Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 13] Commento: Sento compassione per questa folla...
    Un sentimento nobile di Gesù, pieno di umanità che significa prontezza al servizio ed alla donazione; una volontà a guardare l'altro come se stesso e rinunciare alla propria superiorità per servire l'altro. Un sentimento umano che Gesù mostra nel brano del vangelo di oggi. Il gesto lo rende partecipe dei nostri dolori e delle nostre sofferenze. È umano, nel senso più nobile e concreto del termine, nel riconoscere l'altro che mi sta di fronte come soggetto dell'amore e non come oggetto da sfruttare. È umano perché è la volontà di unire gli uomini in un nuovo legame di solidarietà. Ma è anche divino perché proviene da Dio, è divino perché Gesù rende grazie sui sette pani e sui pochi pesciolini, è divino perché Gesù opera il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è divino perché ci induce a contemplare con maggior profondità il Mistero di Cristo. È la compassione divina che è il preannuncio della sua Passione. Dio sente le nostre passioni, e ci dona la sua Passione. La sua compassione ha questo doppio movimento. Da Dio all'uomo, per assumere tutte le passioni umane e dall'uomo a Dio, per partecipare alla Sua Passione. È qui, nella compassione umana-divina che troviamo il valore delle nostre celebrazioni eucaristiche che sono incontro tra Dio e l'uomo; un incontro di amore, di salvezza e di redenzione. Poniamo sull'altare la nostra vita perché possa essere benedetta da Gesù e inserita nel suo progetto di Amore.
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  • [Sab 15] Vangelo: Gn 3, 9-24; Sal.89; Mc 8, 1-10.
    In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: "Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano".
    Gli risposero i suoi discepoli: "Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?". Domandò loro: "Quanti pani avete?". Dissero: "Sette".
    Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
    Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
    Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.
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  • [Ven 12] Vangelo: Gn 3, 1-8; Sal. 31; Mc 7, 31-37.
    In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
    Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: "Effatà", cioè: "Apriti!". E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
    E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!".
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  • [Ven 12] Commento: Ha fatto bene ogni cosa.
    Chiunque incontra Cristo con fede diventa nuova creatura, e illuminato e salvato, non può fare altro che narrare quanto per lui il Signore ha fatto. È il caso del sordomuto del vangelo di oggi e dovrebbe essere il caso di ognuno di noi, battezzati e toccati nel battesimo alle orecchi e alle labbra in segno di "Effatà", dell' "àpriti". Ma noi lo abbiamo dimenticato o lo dimentichiamo spesso. Esortiamoci a riconoscere le cose che il Signore opera in noi e diventiamone annunciatori. Il motivo che ci fa dimenticare i grandi benefici di Dio, compiuti in nostro favore, lo troviamo nella prima lettura: è diavolo che per invidia tenta Eva ed Adamo e tenta anche noi, invitandoci a diventare non uomini di Dio ma addirittura Dio stesso... Invidia acceca e non fa vedere Dio, non fa vedere nessuno se non noi stessi... Noi invece sforziamoci di seguire la strada di Dio e di riconoscere sempre i benefici che ci sono stati donati.
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  • [Gio 11] Commento: Il disegno di Dio.
    Gesù si rivela l'inviato a raccogliere tutti i figli di Dio, anche i pagani, ovunque si trovino, a raccoglierli in un solo ovile, sotto lui, il solo pastore. È aperto a tutti e vuole accogliere tutti. Tutte le cose genuinamente umane trovano eco nel suo cuore. È nostro fermo dovere di imitarlo in questo compito, fino a che tutti non entreremo a godere la pace che ci ha promesso. Si tratta di aderire al disegno di Dio per costruire le realtà nuove, inaugurate da Cristo. La prima lettura oggi ci suggerisce l'ambito nel quale è particolarmente necessario intervenire perché sia rispettato il piano di Dio e riportata così, alla sua origine la famiglia e in particolare l'amore coniugale. Dio voglia aiutarci a costruire la famiglia secondo i suoi piani, ma occorre che ci sia da parte nostra la vera collaborazione, e, forse la volontà di farlo, qualche volta contro la mentalità del mondo.
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  • [Mer 10] Commento: Siamo chiamati alla conversione.
    Nell'Ordine Benedettino oggi si celebra la festa di Santa Scolastica, sorella del Santo Padre Benedetto. Per i monaci e le monache benedettine le letture sono proprie, mentre per comodità dei nostri amici inseriamo il commento delle letture del giorno in cui il Signore ci invita: "Ascoltatemi e comprendete bene". Comunemente crediamo che sono le cose o/e le persone intorno a noi che ci fanno peccare, di conseguenza il male non è in noi ma all'esterno. Questo modo di pensare però è sconvolto da Gesù che dice: "non è nel 'fuori', all'esterno dell'uomo ciò che, entrando in lui, possa contaminarlo". Il male viene invece dal di dentro, dal cuore. E fa anche qualche esempio pratico: "impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza". Riflettiamo attentamente! Gesù ci dice questo perché chiamati a conversione e una volta ravveduti ritorniamo ad essere abitanti di quell'Eden in cui furono messi Adamo ed Eva, e da cui poi furono cacciati i nostri progenitori. Accadrà questo se avremo accettato di seguire Gesù e di mettere in pratica, anche se con fatica, la sua parola di vita.
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  • [Mar 9] Commento: La fede
    Sentiamo nel vangelo l'ennesima provocazione di Gesù da parte dei farisei: "E' valida ancora la tradizione mosaica? - perché vediamo che i tuoi discepoli, che sono ebrei come noi, non la osservano". La fede che ci viene richiesta è una fede che deve avere strettissimo contatto con la vita quotidiana, anzi è la fede che fa agire, pensare, parlare in maniera degna delle vocazione che abbiamo ricevuto. Oggi Gesù richiama proprio quanti negano questi reali e imprescindibili legami tra fede e opere di ogni giorno. Già il profeta diceva: "questo popolo mi onora solo con le labbra". Per noi cristiani non ci può essere religione autentica senza azione, fede e amore. "La fede senza le opere è morta", diceva l'Apostolo. Da qui si avrà che anche le azioni quotidiane potranno diventare culto interiore a Dio Padre e continuazione della nostra preghiera. Non può essere diversamente, visto che l'uomo è stato creato a immagine di Dio, perciò Gesù ci richiama ad avere gli stessi sentimenti di Dio, Padre e creatore, a percorrere le stesse vie di Gesù suo Figlio.
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  • [Mar 9] Vangelo: Gn 1, 20 - 2,4; Sal.8; Mc 7, 1-13.
    In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
    Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti •, quei farisei e scribi lo interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?".
    Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
    "Questo popolo mi onora con le labbra,
    ma il suo cuore è lontano da me.
    Invano mi rendono culto,
    insegnando dottrine che sono precetti di uomini".
    Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".
    E diceva loro: "Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte".
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  • [Lun 8] Commento: Gesù guarisce gli infermi.
    La fede in Gesù salva! Ne hanno fatto esperienza gli uomini di cui si narra nel vangelo di oggi: lo toccavano e guarivano. Possiamo fare anche noi le stessa esperienza, abbiamo bisogno soltanto di fede che ci fa credere a Gesù, non solo alle cose che Egli dice, ma soprattutto nella sua persona divina e umana. Gesù Cristo è colui nel quale riponiamo la nostra fede. Colui che abbiamo incontrato nel vangelo è anche colui che ha creato nella bontà l'universo e che vuole portare alla perfezione, giorno dopo giorno, tutto, al compimento finale. Diciamo spesso col salmista: "quanto sono grandi, Signore le tue opere!". E, pensando alle nostre infermità fisiche, spirituali, ripetiamo la preghiera umile e fiduciosa dei malati del Vangelo: "Signore, Tu puoi guarirmi!"
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  • [Dom 7] Commento: Si mise a servirli.
    Gesù interviene ancora per guarire. Stavolta lo fa in una casa a lui familiare. Entra nell'abitazione di San Pietro ed è informato della malattia della suocera. Sembra non sia una malattia pericolosa. Gesù non interviene come altre volte in simili situazioni drammatiche. Guarisce la suocera di San Pietro semplicemente prendendola per mano e alzandola. Ed ancora abbiamo un insegnamento per noi. Guardiamo da un lato la tenerezza del gesto di Gesù e dall'altro la risposta pronta della donna. Il gesto di Gesù è delicato ed in sintonia con l'ambiente; non ci sono demòni da scacciare, non vi sono ossessi da calmare o paralitici da guarire. La donna è poi riconoscente di questa particolare attenzione e la sua disponibilità pronta al servizio è segno di ospitalità, gratitudine, riconoscenza e consapevolezza che quello di Gesù non è una semplice guarigione ma un gesto di salvezza. Tutte le azioni di Gesù sono azioni salvifiche che devono avere una risposta pronta. L'azione di Dio è un dono gratuito ma se ad essa non corrisponde una risposta adeguata dell'uomo non può essere garanzia di salvezza. È un bell'insegnamento per noi ed una indicazione per la nostra vita. Sappiamo riconoscere nella nostra vita l'agire salvifico di Gesù Cristo? È l'invito ad alzare i nostri cuori al Signore in un perenne rendimento di grazia. È l'apertura della nostra vita all'azione dello Spirito. Il servizio pronto della suocera di San Pietro è l'esortazione che anche la nostra vita sia aperta con la stessa disponibilità e la stessa generosità. In ciò troviamo la vera risposta alla grazia donata. L'amore e la grazie che Dio ci offre si devono tramutare in amore e riconoscenza verso i fratelli.
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