Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 13] Commento: Il Santo di Dio la “rovina” di satana.
    Gesù entra nella sinagoga, entra in un mondo vecchio e antico per farlo nuovo e purificarlo: Egli, Luce del mondo, con autorità proclama: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». L’uomo posseduto da uno spirito impuro, che ben rappresenta l’intera umanità malata, l’ossesso, pur riconoscendo Gesù vero Dio, grida il suo male e non intende, per la sua ostinata malvagità, lasciarsi guarire: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio!». Il Messia è la rovina, la disfatta del demonio, del suo e nostro nemico. Emerge però la divina e suprema autorità del Redentore, di Colui che viene a liberarci, a sciogliere le pesanti catene che ci avvolgono. Gesù gli ordina severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Gesù sta proclamando: «Io sono la Verità», e se conoscerete la verità, la verità vi farà liberi. Sì, la Verità, proclamata, accolta e vissuta, fa tacere il maligno e ci rende liberi dalle sue insidie. Questo è l’insegnamento nuovo, questa è la divina autorità di Cristo, questo è il motivo non soltanto di stupore ma ancor più di sacra meraviglia e di amorosa riconoscenza. Sperimentiamo la forza rinnovatrice della Parola e l’umile risposta che dobbiamo offrire ai doni del Cielo. Ci aiuta la fervente e accorata preghiera di Anna nella prima lettura, che dimostra come la sterilità, tutte le povertà e le insufficienze della nostra vita, possano essere vinte con la forza della preghiera, che fa sgorgare in noi la grazia, fonte divina di ogni fecondità e di ogni interiore rinnovamento. La Parola fatta carne diventa il nutrimento celestiale che, se siamo ben disposti, opera in noi una prodigiosa rinascita nella bellezza primordiale avuta dal Signore sin dal nostro concepimento.
    3 min
  • [Mar 13] Vangelo: 1 Sam 1, 9-20; 1 Sam 2; Mc 1, 21-28.
    In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
    Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: "Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!". E Gesù gli ordinò severamente: "Taci! Esci da lui!". E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
    Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!".
    La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
    1 min
  • [Lun 12] Vangelo: 1 Sam 1, 1-8; Sal 115; Mc 1, 14-20.
    Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".
    Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini". E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
    Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
    1 min
  • [Lun 12] Commento: Per essere commensali con Cristo.
    All’inizio di questa pericope l’evangelista Marco ci ricorda il martirio del Precursore del Signore, Giovanni Battista. Immediatamente dopo però ci dice che Gesù proclama il Vangelo del Regno e invita alla conversione. Ci viene così preannunciata una grande e preziosa verità: la Parola di Dio non è incatenata; abbiamo la conferma che il sangue dei martiri, cominciando dal Battista, è seme e vitalità, è linfa sempre nuova per i cristiani. La Chiesa per questo vive di una inarrestabile continuità e di una prodigiosa fecondità: proprio per questo la prima lettura ci fa riflettere sulla figura di Anna, sterile ma poi prediletta e fecondata dall’amore: “Non sono forse io per te meglio di dieci figli?”. Gesù, sulle rive del lago, vede altri operai idonei per la sua vigna ed egli li chiama, rivolgendo loro un invito che echeggerà nei secoli: “Venite appresso a me!”. I primi sono Andrea e Simone; avverrà un mutamento radicale nella loro vita, come accade per tutti i chiamati: dovranno lasciare le reti per diventare pescatori di uomini. C’è un “subito” reiterato che ci stupisce e meraviglia: il primo riguarda i due fratelli, “subito lasciarono le reti e lo seguirono”; il secondo “subito” è di Gesù stesso, che guarda altri due pescatori, anch’essi fratelli: “Subito li chiamò”. Suscita ulteriore ammirazione sia la chiamata autorevole di Gesù sia l’immediata risposta dei chiamati. Il Signore chiama perché ama, e chi è aperto all’amore divino non resiste, ma gioisce per quella chiamata senza opporre resistenza. Così Egli comincia a dirci: “Ecco, io sto alla porta e continuo a bussare. Se uno sente la mia voce e mi apre, io entrerò e ceneremo insieme, io con lui e lui con me”. Comprendiamo così che cosa voglia dire Gesù con quel “Vieni”, con quel “seguitemi”, e che cosa significhi diventare con Lui pescatori di uomini e poi cenare con Lui in un banchetto speciale, umano e divino.
    3 min
  • [Dom 11] Commento: Questi è il Figlio mio prediletto!
    Il mistero del Battesimo di Gesù, in conformità alla sensibilità della liturgia, ha ricevuto particolare rilievo anche da Santo Papa Giovanni Paolo II, che ha voluto invitare a meditarlo nei "nuovi" misteri del Rosario. Le letture ci presentano il Signore come Figlio di Dio, sostenuto dal Padre. Sua caratteristica sarà la dolcezza, quella che renderà «beati» chi la possiede: «Beati i miti, perché erediteranno la terra!». Pietro, nella seconda lettura, riassume la storia di Gesù che «passò beneficando e sanando tutti coloro che erano sotto il dominio del demonio, perché Dio era con lui». Si può immaginare con quanta commozione egli ricordasse le opere di bene compiute dal Maestro! Matteo ci narra come avvenne il battesimo di Gesù: resistenza da parte di Giovanni, che cede alla richiesta di Gesù; lo Spirito Santo che scende in forma di colomba su di lui; una voce dal cielo che ammonisce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Ha inizio così, con questa testimonianza, la missione di Gesù e la rivelazione del suo vero essere. D’altra parte, egli è senza peccato: non aveva bisogno di essere battezzato, ma doveva santificare l’acqua che avrebbe purificato e lavato dai peccati noi tutti. Lode e onore a te, Signore Gesù, che ti confondi tra i peccatori, ma il cielo testimonia la tua innocenza e la tua origine divina. Mantienici nell’umiltà quando ci sentiamo divorati dalla febbre della superbia e dell’orgoglio! Lode e onore a te, Salvatore nostro, che per mezzo del tuo Santo Spirito e dell’acqua santificata dalla tua persona ci hai donato la vera vita!
    2 min
  • [Dom 11] Vangelo: Is 42, 1-4. 6-7; Sal.28; At 10, 34-38; Mt 3, 13-17.
    In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
    Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
    Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
    1 min
  • [Sab 10] Commento: Lo Spirito del Signore è sopra di me!
    Mentre Giovanni, nella prima lettura, continua il suo discorso sull’amore di Dio e del prossimo e sulla necessità di riconoscere Gesù come Figlio di Dio con vera fede e di osservare i suoi comandamenti, il brano del Vangelo di Luca ci spinge a seguire Gesù nella sua predicazione itinerante fino a giungere a Nàzaret, nella cittadina dove era cresciuto. È sabato: entra nella sinagoga e si alza a leggere il testo di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore». Possiamo immaginare la meraviglia dei suoi concittadini quando egli afferma: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Vale a dire: davanti a voi c’è il personaggio preannunciato da Isaia, qui c’è il Messia. Questa rivelazione avrebbe dovuto riempire di gioia i suoi conoscenti e amici di Nàzaret, ma invece suscita reazioni di contrasto, fino a progettare atti delittuosi; si sentono umiliati da quel presuntuoso che vorrebbe dettare lezioni: «E chi ti credi di essere?». Così l’annunzio cade nel vuoto. Corriamo anche noi il pericolo di vanificare tante occasioni di grazia, chiusi nei nostri pregiudizi. Diamo per scontato di conoscere tutto, di non dover apprendere nulla né dal Papa, né dai vescovi o dai sacerdoti, tanto, già sappiamo quello che dirà il prete. E quante volte capita che i nostri fedeli rimangano eterni bambini, fanciulli di prima comunione, in fatto di fede, rifiutando stoltamente ogni occasione di conoscere e di maturare. Diamoci da fare per approfondire la nostra fede, diamoci da fare a testimoniarla ancora meglio di ieri.
    2 min
  • [Ven 9] Commento: Salì sulla barca e il vento cessò!
    Nella traversata della vita capita frequentemente di dover affrontare le tempeste, suscitate dalla suscettibilità, dalle incomprensioni, dai contrasti della vita, dalle sventure, che ci fanno tremare e agitare come accadeva ai discepoli mentre attraversavano il lago. Per loro buona fortuna, quando erano ormai sfiniti e quasi vinti dalla fatica, interviene Gesù. Al loro primitivo turbamento e spavento subentra la meraviglia, quasi incredula. È il Maestro che viene in loro soccorso, invitandoli a non avere paura. E, una volta accolto sulla barca, il vento cessa, le acque si calmano; rimane in loro lo stupore, che l’evangelista tenta di giustificare «perché non avevano capito il fatto dei pani». Volesse il cielo che nelle nostre tempeste personali, familiari e comunitarie ci rifugiassimo nel Signore Gesù e lo accogliessimo nella barca della nostra povera vita! Il Padre celeste non si lascerà invocare invano; anzi, come ci dice Giovanni, vuole rimanere in noi, dimorare e vivere in noi, manifestandoci tutto il suo amore nella donazione del suo Figlio come Salvatore. Egli è amore! Vivere nell’amore di Dio e del prossimo costituisce la garanzia più valida di vittoria nelle prove, nelle tentazioni, nelle tempeste dalle quali nessun uomo sarà risparmiato, come non sono stati risparmiati Gesù, Maria, Giuseppe, i profeti e tutti i santi. Giovanni ci ripete: «Nell’amore non c’è timore; al contrario, l’amor perfetto scaccia il timore». Abbandonarci alla volontà di Dio, come un bambino si abbandona fra le braccia della mamma, costituisce motivo di pace e serenità in qualsiasi situazione della vita.
    2 min
  • [Gio 8] Commento: «Voi stessi date loro da mangiare».
    La fame è una delle esigenze primordiali dell’uomo e, nel linguaggio biblico, non significa solo il bisogno urgente del cibo quotidiano, ma di tutto ciò che occorre all’essere umano per vivere dignitosamente. Per questo i nostri progenitori erano stati posti nel giardino dell’Eden, dove trovavano tutto il necessario: la familiarità con Dio e il cibo per nutrirsi senza fatica. Nel deserto, lo stesso Dio interviene miracolosamente con la manna per sfamare il suo popolo. Gesù guarda la folla e si commuove per loro, perché erano come pecore senza pastore, e sospirava in commozione: quella gente è affamata di verità, vuole e cerca un pastore, una guida sicura. La fame che attanaglia lo spirito è quella che crea maggiore sofferenza quando non è soddisfatta; per questo il Signore si mise a insegnare loro molte cose. Egli sa bene che la sazietà dell’anima è più importante di quella del corpo e a questa provvede per prima. Quando poi si tratta di sfamare l’appetito di tutta quella gente, Gesù dà un mandato ai suoi: «Voi stessi date loro da mangiare», dettando così una qualificata missione per la sua Chiesa. La vuole operosa nella carità, attenta a tutti i bisogni dell’uomo e sempre pronta a soccorrere in tutti i modi possibili, specie nelle periferie del mondo. Possiamo dire oggi che tutti coloro che si riconoscono in Cristo dovrebbero sentire urgente questo mandato e questa missione da compiere. La dottrina sociale della Chiesa è diventata, e dovrebbe diventare sempre di più, un chiaro punto di riferimento per molti, anche per coloro che spendono le loro energie nella politica. La Chiesa, per conto suo, non smette di mostrarsi madre e maestra anche nel settore della carità e della giustizia, nella ferma convinzione di vedere sotto le spoglie del povero e dell’indigente la persona stessa del Cristo. C’è poi una sfida aperta per i suoi ministri prediletti, i successori degli apostoli: Gesù, prima di diventare egli stesso pane spezzato, sollecita i suoi a diventarlo. Dice loro: voi dovete diventare pane per gli affamati, dovrete dare «voi stessi» da mangiare!, in tutti e due i significati della frase.
    3 min
  • [Mer 7] Commento: Convertitevi!
    Mentre Giovanni, nella sua prima lettera, ci esorta insistentemente a verificare se in noi vi siano i requisiti di chi appartiene a Dio - l’osservanza dei comandamenti, la fede in Gesù, vero Figlio di Dio, senza dare ascolto a dottrine contrarie suggerite dall’anticristo, anche sotto forma di false ispirazioni - il brano del Vangelo sottolinea l’inizio della predicazione di Gesù. Anzitutto egli sceglie come base della sua azione Cafàrnao, cittadina lacustre, dal traffico intenso, lasciando la tranquilla Nàzaret. È un metodo di evangelizzazione di grande attualità. La nuova evangelizzazione, così urgente e rivolta a tutto il vecchio Continente, esige infatti di uscire dalle sacrestie e di portare l’annuncio del Vangelo là dove la gente vive e opera. L’accoglienza della parola di vita richiede un cammino di conversione, cioè un cambiamento di rotta: rinnegare un passato di trasgressioni e di infedeltà per incamminarsi su una via nuova, quella del rinnovamento spirituale nella fedeltà. È un invito valido oggi e sempre, perché il cammino di conversione riguarda ogni uomo: finché viviamo nel tempo, siamo esposti a ogni tentazione del maligno e diventa quindi necessario fortificare la volontà nel bene e riparare le immancabili fragilità della natura umana. Anche la recita del santo Rosario ci esorta a meditare questo mistero, che è un invito al cambiamento costante di vita.
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