Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 28] Commento: La risurrezione di Cristo apre i nuovi tempi.
    Gesù, mediante la sua umanità trasfigurata dall'amore oblativo e dalla potenza di Dio, apre ai credenti una nuova via di incontro con Dio. L'esortazione fa leva sulle tre strutture fondamentali di ogni esistenza cristiana: la fede fiduciosa, quella connessa con il battesimo iniziale; la speranza certa, fondata sulla fedeltà di Dio; la carità sollecita, che si alimenta del reciproco sostegno comunitario e si traduce nelle opere di servizio fraterno. È un programma di vita cristiana sempre attuale e valido nella sua essenzialità, radicato nel nucleo della fede in cui si proclama Gesù Cristo, Figlio di Dio, unico mediatore della salvezza. Gesù ci ha aperto la strada verso la casa di Dio. Tocca a noi metterci in cammino, consapevoli, che dobbiamo essere degni della casa in cui siamo invitati. Là, alla fine dei tempi, ci incontreremo con Dio e vedremo il suo volto. Ci prepariamo a quel momento, facendo crescere in noi la fede, la speranza e la carità, che ci assìmilano a Cristo. La similitudine della lampada, identificata nella tradizione biblica con la parola di Dio, nel contesto della raccolta di sentenze del vangelo di Marco, si riferisce all'annuncio missionario del vangelo. Con la morte e resurrezione di Gesù è iniziato il tempo della proclamazione pubblica e universale del mistero del regno di Dio, affidato ai discepoli storici di Gesù. Anzi, la condizione per continuare ed essere destinatari della parola che salva, è la sua accoglienza e l'impegno a trasmetterla con fiducia e libertà. Questo è il primo frutto di quella parola seminata sulla terra buona. L'invito ad ascoltare e a capire la Parola di Dio si traduce nell'appello ecclesiale ad attuarla e comunicarla, perché se hai, ce l'hai per la condivisione, per donarla ad altri... e se non la condividi ti sarà tolta anche quella che ti è stata donata.
    3 min
  • [Mer 27] Commento: Siamo rigenerati in Cristo Risorto.
    A confronto con la ripetizione inefficace dei riti sacrificali della prima alleanza, l'autore della Lettera agli Ebrei sottolinea l'efficacia e unicità dell'offerta di Gesù che culmina nella sua esaltazione celeste. Si compie in tal modo la parola profetica di Geremìa sulla nuova alleanza, citata dall'autore sacro nella lettura. Essa è caratterizzata dall'interiorità del rapporto con Dio e dal perdono dei peccati. Infatti, nell'auto-donazione di Gesù, le radici stesse del peccato sono estirpate perché viene immesso nel cuore dei credenti lo stesso dinamismo di amore che ha trasfigurato la sua umanità. Mediante l'applicazione del testo di Geremìa - l'unico che parla di "nuova" alleanza - l'intera vicenda di Gesù viene inserita nel piano della rivelazione storica di Dio. In questo modo la fede cristiana, che riconosce in Gesù l'inviato di Dio, offre anche la chiave per rileggere nel loro significato profondo i testi dell'Antico Testamento. La missione di Gesù sulla croce viene svelata nella risurrezione quando viene trasformato dalla luce e dalla gioia di Dio. Gesù risorto è per noi il sacerdote che ci permette di essere trasformati anche noi da Dio. Egli ci lìbera dal buio e dalla paura. Egli ci rigènera fino a trovare la nostra felicità nell'immersione nel mistero luminoso di Dio. L'applicazione ecclesiale della parabola risponde all'interrogativo che circola all'interno della comunità: perché tanti, dopo l'ascolto della parola e l'inizio di un cammino cristiano, vengono meno e abbandonano l'impegno? Questo non dipende dall'inefficacia della parola di Dio che ha forza di crescere ovunque, ma dalla mancanza di fiducia e di perseveranza di quelli che ascoltano o l'accolgono con superficialità. Il seme invece va curato, va annaffiato, magari potato pure. Solo così potrà dare frutto.
    3 min
  • [Mar 26] Commento: Il Regno di Dio come un seme nascosto.
    Abbandoniamo oggi per un attimo la meditazione sulla lettera agli Ebrei. Ma comunque il commento lo trovate qui sotto, giusto per una lettura continua. La Liturgia romana infatti ci presenta oggi (per i benedettini domani) due apostoli della seconda ora. La fecondità dei semi divini, anche se portata dai santi apostoli, oggi Timoteo e Tito, è misteriosamente nascosta, non ha nulla di appariscente e di clamorosamente visibile; la si può scorgere solo con l'occhio della fede, che ci aiuta a comprendere, ma non ci svela mai completamente il mistero che racchiude. Sembra che tutto sia troppo piccolo ai nostri occhi, sembra che i granellini di Dio, sparsi per il mondo, siano inadeguati a confronto con le nostre attese e le nostre smanìe di grandezza. C'è poi l'impazienza che ci morde dentro e non ci consente di attendere che il seme germogli e cresca. Viviamo l'epoca del tutto e sùbito. Dio vede il nostro tempo in chiave di eternità e quindi lo scandisce secondo un suo piano inscrutabile. Non ci è dato di conoscere neanche il tempo della mietitura o della raccolta dei frutti. Ci sfuggono perfino i criteri per valutare la crescita del Regno. Le misure di Dio infatti non corrispondono alle nostre. Tutto questo però non significa che Egli ci voglia lasciare completamente al buio: il suo piano universale di salvezza ci riguarda direttamente e la crescita del seme significa per noi l'incarnazione nel tempo e in ciascuno di noi di quel progetto. Ci dona perciò la fede, che dobbiamo alimentare con le altre virtù cristiane, specialmente con l'umiltà e la purezza del cuore. Solo così possiamo arrivare ad accogliere con una accettazione piena ed incondizionata i progetti divini, senza la pretesa, assurda per la pochezza dei nostri occhi, di volerli misurare con i nostri criteri umani. È proprio nei confronti di Dio che sperimentiamo i grandi guasti derivanti dalla superbia e le meraviglie che sgorgano dall'umiltà. I fasti e le glorie dei regni umani hanno le loro storie e rivelano la loro caducità. Il regno di Dio, proprio perché silenzioso e umile, piccolo e nascosto, si rivela infine in tutta la sua grandiosità con i prodigi che opera nella nostra storia. Gesù lo dichiarerà, ve lo ricordate: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Il seme di Dio, il suo figlio prediletto, dovrà calarsi, proprio come seme fecondo, nelle viscere della terra, per germogliare e portare frutti di universale salvezza, in quel mattino di Pasqua.
    3 min
  • [Lun 25] Commento: Andate in tutto il mondo...
    Gesù aveva iniziato la sua predicazione con un messaggio semplice, essenziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Egli parlava del tempo “compiuto”, dalla realizzazione cioè delle promesse antiche con la sua venuta tra noi, parlava dell'avvento del Regno, ormai prossimo a stabilirsi definitivamente nel mondo, parlava di fede ed infine esortava tutti alla conversione. Oggi festeggiamo proprio una grande conversione, quella di Paolo di Tarso. Da persecutore di Cristo, folgorato dalla grazia sulla via di Damasco, diventa l'apostolo delle genti. Una conversione, quella di Paolo, che egli stesso racconta con accenti di commozione e di gratitudine e che ha segnato come una corsia preferenziale, sulla quale si sono immessi dopo di lui, una schiera innumerevole di persone che, come lui, con esperienze di vita, prima lontane da Dio e talvolta nemici dichiarati di Lui, hanno poi ritrovato la strada del ritorno. La conversione è un rinnegamento degli errori passati, una inversione di rotta rispetto ai percorsi del male, un sincero pentimento degli errori commessi e il conseguente innamoramento di un bene nuovo, vero, autentico. Coinvolge l'uomo in tutta la sua esistenza, ma è sempre frutto della grazia divina: è Dio che agisce. Spesso il Signore, dopo la chiamata, sollecita ad un impegno e ad una missione speciale. Anche Paolo, come gli altri apostoli, sentirà imperioso il comando del Signore ad andare in tutto il mondo a predicare il vangelo ad ogni creatura. Egli diventerà, insieme a Pietro, la colonna portante dell'edificio della Chiesa. Coronerà la sua missione, dopo fatiche e persecuzioni di ogni genere, con la palma del martirio. Come fedeli in Cristo e convertiti dal paganesimo, dobbiamo immensa gratitudine a questo Apostolo: lui per primo ci ha annunciato la gioia della buona notizia e con i suoi scritti ha reso perenne quell'annuncio. La conversione, in quanto costante ed indefessa tensione a Dio, è dovere di ogni cristiano ed è un impegno che non dobbiamo mai smettere.
    3 min
  • [Dom 24] Commento: Oltre gli orizzonti.
    Gesù inizia la sua missione pubblica e lancia al mondo intero il suo messaggio: "Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino". Pone una condizione inderogabile perché la luce che emana dalla sua persona e dai suoi insegnamenti, siano accolti; si richiede un atteggiamento di conversione permanente. Il ritorno a Dio dell'umanità e di ognuno di noi, si compirà per la sua opera di salvezza; sarà il suo martirio sulla croce a riconciliarci pienamente con il Padre e tra noi. Sarà quindi un dono gratuito di amore, che sgorgherà per tutti dalla croce e troverà il suo sigillo nella gloriosa risurrezione di Cristo. È proprio l'immensità e la gratuità di quel dono che deve costituire il motivo e il motore della nostra personale conversione. La redenzione è pregnante di grazia, di santa energia spirituale, quella che ci occorre per essere determinati e perseveranti nelle nostre scelte, per uscire dai meandri del male ed entrare in una intima comunione con Cristo, per possederlo nella fede, per sentirci costantemente animati nella speranza dei beni futuri, per vivere concretamente il precetto dell'amore. In questo consiste sostanzialmente il grande ideale religioso, che sostiene e alimenta tutta la nostra esistenza. Gli apostoli, che chiamati da Cristo, rispondono immediatamente alla sua chiamata, ci offrono un limpido esempio di conversione: non solo: come promesso dal loro Maestro, da pescatori di pesci nel mare di Tiberìade, diverranno pescatori di uomini in tutto il mondo... Ma la loro stessa vita è destinata a cambiare radicalmente, a cominciare dalle attività quotidiane, nelle quali spendevano prima tutte le loro energie, per assumere il compito definitivo di testimoni e annunciatori del regno. Dalle loro storie con Cristo e da tutto ciò che seguirà per loro, fino al martirio, comprendiamo che la conversione non si attua mai in un momento e non si racchiude in un episodio, per quanto determinante della vita, ma in una ininterrotta laboriosità dello spirito. Vivranno anch'essi le loro debolezze, le incertezze della fede, le paure e i rinnegamenti, ma la grazia di Dio li sosterrà fino al martirio. È significativo poi che il Signore abbia voluto affidare la continuazione della predicazione del Regno e la stessa sua Chiesa, a degli uomini fragili, ma convertiti dalla sua chiamata e sorretti dalla sua grazia. Spetta quindi a noi essere, doverosamente e per vocazione, i continuatori di quell'opera, iniziata da Cristo, proseguita dagli apostoli e dai primi testimoni della fede e ora da tutti noi, battezzati in Cristo. Tutto ciò dovrebbe avvenire nella perfetta unità, nella piena concordia, nell'unanimità degli intenti. In questi giorni, sulla scia della esortazione di San Paolo, alla conclusione della settimana di preghiera per l'unità domani, tutto il mondo cristiano prega con Cristo per l'unità della Chiesa. Siamo fiduciosi perché lo stesso Signore, in quell'ultima cena, ha rivolto intensamente la sua preghiera al Padre per la stessa intenzione: è ancora Lui ha mettersi in preghiera per noi e con noi.
    4 min
  • [Sab 23] Commento: Gesù Cristo è l'agnello di Dio.
    Gesù, come faceva il sommo sacerdote ebraico annualmente, è entrato nel santuario una volta sola, con il proprio sangue. Ma nel caso di Gesù si tratta del santuario della sua umanità trasfigurata dalla potenza di Dio. Lo spirito eterno sta all'origine della sua offerta per amore. Di qui deriva l'efficacia radicale dell'autodonazione di Gesù che fa passare i credenti dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio vivente. In questa nuova prospettiva si intuisce qual è il nucleo del culto cristiano come partecipazione all'offerta di Gesù. Nella donazione di Gesù a Dio, l'umanità, di cui egli è rappresentante, passa dalla schiavitù del peccato al servizio del Dio. È un dono gratuito del Dio di Gesù ad ogni uomo che si affida a lui. Con Gesù possiamo allora applaudire Dio ed acclamarlo perché ci chiama a lavorare per il suo regno. Nel vangelo, Gesù, secondo il buon senso comune, è esagerato. Questo è il primo sintomo di quella tensione con l'ambiente parentale che attraversa la prima parte del vangelo di Marco. In tal modo egli mette in guardia i lettori di tutti i tempi contro la tentazione di ridurre l'immagine di Gesù a quella commisurata ai propri schemi, fossero pure suggeriti dal cosiddetto buon senso. Non basta la vicinanza fisica o il legame di parentela per capire il mistero di Cristo.
    2 min
  • [Ven 22] Commento: Cristo è l'unico mediatore.
    Oggi, nel nostro Monastero festeggiamo San Vincenzo, Diacono e Martire. Per comodità dei nostri lettori inseriamo il commento alle letture del giorno e non a quelle della solennità che può essere reperita qui sotto, sul sito. Continuiamo invece la meditazione sulla prima lettura. Oggi l'autore della Lettera agli Ebrei continua il suo trattato sul sacerdozio di Cristo. Parla della novità della mediazione sacerdotale di Gesù. Essa si colloca nel contesto della nuova alleanza, quella preannunciata da Geremìa al tempo della crisi dell'esilio. Due sono i punti, sui quali fa leva il testo profetico, riferito dall'autore della lettera, come chiave di lettura della mediazione di Gesù: l'interiorità della legge e il perdono dei peccati. Non basta proclamare all'esterno la volontà di Dio. È l'intimo, il cuore che deve essere modificato. D'altra parte questo non può avvenire senza togliere l'ostacolo alla relazione vitale con Dio: il peccato. Nella missione di Gesù, culminante nella sua autodonazione, nella morte, si realizzano le condizioni della nuova alleanza, sognata da Geremìa. Infatti, la morte di Gesù è la massima espressione dell'amore, sintesi della volontà di Dio. Egli affronta il suo dramma finale con la fedeltà di Figlio e nella solidarietà radicale con gli uomini fratelli. In tal modo viene tolta la radice del peccato, che è ribellione a Dio e incapacità di rapporti di amore tra gli uomini. Il peccato intorpidisce il nostro cuore, annebbia l'intelligenza fino a non sapere chi siamo veramente. Ma in Gesù sperimentiamo il perdono gratuito di Dio. Ora, che Dio mostra il suo volto amorevole, nonostante i nostri peccati, sappiamo chi siamo noi, osserviamo senza paura il nostro volto. Vogliamo vivere con la generosità con cui Dio ci perdona.
    3 min
  • [Gio 21] Commento: Con la sua morte, Gesù ci ha salvati.
    Da alcuni giorno stiamo seguendo la Lettera agli Ebrei. Oggi l'autore sacro ci spiega che l'originalità del sacerdozio di Cristo è radicata nella sua persona: è santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; e si manifesta nell'efficacia della sua mediazione salvifica: non ha bisogno di offrire sacrifici per i propri peccati e ha offerto se stesso per noi una volta per sempre nella sua morte. Ed ora, trasfigurato nella sua umanità, vive presso Dio. Perciò è in grado di intercedere per noi, suoi fratelli. A questo punto si innesta la parte centrale della mediazione sul modo di attuazione del sacerdozio di Gesù. Esso si svolge come mediazione di salvezza universale e piena nel santuario celeste, quello della sua umanità gloriosa. Il tempio o la tenda con la relativa liturgia terrena del popolo ebraico erano solo un'anticipazione profetica di questa nuova e definitiva liturgia celeste, attuata da Gesù, sacerdote per eccellenza. Gesù ha vissuto per fare la volontà di Dio: morire a ciò che è disumano e far crescere l'umanità in noi come Dio l'ha creata. Diventare uomini comporta questo morire, opponendosi a ciò che è disumano. Dio non chiede di rinunciare ad essere uomini, ma di esserlo veramente, vivendo come Gesù, uomo perfetto. Questo è il nostro traguardo sulla terra per/grazie all'intercessione di Cristo Signore, avere LA Vita.
    2 min
  • [Mer 20] Commento: Cristo Gesù è la nostra salvezza.
    Più volte nel corso della lettera agli Ebrei si parla di Gesù, sacerdote secondo l'ordine o alla maniera di Melchìsedek. Questi è l'unico personaggio biblico conosciuto come sacerdote, pur non essendo della famiglia sacerdotale di Aronne, della stirpe dei Leviti. Melchìsedek, secondo il racconto della Genesi (14, 18-20), re di Salem (Gerusalemme), si fa incontro ad Abramo e lo benedice. Nel salmo 109 il re ideale, discendente di Davide a Gerusalemme, è proclamato da Dio "sacerdote al modo di Melchìsedek". L'autore della nostra lettera applica questo titolo a Gesù perché egli è il Cristo, cioè il Messia, sommo sacerdote anche lui, ma discendente di Davide e non di Aronne. Chi è Gesù per noi? Balbettiamo una risposta con parole antiche e nuove. Egli è il Signore potente, il sacerdote, mediatore tra noi e Dio, il re della giustizia e della pace. Che cosa vuole veramente Dio? È la domanda che pone Gesù a quelli che lo stanno osservando nella sinagoga, nel giorno di riposo, davanti ad un uomo handicappato che può essere guarito in giorno di sabato. Gesù non ha esitazioni. La legge del riposo sacro è subordinata al criterio etico fondamentale: fare il bene vuol dire difendere e promuovere la vita. Gesù fa la sua scelta a favore dell'essere umano anche a rischio della sua stessa vita. Tutta la logica che guida l'azione storica di Gesù, modello per i credenti, è racchiusa in questo piccolo brano evangelico di Marco: difendere e promuovere la Vita.
    2 min

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