giovanni nella sua lettera a proposito di Caino e di Abele: "Per quale motivo lo uccise? Perché le opere di suo fratello erano buone". Nella storia di Giuseppe l'invidia fu sconfitta in modo miracoloso. In Egitto egli non punì i suoi fratelli, ma li salvò. Vide nell'esilio, nelle tribolazioni la preparazione che Dio aveva voluto, perché egli potesse salvare i suoi fratelli e tutto il popolo eletto dalla carestia. E Gesù vinse l'invidia accettando di essere l'ultimo di tutti. Veramente quando guardiamo il Signore sulla croce non possiamo dire che provochi l'invidia di qualcuno! Mettendosi all'ultimo posto Gesù ha dimostrato che la sua potenza, il dominio che gli è promesso dal Padre è dominio di amore, al servizio di tutti. Ma essendo l'ultimo, Gesù diventa il primo, la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo, come dice il salmo. Così si realizza il piano di Dio, nonostante la cattiveria e le invidie umane. Ed anche se il Signore riesce a costruire anche sui nostri peccati chiediàmolo oggi perché tolga dal nostro cuore ogni sentimento di invidia e di gelosìa e ci stabilisca nella mitezza e nell'umiltà del cuore, perché siamo con lui a servizio di tutti i fratelli.
    3 min
  • [Gio 4] Commento: Beato chi confida nel Signore.
    La liturgia odierna ci presenta un episodio drammatico del ricco epulone e Lazzaro, il povero. Un incontro che tocca la nostra coscienza, soprattutto nella nostra vita o esperienza quotidiana e, quindi, ci proietta nel nostro domani. In questo episodio troviamo il ricco che ha trascurato completamente il primo dei comandamenti del Signore, cioè quello di amare Dio e il prossimo. Per lui, la vita era fondata sui suoi beni materiali: ricchezze, vestiti, banchetti. Niente da offrire al suo Signore e al suo prossimo. L'uomo ricco ci fa intendere che non portava nel cuore la legge della carità o dell'amore ma quella antica, cioè quella del taglione, occhio per occhio e dente per dente. Era un ricco cieco e sordo al grido amaro del prossimo. "Maledetto dunque, l'uomo che confida in se stesso, canta il salmista". Di fronte alla morte il ricco e il povero sono però uguali. La morte colpisce entrambi. Muore l'uno, il mendicante, come muore l'altro, il benestante. La novità è che i loro destini sono differenti, anzi si invertono rispetto alle loro situazioni sulla terra, solo che questa volta per l'eternità. La parabola si eleva dall'orizzonte terrestre a contemplare ciò che avviene dopo la morte. Il ricco non l'ha curato, Dio al contrario lo tratta con tutti gli onori: è scortato dagli spiriti celesti nel suo viaggio verso il seno di Abramo. Si capisce che per il Signore la vita di questo poveraccio, toccato da un duro destino terrestre, è molto preziosa e merita ogni rispetto. La parola di Gesù rivela una grande verità e offre un'indiscussa consolazione per i poveri, che sulla terra non ricevono altro che la sofferenza e indifferenza, ma che possono contare pienamente sulla bontà di Dio. Con l'immagine del banchetto festoso viene descritta la pienezza e la gioia di cui è intessuta la vita dell'aldilà. Abramo, amico di Dio e padre del popolo d'Israele, è colui che presiede alla mensa celeste. Lazzaro, che giaceva tra la sporcizia della strada e che aveva come compagni i cani, riceve ora un posto d'onore, accanto ad Abramo, in comunione cordiale e fiduciosa con lui. La Vergine Maria ha ragione di cantare nel Magnificat "Il Signore ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote". Il cristiano deve ricordare sempre che la vita non si esaurisce nel breve scorcio dell'esistenza terrena, nel possesso delle ricchezze, ma dura in eterno, nella comunione con Dio in cielo.
    3 min
  • [Mer 3] Commento: L'annuncio della Passione.
    La brama di occupare i primi posti e di avere il potere non è conforme al Vangelo. Gesù è venuto a capovolgere la situazione, è venuto per essere consegnato alle autorità e per affrontare la grande prova della Passione. Tre volte Gesù prepara e annuncia agli Apostoli il suo destino a Gerusalemme. E ogni volta nel Vangelo si ripete lo stesso contrasto: i discepoli hanno altri pensieri, non capiscono, non riflettono su ciò che Gesù presenta con chiarezza, ma pensano alla soddisfazione della loro ambizione, del loro desiderio umano. Dopo il primo annuncio è Pietro che si scandalizza dicendo a Gesù: "Questo non ti accadrà mai"; la seconda volta "i discepoli discutono su chi di loro è il più grande; dopo il terzo annuncio sono i figli di Zebbedeo a presentare lo loro domanda ambiziosa tramite la madre. Nel Vangelo Gesù ha parlato di umiliazioni e gli Apostoli domandano onori, domandano posti privilegiati. Questo ci dimostra che la passione era necessaria per cambiare il cuore dell'uomo: le parole, neppure quelle di Gesù bastano. Nonostante gli insegnamenti buoni del Signore, spesso crescono in noi pensieri non buoni, pensieri di orgoglio, di egoismo. Cristo sceglie per sé e indica a noi il cammino dell'obbedienza, dell'umiltà, del sacrificio. Tutto questo ci torna come eco dell'antica profezia di Geremia in cui egli predice il servo sofferente che intercederà per il popolo e si renderà disponibile a portare su di sé il peso delle loro colpe. Apriamo il nostro cuore alla passione di Gesù, comprenderemo la vera gioia, la vera gloria, la vera vita: servire, fare la volontà non la nostra, ma la volontà del Padre, fino a sacrificare noi stessi per il Signore. Proviamo ad impegnarci di più in questa nostra quaresima per poter rispondere sempre meglio alla nostra vocazione.
    3 min
  • [Mar 2] Commento: Conoscersi, accettarsi, superarsi.
    Oggi meditiamo insieme le esortazioni del profeta Isaia "Lavatevi, purificatevi" e "anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve". Sono esortazioni rivolte al popolo eletto ma anche alla nostra comunità monastica e cristiana. Il profeta Isaia ci manifesta la sua grande preoccupazione perché vuole il cambiamento, la conversione, vuole una novità di vita e di spirito, una vera vita di comunione. Gesù nel Vangelo ci conferma, in un suo invito, di amarci gli uni gli altri. Queste esortazioni ci devono far riflettere, in modo particolare in questo periodo di Quaresima. Abbiamo bisogno di conoscerci a fondo. Nessuno può progredire nel cammino della vita spirituale senza una profonda conoscenza di se stesso, delle sue qualità e dei suoi limiti, delle tendenze del proprio carattere e della propria personalità, delle possibilità che effettivamente possiede. Chi ha un vero interesse di avanzare nel cammino della vita cristiana deve compiere dei passi necessari: - conoscersi, - accettarsi, - superarsi. Già l'antico filosofo Sòcrate diceva: "conosci te stesso". Ognuno è chiamato in causa a fare un'introspezione personale. Se non conosciamo noi stessi rischiamo di avanzare nel buio, nelle tenebre, e di sbagliare la strada della vita. Abbiamo tutti bisogno di luce e di amore. Questo amore ci viene dalla riflessione, dal contatto con gli altri che ci possono consigliare o aiutare, ma, soprattutto dalla preghiera, dai sacramenti e dallo Spirito Santo. Conoscersi è far morire se stesso, per fare l'esperienza con Dio. Solo chi si avvicina in questo modo a Dio trova garanzia di vita e certezza del cammino. Ma poi però non basta conoscersi. Dobbiamo accettarci come siamo, con grande realismo ed umiltà. Diceva Santa Teresa d'Avila che "l'umiltà è la verità". Non si tratta quindi di mortificarci per le nostre mancanze e miserie, ma oltre a riconoscere queste dovremmo saper ringraziare il Padre Eterno anche per i doni ricevuti, le qualità e le virtù che, per sua grazia, possiamo praticare. Dobbiamo impegnarci, quindi, nel conoscere meglio noi stessi, per comprendere quali virtù e quali difetti dòminano in noi. Tutto questo per intraprendere un sano cammino di crescita spirituale. Il tempo di quaresima è un tempo di grazia molto propizio per la nostra metànoia, per la nostra conversione.
    3 min
  • [Lun 1] Commento: Siate misericordiosi!
    La Quaresima, come insegna il vangelo di oggi, è un forte richiamo a disporre il nostro cuore in modo nuovo. Esercitare la misericordia, non giudicare, non condannare e dare senza misura, sono i contrassegni del cristiano autentico, ciò che lo deve distinguere dagli altri. La prima lettura ci parla del pentimento. Il libro di Daniele ci presenta il cambiamento di Israele dopo una grande sconfitta: quando il popolo è vinto dai nemici, il tempio e la città distrutti, allora ci si rende conto della sua colpa e si prega il Signore confessando i propri peccati. Il profeta sottolinea il sincero pentimento del popolo e nello stesso tempo la fiducia nel Signore: "A noi conviene la vergogna sul volto, a te la giustizia, la misericordia, il perdono... Noi siamo stati ribelli, non abbiamo ascoltato la tua parola, abbiamo peccato". Noi cristiani, solo nell'atteggiamento di grande umiltà, possiamo ricevere tutte le grazie del Signore e capire l'immensità del suo amore per noi. Pensiamo a sant'Agostino, un santo pieno di amore per il Signore, perché aveva coscienza che molti grandi peccati gli erano stati perdonati. Lodava e ringraziava il Signore con cuore umile e sincero per il perdono ricevuto e per essere stato preservato da altri peccati. Anche in san Paolo troviamo la confessione e riconoscenza dell'amore e della misericordia del Padre: "Dio ha dimostrato il suo amore per noi perché, mentre eravamo peccatori, ha dato il suo Figlio per noi". I nostri confessori ci insegnano che la grazia di essere perdonati è sorgente di generosità e di amore, di umiltà e di tante grazie per noi e per gli altri. La vera generosità nostra viene dall'umiltà. Un cristiano che è stato perdonato da Dio, quando dà qualcosa agli altri, lo fa senza orgoglio o mormorazione, senza spirito di superbia o di arroganza. Si sente invece solo un servo inutile o strumento della misericordia di Dio. Beata Madre Teresa di Calcutta diceva: "La mia vita è carità e perdono per i poveri". "Date e vi sarà dato...". Cristo ci ha dato ciò che è prezioso e sacro, ci ha offerto il suo corpo e suo sangue per la remissione dei nostri peccati. Questo gesto diventa per noi un nuovo comandamento: "Fate questo in memoria di me".
    3 min
  • [Dom 28] Commento: Il nostro percorso verso la Gloria.
    La fede, che il buon Dio ci dona e che noi dobbiamo continuamente alimentare ed esercitare, ci fa conoscere al meglio le ultime Verità e i progetti che il Signore ha per ciascuno di noi e per l’intera umanità. Ci convinciamo così con quella luce interiore, che il Signore, pur dando sempre per ognuno di noi il massimo e il bene migliore, Egli non segue però la nostra logica e non si lascia condizionare dai nostri limiti e dalle nostre aspettative. E lo dichiara apertamente: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Ciò implica che avere fede significa in pratica nutrire piena ed incondizionata fiducia e totale e filiale abbandono in Dio. Significa anche che talvolta, come accade al nostro padre Abramo, bisogna accettare anche quello che a noi appare illogico e addirittura assurdo e contraddittorio, consapevoli che “nulla è impossibile a Dio” e che Egli non può volere mai il nostro male. Questo a condizione che accettiamo la nostra povertà intellettuale e sappiamo riconoscere l’onnipotenza divina. Dopo il peccato di superbia questo atteggiamento di rispettosa sottomissione e la bella virtù dell’umiltà ci garantiscono la benedizione di Dio e un fiume di grazie. “Ti colmerò di benedizioni”, dice il Signore ad Abramo dopo la prova. Opportunamente San Paolo ci ricorda che lo stesso Signore è il nostro primo garante e difensore: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi”. Dobbiamo convincerci perciò che tutti i percorsi di Dio, anche i più tortuosi, hanno sempre uno sbocco verso il vero bene. “Per crucem ad lucem” recita un motto cristiano: è la croce che ci conduce alla pienezza della Luce in Dio, alla beatitudine eterna. In questo contesto leggiamo oggi l’episodio della trasfigurazione di Gesù sul Tabor. "Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello", ascese con essi sopra un alto monte e mostra loro lo splendore della sua gloria. Così si mostra affinché gli apostoli, e noi con loro, si premunissero anticipatamente di una inalterabile costanza e non avessero a trepidare o arrossire per la crudeltà della passione e della croce che Gesù, e poi anche noi con Lui, doveva abbracciare e portare. Egli ci assicura che la mèta finale per tutti, oltre la croce, è la gloria: “Ora Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi con la sua potenza”. Gesù, in una certa misura, fa pregustare a tre dei suoi discepoli, in qualità di testimoni, e anticipa a tutti noi la gloria che Egli ha in sé e che sarà nostra nell’eternità per smuoverci a guardare oltre il sacrificio, oltre ogni travaglio, anche oltre la santa Quaresima, per far già da oggi albeggiare in noi la sua e la nostra Pasqua.
    4 min
  • [Sab 27] Commento: Amate i vostri nemici... e siate perfetti.
    In una grande teofania il Signore sul monte Sinai, aveva scritto con il suo dito il Decalogo, quelle Dieci Parole, con cui intendeva stabilire un patto ed un'alleanza con Mosè e con il suo popolo. Molte false interpretazioni e limitazioni erano succedute a quella rivelazione divina al punto che lo stesso Cristo dirà, rimproverando scribi e farisei, che le tradizioni degli uomini avevano preso il posto della legge di Dio. L'amore al Signore e al prossimo, il primo dei comandamenti, aveva subìto le più gravi mutilazioni. Per cui Gesù, volendo correggere tanti errori e dare compimento alla legge, fino a poterci parlare di perfezione, comincia col dire: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti". Quindi per essere figli di Dio, nei fatti e non solo a parole, dobbiamo assumere l'impegno di amare tutti e perfino i nostri nemici. E la nostra preghiera, per essere autentica espressione di amore, dovrà includere anche i nostri persecutori. La motivazione di questo arduo impegno deriva dal fatto che Dio per primo estende il suo amore a tutti indistintamente, prediligendo proprio gli ingiusti e i peccatori: il sole splende su tutti e la pioggia non si trattiene dal fecondare la terra dei cattivi. L'arte di amare, già difficile di per sé, diventa davvero la prova del fuoco per il cristiano, quando la persona da amare è un nemico o addirittura un persecutore. Ci affascina l'esempio di Cristo, che morente sulla croce, grida il suo perdono ai suoi crocifissori, ma non serve a spegnere il nostro orgoglio e a mortificare la nostra logica, se la grazia di Dio non ci pervade completamente. L'amore che Cristo ci propone è un apice ed una perfezione, che possiamo attuare solo ed elusivamente con la forza dell'intervento divino.
    3 min
  • [Ven 26] Commento: Urgenza della conversione.
    L'odierna Liturgia della Parola ci suggerisce il tema della conversione, del cambiamento possibile. Siamo ancora in cammino, abbiamo ancora tempo per cambiare: non siamo ancora davanti al Giudice per essere giudicati. Siamo ancora lungo la strada, in viaggio, e possiamo metterci d'accordo con il nostro "avversario". Il profeta Ezechiele, nella prima lettura ci rivela chi è il nostro avversario. È il fratello con il quale non siamo d'accordo. La grande tentazione di oggi, così largamente estesa, e che proviene dallo spirito del male, è che è inutile tentare di cambiare, "tanto non è possibile cambiare!". Invece Dio proclama che cambiare è possibile, che lui stesso ci spinge a cambiare. Il grande desiderio di Dio è di vederci cambiati, trasformati, santi. Certo, il cambiamento, cioè la conversione costa... Ma Dio diminuisce le difficoltà. Per questo oggi ci promette che il peccatore non morirà, ma vivrà, se si convertirà. "Va' a riconciliarti con il tuo fratello", ci dice. Gesù afferma che per fare parte della vera e nuova giustizia è necessario trascendere quella degli scribi e dei farisei. È la condizione senza la quale non è possibile accostarsi all'altare. Cristo esige la conversione perché l'uomo è tempio dell'amore di Dio e dello Spirito Santo. La conversione è un ripartire, un ritorno alla sorgente della Vita. Gesù chiama i peccatori e anche ciascuno di noi, per il suo regno, regno di giustizia e di amore, di pace e di perdono. Domandiamo dunque al Signore il dono della speranza nella buona, completa conversione, nostra e altrui, per poter diventare migliori, con la grazia del Signore.
    2 min
  • [Gio 25] Commento: Chiedete e vi sarà dato.
    "Mio Signore, tu sei benedetto, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe - leggiamo oggi nella prima lettura - Vieni in aiuto a me che sono sola". È una preghiera di supplica e di fiducia che sgorga dal cuore della regina. La regina Ester è sola e vive un momento di estrema angoscia per il suo popolo. Ma sa dove cercare rifugio. È davanti a Dio, è debole, senza armi belliche ma ha un'arma potente, la preghiera. E in questa supplica Dio, ricordando la promessa fatta al suo popolo la colma dei benefici e dei suoi doni. La regina ci presenta un vero modello di preghiera da seguire, quando rivolgiamo o presentiamo al Signore le nostre suppliche. Quante volte invece noi le preghiere le fondiamo sulle nostre qualità, sui nostri calcoli umani o progetti, quante volte ricordiamo al Signore i nostri meriti che pensiamo di avere. "Rendo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia. Nel giorno in cui t'ho invocato - canta il salmista - mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza". E anche il vangelo ci dà una lezione di fiducia profonda: il Padre che è nei cieli è buono e ci dà cose buone, se gliele domandiamo. Che cosa impariamo oggi dalla Liturgia della parola. Ma forse che la preghiera si eleva a Dio in intimità del nostro cuore, cuore umile che chiede. Ma quando chiede, quando domanda lascia a lui la risposta e non gliela presenta pronta in anticipo. Quando esiste un rapporto di fiducia tra due persone, in seno ad una famiglia o in una relazione di amicizia in comunità, si può parlare con libertà, si può chiedere con libertà e si può dare in libertà. Ecco come dev'essere la nostra amicizia con Cristo: "Io gli chiedo e lui mi dona. Lui mi chieda e io gli do". Non sempre è facile ma sempre è utile. Perché anche quando è difficile non ci mancherà mai la sua grazia. Con lui vinciamo il mondo.
    3 min
  • [Mer 24] Commento: I segni di Dio.
    Verranno da oriente e da occidente e ci passeranno avanti nel regno dei cieli... Già per la generazione di Gesù la salvezza è perenne, ma tanti non la vogliono riconoscere. Ed egli ha un nome proprio per loro: "generazione perversa e malvagia" che non coglie i veri segni della manifestazione di Dio pur così chiari. È Cristo stesso il segno per eccellenza del Padre, con la sua vita, la sua passione e la sua risurrezione. La cecità dinanzi alle manifestazioni di Dio è resa ancora più evidente dal fatto che i "lontani" invece sanno riconoscere la grandezza di quei segni, i vicini invece no. L'evangelista Luca ci dimostra le grandi mancanze del popolo di Israele. È un popolo cieco, sordo, muto..., un popolo che sta camminando nelle tenebre, nel buio. Guarda ma non vede, sente ma non ascolta, parla ma non dice, chiede ma non sa che cosa... Sembra rappresentare una vera confusione, un disordine. Chiede un ulteriore segno, vuole portare Gesù a livello dei maghi, per un'altra volta illudersi e non per fidarsi, non per credere. Tanti oggi cercano questa illusione. E spesso la trovano. Nella ricchezza pongono lo scopo della loro vita. Nella droga tanti giovani si fidano... L'alcool e il sesso diventino i segni chiari di ricerca ma sbagliata, di illusione, di non-vita ma di morte. Dio ha dato ad ogni uomo un segno di vita indelebile, un soffio di vita. Con questo dono l'uomo è chiamato a collaborare, a lavorare, a costruire il regno di Dio, a portare la buona notizia ovunque per salvare le anime lontane o smarrite. Dio non vuole la morte dell'uomo ma che si converta e viva. Il rifiuto, la fuga, la disobbedienza, l'egoismo, la chiusura di Giona della prima lettura di oggi, è stato trasformato dalla misericordia del Padre al suo perdono. "Dio vide le loro opere che cioè si erano convertiti e si impietosì, e si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare". La Quaresima è il tempo favorevole, il tempo di conversione, della confessione. E' il momento di lasciarsi interpellare da Dio, che spesso trova in noi una risposta indifferente, mediocre, dinanzi alla grandezza del suo amore. È il tempo di cogliere appieno "il segno di Giona", cioè il passaggio di Dio, misericordioso, che vuole trasformare la nostra vita e portarla definitivamente verso la strada della santità e della piena realizzazione.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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