Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 6] Commento: "Il Signore è il mio pastore".
    La folla che seguiva Gesù, è presentata come pecore che ascoltano la voce del pastore. Da lui possono attingere sicurezza, perciò lo seguono. "E Gesù, commosso, si mise ad insegnare loro molte cose". Ancora oggi Gesù può commuoversi ed insegnare, ma forse manca in noi la stessa disponibilità, la stessa sete di quella sicurezza divina, perché non lo cerchiamo assiduamente nelle cose del mondo troviamo le nostre forze. Non gli stiamo dietro per sentire dalla sua bocca parole di salvezza, preferiamo invece altro, ad esempio la televisione, i socialmedia, lo svago, tutto ma non sentire lui! Se lo cerchiamo con assiduità però, lui ci renderà perfetti con la sua parola onnipotente e creatrice, affinché possiamo compiere la sua volontà. Rischiamo anche di lasciarci sedurre da falsi pastori, che ci conducono, non a pascoli della vita e della grazia, ma in quegli inquinati e avvelenati del mondo e delle sue miserie.
    2 min
  • [Ven 5] Commento: La verità decapitata!
    Anche durante l'esperienza terrena di Gesù, molti chiàcchierano di Lui, pochi lo conoscono e riconoscono veramente. Alcuni lo identìficano con Giovanni Battista, altri, facendo riferimento alla scrittura sacra e alla tradizione, dicono che lui è Elia, tornato vivo dal carro di fuoco, che l'aveva trasportato via dalla terra. Altri ancora affermano più vagamente che Gesù è semplicemente un profeta. L'identificazione con il Battista offre all'evangelista Marco l'occasione per raccontare il martirio del precursore del Signore. La verità, che Dio scandisce per noi o che affida ai suoi ministri, è spesso come una spada a doppio taglio che penetra fino alle profondità dell'anima o come la forbice affilata del potatore, che recide i tralci secchi, staccati dalla vite e ormai destinati solo al fuoco. Qualcosa di simile deve essere capitato ad Erode e ad Erodìade, la sua compagna illegittima, quando Giovanni ripeteva: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». È sempre rischioso muovere rimproveri ed accuse ai potenti. Sembra che per loro sia legittima la vendetta. Un po' di potere lo esercitano spesso così, specie se poi c'è una persona di mezzo che diventa istigatrice. Si attende solo l'occasione propizia, che nel nostro caso avviene in una festa che si trasforma poi in una specie di orgia. Una danza, l'ebbrezza, una promessa assurda, ma ritenuta vincolante, l'onore da difendere davanti ai commensali ed ecco che l'accusatore impertinente, Giovanni Battista, già in carcere, deve essere decapitato e messo a tacere per sempre. È evidente che la sensualità smodata degenera in crudele brutalità in chi non sa e non vuole trarre dagli ammonimenti divini, motivo di ravvedimento: è così che Erode diventa tristemente l'emblema della peggiore corruzione e di tutti coloro che, nel tentativo assurdo e non riuscito di far tacere la coscienza, arrivano a sopprimere la voce di chi li rimprovera del male.
    3 min
  • [Gio 4] Commento: "Convertitevi e credete al vangelo".
    Gesù invia i Dodici. Ma egli si preoccupa di precisare il loro equipaggiamento da viaggio, che deve essere ridotto all'essenziale, alle cose veramente indispensabili: un bastone da viandante, un paio di sandali ai piedi, per schivare la durezza del suolo e una semplice tunica senza il mantello, che servirà solo per l'umidità della notte. Sono mandati con il grande messaggio della grazia, di annunciare il regno di Dio. Gli apostoli sono invitati ad accogliere con semplicità l'ospitalità che viene loro offerta, senza cercare cose migliori. La prima missione affidata agli apostoli è l'annuncio alla conversione per il regno di Dio. È compito oggi per tutti i cristiani di proseguire il mandato di Dio affidato agli apostoli. Pertanto occorre fondare tutta la fiducia in Cristo, liberarsi da cose vane che possono render pesante la missione affidata a noi oggi. Il fardello che ci impedisce di essere annunciatori liberi e convincenti, e il Papa ce lo ricorda in continuazione, è costituito dalla umana presunzione, dall'attaccamento alle cose del mondo, dalla voglia del successo personale e soprattutto dalla poca fede. Chiediamo la grazia dell'essenziale per "essere di più" e non tanto per "avere di più".
    2 min
  • [Mer 3] Vangelo: Eb 12, 4-7. 11-15; Sal.102; Mc 6, 1-6.
    In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
    Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
    Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
    Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
    2 min
  • [Mar 2] Vangelo: Ml 3, 1-4; Sal 23; Eb 2, 14-18; Lc 2, 22-40.
    Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: "Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore" - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
    Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
    Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
    "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
    vada in pace, secondo la tua parola,
    perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
    preparata da te davanti a tutti i popoli:
    luce per rivelarti alle genti
    e gloria del tuo popolo, Israele".
    Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".
    C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
    Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
    2 min
  • [Lun 1] Vangelo: Eb 11, 32-40; Sal.30; Mc 5, 1-20.
    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
    Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
    Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
    C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
    I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
    Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
    3 min
  • [Dom 31] Commento: La "giornata di Gesù".
    San Marco, all'inizio del suo Vangelo riunisce alcuni episodi della vita di Gesù nell'arco di una sola giornata. Vi è un motivo preciso in questa scelta narrativa. L'intento di Marco è mostrarci l'opera di Gesù in tutti i suoi aspetti: dalla predicazione nel tempio, dalla cura agli ammalati, nel dire parole di conforto ai sofferenti, dal cacciare i demòni, come nel vangelo di oggi. Per tutti riesce a riservare parte del suo tempo e a tutti dèdica uno sguardo, una parola o un'attenzione speciale. Non trascura neanche la sua crescita spirituale trovando anche il tempo per la preghiera, senza la quale tutte le opere hanno un valore solo umano. Dovremmo imparare qualcosa! Sembra sempre che il tempo ci sommerga, ci travolga con le tante cose da fare - forse manca l'equilibrio per poterle affrontare tutte nel modo adeguato. A questa ricerca interiore, spirituale ci spinge la lettura della cosiddetta "giornata di Cafàrnao". Viene oggi da pensare intensamente all'uso del tempo: alle nostre frenesie e per contrasto alla noia che attanàglia tante giovani vite. Il tempo è come un prezioso contenitore che il buon Dio ci ha donato e che dobbiamo riempire ogni giorno con le nostre buone azioni. Quando il contenitore rimane vuoto o si riempie di cattiverie, è la vita che resta vuota o diventa malvagia. I saggi hanno detto che l'ozio è il padre dei vizi. Per il cristiano significa anche disprezzo di un dono, disprezzo della vita, lasciarsi consumare dal tempo senza imparare a viverlo fruttuosamente. La giornata di Gesù è piena e feconda di bene. E... la tua com'è? Ritengo che ogni cristiano si debba così interrogare, ma particolarmente i pastori di anime, i sacerdoti, i consacrati... A chi è stato dato tanto, sarà richiesto molto di più... :)
    3 min
  • [Sab 30] Commento: Abramo, padre dei credenti.
    Il brano della Lettera agli Ebrei di oggi si apre con una dichiarazione: "la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede". Una dichiarazione che tenta di presentare in modo programmatico quella relazione vitale con Dio che è la fede. Meritano di essere segnalati il dinamismo e l'apertura della fede verso la realtà salvifica e definitiva futura. Nelle due affermazioni c'è un riferimento alla duplice dimensione della fede. Da una parte la fiduciosa adesione a Dio, aspetto soggettivo; dall'altra, l'accoglienza della sua promessa salvifica, aspetto oggettivo della fede. Prototipo del cammino di fede per il nostro autore è Abramo. Sotto questo profilo sono presi in considerazione tre momenti fondamentali del suo itinerario spirituale: la partenza, la méta, città futura o patria celeste, e infine la prova estrema. È evidente in quest'ultimo quadro la rilettura in chiave cristiana della storia di Abramo. Isacco, il figlio unico in cui sono racchiuse le promesse di Dio, è il simbolo prefiguratore di Gesù, il figlio di Dio risuscitato dai morti. Ci viene chiesto di fidarci pienamente di Dio, anche nelle circostanze più drammatiche. La fede non deve abbandonarci dove il nostro occhio non vede e se procediamo a tentoni nel buio. Possiamo affrontare l'oscurità, nella sicurezza che Dio è fedele, come lo è stato con Abramo, il grande credente, e con Gesù, messo a morte dai suoi nemici. Egli poi, nel Vangelo rivolge un discreto invito alla fede. Prepara i discepoli a riscoprire la sua vera identità. Per ora la loro reazione religiosa sfocia in un interrogativo che riecheggia quello della folla di Cafàrnao e si riflette negli ascoltatori del vangelo: chi è Gesù? A lui obbediscono le forze cosmiche. Sullo sfondo si profila l'immagine di Dio creatore del mondo e Signore della storia. Ma a ciò si arriva grazie a Gesù, il suo Figlio prediletto, al quale anche i demòni obbediscono...
    3 min
  • [Ven 29] Commento: Cristo sofferente ci ha dato l'esempio della fedeltà.
    Il testo della Lettera agli Ebrei della prima lettura di oggi, lascia trasparire per un momento la situazione vitale della comunità in cui si ràdicano le esortazioni alla fiduciosa ed attiva perseveranza. L'autore, infatti, richiama la serie di prove e tribolazioni alle quali è stata esposta la comunità al suo inizio, dopo l'illuminazione battesimale. Non si tratta di una vera e propria persecuzione, ma di una serie di vessazioni e maltrattamenti provocati da un ambiente ostile e intollerante. Il caldo appello alla costanza fa leva sulla fedeltà di Dio, che porta a compimento la sua promessa. In tale prospettiva viene riletto il testo del profeta che parla della venuta del Signore. Chi ha pagato o sta pagando il prezzo della sua fedeltà, è in grado di stimare l'importanza di questa promessa che sta alla base della sua perseveranza. La nostra fede subisce il logorìo dei giorni. Monotonia, dissapori, sofferenze finiscono per toglierci l'entusiasmo di credere in Dio e di sentirci partecipi della lotta di Gesù per il regno di Dio. È il momento di affidarci a Dio, confidare in lui, non rassegnarci alla mediocrità. È importante nella situazione attuale stare vicino a Cristo Gesù come discepoli per essere introdotti nel mistero del regno di Dio, proclamato nella parola del vangelo.
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  • [Ven 29] Vangelo: Eb 10, 32-39; Sal.36; Mc 4, 26-34.
    In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
    Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
    Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
    2 min

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